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lL’Amore del Divino nella vita di ogni giorno di Swami Veetamohananda

6 Giugno 2011

Traduzione a cura di Amanzio Borio [n.1]

Nel corso di tutta la vita cerchiamo di ottenere molte cose. Ma ahimè, non tutto e non sempre va come desideriamo. Così, si crea una specie di ironia della sorte tra quanto è desiderato e quanto è ottenuto. E tuttavia c’è un significato creativo in quanto ci accade. Attraverso le prove e gli errori, le esperienze e i fallimenti, le disillusioni e le lezioni, siamo guidati a desiderare quello stato supremo in non c’è spazio per  l’ironia della sorte. E’ lo stato più elevato che si possa ottenere nel corso della vita.

L’amore del divino non può mai dare dispiacere a quelli che l’ottengono. Narada, il grande maestro della Bhakti dice: “La bhakti è quella cosa attraverso la cui realizzazione si diventa perfetti, immortali e  completamente soddisfatti”.

Non è per desiderio verso la soddisfazione mondana che il devoto ama il Divino. Per il devoto sincero, la Bhakti è la vera finalità. Egli ama il Divino per amore dell’amore. Nondimeno, si può dire che un tale amore ha come corollario uno stato di perfezione, di immortalità e di soddisfazione indescrivibile.

Shri Ramakrishna dice: “La Bhakti è l’unica cosa essenziale. La migliore via per il mondo d’oggi è la Bhakti yoga, la via della Bhakti  prescritta da Narada. La Bhakti  yoga è la religione per questa epoca”. Intuendo che queste affermazioni richiedono un spiegazione, Shri Ramakrishna aggiunge:

“Ma questo non significa che l’adoratore del Divino raggiungerà una meta e  il filosofo e il lavoratore un’altra. Ciò significa che se una persona cerca la conoscenza di Brahman, può raggiungere Questo seguendo la via della devozione. Il Divino, che ama il suo devoto, può dargli la conoscenza di Brahman se  egli ( il devoto) lo desidera”.

La concezione di Shri Ramakrishna  della devozione  e della conoscenza è un po’ differente dalle concezioni tradizionali,  appartenendo le une alla dualità, l’altra alla  non dualità. L’aver realizzato che Brahman e Shakti (il potere di Brahman) sono identiche, è in perfetta correlazione con i suoi insegnamenti che Bhakti e Jnana sono il dritto e il rovescio dello stesso capo. Egli dice infatti: “La conoscenza e l’amore del divino sono una cosa sola. Non c’è differenza tra la conoscenza pura e l’amore puro”. La prova che  non c’è differenza tra la conoscenza pura e l’amore puro può essere largamente percepita nella devozione di Shri Ramakrishna e in quella di Swami Vivekananda.

Ramakrishna raccomandava la bhakti yoga come la religione di oggi per una ragione semplice. E’ per compassione della moltitudine che egli lotta. Il Signore non opera perché la liberazione sia sulle spalle del devoto. La liberazione è il compito del Signore e il privilegio del  devoto. Dio si incarna nel mondo per aiutare l’umanità, e il genere umano non può assolutamente e in nessun modo fermare questo. Il Signore del maya sa dove il maya crea gli attaccamenti.

Le parole di Shri Ramakrishna sono di un realismo supremo e tuttavia piene di compassione illuminata: “Per l’epoca attuale seguire l’Jnana yoga è…molto difficile. Prima di tutto, la vita di un uomo dipende completamente dal cibo. Poi, il periodo della vita è corto. Infine, egli non può liberarsi della consapevolezza del corpo. Lo jnani dice – io sono Brahman; Io non sono il corpo. Io sono aldilà della fame e della sete, della malattia e della sofferenza, della nascita e della morte, del piacere e del dolore”.

Come potete essere uno jnani se  avete coscienza della malattia, del dispiacere, del dolore, del piacere e di quanto gli corrisponde? L’umanesimo (l’ingegnosità, la chiaroveggenza) di Shri Ramakrishna non si fermano qui. In un altro contesto egli dice: “Lo jnani yogi desidera realizzare Dio-Brahman, l’Impersonale, l’Assoluto e il Non-Condizionato. Ma, in linea di massima, una siffatta anima farebbe meglio, nell’epoca attuale, ad amare, pregare e abbandonarsi totalmente a Dio. Il Signore salva il suo devoto e gli accorda anche l’jnana-brahma se il devoto lo desidera ardentemente e ne è assetato. Così, lo jnani yogi raggiungerà perfettamente la jnana come la bhakti. Gli sarà dato di realizzare Brahman, ed egli aspirerà alla volontà divina di realizzare il Dio personale del Bhakta”.

Shri Ramakrishna  vuol dire che la Bhakti non è una via specifica della dualità: può essere un cammino personale di realizzazione dell’Impersonale parallelamente alla via tradizionale generalmente conosciuta come jnana yoga. In questo modo la finezza (chiaroveggenza) eccezionale di Shri Ramakrishna allarga i confini dell’idealismo spirituale annichilendo le divisioni artificiali che separavano tradizionalmente la via dello Jnana e della Bhakti.

In altri termini, non solo il suo maestro della non-dualità, Totapuri, ma anche i suoi discepoli più eminenti che aspiravano all’advaita hanno finito con l’accettare che la Madre Divina Kali era fondamentale non solo nelle loro vite, ma anche in tutta la saggezza del Vedanta. Questa saggezza, che Swami Vivekananda ha appreso in modo particolare da Shri Ramakrishna, egli l’ha insegnata più tardi nella sua vita come la sintesi di tutti gli yoga. Questo insegnamento è rappresentato sull’emblema dell’Ordine di Ramakrishna.

Con questa visione retrospettiva possiamo ora focalizzarci sulla via dell’amore divino.

Prima di tutto, consideriamo alcune trasformazioni tangibili attraverso cui la bhakti benedice le nostre vite. Queste sono considerate come difficili da raggiungere attraverso altre vie, diverse dalla bhakti.

Possiamo dire che la bhakti conferisce al devoto quattro tipi di benedizioni:

1. la capacità di conquistare se stessi

2. la capacità di provare gioia o di essere soddisfatti

3. la capacità di salvaguardia o di preservazione

4. la capacità direttrice e integrante

Vediamo ora di discutere brevemente come esse agiscono nella vita di ogni giorno.

1. La Bhakti conferisce al devoto la capacità di conquistare se stesso, e con essa si giunge a padroneggiare i due tipi di ostacoli che tendono a creare l’asservimento dell’anima.

Il primo gruppo si compone dei sensi intrinseci all’uomo, non controllati, che lo perturbano dentro. Il secondo consiste nelle tentazioni del mondo che lo intrappolano dal di fuori. Ogni persona che  si sforza seriamente di raggiungere l’eccellenza spirituale dovrà confrontarsi con i due gruppi di ostacoli  e padroneggiarli. Essi sono i pericoli più potenti e più costanti sul cammino spirituale. Ma come  pervenire al dominio di questi due gruppi di ostacoli?

Una volta, un devoto ha chiesto a Shri Ramakrishna: “E’ necessario, Signore, che si debba giungere prima di tutto al controllo dei nostri sensi attraverso una giusta discriminazione?”.  Shri Ramakrishna ha risposto: “Bene, questa è una via, la via della giusta discriminazione. Nella via della bhakti, il controllo di sé viene da solo – e viene molto facilmente.  Più il nostro amore per il Divino aumenta, più i piaceri dei sensi… potranno divenire più insipidi”. E più avanti egli dice: “Una volta che la fede per il divino è completamente risvegliata, tutte le cattive passioni come la lussuria e la collera sono totalmente distrutte”.

Shri Krishna dice: “Così come il fuoco acceso riduce la legna in cenere, così la devozione a Me distrugge totalmente tutti i peccati”.  E aggiunge: “Così,un devoto che si vota a Me e non essendo padrone dei sensi è turbato dagli oggetti dei sensi, generalmente non è dominato da essi in ragione della sua profonda devozione”.

Queste assicurazioni non fanno forse crescere in noi l’entusiasmo?

2. La Bhakti conferisce al devoto la capacità di provare gioia o di essere soddisfatti. Questo è relativo a tutta l’acquisizione della felicità (o della pienezza) nella vita. Così Narada dice: “Ottenendola, un uomo non desidera nient’altro; egli non si rallegra di nulla: egli non agisce per servire il suo interesse personale”.

Si può essere deformi. Si può essere brutti, ciechi o infermi. Si può soffrire di una malattia incurabile. Si può non avere il potere della seduzione o un talento pronunciato, si può essere di una mediocrità indescrivibile. Potete essere un uomo povero, potete non avere educazione, non avere amici, voi potete essere vittima dell’ingiustizia sociale o dell’oppressione politica. Se non avete l’amore del divino, una qualunque di queste situazioni è sufficiente per rendervi miserabili. E abbastanza sovente, nella nostra vita, ci sarà una combinazione di due o più di questi ostacoli che trasformano la vita in una costante agonia.

Ma per chi ha nel cuore  amore per il divino, nessuna di queste situazioni può rendere la vita miserabile. Per quello di cui Dio ci ha privato, Dio stesso ci colma dentro rivelandosi più vicino a chi gli è devoto.

Se siamo privati dei beni materiali comuni e di sostegno psicologico, e nello stesso tempo non siamo confortati da un minimo di amore del divino, la situazione diventa infatti tragica.

Per quanto provvisti di bellezza, denaro, istruzione, potere e fama – tutto ciò che la gente apprezza –  se non si ha l’amore del Divino, anche se si possiede l’uno, alcuni o tutti questi doni e valori, è come se si viaggiasse verso la propria rovina sulla linea del TGV.

E’ detto in  un proverbio cinese:

“Quando il divino porta la sventura ad una persona, gli offre una qualche possibilità di riempirla di gioia perché la disgrazia possa essere ricevuta in maniera proficua; quando Dio vuole prodigare benedizioni a una persona, le infligge una piccola disavventura e vede come la persona può trarne profitto”.

Solo il devoto sincero  riceve  davvero dalle mani piene di grazia del divino tali esperienze destinate alla sua evoluzione.

La bhakti, quando continua ad intensificarsi presso il devoto arricchisce spontaneamente la sua natura interiore di tesori divini come la non-violenza, la verità, l’assenza di collera, il distacco, la calma,  l’assenza di calunnia, la compassione per gli esseri, l’assenza di cupidigia (di desideri), la dolcezza, la modestia, la ponderazione, l’intrepidezza, il perdono, il coraggio, la purezza di cuore, la benevolenza, la modestia, etc.

Così come i fiori di primavera appaiono in spazi inattesi, così dall’avvento dell’amore del divino, queste qualità sbocciano nella vita del devoto senza che siano ricercate. Colui la cui comprensione è stata risvegliata sa che nessun tesoro più ricco può essere trovato in qualunque sorta di soddisfazione: è allora che il bisogno di compensazione  non comparirà mai più.

3. La Bhakti conferisce al devoto la capacità di salvaguardia o di preservazione. Le inquietudini della vita consumano anche la resistenza del mentale. Nella maggior parte delle società, il crescere delle inquietudini sembra progredire con l’aumento dell’abbondanza. Più una società è ricca, più le case diventano infelici. Ma per il devoto sincero, è così facile liberarsi delle sue inquietudini !

Il saggio Narada dice nel suo aforisma sull’Amore Divino: “Il bhakta non ha più motivo di preoccuparsi delle miserie del mondo, perché egli ha abbandonato il suo sé individuale, il mondo e i Veda al Signore Supremo”.

Se un uomo dice di amare il Divino e tuttavia si preoccupa di ogni sorta di cose, egli mente semplicemente a se stesso. Un vero devoto del supremo non  ha più inquietudini. Per di più,  la bhakti distrugge le tendenze immorali e dunque preserva il devoto da ogni tipo di sofferenza che altrimenti avrebbe segnato il suo destino. E ancora, se il devoto può realmente abbandonare il suo ego e il suo karma al Signore, egli è liberato dagli effetti di asservimento al karma e delle interminabili miserie che ne derivano.

Infine, al di là  e al di qua di tutte queste benedizioni, c è la dichiarazione inequivocabile del Supremo: “Arjuna”  egli dichiara arditamente “(Stanne certo) Il mio devoto non muore mai”. Interpreteremo questa dichiarazione che è stata fatta a più riprese attraverso le incarnazioni, dicendo che qualunque cosa possa accadere al devoto in relazione alle situazioni mondane, il Signore Supremo veglierà, attraverso tutti i pericoli, sull’evoluzione del devoto e lo guiderà verso lo scopo ultimo della vita, cioè Dio.

4. La Bhakti conferisce al devoto la capacità direttrice e integrante ed eleva un essere umano, originariamente inerte, al livello di una persona altamente evoluta attraverso il canale per cui l’amore e la luce del divino possono manifestarsi anche nelle case degli uomini

La Bhakti può essere definita come un innalzamento alla verticale delle nostre emozioni attraverso un’armonizzazione di tutte le nostre energie interiori per la conquista più intima del divino. Una tale verticalizzazione delle energie ci rende simili ad un’unica fiamma che si eleva.  In un vero bhakta non c’è nulla che sia dissipato, nulla che sia disperso. L’integrazione è così spontanea che c’è il minimo di lotta per (il raggiungimento di) questo stato. Tutto diventa chiaro come una sinfonia divina in una struttura perfetta dell’armonia ultima della vita.

Swami Vivekananda lo attesta ( lo corrobora): “La Bhakti non è distruttrice; lei insegna che tutte le nostre facoltà possono divenire mezzi per raggiungere la liberazione. Noi dobbiamo dirigerle tutte verso il Divino e offrire a Lui questo amore che abitualmente è disperso nei fugaci oggetti dei sensi”.