Home > Vimala Thakar > Pellegrinaggio dall’animalità verso la divinità di Vimala Thakar.

Pellegrinaggio dall’animalità verso la divinità di Vimala Thakar.

4 Settembre 2010

3ème Millenarie n.  66 – Traduzione di Luciana Scalabrini

Ridefinire il termine “sviluppo”

Il termine “sviluppo” è basato nella terminologia euroamericana. Negli ultimi quaranta anni il significato di questo termine è stato ridotto alla proliferazione dei beni di consumo, a una produzione di capitali su grande scala e all’aumento del Prodotto Nazionale Lordo.

Negli ultimi cinque anni, il significato si è concentrato sulle conquiste tecnologiche, specialmente in campo informatico, elettronico e sugli strumenti per la ricerca spaziale. La produzione d’armi e di munizioni, di aerei, di missili e di razzi è inclusa in questo insieme. Il altre parole , lo sviluppo è limitato al mondo fisico. Lo sviluppo culturale  è trascurato, così come il campo dello sviluppo umano attraverso l’educazione. L’essere umano deve essere trattato semplicemente come un mezzo di produzione? L’essere umano sta per essere ridotto allo stato di un semplice consumatore? Lo sviluppo economico deve essere misurato solo dal denaro e dalla ricchezza?

Queste domande devono essere trattate in priorità e seriamente in tutti i loro aspetti. La specie umana deve riconoscere che porta nel suo organismo fisico una prodigiosa eredità d’animalità. La forma umana è il prodotto dell’evoluzione biologica, cosmica, attraverso innumerevoli secoli. Si è prodotto progressivamente un affinamento e una riorganizzazione nei sistemi autonomi che funzionano all’interno di questa forma. E’ giusto dire che l’essere umano è un animale razionale. L’animalità deve essere accettata, identificata e rispettata. Gli istinti autonomi, come la fame, la sete, il sonno e il bisogno di procreare sono comuni a tutte le specie, umane e no.

Il Pellegrinaggio comincia con questo riconoscimento dell’aspetto animale. Lo slancio degli istinti biologici è irresistibile. Gli istinti sono attivati in maniera ritmica e non li si può ignorare, né negare, né reprimere. Accordare il ritmo e il ciclo dell’attivazione istintiva alle necessità umane della vita sociale, è intraprendere un pellegrinaggio culturale verso la perfezione. Questo adattamento razionale e scientifico con gli istinti biologici deve rispettare il fenomeno di coesistenza degli umani con la natura.

La seconda fase del Pellegrinaggio comincia con il riconoscimento della gigantesca eredità razziale che portiamo nel sistema neuro-chimico del nostro corpo. Gli esseri umani sono il prodotto della civilizzazione e della cultura umana durante milioni di secoli. “Cultura” implica organizzazione e armonia. Il cervello umano è stato allenato nell’arte d’organizzare la conoscenza, l’esperienza e i modelli di comportamento psicofisico amalgamati nei secoli, in modo così armonioso che si possa agire con dolcezza come membri della società.

L’eredità umana attiva gli impulsi elettronici che chiamiamo pensieri, emozioni, sentimenti, ecc. Lo slancio di questi impulsi organici può essere controllato. Ma non può essere completamente eliminato. La specie umana ha utilizzato l’etica, la teologia, gli obblighi socio-economici, per sviluppare modelli di comportamento basato sullo sviluppo morale e il  controllo. La specie umana ha consapevolmente coltivato e qualificato l’entrata in gioco dell’eredità psicologica. La scienza del Raja yoga ci aiuta a creare una relazione armoniosa tra le eredità fisiche e psicologiche. Il Raja yoga proibisce l’uso della forza, delle pressioni o della violenza al fine di creare questa armonia. La purificazione degli organi sensoriali biologici e delle strutture psicologiche ha lo scopo di educare l’organo psicofisico in modo non violento. La non-violenza è l’essenza dell’armonia.

Comincia allora la terza fase del Pellegrinaggio verso la Divinità con l’utilizzo dell’energia cosciente di sé, con la quale la specie umana è emersa dal regno animale. La razza umana si è risvegliata alla coscienza di una dimensione trans-mentale. Si è risvegliata alla scienza delle energie non fisiche, ciòè della spiritualità. La razza umana è passata dalla teologia alla spiritualità, dalla razionalità alla spontaneità ed è entrata in un partenariato con le energie cosmiche. L’individuo ha fatto un salto quantico verticale dal livello neuro chimico verso la dimensione del Silenzio, pieno di un’energia eterica vibrante. La trascendenza, attraverso  l’insieme delle energie biologiche e psicologiche, trasforma l’individuo isolato in una espressione vivente della Totalità della Vita. La forma fisica resta un’entità relativamente indipendente, ma i cervello e la mente si trovano trasformati in strumenti  d’espressione sacri, responsabili del supremo fatto d’essere della vita cosmica, che chiamiamo Divinità.

La natura umana e la natura divina si incontrano nell’altare della meditazione. La fusione dell’una con l’altra crea un mutante che è chiamato yogi. Gli yogi formano una razza a parte, anche se la loro forma fisica assomiglia a quella degli animali umani comuni non mutanti. Gli yogi vivono nella dimensioni del Samadhi, che è un risveglio olistico alla totalità della Vita, mente l’essere umano ordinario è governato da una coscienza di sé individualista.

La specie umana è una parte organica del fenomeno biologico che chiamiamo pianeta terra. La sua relazione con la terra, i fiumi, gli oceani, le montagne, le foreste e il regno animale è una relazione organica. Mi sembra, che gli esseri umani abbiano trascurato o ignorato questo fattore di base della loro dimensione fisica di vita. Sono stati nell’illusione di essere degli esseri superiori, supremi, in diritto di sfruttare le risorse naturali per la soddisfazione della loro ambizione e della loro sete di guadagno.

Il Pellegrinaggio verso la perfezione olistica, che è l’essenza della spiritualità, resterà incompleto, fino a che questa relazione organica non sia riconosciuta e accettata.

La razza umana dovrà correggere la sua prospettiva di vita totale e liberarsi dalla ambizione di regolare tutto sulla terra e sotto i cieli. Ogni sviluppo economico o industriale si rivela una maledizione, a meno che non si prenda in considerazione il mantenimento nello stato dell’ecologia e dell’ambiente. Tutte le risorse naturali come l’aria, l’acqua, la terra e gli alberi  sono dei partners nel progresso umano e partecipano alla pienezza spirituale. Non sono oggetti morti o vivi per il consumo umano. L’atteggiamento consumistico verso tutta la vita e l’abitudine di consumare in relazione alla natura costituiscono un grave impedimento alla trasformazione della coscienza umana. La coesistenza con la natura deve essere convertita in un cameratismo partecipativo, se la specie umana vuole attrezzarsi in vista della prossima mutazione.

Il tempo ora è maturo per la successiva fase di mutazione, nella quale la qualità e il contenuto della coscienza saranno liberi incondizionatamente dalle credenze predominanti, dalle superstizioni e dai concetti errati sulla sopravvivenza, sulla continuità della forma fisica, così come della struttura psicologica. L’implicazione della stessa parola “nascita” e “morte” sta per essere radicalmente cambiata. Il Pellegrinaggio dall’animalità verso la spiritualità include una rivoluzione nelle nostre relazioni con il pianeta sul quale viviamo è la nostra cooperazione con lui. Questo aspetto di sadhana o questo processo di autoeducazione attraverso la purificazione è rimasto sconosciuto e non è stato fino ad ora affrontato.

Proseguiamo con la quarta e ultima fase del nostro Pellegrinaggio collettivo. Il pianeta terra è abitato da varie razze, diverse per religione ed etnia. Il fenomeno della diversità e della varietà ha avuto per conseguenza l’evoluzione di differenti culti, di devozione e consacrazione all’ultima Realtà. Devoti della forma hanno creato delle divinità da adorare. Tutta una scienza della ritualità è sorta assieme al nome e alla forma della Divinità.

Questo ha dato agli esseri umani dal lato emozionale un senso di sicurezza e un supporto al mantenimento della pace e dell’equilibrio in mezzo alle sfide della vita. Un’altra parte, dominata dalla ragione, è arrivata alla Verità di un Dio senza forma che si espande dappertutto e permea tutto. Questi non hanno avuto bisogno di templi o di moschee, di chiese o sinagoghe. La comunità umana globale contiene forme e varie sfumature di questi approcci razionali ed emozionali.

Sfortunatamente la consistenza di questi approcci sistematizzati non è sempre stata amichevole e armoniosa. Ci sono stati urti, conflitti, battaglie e anche guerre in nome della religione. La specie umana dovrà accettare questo fenomeno di coesistenza e scoprire i modi di cooperare gli uni con gli altri scoprendo la verità dietro i rispettivi approcci. La diffusione aggressiva della propria religione, dei propri dogmi e delle proprie teorie deve essere rimpiazzata dalla collaborazione e da una comunicazione spoglia dall’affermazione di sé.

Dopotutto, il cosmo contiene oggetti che hanno una forma, così come uno spazio immenso che, lui, è senza forma. La forma emerge dal senza forma per tornare in seguito nello stesso stato di forma. Mi sembra che il processo di autoeducazione, individuale e collettivo, dovrà includere questo atteggiamento di vicinanza liberale di ricerca scientifica nella concretezza delle relazioni. La diversità sarebbe considerata come una ricchezza culturale e una preziosa eredità spirituale. Il profumo di Verità attorno ad ogni scoperta in ogni paese è un’espressine indubbia di Vita. Non arrivo a capire perché i ricercatori religiosi non fanno l’esperienza e non approfittano di questo profumo.

Durante i miei viaggi attorno alla terra, ho incontrato la bellezza, la nobiltà e la Divinità dietro i costumi sociali e le tradizioni, perfino tra le popolazioni che si chiamano tribali. Ho incontrato (e sono entrata in relazione con loro) delle popolazioni tribali, non solo nel vasto continente indiano, ma anche nello Sri Lanka, in Australia,  nell’America del Sud e del Nord, e con la popolazione delle Hawai. Ho sentito la stessa bellezza nelle cattedrali, nelle chiese, nelle moschee, nelle sinagoghe. La specie umana, con le varie lingue e gli innumerevoli dialetti, ha cercato di esprimere un solo ardente desiderio, quello di unirsi alla Realtà Suprema della Vita. Se questa essenza è rispettata, i particolari secondari sui sistemi, le strutture e i rituali non diventeranno oggetto di discordia. Mi sembra che il secolo che comincia renderà l’umanità capace di convertire la varietà delle religioni organizzate in un’orchestra d’armonia.

Non sembra possibile fare questo Pellegrinaggio nell’isolamento gli uni dagli altri.

Non sembra possibile condurre questo Pellegrinaggio con un distacco fisico o psicologico rispetto alla natura o alla società. La vita fornirebbe il campo per la scoperta della Verità e le correnti delle relazioni fornirebbero uno strumento di purificazione e di espansione della liberazione e dell’illuminazione.

Messaggio del Nuovo Anno Shiv Kuti – Monte Abu,   giovedì 2 novembre 2000

Fin dall’antichità, i popoli dell’Asia sono stati più attenti ala crescita olistica delle specie umane e non umane. Hanno focalizzato la loro attenzione sulle relazioni con la cultura visibile così come sulle energie cosmiche invisibili. La vita non era divisa in materiale e spirituale. Mantenere l’indivisibilità e l’integralità della vita era la cura fondamentale sottesa alla civilizzazione e alle cultura asiatiche.

Persino “economia” non implicava il fatto di misurare il denaro in deposito o in contanti. Le terre agricole erano una ricchezza, il bestiame sano e ben nutrito nel cortile della fattoria era una ricchezza. Il giardino e l’orto erano, anche loro, visti come delle ricchezze. E’ inutile dire che l’educazione, l’erudizione e la saggezza erano considerate come le ricchezze più preziose della società.

I popoli dell’Asia dovranno attirare l’attenzione del mondo sul fatto che lo sviluppo dovrebbe essere fondato sul capitale umano e misurato secondo la crescita olistica e la maturità degli esseri umani. Le energie contenute nelle orbite solari o lunari, le energie contenute nei fiumi e negli oceani, nella terra e nello spazio siderale non devono essere saccheggiate per saziare la cupidigia dell’ambizione umana. Dovrebbero essere trasformate in partecipanti da rispettare, sacri, nello sviluppo olistico del pianeta Terra.

La nozione d’economia basata sul denaro e sul piacere dovrà essere sostituita dalla ricchezza organica basata sulla Vita e sulla crescita.

D: Il pensiero deve comprendere  e accettare i propri limiti. In che modo è possibile? Quali difficoltà si incontrano in questo processo?

V.T.: L’energia della coscienza con cui la specie umana è emersa dalle specie animali non umane è un’energia auto-cosciente. Questa energia auto-cosciente è quella che distingue gli esseri dai loro compagni non umani. Con  l’aiuto della auto-coscienza di questa energia, gli esseri umani l’hanno condizionata, coltivata,accresciuta e perfezionata. L’atto di pensare è una delle attività di questa energia. Il pensiero ne è il prodotto. La memoria è il residuo lasciato a livello subcosciente dopo ogni movimento mentale. Perciò, invece di  dire che il pensiero deve comprendersi da solo, si può dire che l’energia auto-cosciente dovrebbe osservare l’atto di pensare e il suo risultato, e percepire i limiti con questa osservazione. In altri termini, l’atto di osservazione ci permette di prendere coscienza delle limitazioni di ogni movimento mentale.

Vivendo nella società moderna meccanizzate, siamo obbligati praticamente, durante la giornata, a paragonare, a valutare, ad emettere giudizi di valore. Una persona che vive nello stress e nella tensione nervosa di questa vita moderna complessa non può mai sostenere un atto d’osservazione libero da reazioni o da valutazioni. L’osservazione è, dall’inizio, contaminata dai condizionamenti del passato. Per questo bisogna apprendere di nuovo a percepire con l’eleganza dell’innocenza.

D: Intellettualmente si accetta l’enunciato: “Essere con ciò che è”. Quali sono gli ostacoli che impediscono d’essere in questo stato?

V.T.: La verità deve essere compresa. Accettazione e rigetto non sono di pertinenza della percezione della Verità. Quando usiamo l’espressione “ciò che è” ci riferiamo al contenuto fattuale di un avvenimento o di circostanze. I fatti non sono il risultato dei nostri voti devoti e non possiamo ignorarli. Sono il risultato di molti fattori accumulati. Il contesto socio-economico, i colleghi o il personale con cui condividiamo delle responsabilità, il loro temperamento e le loro abitudini meccaniche ecc. Tutti questi fattori influiscono sulla natura di “ciò che è” nella nostra vita sociale. Inoltre, per i fatti ecologici e ambientali, gli esseri umani non hanno il potere d cambiarli o di dar loro una forma individuale. Il comportamento collettivo danneggia l’ecologia e l’ambiente. Perciò,non ci resta che incontrare “ciò che è”  nella relazione con la natura.

Dobbiamo comprendere l’imperfezione delle nostre eredità e fare i conti con loro. I nostri desideri, le nostre preferenze, le nostre ambizioni non ci permettono di vedere il fatto come è, né di vivere con lui senza produrre autocommiserazione e rancore contro gli altri ,o depressione o un senso di frustrazione.

Quando si permette alla trascendenza della mente condizionata di autoriprodursi, si ha accesso alla sorgente della forza interiore. Si fa corpo con questa sorgente e si arriva a una pace indistruttibile.

Categorie:Vimala Thakar Tag: