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Rinascere al Presente di Parvathi Nanda Nath

25 Settembre 2010

3ème Millénaire n..83 – Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini

3M.   Il mio stato mentale ordinario assomiglia a quello di una macchina folle, presa tra pensieri e desideri contraddittori e tensioni corporee che pompano energia. Questa sembra dissiparsi per il mio disfunzionamento mentale, che sento ancorarsi sempre più profondamente nella mia vita. E’ come se un velo sempre più spesso coprisse la realtà, come se fossi assorbito da un sonno diurno. Che fare per uscire da quel sonno?

P.N.N.    Che siate cosciente che succede questo, è il primo e più importante passo per risvegliarsi. Per risvegliarsi si deve avere un riconoscimento che siamo addormentati. Allora, dobbiamo osservare quando agiamo, nel momento dell’azione, nelle nostre difese, nel nostro condizionamento e nelle nostre memorie. Gli ostacoli sono mantenuti attraverso una relazione coi sensi mal compresa e per una cattiva comprensione di noi stessi come un’entità fissa nello spazio a cui tutto si rapporta. Ma è così? Questo deve essere visto. Le Yogini hanno scoperto delle tecnologie che rivelano la vera natura dello spazio, decostruendo i  condizionamenti del corpo-mente, perché la realtà senza ornamenti di quello che siamo sia naturalmente espressa.

3M.   Il sonno di cui prima parlavo è intessuto del rifiuto inconscio delle mie emozioni. Per esempio, un rimprovero che mi viene fatto crea in me un’irritazione, subito ricacciata, al punto da negarla. Come è possibile accogliere la mia negatività? Reprimere quelle forme di energia giudicate negative, non è anche rifiutare l’energia suprema?

P.N.N.    E’ nella tradizione delle Yogini dello Shivaismo Kashmiriano che le emozioni siano vissute come Dee, come mezzo per comprendere che la loro natura essenziale è lo spazio. Noi reprimiamo le emozioni, perché sentiamo che la loro intensità è troppo forte da sopportare. Ma se ogni emozione fosse una magnifica Dea, che cerca di comunicare con noi  attraverso lo spazio, invece di legarci alle nostre paure, proiezioni e concetti? Nell’esempio di sentire qualcosa che irrita, quella irritazione vuol dire che avete un’idea di quello che pensate che dovrebbe prodursi e la vita interferisce con questo. La contrarietà sorge, come sempre, per non toccare la realtà che è e creare una realtà che sentiamo dover essere. Noi negoziamo abitualmente come ci sentiremo, particolarmente attraverso delle emozioni. Pensiamo abitualmente in quella negoziazione,  e ci creiamo una strategia invece di sentire la consistenza e la tonalità dell’emozione. Siamo condizionati a pensare che non possiamo maneggiare la sensazione  dell’emozione. Dovremmo indagare a fondo su questo, e vedere se è vero. Potremmo scoprire che le emozioni vengono dallo spazio, comunicano e informano quello spazio e ritornano a quello spazio. Se rifiutiamo ciò che è, rifiutiamo il flusso dell’esistenza, la fluidità della mente e tutto il campo d’essere che vive.

3M.   Attraverso una via di conoscenza di sé, è possibile svegliarsi dal sonno diurno. E’ una rinascita psichica che si manifesta su di un piano energetico. E’ giusto parlare, sperimentalmente, di molti livelli di energia? Come vede lo Shivaismo del Kashmir la questione della rinascita, in questa vita, nell’istante stesso?

P.N.N. Finché la mente è reattiva anziché ricettiva, saremo sempre addormentati. Funzioneremo a partire dalle nostre memorie, dal condizionamento piuttosto che dalla totalità del flusso della coscienza stessa. Rinascere al presente è uno stato psico-fisiologico che rivoluziona il corpo-mente dando un’abbondanza adamantina, che porta graziosamente la saggezza all’azione. E’ quello che i grandi saggi sapevano e che noi possiamo sapere non come teoria o parole astratte, ma semplicemente in ogni istante. Le tappe di questa possibilità sono la tecnica o la sadhana nello Shivaismo Kashmiriano.

E’ nell’istante presente che le cose non sono conosciute.

Qui c’è la possibilità di essere nuovi e freschi nella nostra vista,  nel nostro ascolto e naturalmente nella nostra risposta. L’io che noi siamo non è statico, a meno che non sia attaccato al passato.

La rinascita allora non solo è possibile, ma inevitabile in ogni istante in cui l’io è libero dalle sue memorie e proiezioni.

3M.  Sembra che subiamo i nostri desideri, ma che non li sperimentiamo realmente. Non li lasciamo dispiegarsi nella coscienza ed è la ragione per la quale restano allo stato di germe. Questo vuol dire che siamo schiavi dei nostri desideri e non gli intimi osservatori? Esiste una via per non essere più schiavi dei nostri desideri?

P.N.N. Noi non sperimentiamo i nostri desideri, ma sperimentiamo l’oggetto dei nostri desideri, esperienza nella quale entriamo in una dinamica di paura di perdere; ci proteggiamo dalla perdita e difendiamo il territorio dell’oggetto. Non sperimentiamo l’insieme dello spettro della tonalità del desiderio, vera esperienza sensoriale e sensuale. Invece di quello, ci frammentiamo attraverso la percezione percettiva tra soggetto e oggetto e scegliamo l’oggetto, che diventa una strategia di perdita e di guadagno e, nel migliore dei casi, una esperienza intellettuale. Agitiamo i pensieri e i ricordi del nostro desiderio, invece di diventare al 100% il desiderio; allora risulterebbe che c’è una reciprocità dello spazio di desiderarci. Facendo delle cose degli oggetti di consumo, noi neghiamo la relazionalità dello spazio nel quale oscilliamo sempre tra vuoto e forma, Shiva e Shakti, desiderio e colui che desidera.

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