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Sul “risveglio” e sulla natura della relazione tra Guru e discepolo, di H.W.L. Poonja.

31 Luglio 2010

Poonja(discepolo di Ramana Maharshi, insegnò fino al 1997, quando lasciò questo mondo)

3ème Millénaire n. 74 – Traduzione della Dr.ssa Luciana Scalabrini

D: Godman: Quando raccoglievo del materiale bibliografico per l’elaborazione di questo libro [ Il ne s’est jamai rien  passé, Ed. L’Originel novembre 2004), interrogavo anche periodicamente Papaji in modo più generale, facendogli delle domande sul modo di funzionare come Guru, sul risveglio e sulla natura della relazione tra Guru e discepolo. Gli incontri faccia a faccia con Papaji e i suoi insegnamenti sono per me l’aspetto più importante della sua vita e del Suo insegnamento. Grazie a una serie di domande che gli ho sottoposto tra il ’94 e il ’96, speravo di avere una percezione del modo in cui il Guru conduce i suoi discepoli al risveglio.

Papaji: Voi non potete rendere il mentale puro. Il mentale stesso è polvere. Voi non potete ripulire la polvere con la polvere. Immaginate di voler pulire uno specchio polveroso. Dargli ancora polvere, è aggiungerne altra a quella iniziale. Tutti i vostri tentativi di pulizia del mentale con la meditazione o lo yoga non faranno che aggiungere della polvere alla polvere già presente. Dunque, quello che dico è “restate tranquilli”. Se voi restate tranquilli, lo specchio da solo si toglie la polvere,sempre più  fino a che non possa posarsi da nessuna parte.

Tutti gli oggetti che vedete attorno a voi sono dei riflessi nello specchio del vostro mentale. Ogni oggetto è polvere. Gettate lo specchio e non ci sarà più mentale, nessun oggetto, nessuna polvere.

D.Godman: Un pensiero mi è spesso venuto in mente; quando dite alla gente: “restate tranquilli”, non credo che domandiate loro di esercitarsi al Silenzio. Penso che diate un ordine direttamente al loro mentale. Se il mentale ubbidisce, il Silenzio sorge. Questa interpretazione è corretta ?

Papaji: Durante il Satsang quando dico a qualcuno “resta tranquillo” diventa automaticamente silenzioso. Se il mentale è puro, questo ubbidisce all’ordine “stai tranquillo” arrestando tutti i processi del pensiero. Quando questo arresto avviene, si attinge alla sorgente dei propri pensieri e ci si rimane. Quando vedo che questo è accaduto, dico: “non fare alcuno sforzo” perché, in questo momento, ogni sforzo vi allontana da questo stato. Il mentale vuole sempre fare qualcosa. Quando ritorna alla sua origine e vive la pace, il silenzio, che vi segue sempre, ha tendenza a pensarci e ad aiutarlo. Questo stato è così piacevole che quelli che lo scoprono vogliono fare qualsiasi sforzo per stabilizzarlo e conservarlo. E’ il modo migliore per farlo scomparire, perché questo sforzo nasconde l’esperienza di pensieri supplementari. Allora quando vedo che qualcuno prova ad adattarsi in un modo o nell’altro, gli dico: “Non lasciate venire nessun pensiero, qualsiasi sia. Non immaginate nessun pensiero nella vostra mente”. Non c’è uno stato mentale che può essere mantenuto pensandoci. E’ uno stato “non mentale”, che non sussiste che se voi non ci pensate in nessun modo.

D. Godman: Voi dite spesso che la verità non è qualcosa che bisogna cercare di comprendere e che lo sforzo di comprensione impedisce di viverla direttamente.

Papaji: La comprensione non vi aiuterà, perché la verità non può essere compresa. Tutto quello che potete comprendere appartiene al passato. Se comprendete qualche cosa, quello non può essere la verità, perché la mente non può mai raggiungerla. Quando si prova a farlo, la mente si perde nel tentativo. Si fonde nella verità stessa e la diventa. Quello non può spiegarsi né comprendersi con la mente, perché nel momento in cui questo accade, quest’ultima è già scomparsa. Quando è presente, la verità non può essere conosciuta. Non c’è verità nella mente. Perché essa si riveli, la mente deve andarsene.

D Godmann: Circa 15 anni fa, ebbi una discussione con Nisargadatta Maharaj nel corso della quale provai a condurlo a spiegare alcune delle incoerenze apparenti dei suoi insegnamenti. Argomentai con lui proprio per fargli piacere, perché amava che la gente lo contraddicesse. A un certo momento, sospese le sue spiegazioni per dirmi: “Voi non comprendete l’utilità delle mie parole. Non vi offro queste parole perché voi possiate pensarci e farne una filosofia coerente e sensata. Le faccio scivolare nella vostra coscienza perché facciano il loro lavoro. Esse cresceranno, fioriranno e porteranno dei frutti nel tempo, ma se voi ci riflettette o provate ad analizzarle, impedirete loro di essere efficaci. Il potere si trova nelle parole stesse e non nel loro significato. Se non pensate al loro significato, lo manifesteranno da sole. Siete d’accordo con questo ?

Papaji: Si, sono d’accordo con tutto questo. La sola cosa che potete fare è restare tranquillo. Non pensate assolutamente a niente. Lasciate le parole potenti del Guru fare il loro lavoro senza essere ostruite dalla vostra mente o dai vostri pensieri.

D. Godmann: Vorrei farvi qualche domanda a proposito di due stati. Qual è la differenza tra l’illuminazione e lo stato al di là, che voi chiamate Sahaja-stithi ?

Papaji: “Illuminazione” è associata alla parola “luminoso”, che è il contrario di “oscuro”. E’ considerata come la luce che caccia l’oscurità. Quando un uomo pensa di essere in una oscurità spirituale, ricerca la luce che la caccerà. Medita, recita

il nome di Dio e compie dei “tapas” fino a che questo stato di illuminazione finisce con l’essergli rivelato.

Prima, era nell’oscurità, ora, grazie ai suoi sforzi, ha trovato la luce che ha cacciato questa oscurità. Prima di arrivare allo stato d’illuminazione, era in uno stato d’ignoranza. Il che significa che l’illuminazione è venuta dopo e che essa non era presente prima. Se è così, essa s’inscrive nel tempo, e tutto quello che s’inscrive nel tempo non è permanente. In un qualunque momento del futuro, essa sparirà.

Quello che si conquista con lo sforzo, prima o poi sparirà. Questo non è lo stato naturale, o Sahaja, che è sempre presente e che non necessita di alcuno sforzo per manifestarsi. Ecco la differenza tra le due. L’una si raggiunge con il tempo, lo sforzo è  permanente, l’altra è sempre presente, naturalmente, senza sforzo. Ognuno è in questo stato naturale, che ne sia cosciente o no. Questo stato è sempre presente. Solo l’arroganza impedisce di esserne coscienti. Tutti pensano: “ Io faccio questo” “Io devo fare quello”, “E’ mio”, “E’ suo”. Rivendicare la proprietà della cosa che non vi appartiene, è arroganza; assumere la responsabilità di ciò che non avete fatto, è arroganza. L’uomo che è in “Sahja stithi” non vive e non si comporta così. Sa che tutto si svolge naturalmente da se stesso. Non rivendica niente come appartenente a lui, nemmeno i suoi pensieri. Gli occhi mi aiutano a leggere e la lingua a parlare. Le parole che io pronuncio escono dalla bocca, ma la lingua da sola non parla. Alla fine da dove provengono queste parole? Nessuno pensa alla risposa a questa domanda. Quando un cadavere ha gli occhi aperti, non può né leggere né parlare. Allora, che cosa e chi è responsabile dell’inizio e della luce negli occhi, perché vedano e del suono che diventa parola? Ritornate indietro e vedete la sorgente da dove tutto sorge. Quando la conoscerete, voi conoscete che cos’è questo “Sahaja stithi”. Tutto il resto è ego.

Quando avete questa impressione “Io guardo”, o “Io sento” o ancora “Io mi comporto”, il mentale è presente e lo stato naturale è nascosto. Tutto, compresa la totalità di questo universo, sorge da questa sorgente. Quando voi la conoscete essendo questa stessa sorgente, allora, e solamente allora, potete dire che siete in “Sahaja stithi”.

D.Godman: Se questo non si può raggiungere con lo sforzo o la pratica, ci si può arrivare semplicemente partecipando al satsang ?

Papaji: Quello non si può raggiungere con uno sforzo o una qualunque pratica né semplicemente partecipando al satsang. Molte persone partecipano a questo satsang, certi per anni. Ma tra queste persone, chi può alzarsi e dichiarare onestamente “Sono in Shaja stithi?” Sahja stithi non può mai venire da uno sforzo o da una pratica. Non si può raggiungere perché è sempre presente. Mai né viene né se ne va. Se restate semplicemente tranquilli e lasciate le cose venire da sole, scoprirete che è quello che è sempre presente. Non ne siete mai lontano né separato. Tutto ciò che si compie è compiuto dalla Potenza Suprema che muove ogni cosa. Senza quella non potrei nemmeno alzare la mano. I problemi cominciano quando pensate “sto per alzare la mano”. Soprattutto non introducete questa idea egoica. Lasciate questa Potenza Suprema prendersi carico di tutte le vostre azioni e abbiate coscienza che è lei la sola che le compie. Non abbiate mai l’idea che nulla può accadere a meno che non decidiate così. E’ il genere di relazione che dovete avere con questa Potenza Suprema che è sempre presente. Inchinatevi davanti a Lei, perché Lei è Suprema. Senza di Lei, il sole non potrebbe levarsi al mattino, né la luna la notte. Senza di Lei, niente può funzionare, ma nessuno ne ha coscienza.

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