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Vivere con gli occhi aperti di Michael Siciliano

6 Ottobre 2010

3ème Millénaire n. 87 – Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini

Imparare a smascherare le nostre illusioni per crescere in coscienza.

“Essere se stessi non richiede una comprensione speciale,

solo la volontà di vedersi così come si è veramente”

Guy Finley

Domanda:   Perché le illusioni, e dove nascono?

M.S.   Le illusioni sono i veli che c’impediscono di vedere la realtà, i filtri che colorano la realtà per farne la nostra realtà.

Su di un cammino spirituale per diventare chi siamo, una delle prime tappe del lavoro che dobbiamo fare è mettere in luce le illusioni, vederle, riconoscerle. Poi si tratta di metterci in azione perché, una volta divenute coscienti le illusioni, possiamo scegliere di non lasciarci più condurre e ingannare da loro. Ritrovare la scelta delle nostre azioni ci richiederà una certa pratica, appoggiata dall’attenzione, l’intenzione, la vigilanza, la pazienza, la perseveranza.

Quei filtri vengono dalla nostra educazione, dagli schemi familiari e sociali che ci guidano secondo attese particolari. Così in modo generale impariamo a essere non ciò che siamo, ma ciò che ci si aspetta da noi.

Le illusioni rappresentano un meccanismo di sopravvivenza messo in moto dall’infanzia, per permetterci di sopportare eventi troppo dolorosi. Così da bambini in situazioni difficili si creano scenari che si riproducono per tutta la vita, credendo che siano reali. Ora, non si tratta che della nostra risposta a un tipo di situazione, una risposta di sopravvivenza.

La maggior parte delle nostre illusioni sono così piazzate già dalla prima infanzia, l’85% del modo con cui rispondiamo alle situazioni della nostra vita, nascono tra 0 e 5 anni, certi parlano perfino di 3 anni.

Le illusioni nascono da ciò che osserviamo, da ciò che sentiamo e da ciò di cui risentiamo come bambini.

Per esempio, bambino, vado verso mia madre: “mamma, cosa c’è che non va?”. La ragione per cui glielo domando è che vedo sul suo viso che qualcosa non va, posso sentire un’energia differente, una vibrazione differente che emana da lei. Mia madre, per proteggere il suo bambino dice: “va tutto bene” (una protezione che si perpetua di generazione in generazione, dove i genitori continuano oggi a escludere i loro bambini dalla verità della situazione).

Sento che qualcosa non va, lo intuisco, lo vedo. La mamma dice: “va tutto bene”. Questo si riproduce ancora e ancora. Allora cosa accade? Io sono lì col mio sentire e li metto nella categoria “ho torto”. I miei sentimenti, le mie sensazioni non sono corretti; dopotutto la mamma è la mamma, lei ha ragione, non io, io sono solo un bambino.

Diventiamo grandi. Ad un tratto sentiamo che qualcosa non va in qualcuno. Automaticamente screditiamo ciò che sentiamo. Lì c’è l’illusione, che noi abbiamo torto e l’altro ragione. Il nostro sentire è falso, i nostri sentimenti sono falsi, lì è l’illusione.

Perché, da bambini ciò che sentiamo è giusto.

Finchè si installa in noi la confusione: quello che sentiamo, è vero o no?

Così le illusioni in rapporto a ciò che sentiamo ci programmano a diventare incoscienti. Siamo programmati a non ascoltarci, a non ascoltare il nostro essere, la nostra essenza, le nostre intuizioni, perché quando siamo giovani tutte queste cose in noi sono screditate dall’ambiente.

Dunque, man mano che cresciamo, sentiamo un dolore nel nostro corpo, perché tutto nel nostro corpo dice di si e l’esterno dice di no, tanto che si crea una lotta dentro di noi. Questa lotta genera molto dolore, molta frustrazione, collera, ansia. Allora, per affrontare in parte tutto questo, creiamo illusioni, perché è troppo doloroso vedere che abbiamo ragione nei nostri sentimenti, ma che le risposte dell’ambiente sembrano dirci il contrario.

Nel tempo, secondo la psicologia di ciascuno, possiamo anche imparare a comunicare sempre meno.

Finiamo per non volere sapere se ciò che vediamo e sentiamo è giusto o no. Pensiamo di sentire o volere una cosa, qualcuno ci dirà che è un’altra cosa. Tutti sono programmati in questo modo.

Siamo programmati a non dire la verità.

Vivere un’illusione è vivere una menzogna. Se ciò che dite è illusione, non dite la verità; se  vivete l’illusione, vivete in una menzogna. E quanti di noi vivono un’illusione, dicono parole che mentono. Non realizziamo nemmeno che viviamo un’illusione, che le nostre parole mentono e che tutto questo non è reale; semplicemente ci hanno insegnato a fare così.

3m.  Dici che siamo programmati a diventare incoscienti. Allora alla nascita siamo coscienti, poi tutto attorno a noi ci programma a diventare incoscienti?

M.S. Certo. Hai mai guardato un bimbo negli occhi? E’ puro, bello, è amore, completa vulnerabilità, disponibilità, apertura. Un bimbo assorbe tutto ciò che sente, gusta, ode, vede e sente. Perciò se ciò che vede è illusione, l’illusione è lì che comincia. Qualsiasi cosa assorbirà, il bimbo vivrà quell’illusione. Tutti amano guardare gli occhi di un bambino, sentire le risa di un bambino perché le sue risa fanno ridere il mondo intero. Perché quel riso è reale.

Nemmeno il nostro riso è reale. Le nostre risa passano per una lista d’illusioni, di credenze.

Rido perché voglio che mi si trovi gentile? Rido per nascondere il mio dolore?

Quasi tutto ciò che facciamo è un’illusione, fino a che non cominciamo a vedere, a imparare e a investigare in noi.

3m.  La speranza è che possiamo diventare coscienti delle illusioni che viviamo, di chi siamo veramente, dietro i filtri e i veli?

M.S.  Tutto quello che dobbiamo fare è diventare coscienti. Diventare coscienti è realizzare ciò che si fa nel momento in cui lo si fa. Se non si è coscienti di ciò che si fa, si può essere nell’illusione. La maggior parte del tempo e per la maggior parte di noi, quando diventiamo coscienti di una certa azione che riproduciamo in modo automatico, il semplice fatto  di prenderne coscienza il più frequentemente possibile permette di rallentare e poi di arrestare l’azione in questione.

Dopo un certo periodo di presa di coscienza di quell’azione, o piuttosto di quella reazione automatica, appresa, possiamo, al momento dell’azione in questione, fare una scelta, quella di non incominciare quell’azione.

Ne abbiamo la scelta, anche se pensiamo di non averla.

3m.   Così vivremo meno in quell’illusione, perché quella reazione automatica non siamo noi.

M.S.   Si. E per non vivere l’illusione, dobbiamo diventare coscienti. Ciascuno deve scoprire come diventare cosciente.

Diciamo che una reazione ripetuta da me è quella di andare in collera. Se sono in un processo per diventare cosciente e non voglio andare in collera e non voglio tagliarmi fuori dalla realtà, e voglio essere in relazione con la realtà, che cosa emerge? Proprio prima della collera, se sono attento, sento il dolore.

Il dolore è una cosa a cui tutti noi cerchiamo di sottrarci. Tutti. La società moderna tenta di sottrarci al dolore con i media, la musica, i viaggi, gli acquisti, l’attività frenetica…, cose che possono essere compensazioni per non sentire il dolore.

Generazione dopo generazione, ci insegnano, dopo che non siamo più bambini, a non piangere, che non bisogna sentire il dolore.

Allora nel processo per diventare cosciente della mia collera, scopro che quello che sta dicendo una persona mi ferisce. Ora devo guardare perché mi ferisce. Forse è completamente valido. Forse la sua intenzione è di ferirmi, allora in effetti devo assorbire la ferita e essere col dolore. E’ questo essere nella realtà, invece di essere nella reazione automatica di collera, ciò che ritorna a essere nell’illusione. Questo non vuol dire  che ogni collera è un’illusione. Ma parlo di una collera psicologica, appresa, automatica: quell’azione comporta quella reazione, in questo caso, la collera.

3m.   Dunque quel tipo di collera è una cosa che impariamo dall’infanzia, quando vediamo l’ambiente, per esempio i genitori che si arrabbiano con gli altri, contro le situazioni, invece di esprimere il loro dolore o il vero sentimento o il reale bisogno che sta a monte della collera. E’ questo che chiami collera appresa?

M.S.   Si. E’ una collera psicologica, non è una vera collera.

La domanda che si può fare è: cosa fai con la collera? Utilizzi la collera per uscire dalla relazione, per dividerti da te stesso e dagli altri? Oppure esprimi la collera nel momento, poi la lasci senza aggrapparti?

Se utilizzi la collera per uscire dalla relazione, allora è un processo appreso, viene dalla mente, viene da tutto ciò che costituisce l’illusione, è un’emozione. Se usi la collera in risposta alla situazione del momento, questo viene dal cuore. È un sentimento.

3m.   Il mezzo che possiamo usare per sapere se siamo nell’illusione sarebbe l’osservazione.

– Osservare quando facciamo qualcosa che sarebbe in reazione a una persona, a una situazione?

– Osservare se ci sentiamo uscire dalla relazione?

–         Osservare se sentiamo di creare una separazione con l’altro, con la situazione, con noi stessi?

M.S.  Si, è un buon mezzo. E’ un mezzo che uso tutto il tempo.

3m.  Come sentirsi chiusi, tagliati fuori da sé e dagli altri?

M.S.  Si

3m.  Consideri il fatto di uscire dalla relazione come un’illusione?

M.S.  Si, è vivere l’illusione. Siamo degli esseri in relazione, siamo relazionali. Tutto su questo pianeta, tranne l’uomo, è in relazione. L’uomo ha la scelta: essere chiuso, o essere in relazione. Tutto è in relazione con il suo ambiente, tranne l’uomo. Non tutti gli uomini, l’uomo può scegliere di essere in relazione o no. Essere in relazione vuol dire vivere la realtà. Quando non siete in relazione, non vivete la realtà, è impossibile. Ciò che vi separa sono i vostri programmi, il vostro mentale, le vostre paure psicologiche, tutte queste cose vi fanno vivere fuori dalla relazione.

3m.  Insomma, siamo in relazione con noi, con gli altri, con il resto del mondo attraverso i nostri programmi, i nostri filtri, le nostre paure?

M.S.  Si. Direi che, come occidentale, una delle paure che dobbiamo guardare è la paura di sentire. Perché? Da dove viene?

Per esempio, da bambino, se smetti di piangere perché ti hanno dato dello zucchero o una tettarella, allora la mamma è sollevata perché hai smesso di piangere; in questo modo la mamma non sente il proprio dolore. Apprendiamo allora che lo zucchero, per esempio, è un sostituto al sentire, una compensazione.

Il bambino è buono, perché lo zucchero gli piace, e può crescere con ogni sorta di disordini alimentari. Quando il nostro corpo comincia a sentire qualcosa di doloroso, si dà dello zucchero e il sentimento è tagliato, e il bambino impara che non c’è bisogno di sentire, non è giusto sentire. Lo zucchero è uno dei sostituti, ce ne sono molti.

Così nella cultura occidentale, la capacità di essere in contatto con i nostri sentimenti è annientata fin dall’infanzia.

Certi tra noi si fanno uno spazio attraverso questo e conservano la capacità di sentire, di restare vicini e in relazione. Ma la maggioranza delle persone troverà un mezzo per vivere con il fatto di non sentire, senza nemmeno sapere che non sentono. Questa è la condizione umana: creare situazioni dove non siamo reali e stare bene con quelle situazioni lì.

3m.  In che cosa le illusioni ci impediscono di entrare nel vero flusso della vita?

M.S.  Per esempio, l’ illusione che la sola cosa che esista sia se stesso, l’ illusione che non si possa funzionare che con la collera, la depressione, il rinchiudersi. Se non si può funzionare senza essere in collera, senza essere depresso ( o qualsiasi sia la ragione che genera una chiusura) , se non si può fermare quella azione, o reazione, che ci fa rinchiudere più o meno a lungo, come possiamo lasciare che la grazia sia in noi?

3m.  Questo sembra far parte della condizione umana, quello di non poter rimanere col cuore aperto. Richiama quello che abbiamo ricordato sulla nostra infanzia, come l’esterno ci porti a rinchiuderci e ad allontanarci dalla nostra essenza. Come possiamo mantenere un cuore aperto?

M.S. All’inizio, togliendo i veli delle nostre illusioni. Le illusioni sono lì perché le abbiamo apprese dall’infanzia. Da questo, non siamo con un cuore aperto, non siamo nella nostra essenza.

Lavorando su di noi, smascherando le illusioni, ci rendiamo disponibili a ricevere la grazia. Il nostro cammino spirituale può allora portarci a praticare in modo da lasciare che la grazia e l’apertura duri sempre più a lungo.

3m. Dici che dobbiamo osservare la nostra paura di sentire. Di recente ho compreso che avevo paura della vita, e mi è stato duro riconoscerlo.

M.S. Avevi paura della vita perché vivevi un’illusione. L’illusione non è la vita, non è reale, l’illusione è la morte, non ha niente a che fare con la vita. Quasi tutto ciò che pensi, o dici, che fai, che senti, è illusione. Certamente hai paura di vivere, perché sei tanto abituato a vivere l’illusione, non la vita. Più ti libererai dalle tue illusioni, più entrerai nella corrente della vita, nella corrente della vera vita, di una vita di verità, meno ti sentirai sconfortato per essere in quel flusso.

3m. Infatti pensavo  di aver paura della morte, fino a realizzare che quello di cui ho realmente paura è la vita.

M.S.  Si, hai paura della vita, perché sei sconfortato nella vita. Vivi nella tua zona di conforto e la tua zona di conforto fa parte delle tue illusioni.

3m.  Dunque ciò che ci è di conforto fa parte delle nostre illusioni?

M.S.  Si. Anche se le nostre illusioni sono cattive, anche se provocano situazioni orribili, qualsiasi siano, siamo più confortati nelle nostre illusioni che non vivendo la vita. Perché siamo formati così dall’infanzia, formati all’illusione. Tutto ciò che è al di fuori dell’illusione, non ci è confortevole.

Le nostre zone di conforto ci mantengono in una limitazione. La maggior parte delle persone non vuole andare al di là.

3m.  Allora le sensazioni di sconforto, d’insoddisfazione che possiamo sentire, se vogliamo diventare coscienti, non dovremmo cercare di evitarle o di compensarle.

M.S.  Certo. Più le sfuggi, più continuerai a sfuggirle.

Abbiamo la scelta: essere con lo sconforto che emerge per qualche anno, poi diventare più vivi che si sia mai stati, o restare nello sconforto per il resto della vita, nelle illusioni, nelle paure, nelle ansie, nei dolori, nelle collere e con tutte le cose che il corpo crea  vivendo nell’illusione. Dunque abbiamo la scelta. In un modo o nell’altro, sentiremo lo sconforto e il dolore. In un caso, durerà un certo tempo, nell’altro tutta la vita.

Un buon modo di cominciare a investigare sul cammino verso Sé, sarebbe quello di porvi seriamente la domanda: quanto tempo posso restare felice? Questa investigazione potrebbe portarvi a scoprire gli schemi, che vi possono aiutare ad “aprire gli occhi”.

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