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Una descrizione abbastanza breve di ciò che racconta Rudolf Steiner a proposito della malattia e del male di Joseph Hériard Dubreuil

12 Aprile 2011

Tratto dal n°99 di 3millenaire, sezione documenti, a cura di Luciana Scalabrini.

Male e malattia hanno la stessa radice
La malattia è legata al male? Al male morale?
Diamo una descrizione molto breve di quel che racconta Rudolf Steiner a proposito della malattia; della malattia e del male, perché la parentela fra le due parole non è casuale.
Si tratta qui di un racconto. L’ambito della antroposofia è così vasto che se si sente parlare di quelle nozioni per la prima volta, ci si domanda in che universo ci si è imbattuti. Bisogna conservare il proprio spirito critico, beninteso, ma bisogna dar prova di apertura e se non ci si vedono contraddizioni, conservando il proprio giudizio ma non mettendo avanti troppo in fretta le proprie obiezioni che potrebbero sorgere subito; queste sono dovute ad abitudini di pensieri antichi che, se li si lascia agire, ci impediscono di aprirci  ad una novità che potrebbe interessarci al più alto grado e riservarci delle sorprese.

Ecco come R. Steiner spiega l’origine del male e della malattia.
L’essere umano è stato creato progressivamente attraverso l’azione di esseri spirituali diversi nel corso di lunghissimi periodi di tempo che non possiamo datare perché le date non esistono che da quando la terra gira attorno al sole, il che ci permette di contare in anni.
Ma prima? Prima che ci fosse un sole e una terra?
Non si può quindi misurare il tempo come lo si fa oggi per quelle epoche molto lontane in cui l’essere umano è stato formato.

Ciò che è stato formato prima di tutto è quello che si chiama oggi il corpo fisico, quello che studiamo e che la medicina e la fisiologia attuale cominciano a conoscere.

Le forme primitive anteriori non possono essere descritte qui perché non hanno nessuna somiglianza col corpo fisico attuale, poiché la terra e dunque il solido non esistevano ancora.
Rudolf Steiner chiama involucri quei precursori del corpo fisico attuale e di quello che dà vita alla coscienza. Esse sono state preparate nel corso di lunghi periodi che hanno preceduto la terra attuale.

Quando la terra comincia ad apparire e a separarsi dal sole, le divinità superiori che presiedono ai destini dell’umanità nascente compiono una tappa decisiva. Ai tre  strati primitivi di cui dispone ciascuno degli individui umani futuri è aggiunto un quarto elemento che si può chiamare una scintilla della divinità.
Da quel momento i futuri esseri umani cominciano a distinguersi dagli animali e si può dire che questa scintilla è l’inizio del me, di quello spirito individuale che è ora parte costitutiva del nostro essere e che si va sviluppando.

Il primo sviluppo di quella scintilla accade sui tre involucri e nasce l’anima.
Come ci sono tre involucri, ci saranno anche tre parti della anima. Allo stadio in cui siamo arrivati attualmente, l’anima è già ben evoluta e la parte spirituale in noi comincia a lavorare una seconda volta sui tre involucri e a sviluppare questa volta lo spirito.
È ancora appena sbocciata all’epoca in cui siamo ed è una delle ragioni per le quali molti degli enunciati tradizionali dicono ancora che l’essere umano è composto di un corpo e di un’anima.
La realtà conosciuta da certi da  molto tempo è che l’essere umano è composto di un corpo, di un’anima e di uno spirito, ma oggi lo spirito nella maggioranza è ancora allo stato di germe.

Ritorniamo a quella tappa in cui la scintilla del me sta per apparire  e comincia a lavorare sui tre involucri.

Succede allora un avvenimento di una importanza considerevole. Certi esseri spirituali  la cui evoluzione non è stata regolare, agiscono sugli esseri umani di quell’epoca, e fanno in modo che la scintilla divina discenda troppo profondamente negli involucri destinati a riceverla. Questo intervento è sia un bene che un male.
È un bene ed è voluto dagli esseri superiori  che guidano l’evoluzione dell’umanità, nel senso che questo intervento crea le condizioni che permettono all’essere umano di acquisire un giorno la libertà.
Ma la libertà presuppone che  si faccia l’oscurità sull’origine divina della nostra natura.  E, dopo lunghi periodi di tempo, vediamo come siamo ridotti.

Una larga parte dei nostri contemporanei ignora tutto sul mondo spirituale che è all’origine dell’essere umano. Questa negazione dello spirituale e la condizione  perché diventiamo liberi è che poco a poco riconosciamo la realtà spirituale di cui siamo fatti , noi e il mondo in cui siamo e che, riconoscendola, torniamo liberamente verso il mondo spirituale che abbiamo riconosciuto.

Quell’intervento è dunque un bene: è la condizione della libertà.
Ma quell’intervento di esseri, ai quali Steiner dopo molti anni dà il nome di esseri luciferici, è anche un male, che occorre comprendere così: l’essere umano discende troppo profondamente nella sua corporeità. Prova così una grande gioia nel penetrare nella natura corporea. Sono lì le passioni umane. Sviluppando le passioni, gli esseri umani adottano comportamenti che giungono perfino a distruggere la parte della terra che abitano, una distruzione col fuoco. Ecco come termina quella tappa  a cui Steiner dà il nome di Lemuria.

Parlando di distruzione col fuoco, abbiamo descritto la fine di Lemuria.
Ma gli esseri spirituali che guidano il progresso dell’umanità non hanno atteso la fine di Lemuria per agire.
Vedendo le conseguenze delle passioni umane, gli esseri spirituali regolari che guidano il progresso dell’umanità fanno in modo che l’essere umano dedito alle passioni abbia come conseguenza la malattia, la sofferenza e la morte.
Così l’essere umano sottomesso alle passioni si trova confrontato con le conseguenze: la malattia e la sofferenza lo fermano sul pericoloso cammino e lo conducono nel mondo spirituale privo della parte corporea dove si manifestavano le passioni. Vive perciò alternativamente sulla terra, dedito alle passioni (ma può imparare a superarle) poi nel mondo spirituale, dove non è incarnato e dove si interrompe la vita corporea.

L’origine della malattia e della morte è perciò opera degli esseri spirituali regolari che vogliono il bene dell’umanità e che non vogliono che l’influenza luciferica giunga a condurre alla fine l’avventura umana.

Se si è compresa quella tappa, allora si può arrivare alla tappa seguente, perché questa storia non finisce qui.

La tappa seguente dell’umanità  dopo la distruzione di Lemuria col fuoco,  si svolge in un’altra parte della terra, l’Atlantide, oggi inghiottito, che si trovava tra l’Europa e l’Africa da una parte e l’America. Ce ne parla Platone.

Questa nuova tappa vede apparire una nuova influenza degli esseri spirituali dallo sviluppo irregolare, che Steiner chiama esseri arimanici.

Questa influenza è molto diversa da quella precedente; in qualche modo esseri luciferici ed arimanici si contrastano e iniziano tra loro feroci battaglie.
Ma da un’altra parte essi cooperano, e questo è tanto più vero, poiché
gli spiriti arimanici non avrebbero potuto agire se non fossero stati preceduti per lungo tempo durante l’epoca lemurica dagli esseri luciferici.

La natura dell’influenza arimanica è tutta diversa: introduce l’illusione, la menzogna e l’errore.
La prima influenza non è abolita; agiscono entrambe e, a partire dall’Atlantide, esse agiscono tutt’e due, l’una permettendo l’altra e intanto combattendosi tra loro.

Se vogliamo comprendere la natura dell’influenza arimanica bisogna rappresentarci la nostra epoca, con il prodigioso sviluppo della intellettualità, le scoperte della scienza, il rivolgimento completo che si è prodotto, dapprima con la rivoluzione copernicana, poi con il Rinascimento, l’invenzione della stampa e la sua influenza, i cambiamenti nell’universo con la filosofia di Cartesio, la rimessa in gioco di tutto ciò che era ammesso fino ad allora, tutta la saggezza di una volta  rivoluzionata dai rinnovamenti della scienza, la creazione  su basi tutte nuove della fisica, come si insegna oggi, della chimica fondata sulla scoperta dell’atomo che rigetta le conoscenze dell’alchimia, le conseguenze di queste scoperte e alla fine a metà del secolo XIX° la medicina , che si fonda sulla scoperta della cellula, l’equivalente dell’atomo nella chimica.
Essa rifiuta Ippocrate dopo ventitré secoli  di regno incontrastato.

Tutte queste scoperte e questi cambiamenti culminano con una specie di trionfo del positivismo, alla metà del secolo XIX°, rivoluzione cominciata con Copernico che  in qualche secolo modifica totalmente l’universo mentale in cui viviamo.
Queste modificazioni sono seguite da innumerevoli applicazioni di quelle scoperte scientifiche a tutta la vita pratica dell’umanità d’oggi .

Il trionfalismo della scienza ha il suo apogeo nel XIX° secolo, che ha cambiato tutte le antiche concezioni spiritualistiche ed è il trionfo di Arimane , la cui influenza si è fatta sentire dal tempo di Atlantide; influenza che si è man mano concretizzata fino ad arrivare al suo culmine nella nostra epoca attuale.

Ma l’umanità non s’inganna: non si tratta di rifiutare la scienza e le sue scoperte e la capacità che ha l’essere umano d’oggi  di pensare da solo; tutto questo risulta in parte dall’influenza arimanica ed è positivo. Ma ciò che si comincia a percepire ora, alla nostra epoca che si è già un poco allontanata dal positivismo trionfante del secolo XIX°,  è che dietro quelle scoperte ci sono molti errori, illusioni e menzogne. Si comincia così a percepire un po’ di quello che si è perduto: tutta la saggezza dell’epoca dei misteri, del paganesimo antico,  che conosceva sulla natura umana e il cosmo molte cose che oggi ignoriamo e che cerchiamo di recuperare a tastoni.
Quel bisogno di aprirsi di nuovo verso una concezione spirituale dell’universo è il segno di quello che abbiamo perduto.

Ritorniamo all’epoca di Atlantide. Gli esseri umani di quell’epoca, che cominciano a sentire l’influenza di Arimane, soccombono in massa e il risultato è che il continente di Atlantide finisce inghiottito dalle acque, come Lemuria era stata dal fuoco.

Là ancora, molto prima di quella tappa finale, gli spiriti regolari che guidano lo sviluppo dell’umanità, vedendo il disastro, introducono la necessaria compensazione. Non si tratta di sopprimere l’influenza arimanica, essa ha la sua funzione.
Ma perché l’umanità non soccomba, introducono il Karma.
Questo ha per conseguenza che gli errori che commettiamo siano riparabili Nella vita che segue la morte, vita che si passa in un mondo spirituale, dove siamo disincarnati, prendiamo coscienza dei nostri errori commessi sulla terra e decidiamo noi stessi  di ritornare e di riparare gli errori nella vita seguente.
Molte malattie sono di quel tipo: sono decise in piena lucidità da noi stessi prima di nascere, quando cerchiamo di riparare i nostri errori..

È così che la malattia ha il suo significato.
Ci sono malattie  di cui la causa è evidente e vicina nel tempo. Ma altre che si abbattono su di noi senza che ne troviamo una giustificazione e possono generare in noi una forte contrarietà, una sorta di collera per il destino che si abbatte su di noi.

Ora, al contrario, è una benedizione ed è così che si possono vivere. È una fortuna riparare  ciò che lo deve essere o

acquisire certe qualità che non potremmo acquisire in altro modo. Perché esiste anche un karma rivolto all’avvenire: scegliamo di vivere condizioni difficili per acquisire qualità necessarie in una vita futura.

Più ancora che la malattia la cui ragione è da cercare nel fatto di aver ceduto a una influenza luciferica, quella che fa intervenire il karma permette di comprendere la grande saggezza nascosta dietro certi avvenimenti della nostra vita.
Una gran parte della realtà ci sfugge e la nostra coscienza è incapace di percepirla. La maggior parte della realtà del mondo e dell’esistenza ci è nascosta e non si spiega che con ragioni spirituali. E lo spirituale ci è ancora poco accessibile.

Con la malattia lo spirituale si impadronisce di noi e ci trasforma profondamente.
La sola cosa che possiamo fare è combattere la malattia e voler guarire. E questo sforzo si fa in una grande oscurità perché la più gran parte delle realtà del nostro organismo ci sfugge, questo sforzo ci mette in contatto con l’immensa saggezza del nostro organismo, che contiene i segreti dell’universo, che conosciamo così poco.
Esso è in effetti una copia del macrocosmo, l’universo intero.

Voler guarire, combattere la malattia coi mezzi che abbiamo, è combattere contro potenze che dobbiamo conoscere.
Quando è una malattia grave, non sappiamo quale sarà l’esito.

Se conduce alla guarigione, abbiamo superato la prova e la nostra vita continua, se conduce alla morte, ogni istante di lotta conta perché ogni istante ci permette di guadagnare, di acquistare le qualità necessarie.
E se il destino sembra interrotto per una fine prematura,  è che non siamo coscienti della vera posta in gioco.
Cosa avremmo potuto fare in questa vita? Che ne sappiamo? Abbiamo lottato fin che abbiamo potuto e le forze acquisite sono lì. Le nostre opere ci seguono nell’al di là e nella luce di un mondo dove non siamo più incarnati, siamo accompagnati dal frutto di queste lotte che potrà manifestarsi in una esistenza seguente tutta diversa.

e di un mondo dove non siamo incarnati ci accompagnano i frutti di queste lotte che potranno manifestarsi in una esistenza seguente tutta diversa.