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Dalla meccanicità alla fluidità di Marigal

6 Ottobre 2010

3ème Millénaire n.86 – Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini [201]

Usare il termine meccanicità per definire il funzionamento dell’essere umano nell’ottica di un percorso spirituale è un po’ insolito.  Tuttavia è quello  che il tema della Rivista ci ha proposto.

Prima di tutto  bisogna interrogarsi  su quello che la parola può evocare.

A prima vista, meccanicità fa pensare a meccanico…, macchina…

Un’occhiata al dizionario:

meccanicità: qualità di ciò che è meccanico.

Qui, nel quadro del tema della Rivista, ci si riferisce al fatto supposto che i miei pensieri, le mie emozioni, i miei movimenti, si facciano nell’incoscienza e siano sottoposti  al funzionamento dell’ego.

In un altro contesto, si può leggere  che molto spesso viviamo le nostre giornate inconsciamente, come una macchina, molto perfezionata, certo, ma comunque una macchina a retroazione. E questo equivale a dire che la maggior parte del tempo l’umano funziona automaticamente come una macchina, e, in qualche versione, azionato da un ego.

Una macchina, vale a dire un sistema composto  di un più o meno grande numero di elementi differenti gli uni dagli altri, collegati gli uni agli altri per fare funzionare la macchina, regolati da un me-ego pensante, alla mercè di un granello di sabbia inaspettato o da un difetto di fabbricazione, che potrà interromperne il funzionamento.

Forse è la versione normale dell’essere umano, che si percepisce come un’entità separata e isolata rispetto alle altre entità o oggetti.

Ora, siamo realmente un’entità? O più precisamente,  in ciascuno di noi c’è un’entità che faccia funzionare meccanicamente il fenomeno umano? O ancora, l’essere umano in quanto fenomeno fisico – mentale, è governato da una entità cosciente di essere un’entità autonoma, differente da quel complesso fisico–mentale, che influenza il suo comportamento?

Per conoscere la risposta, bisogna esplorare quell’insieme entità–fisico–mentale per provare a scoprire la natura dei suoi costituenti, il loro funzionamento e il legame che li unifica.

A partire da quello che è qui ed ora occorrerà scoprire il filo dello svolgimento di quegli elementi, risalire alla sorgente, scoprire la loro reale natura. E questo conduce all’origine della forma –materia, dalla forma –mentale e della forma–coscienza… E più lontano…al di là… Al di là, o al di qua…

A prima della forma, prima della parola, prima dello spazio–tempo. In quello spazio, di fuori da ogni forma…vuoto…vacuità…non essere…

Spazio primordiale di un’intensità prodigiosa… Immobilità piena di ogni possibile, di ogni universo…

In seno a quella non forma, appare un fremito…è l’emergere della Coscienza…prima forma dentro l’immobile…

Tutto ciò che è, e tutto ciò che siamo, è coscienza.

Ma quella globalità individuale, che, come stiamo vedendo, è della stessa natura e non è separata dalla globalità infinita, è sicuramente animata da una particolare e unica modalità di funzionare.

Globalità vibrante, che gira in un certo modo qui –ciascuno di noi -, in un altro modo altrove, ma in quella globalità sensitiva individuale, che è la coscienza in divenire, non c’è  qualcuno, un’entità qualunque, separata, isolata dall’insieme, che conduce il gioco. L’elemento cosciente è la coscienza una universale, il Tutto, Quello che è, ma che pare essere una coscienza individuale, perché, nel seno di questo spazio – coscienza primordiale, è apparso un contorno, un’immagine, che delimita la coscienza individuale. Quel contorno è la traccia di un me –ego impresso dal mentale, sovrapposto alla globalità senza separazione. Se il contorno diventa trasparente o scompare, è la sensazione del me–entità che scompare.

Per illustrare  questa parte inclusa nel tutto, poiché la globalità individuale non è diversa da quella universale, si può utilizzare l’immagine di un gorgo nel corso di un fiume. Il gorgo si forma quando l’acqua che scorre incontra qualcosa di diverso dal suo movimento proprio, un ramo, un sasso, una corrente diversa, un altro gorgo… Quest’altro gorgo non è assimilato all’acqua corrente; è il movimento interno dell’acqua che si trasforma, che prende un’altra direzione, si mette a girare in un senso particolare. Questo costituisce il gorgo, gli dà una struttura di gorgo, ma non c’è un fenomeno limitato che lo separa dalla corrente. E’ un movimento dentro al movimento, costituito dalla stessa sostanza della corrente stessa. Il gorgo e il fiume sono la stessa acqua in movimento, fluida per eccellenza, che interagiscono tra loro in una modalità fluida.

Così la globalità individuale che siamo, non è separata, isolata dalla globalità infinita; e non è nemmeno diversa dalla natura di quella globalità infinita.

Si può notare anche che un gorgo funziona secondo un certo ordine che gli è proprio, non è che non importa cosa funzioni non importa come; è apparso in certe circostanze e circostanze nuove possono portare a delle trasformazioni, fino a che non si scioglie e non ridiventa il corso del fiume che è sempre stato e non ha mai smesso di essere.

E’ la stessa cosa per noi umani, gorghi di coscienza –energia che girano  in un certo modo per ognuno di noi e per le migliaia di fenomeni nell’universo, che si  modificano e si trasformano al loro contatto. Ciò che siamo come globalità individuale è soggetta a trasformazioni, non è determinata una volta per tutte, è in perpetua relazione con tutte le altre forme esistenti. Questa globalità individuale appare, prende forma, si trasforma, scompare, è assolutamente la norma. Nel corso della strada possono arrivare interferenze, rotture; anche questa è la norma.

Così il gorgo che è la nostra vita, così come ciò che capita nella nostra vita, non si può dire che sia un noi – entità o un me – ego – entità, che l’ha fatto, né che qualcuno l’abbia fatto.  E’ la globalità universale, fluida, che modellandosi modella la globalità individuale fluida che siamo noi. E l’umano–globalità, in seno al quale è apparsa e si è sviluppata la capacità mentale che ha fatto nascere il pensiero, è diventato umano globalità –mentale. Questo, dopo avere proiettato la sua immagine mentale–me, si è identificato a questa immagine mentale diventata me–entità, che fa funzionare il corpo–macchina, apparentemente costituito da elementi distinti gli uni dagli altri che funzionano meccanicamente. Così l’identificazione a un ego distinto dalla globalità  comporta uno slittamento dalla fluidità alla meccanicità. Da qui in poi l’umano non si percepisce più come una globalità corpo spirito che si informa e si trasforma secondo la modalità della fluidità, in seno e al ritmo della globalità universale, ma come un corpo macchina diretto a volte e forse il più delle volte inconsciamente da una entità individuale, differente e separata dagli altri esseri umani, ciascuno distinto e separato dalla Totalità universale.

Questo per l’umano è il dramma della separazione dalla sua vera natura, di cui ha il presentimento, la nostalgia, e che cerca di ritrovare con i molteplici cammini della sua ricerca della felicità.

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