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Guerriero del presente

12 Settembre 2010

3ème Millénarie n. 57

Il guerriero del presente, ci dice David Ciussi, non inventa nemici all’esterno di sé, guarisce proprio dalla separazione.

Non dimenticate che il mistero della vita non è un problema da risolvere, ma una realtà da sperimentare.

Nessuno ha mai risolto nulla e nessuno troverà mai niente. Il solo modo di lasciarsi “misterizzare” è essere vivo nel cuore del mistero senza pertinenza su Dio o su se stesso.

La sola esistenza del mondo risiede nel qui e ora, non nella storia, né nel tempo, ed è rimanendo qui e ora che si glorifica il tempo e l’eternità. L’eternità ha bisogno di essere nutrita dal “qui”.

Ogni raggio si trova allora riunito al sole. Guardate bene: il raggio di sole non si crede un raggio separato, isolato, che agisce da solo. Sa bene che è sempre unito al sole. A titolo personale il raggio non crea niente, è il messaggero del sole. Non solo non si crede i sole, è il suo raggio. Non c’è niente di più glorioso che riscoprire ciò che è “me”, e la nostra responsabilità risiede nel riconoscimento dell’atto “io sono”. Non abbiamo la responsabilità di reggere il mondo. Siamo noi che l’abbiamo creato? Siamo noi ad aver creato le montagne, il cielo, gli oceani? Non fate della responsabilità una credenza. La sola cosa che ci spetta, è di essere “io sono”, piccolo piccolo, infinitamente piccolo. Diventando questo raggio di sole, con il solo riconoscimento di “io sono”me, nutrite tutta la totalità della vita.

Che pensiate o no, che comprendiate o no, che discutiate o no, la vita vive sempre nel suo unico fiorire, quello del momento presente.

Vi lasciate accarezzare dal vento, solo ora, nell’istante. Il vostro cuore batte, solo in questo istante. Respirate, solo ora, e questo funziona sempre così. Ogni estrapolazione è un gargarismo mentale.

Dei miracoli si compiono ogni giorno, nella nostra istantaneità, per la nostra sopravvivenza, solo ora, perché possiamo pensare, solo ora, perché troviamo la libertà, ora, perché ci riconosciamo solo ora.

Io sono il dono della vita.

Sapete come, ogni secondo, le vostre cellule, le vostra ossa, i vostri capelli, si rinnovano? Sapete come il vostro cuore batte? Sapete come pensate? Allora, lasciate stare! Restate nel “non so”, un “non so” vivo che vi fa gustare la magia di vedere o di sentire.

David invita J. a condividere un’esperienza:

J.: Stamattina, svegliandomi, ho compreso ciò che ti sento dire da un anno… Con il risveglio viene la presa di coscienza del corpo in un certo benessere. E questa mattina, ho realizzato che proprio prima che il mio corpo si svegli, c’ero. Sentivo il mio corpo, c’era la luce, il rumore del risveglio, ma come dire? Ero prima di tutto questo. Ciò che ho compreso, è che io sono, prima della presa di coscienza del corpo. Io sono prima di sentire le cicale qui, prima dei pensieri che arrivano e giudicano.

David: Bene. Allora continua a coltivare questa relazione tra te e te.

Vedete, J. Ci parla della linfa: “Io sono prima di svegliarmi, prima di pensare, io sono prima della luce, prima di essere nella storia, nello spazio e nel tempo”. E’ molto importante, bisogna fare un gesto per celebrare questo, sennò lo dimentichi e riparti nella tua storia. Questo gesto di coscienza rivela una pratica di coscienza sana. E’ lì che risiede l’arte del “guerriero del presente”.

Il guerriero del presente non ha l’arma per uccidere i suoi nemici, i suoi pensieri da vittima, perché, se lo fa, è già morto: ha già fatto vivere gli altri, i nemici.

L’arma del guerriero del presente è un’arma che guarisce la separazione. Con lei si opera una vera guarigione spirituale,perché bisogna che il guerriero si tenga fermo in se stesso, stabile in tutte le leggi della natura, stabile nella sua impeccabilità, nel suo indirizzo. Resta nell’ “io sono” non lascia la linfa, è prima del pensiero, prima del giudizio, prima della separazione.

E’ un atto di vigilanza e di valore che si inscrive nel cuore del reale, nella vita di tutti i giorni, in lui; il guerriero del presente è invincibile. Ma, se fa il gesto di sguainare (la spada) è già troppo tardi. E’ che già ha strutturato un nemico all’esterno di se stesso, ha inventato qualcuno da combattere e da uccidere.

Sentite bene questo. Fermamente stabile nel sé-linfa, posso includere la moltitudine nel singolo, posso essere plurale…

In “me” c’è “noi”.

L’uomo dal cuore puro, stabilito in un tesoro, stabile nella canzone della vita, se sente cantare ogni particella della creazione, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande, è che, lui-stesso canta “me”.

Il “me” di cui si tratta appartiene al linguaggio universale, quello prima della Torre di Babele, quando le lingue umane non sono ancora inventate e quando le parole non esistono ancora per separare le cose.

Il “me” di cui si tratta è una parola per indicare il linguaggio pre-verbale nel quale tutto è legato, non separato, che esiste nel suo cuore.

Quando si onora questo “me”, quando si sente il suono giusto “me”, si sentono in sé tutte le leggi della natura, si diventa tutti gli dei della natura, tutti i simboli racchiusi nei nomi “Shiva”, “Brahman”, “Vishnu”, si trovano allora incarnati. In India ogni divinità è rappresentata da attributi, è un modo simbolico di testimoniare una qualità di esistenza particolare inscritta nel cuore delle leggi della natura. Quando un uomo si stabilizza in questa verità, in questa canzone cosmica, in questa universalità, diventa e onora le leggi della natura, queste divinità viventi. Allora non c’è più bisogno di simboli esterni per rappresentarle. E’ questa divinità vivente, semplicemente, umilmente, in “me”.

In questa qualità d unità particolare, il risveglio alla fine viene a spazzar via tutto perché non resti che la trasparenza del reale. Questo, riconoscetelo semplicemente, e siate nella certezza che voi siete già questa qualità.

Siete l’emanazione di questo me-linfa, siete la linfa che si manifesta attraverso tutti gli aspetti della creazione.

Le parole d’uomo di sapere sono da comprendere.

Le parole d’un uomo d non-sapere sono da respirare.

Le parole di un uomo di sapere spiegano il perchè. Esse spiegano il come, esse spiegano il vento.

Le parole di un uomo di non-sapere sono la leggerezza del vento.

Le parole di un uomo d non-sapere giocano, volano, sono il vento.

“Presente allo stupore nel cuore di ogni pensiero, perché sono sempre così meravigliato? Ogni parola è una nota, un colore, una semplice poesia, vivono diamanti, oro e geometrie. L’arte di vivere è presenza in “Io sono”, l’arte di Dio è presenza, è molto piccolo” (Rêve d’evil Ed. Altess)

Tutto ciò che dico non è niente, l’essenziale è sempre non espresso.

La meraviglia si meraviglia, si meraviglia, si meraviglia…

– Traduzione di Luciana Scalabrini

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