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La coppia e l’amore – Dall’alienazione alla libertà di Serge Pastor

26 Settembre 2010

3ème Millénaire n. 85 – Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini

La maggior parte delle  relazioni di coppia sono basate su legami reciproci nevrotici, in cui  la donna e l’uomo identificati a una persona molto condizionata da storie familiari, razziali, etiche e altre, intrattengono rapporti legati alla mancanza affettiva da colmare, al bisogno di riempirsi dell’altro, di continuare per sempre costumi e tradizioni ancestrali sugli ego in situazione di sofferenza, di proiezioni e di attese da soddisfare. Così, le coppie mostrano rapporti tra immagini modellate, ricevute o in via di consolidamento, dunque centrate su legami di superficie, raramente su relazioni prive di ogni desiderio di appropriarsi, di sottomettere, di sedurre o di altre strategie messe in atto da un me che ha il mal di vivere.

Non si può parlare d’amore nelle coppie che abitualmente si incontrano, ma di desiderio di amare e di essere amati tra persone identificate a rappresentazioni e costruite su strutture e schemi nevrotici che spesso risalgono alla prima infanzia. Così si vede spesso una donna, prigioniera di un condizionamento tradizionale, familiare, educativo, sociale e religioso totalmente alienante, mettersi sotto il giogo di un marito soggetto agli stessi schemi arcaici, lui stesso ansioso di seguire per sicurezza ed abitudine la stessa via degli antenati. L’uno e l’altro modellati in processi identificatori stabiliti da secoli nella nostra società di ego di massa, non possono fare niente altro che riprodurre in modo ripetitivo gli schemi conosciuti e riconosciuti coi quali i loro antenati e loro stessi funzionano. I due individui, identificati con persone frammentate e separate, conoscono evidentemente un “amore” secondo i loro desideri di continuare a vivere nella segmentazione e nella rappresentazione. Sicurezza, assicurazione, violenza e paura sono oggi il destino delle relazioni di coppia, fino a che ciò che l’individuo, la donna in generale, realizza, in uno scoppio di lucidità esplosiva, l’irrealtà e la falsità di un tal modo di vivere alienante che non la soddisfa più. Rompe allora le immagini proiettate che la chiudevano in stereotipi di buona madre o cattivo padre, di marito geloso o di moglie sottomessa. Non vuole più alimentare una nevrosi di coppia in cui lo sposo assume il ruolo di padre o di figlio  in cui la sposa è identificata con la madre, con l’amante o con la figlia di suo marito. La sua chiara visione dei giochi e delle strategie dell’ego è a quel punto così penetrante che essa è un motore d’azione immediata. L’individuo che percepisce la dimensione fattiva del me incatenato cambia direzione, rifiuta di alimentare le nevrosi di un tempo e va controcorrente rispetto alla vecchia linea di minor resistenza.

Se quella presa di coscienza non avviene che in uno solo dei coniugi, l’equilibrio di coppia vacilla, l’amore fino a quel momento basato sull’amore si estingue rapidamente e si installa il dubbio di un avvenire comune, proiettato in una stessa direzione, lasciando intravedere all’orizzonte conflitti, separazione e divorzio.

E’ facile constatare che la confusione di immagini  legate alla persona non possono essere negoziabili e nemmeno essere cancellate dalla coppia finchè l’ego di uno o dell’altro è padrone della situazione, perché il me non sa altro che ripetersi all’infinito. Ogni coppia, se vuole vivere nell’amore, deve prima di tutto affrontare con lucidità le ferite residue del bambino interiore che abita ogni essere, le immagini e le rappresentazioni nelle quali trasporta il partner a sua insaputa o col suo accordo. Se non stanno attenti, l’uno e l’altro  tessono in modo nevrotico dei rapporti e dei legami basati su maschere e bisogni di compensazione legati all’adolescenza o all’infanzia e non su liberi scambi tra adulti, privi di ogni interesse personale di possesso e di autosoddisfazione.

Senza un lavoro di riparazione individuale e in assenza di lucidità che porta  ad una constatazione reale del modo di funzionamento della vita di coppia, non può esistere realmente amore tra i due partner, ma un vago legame centrato sui desideri e sui bisogni di riempire e su frammentazioni legate all’assenza affettiva accumulata nella storia psicologica di ciascuno. La restaurazione della dimensione autentica dell’essere di ciascuno dei partner è indispensabile e passa per l’abolizione dell’autorità del proprio ego.

Una coppia non è qualcosa di preesistente all’incontro tra due persone, perché in quel caso si tratta piuttosto di pari che di coppia, ma ubbidisce ad una consuetudine fondata sulla libera osservazione di se stesso e dell’altro ad ogni istante e sull’ascolto disinteressato ma attivo degli schemi di identificazione del partner e di se stesso. Ciascuno prima o poi deve mettersi totalmente a nudo di fronte all’altro, spogliarsi totalmente  di ogni transfer di ruolo o di immagine e di ogni paura d’essere giudicato, deprezzato o colpevolizzato. La vera forza d’amore che lega due esseri li conduce naturalmente a liberarsi interamente, ad abbandonarsi pienamente, senza trattenersi, tanto a livello dei sensi che a livello del corpo, del cuore e della mente. Uno stato di fiducia assoluto regna nell’amore di una coppia, in cui ciascuno è apertura libera per l’altro, come essere armonico, avendo integrato la propria non dualità, cioè la sua doppia dimensione femminile e maschile. La complicità, la solidarietà, l’ascolto attento e la comprensione che ama le forze e le debolezze di ciascuno, la conoscenza delle particolarità dei caratteri di ciascuno, dei loro gusti, dei loro fantasmi, delle loro attese come delle loro paure, rinforzano evidentemente la qualità dei legami d’amore. Tutta la persona deve essere esplorata per prima, vista, osservata,  liberata, poi  abbandonata  prima che l’amore possa risvegliarsi sul piano dell’essere. E quel processo non può iniziare se i due partner non si impegnano reciprocamente sulla stessa strada e non continuano lo stesso cammino.

L’incontro d’amore  si produce dunque quando il concetto di persona è del tutto abolito e non esiste che un reale sentire spogliato tra i due esseri. Non sono allora due individualità, due bambini o due adolescenti o due persone straniere e separate che si amano per desiderio di dominazione o di sottomissione, di seduzione o per semplice desiderio sessuale, ma due adulti uniti a un legame autentico che vivono un pieno amore liberamente accettato, la cui sessualità non è che una parte integrante del desiderio d’amare e di essere amati. In quel caso è evidente che la coppia costituisce un’unità non differenziata, tanto che si può dire che l’equazione 1+ 1 = 1 non è più un paradosso matematico.

L’amore di coppia non è pienamente compiuto che se i partner sono liberi da ogni concetto, determinati a impegnarsi in una costruzione comune, pronti ad abbandonarsi l’uno all’altro e quando l’immagine di sé legata alla persona separata cessa  definitivamente di essere al centro della scena. La scomparsa del me individuale di ogni partner è la più sicura garanzia della dinamica della fiamma dell’amore che unisce la donna e l’uomo.

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