La missione del cristianesimo nell’India di oggi

 

FRATE  JOHN  MARTIN  SAHAJANANDA

 

La missione del cristianesimo nell’India di oggi

 

Prima parte

 

Traduzione a cura di Maurizio Redegoso Kharitian

 

La conversione é un soggetto molto delicato, soprattutto nelle regioni in cui il cristianesimo forma una minoranza. In quanto credono che il Cristo ha loro conferito la missione di predicare la Buona Novella e di convertire le persone al cristianesimo. In generale, le organizzazioni induiste si oppongono alle conversioni e suppongono che tutte le attività sociali dei cristiani sono motivate da loro desiderio di convertire. I cristiani in India si riferiscono alla costituzione del loro paese che da loro il diritto di predicare e di propagare la loro religione. Ne risulta una tensione costante tra gli induisti ed i cristiani che porta a delle attività violente da una parte all’altra. In questo articolo, voglio esplorare la questione del significato della conversione nell’India di oggi. Mi auguro che attraverso la via del dialogo con l’induismo, il cristianesimo possa disfarsi della sua visione esclusiva del Cristo per evolvere in favore di una visione inclusiva. In questa visione, il cristianesimo si avvicinerà all’induismo e potranno lavorare mano nella mano, in una maniera che possa svegliare le potenzialità umane. Questo dialogo non si limiterà ad invitare il cristianesimo a superare la “conversione” ed anche ogni dialogo, ma scoprirà che il messaggio di Gesù Cristo é profondamente analogo alla Verità essenziale dei Saggi Vedici o del Vedanta.

 

   Gesù ha annunciato la sua Buona Novella con la dichiarazione: “Il Regno di Dio é vicino.  Pentitevi”. Questa Buona Novella é la realizzazione dell’unità della Sua coscienza umana con la coscienza divina. E’ la buona novella della pace e della liberazione. La sua missione comprendeva due aspetti.

 

   Innanzitutto, abolire i muri artificiali eretti dagli uomini che separano Dio dagli esseri umani e una parte dell’umanità da un altro gruppo. Ha stabilito un Dio Uno, una creazione Una ed una umanità Una, e da questo fatto ha apportato la pace nel mondo. Poi, liberare le persone da ogni struttura oppressiva (sociale, politica, economica e religiosa) e stabilire una società in cui regna la giustizia, l’uguaglianza e la pace; una società in cui gli esseri umani dispiegano e manifestano gli attributi divini d’amore, di compassione e di condivisione nelle relazioni umane. La sua missione era di apportare la pace, di essere un liberatore. Ha invitato ognuno a realizzare questa buona novella e di divenire se-stessi uno strumento di pace e di liberazione

   Gesù-Cristo vedeva già tutta la creazione e tutta l’umanità in Dio. Ha inaugurato una nuova coscienza unita ad ogni umanità ed a tutta la creazione. Chiamava questa identità “Figli di Dio” o “Figli dell’Uomo”. Queste espressioni sono di natura metaforica e non metafisica. Possiamo ugualmente dire “Figlie di Dio” e “Figlie dell’uomo” (umanità). Il Figlio di Dio e la Figlia di Dio hanno un doppio ruolo: essere in presenza di Dio come rappresentante dell’umanità e della creazione intera così che da parlare all’umanità nel nome di Dio. Lui o lei é l’essere umano liberato. Lui o lei é il ponte, il mediatore, tra Dio e la creazione. Lui o lei vivono per il benessere di ogni umanità e di ogni creazione. L’induismo la chiama Vasudhaiva kutumbakam (tutta la terra come una sola famiglia) e prega Dio come segue: Lokah Samastah Sukino Bhavantu (Che tutti gli esseri, in tutti i mondi siano felici). Così la visione di Gesù include tutto ed ognuno. Il suo Dio é il Dio dell’umanità tutta intera e di tutta la creazione. Nessun sistema di credenze o di religione può contenere questa verità immensa di Gesù. E’ il Sanathana Dharma, la verità eterna o la religione eterna. Ha invitato ognuno a partecipare a questa visione. Ha trasmesso la missione ai suoi discepoli di realizzare questa verità in essi-stessi e di proclamarla in seguito alla creazione tutta intera – e non solamente agli esseri umani.

 

   L’annuncio della buona novella di Gesù non é la propagazione di una credenza concernente una persona o l’invito a raggiungere una religione. Al contrario, é l’annuncio della verità universale ed eterna che Dio é onnipresente e che ognuno é già in Dio. E’ l’annuncio che ognuno é già la manifestazione di Dio ed in ultimo Uno con Dio. E’ la proclamazione dell’essenza degli esseri umani al livello più profondo. L’invito alle persone di pentirsi é l’appello a risvegliarsi, a disfarsi dell’ignoranza in rapporto al loro vero Se ed alla falsa identità, e di prendere coscienza e di realizzare la loro vera natura. Il pentimento e la conversione proclamata da Gesù non significano per essi di lasciare un sistema di credenze od una religione per raggiungerne un’altra, ma di superarle tutte per scoprire la presenza universale di Dio all’interno, il Regno di Dio che li abita.

   Gesù ha invitato Nicodemo ad uscire dalla sua matrice religiosa per entrare nella presenza universale di Dio. Si tratta di scoprire la sua unità con Dio per poter dire con Gesù: “Io ed il Padre siamo uno”. Vivere a partire da questa unità fa della nostra vita, la vita di Dio e delle nostre azioni le azioni di Dio. Gesù Cristo ha detto: “Le opere che faccio non sono le mie, ma é il Padre che abita in me che fa le sue opere”. E’ così che si manifesta l’arrivo del Regno di Dio, il Sanathana Dharma, Gesù Cristo ha ugualmente detto: “Sono la luce del mondo” e “Voi siete la luce del mondo”. Queste due dichiarazioni costituiscono la Buona Novella di Gesù. Gesù-Cristo ha realizzato che il suo Me eterno era Dio, e che questo “Me” era la luce del mondo. In questa esperienza, ha ugualmente realizzato che il “Voi” eterno di ognuno é Dio e che questo “Voi” é la luce del mondo. E’ la vera missione che ha dato ai suoi discepoli: invitare ognuno ed ognuna a realizzare che lui, lei, é la luce del mondo ! Essere la luce del mondo significa vivere attraverso questa luce interiore, attraverso questa verità inerente con la quale una persona dichiara con Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita”. E’ la competenza spirituale innata, é la capacità di realizzare la propria totale potenzialità.

 

   Questa verità non trovava la minima risonanza presso la tradizione ebraica. Questa si era familiarizzata con la presenza universale di Dio ed aveva anche atteso la Nuova Alleanza in cui Dio scriveva la Legge nel cuore di ognuno, ma non poteva intravedere la coscienza umana identica alla coscienza divina. La sua visione di Dio era quella di un creatore e gli esseri umani come creature. Questa comprensione non permetteva la possibilità dell’esperienza dell’unità con Dio. Così le dichiarazioni di Gesù erano controverse e considerate anche come blasfeme. Ne seguiva la collera dei capi religiosi e fu condotto ai dirigenti politici che lo condannarono alla crucifissione.

   La verità di Gesù non ha niente di sorprendente per i saggi Vedici. Avevano già realizzato la presenza inerente ed universale di Dio e l’unità della coscienza umana con la coscienza divina 500 anni A.C. Isa Upanishad dichiara che la creazione intera é impregnata dell’intelligenza divina. Rinunciando alla propria ignoranza fondamentale, una persona può scoprire questa verità e vivere una vita di libertà e di gioia. I saggi delle Upanishad avevano già dichiarato che Atman era Brahman. La coscienza umana, atman, é Uno con il fondo dell’universo Brahman. L’analogia con la dichiarazione di Gesù è sorprendente: Il Padre (Brahman) ed io (atman) siamo Uno. Avevano ugualmente dichiarato “aham brahma asmi”, Io sono brahman e tatvamasi, e voi siete brahman. Queste dichiarazioni sono perfettamente in accordo con le dichiarazioni di Gesù “Io sono la luce del mondo” e “voi siete la luce del mondo”. I cercatori indù sono in permanente ricerca della realizzazione di questa verità. Per loro é mukthi o liberazione o liberato dal samsara – dal ciclo perpetuo delle nascite e della morte. Gli esempi della realizzazione di questa verità addondano in ogni generazione.

 

   E’ sfortunatamente comprensibile che i discepoli abbiamo trasformato la visione inclusiva universale di Gesù in una visione esclusiva. Vi sono forti possibilità che siano stati educati secondo una visione dualista della creazione e di Dio. Probabilmente, non hanno potuto immaginare che fosse possibile, per tutti gli esseri umani, di fare la stessa esperienza di Gesù. Anche se accettare questa possibilità per una sola persona può già essere considerato come un progresso, come un passo in avanti nell’evoluzione spirituale, i discepoli l’hanno accordato unicamente a Gesù e ne hanno chiuso la possibilità ad ogni altra persona. Questo concetto ha creato una sorta di apartheid spirituale. Un fossato insormontabile é stato tracciato tra Gesù ed il resto dell’umanità. La credenza é stata così diffusa secondo la quale Gesù Cristo é ben il Figlio unico di Dio, l’incarnazione di Dio, ma il resto dell’umanità é rinviata ad un rango subalterno. Gli esseri umani sono percepiti come i bambini adottivi di Dio, ma resteranno per sempre le sue creature. La forza vitale del cristianesimo é ormai riassunta nella convinzione che “Gesù-Cristo é la via unica verso la verità e la vita”. Ogni altro cammino verso Dio é escluso. Il cristianesimo proclama che Gesù é la luce del mondo e nega la stessa possibilità agli uomini che ne sono ridotti a diventare i suoi fedeli con il solo privilegio di seguirlo. Così nacque l’interpretazione della missione donata da Gesù come suo ordine di convertire al cristianesimo delle persone appartenenti ad altre religioni. Da allora, la conversione fa parte integrante del cristianesimo.

 

   La cristianità soffre di una visione spirituale dicotomica: una visione per il Cristo ed un’altra per i cristiani. Una visione non-duale é riservata al Cristo dicendo che é Uno con Dio ed una visione duale é lasciata ai cristiani dicendo che sono le creature di Dio. E’ questa visione dicotomica che crea un’apartheid spirituale tra il Cristo ed i cristiani. La tradizione advaitica dell’induismo si sente a proprio agio con la visione advaitica del Cristo, ha nondimeno delle difficoltà ad accettare che quest’esperienza sia riservata solo a Gesù ad esclusione di ogni altra persona. Ha delle difficoltà con la visione dualista del cristianesimo che mantiene gli esseri umani eternamente separati da Dio. La visione dualista del cristianesimo descrive uno stato di coscienza inferiore alla visione advaitica dell’induismo. Possiamo dire che il cristianesimo non ha una “Buona Novella” da offrire all’induismo. E’ forse la ragione per la quale un cristianesimo dualista non ha attrazione per lo spirito non dualista dei saggi indù. Non vi sono punti d’incontro tra queste due visioni. Ascoltiamo spesso gli indù dire: “Noi amiamo il Cristo ma non il cristianesimo o i cristiani”. Mi sembra che il punto d’incontro sia solamente possibile tra la visione advaitica dell’induismo e la visione advaitica del Cristo. Swami Abhishiktananda e Bede Griffiths, i fondatori de Saccidananda Ashram, Shantivanam, hanno mostrato questa possibilità.

   La visione esclusiva del Cristo, formulata e compresa dal cristianesimo, fa di Dio un Dio settario che appartiene solamente ad un gruppo preciso di persone, escludenti tutte le altre. Degrada Gesù Cristo al ruolo di un capo spirituale settario di una grande religione escludente tutte le altre. Questa visione crea un muro tra Dio ed i cristiani, lo stesso che tra cristiani e non cristiani. Presenta Gesù-Cristo come una sorta di colonizzatore spirituale che cerca di stabilire il suo controllo e le sue regole su tutti gli uomini. Questa visione interpreta la missione del Cristo come propaganda e conversione. Le chiese cristiane credono ed affermano ufficialmente che esse hanno l’ordine di Gesù di proclamare la Buona Novella e di convertire le persone al cristianesimo, anche se oggi molte chiese importanti in India non s’implicano in conversioni dirette. E’ questa credenza che é diventata la radice dei conflitti e delle violenze con altre religioni, particolarmente con l’induismo in India. Qualche organizzazione indù suppone che dietro tutto il buon lavoro che fanno i cristiani si nasconde la sola motivazione di convertire. Questo è lungi da essere vero. E’ in questo contesto che i cristiani sono invitati a ripensare la Buona Novella di Gesù ed il suo comandamento ai suoi discepoli di proclamare la Buona Novella a tutta la creazione. La domanda si pone: hanno importanza le conversioni oggi in India?

Il seguito nel numero 110

 

  

 

 

 

 

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