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La sola libertà: l’istante presente di Marina Borruso

6 Ottobre 2010

3ème Millénaire n.89 – Traduzione della dr.sa Luciana Scalabrini

3m. Quando constato il modo in cui agisco nella vita, vedo che il mio comportamento sembra seguire un cammino predeterminato. In altre parole di fronte a una certa situazione reagirò sempre in una determinata maniera. Di più, sono come agito da quel funzionamento: non sono cosciente di ciò che faccio. Mi dico a volte “perché ho fatto così?”. Mi sento meccanico, come un robot. Sono un robot? E’ possibile vivere in un altro modo?

M.B.   Certamente potete sperimentare una dimensione in cui non siete determinati, in cui avete la scelta. Per questo, basta non essere più identificati con la voce che parla nella testa, con la corrente dei vostri pensieri. Come molte persone possono constatare, agiamo nel modo che dite, molti non sono nemmeno coscienti dei propri comportamenti inconsci. Improvvisamente ci imbattiamo in qualcuno e lì realizziamo che eravamo totalmente assenti, assenti, per niente presenti. E spesso non basta scontrarsi con qualcuno per risvegliarci. Quando guidiamo, ad un tratto realizziamo che non eravamo affatto presenti. Ne prendiamo coscienza perché siamo andati troppo al di là di molti chilometri senza nemmeno sapere da dove siamo passati.

Così, ricominciamo le nostre azioni senza averne coscienza. E’ dopo averlo fatto o detto che lo realizziamo. Ma a volte non è così. Tutto ciò accade perché siamo identificati con la corrente dei pensieri. Pensiamo, come dice Eckhart Tolle: siamo la voce nella testa e ci identifichiamo con lei.

Il mentale non conosce il momento presente. Sperimenta il passato o il futuro, ma non conosce l’adesso, la sola vita che abbiamo.

Il mentale che pensa può avere un’idea del presente, ma non può darci l’esperienza del presente. Se osservate i vostri pensieri, potrete notare come siano sempre legati al passato o al futuro. Così, quando siamo identificati coi pensieri, non siamo nel presente.  La risposta che diamo alle esperienze del momento presente, a ciò che la vita  ci porta, viene dalle esperienze del passato. In altre parole, ci ripetiamo.

Agiamo secondo la nostra antica programmazione, non abbiamo scelta. Ripetiamo le stesse cose. Ma la ripetizione può essere inadatta alla situazione presente.  In ogni caso, non siamo nel presente per scegliere, non siamo liberi.

3m.  Ma come non essere identificati con i pensieri? Come posso essere nel presente, libero dal mio comportamento meccanico?

M.B.   Il corpo è la porta verso il presente. Nella nostra società non comprendiamo il corpo. Ci atteniamo ai suoi aspetti esteriori  per trovare o per confermare  che noi siamo.  Ma è il corpo interiore che ci permette di entrare nella nostra vera natura, l’entrare in ciò che siamo, la Coscienza. E questo si produce quando siamo nel presente. La Coscienza è nel presente. Quando dirigiamo la coscienza nel corpo, siamo nel presente. E lì incontriamo noi stessi.

Se lo desiderate, potete all’inizio seguire la respirazione e alla fine del respiro mantenere là la vostra attenzione. Ed essere molto attenti.

Una qualità d’attenzione che è di vigilanza. Come se faceste qualcosa di molto importante. Non è concentrazione, che viene dal mentale, cerca qualcosa ed è in  leggera tensione. Questo appartiene alla volontà. Qui si tratta di un’attenzione che non fa che guardare: solo guardare che non vuole niente. Potete notare nel vostro un calore, qualcosa che vi dice che il corpo è vivo. Un pizzicore, una leggera vibrazione.  Percepite il campo energetico del vostro corpo.  Siete già nell’adesso.

Potete anche notare un’attività mentale, qualche pensiero. Ma non lo seguite. Lasciate fare le cose come quando seguite con lo sguardo le nubi nel cielo.  Non arrestate la vostra attività mentale. Semplicemente orientate la vostra attenzione su qualcos’altro, verso il corpo.

3m.   Comprendo bene questa questione di ritornare al corpo. Evocate un’attenzione non volontaria. Ma quando guardo la cosa quando succede in me, dimentico subito questa cosa del corpo, poi quando me ne ricordo, dirigo l’attenzione al respiro. Ma a quel punto c’è una volontà,  e una tendenza meccanica alla concentrazione sul respiro. Quando ne prendo coscienza, non sono contento di me, perché vedo che non faccio ciò che dovrei fare. Allora voglio eliminare la concentrazione e di nuovo è un desiderio meccanico. Sono preso in questo processo che gira in tondo.

M.B.   Poco importa da dove incominciate. All’inizio, giacché viviamo in una società orientata al mentale, sarà il mentale. Nel nostro caso, la concentrazione. Ma il punto importante è che lo constatiate. O per dire meglio, ciò che in voi constata. E’ la coscienza.  E’ già lì! L’avete! E’ il punto più importante.

Nella nostra società il mentale è come un bambino viziato Vuole la nostra attenzione. Quando non ce l’ha cerca di attirarla. Se lo lasciate fare, piombate nell’inconsapevolezza.

Spostate la vostra attenzione dal mentale al corpo, ed eccovi nel momento presente, ma il mentale è sempre lì, attivo.

Questo vi porta alla tappa seguente: dire di si. Lasciar andare. La parola magica. Notate che c’è più concentrazione che attenzione. Molto bene. Potete accettarlo? Potete ammettere  che è il modo in cui ora questo accade?

Dopo aver constatato questo, non vi piace il modo in cui vi comportate. E ancora una volta, potete dire di si a questo?

Dire di si, lasciar andare, è la saggezza di riconoscere che le cose, in questo momento, sono come sono. E lasciate le cose come sono, non interferite.

Così, poco importa da dove incominciate. Potete fare ciò che fate e dire di si a quello? Il senso di curiosità, lo spirito del viaggiatore, una persona che fa un viaggio in se stessa, può aiutare…

Semplicemente dite di si, poi fermatevi e guardate ciò che è.

3m.   Ma chi può dire di si? Tutto in me dice di no. Se qualcuno mi domanda di fare qualcosa, sento il mio corpo così inerte che è un vero sforzo muovermi. E per me è sgradevole essere disturbato. Ed è così tutto il tempo. Dico sempre di no tranne nel caso in cui ho un interesse personale a dire di si. Ma l’ego può dire di si nel senso in cui lo proponete?

M.B.   Ciò che in voi dice di si è la Coscienza stessa. Come la Coscienza è la vita stessa, non può opporsi a ciò che crea la vita.

La Coscienza è la sola cosa in voi che possa dire di si.

Di più, la Coscienza è ciò che in voi nota che dite di no! La Coscienza osserva, ma chi dice di no in voi è il mentale.

Dire di no va nel senso dell’autoaffermazione, qualcosa che si sente più forte e più resistente. E’ l’idea che avete di voi stesso, l’ego. Dire di no è come navigare contro corrente, contro la corrente della vita. Vivere contro la vita. C’è molta tensione. In questo momento, la vita è quella che è. Più tardi, può cambiare.

Ma quando in voi tutto dice di no, la chiave è autorizzare il no. Fate l’esperienza del no. Della sua energia. Sentite la tensione in voi. Guardatela. Siate attenti a ciò che accade in voi. Non cercate di cambiare nulla.

Quando sentite il peso del corpo quando qualcuno vi domanda di fare qualcosa, lasciate che il vostro corpo sia pesante. Non tentate di dire di si. Restate calmo e fate esperienza.

Quando non desiderate essere disturbato, non vi muovete. Siate in disaccordo. Restate lì. Radicatevi in ciò che è. Così siete nel presente. Restate radicato fino a che sia totalmente finito.

Se qualcosa in voi dice di no, molto bene. Sperimentate il no. E’ il momento di vivere quell’esperienza, è ciò che è. Siete in ciò che il presente vi offre. Quando fate questo, senza seguire i pensieri, non siete connesso col mentale e siete libero, nel presente.

Quando capita qualcosa, non fate un passo di lato, non allontanatevi, non fate niente contro. State dove siete. E osservate. Guancia a guancia con voi stessi.

Non potete farlo con la testa, lo fate col corpo.

Gesù diceva “offrite l’altra guancia”. Significa restare col corpo, con quello che arriva,  farne l’esperienza. E anticipa anche che questo non ha importanza…, potrebbe ripetersi ancora…

Dire di si non è, come molti credono, diventare una vittima, un perdente. Il solo perdente è l’ego, che perde la possibilità di affermarsi.

Potete dire di no e non significa che vi piace quello che succede.  Ma riconoscere nonostante tutto che è quello che capita ora.

E potete agire secondo la direzione nella quale si orienta l’azione. E il modo in cui agirete sarà molto differente da quello che sarebbe stato se aveste detto di no.

Come dice Eckhart Tolle:

“Ogni volta che accettate ciò che è, emerge qualcosa di più profondo al di là di quella accettazione. Potete essere nel dilemma più terribile, esterno o interno, in situazioni di vera sofferenza, dal momento in cui accettate ciò che è, andate al di là, trascendete tutto questo. I sentimenti, le emozioni, la sofferenza possono ancora essere lì, ma voi vi trovate improvvisamente in un luogo più profondo, dove queste cose non sono veramente importanti”.

Quando soffia il vento, potete vedere piccole onde, o grandi, alla superficie dell’acqua, ma al fondo tutto è tranquillo. Dire di si è andare al fondo di se stessi, là dove tutto è calmo e tranquillo. Potete sentire le onde, le emozioni, il tumulto in superficie, ma non vi danno problemi, voi siete in pace. Ed ogni azione che farete, porterà pace al mondo. Allora siete liberi, niente vi può turbare”.