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L’ascolto non duale in Rudolph Steiner

23 Settembre 2010

3ème Millénaire

Traduzione di Luciana Scalabrini

 

Conoscere ciò che è

Per molti amanti della spiritualità del 21° secolo la scienza dello spirito di Rudolph Steiner, elaborata all’inizio del 20° secolo sembra molto lontana dalla maggioranza dei ricercatori illuminati Gli amanti della non dualità non vi trovano il cammino cercato dalla maggior parte delle guide attuali. La via prospettata dal padre dell’antroposofia meriterebbe una migliore presentazione per non subire né il rifiuto né l’indifferenza dei contemporanei ricercatori di verità. La dialettica non duale si presta perfettamente a quell’insegnamento, di cui occorre spiegarne le premesse.

Abbiamo torto se pensiamo che Steiner proponga uno sviluppo dei poteri occulti per un ego avido di potere. Lo sviluppo spirituale presentato nelle sue opere si basa su una via di conoscenza di sé. Conoscenza che implica l’osservazione non duale, cioè senza giudizio, delle risorse più nascoste della nostra psiche.

“E questo esige prima di tutto che si sia nel più profondo della nostra anima veri allo sguardo di noi stessi. Non si ha il diritto di sbagliarsi su nulla riguardo a sé, si devono guardare in faccia i propri difetti, le debolezze e le incapacità con sincerità interiore”  (Come si arriva alla conoscenza dei mondi superiori. di R. Steiner).

La verità si inscrive in una via diretta, non abituale per la mente condizionata a giustificare il falso evitando di vedere ciò che è, non abituale alla mente condizionata a non scegliere il vero aborrendo i propri difetti…

“C’è solo un cammino per disfarsi dei propri difetti e delle proprie debolezze ed è quello di conoscerli così come sono. Nell’anima umana tutto dorme e può essere risvegliato” ( Steiner: Come giungere alla conoscenza dei mondi superiori.)

Vedere ciò che è comporta le maggiori difficoltà quanto all’onestà verso se stessi. Però il miracolo è possibile.

“L’essere umano può migliorare anche la sua intenzione e la sua ragione se, nella calma e nella tranquillità dell’anima, si chiarisce riguardo alle ragioni per cui è debole in quel campo”.

Possiamo vedere la nostra stoltezza direttamente, senza false fughe: si! No!… possiamo anche vederla con l’insulto: “Sei un imbecille!”. Per quanto questo sia diretto, non è facile, tanta è l’inerzia a conoscerci che è radicata nel nostro condizionamento cognitivo.

“La conoscenza di sé è difficile, perché la tentazione di farsi delle illusioni su di sé è immensamente grande. Chi si abitua alla verità su di sé si apre le porte che conducono ad una comprensione superiore”. E’ una via che passa attraverso la pazienza, ci dice Steiner:

“Si deve tendere a sviluppare in modo particolare la pazienza. Ogni movimento d’impazienza ha un’azione paralizzante, distruttrice delle facoltà superiori latenti nell’essere umano”.

Formulazione contraddittoria? Sviluppare la pazienza non è un errore? Paradossalmente è la via meditativa dell’equanimità e non dello sviluppo dell’ego. Questo nel cuore stesso della pazienza è dedito allo spogliarsi del vecchio uomo, secondo gli insegnamenti di San Paolo: “non è l’uomo psicologico che accoglie le cose dello Spirito di Dio, non è l’uomo esteriore, ma l’uomo interiore, l’uomo spirituale”.

Steiner dice: “Certo, devo fare di tutto per formare la mia anima e la mia mente; ma devo aspettare con la massima calma di essere trovato dalle potenze superiori degno di una certa illuminazione. Quando quel pensiero diventa così potente nell’uomo da prendere la forma di una disposizione permanente del carattere, allora si è sulla buona strada.”

La vera pazienza con il silenzio interiore che vi è inerente offre le chiavi del proprio insegnamento.

“La pazienza ha un’attrazione sui tesori del sapere superiore, l’impazienza una repulsione”.

Coltivare il mondo dei suoni.

Per iniziare la via dello sviluppo spirituale Steiner propone molti tipi di esercizi di risveglio e di attenzione. Qui ci occuperemo degli esercizi che riguardano l’ascolto dei suoni.

In un primo tempo si tratta di ascoltare i suoni degli animali. Indipendentemente dall’aspetto piacevole o meno di un grido animale particolare, si tratta di immergersi nell’impressione prodotta dal suono stesso, cioè dalla manifestazione psichica dell’animale aggressivo, gioioso, affamato, ecc. Ci si immerge in una realtà estranea. Poi progressivamente “si apprende a provare tale sentimento rispetto a tutta la natura. Ed ogni nuova disposizione discende da questo fatto sul mondo dei pensieri e dei sentimenti. Tutta quanta la natura comincia a mormorare all’essere umano dei segreti coi suoni che fa sentire. Ciò che prima era per l’anima rumore incomprensibile diventa linguaggio della natura pieno di senso”.

I rumori del mondo inanimato rivelano allora la propria essenza. Il rumore dell’acqua del torrente, la pioggia che crepita sulla via, le foglie al vento, ecc.

Cominciamo così a udire con l’anima.

Infine Steiner invita il discepolo dell’occulto (inteso come ciò che non si vede) a estendere l’esercizio all’ascolto degli altri. Non si tratta più di agire meccanicamente, di accettare o rifiutare interiormente le opinioni di un interlocutore, ma di ascoltarlo realmente, almeno per un momento scelto intenzionalmente.

“Nella ricerca spirituale questo si esercita con metodo. Gli allievi sono tenuti ad ascoltare in certi momenti,  come esercizio, i pensieri più opposti e a ridurre totalmente al silenzio ogni giudizio negativo, ogni sentimento di disapprovazione, di rifiuto o anche di approvazione. In particolare l’allievo deve osservarsi sempre attentamente per scoprire se simili sentimenti si trovino alla superficie o nel più intimo della propria anima.”

La conoscenza di sé, intimamente connessa in questo approccio spirituale, necessita che scopriamo le ragioni per cui non ascoltiamo gli altri, il nostro vicino, i nostri genitori o chiunque si presenti davanti a noi. Lo scopo allora non è quello di sforzarci di ascoltare, ma di imparare a vedere il nostro bisogno di imporci in quella circostanza o con quella persona, di discernere le diverse ragioni di quella sordità che ci fa credere di farci sentire mentre non ascoltiamo.

L’obbiettivo è di scoprire il modo di essere coscienti con un nuovo senso dell’udito.

“ Si arriva così a uno stadio in cui si sentono le parole di un altro in modo interamente privo di egoismo, mettendo tra parentesi la propria persona, la propria opinione e il proprio modo di sentire.”

Gli amanti della filosofia contemporanea potranno confrontare Steiner con la fenomenologia di Husserl che a suo tempo dimostrò la necessità di esercitare interiormente “una messa tra parentesi della propria personalità” per liberarsi dai condizionamenti e fondare “ una filosofia come scienza rigorosa”( Husserl: La filosofia come scienza rigorosa ). Questo punto, che meriterebbe uno sviluppo ulteriore, giustifica la troppo trascurata scienza spirituale di Steiner. Ma ritorniamo al discepolo dell’occultismo:

“ Se l’allievo si esercita così senza la minima critica, anche se gli viene detta un’opinione contraria alla sua, allora impara a fondersi interamente con l’altro e ad essere uno solo con quell’essere. Attraverso le parole che ode penetra nell’anima dell’altro. Con questo esercizio il suono diventa il mezzo giusto di percepire l’anima e la mente.”

L’approccio fenomenologico fu condotto da Steiner fino al limite del mondo spirituale; d’altronde è questa la vera destinazione della filosofia dopo Platone: far uscire l’anima e la mente dallo stato di sonno e di cecità; questo è anche il senso stesso dell’educazione (ex – ducere) che significa condurre fuori da, perché si risvegli “la percezione della parola interiore”.

“Poco a poco delle verità vengono dal mondo dello spirito a rivelarsi all’allievo. Egli sente che gli si parla in modo spirituale. Tutte le verità superiori sono accessibili con quel linguaggio interiore”.

Alla fine di questa brevissima introduzione, forse potremo meglio apprezzare la via non duale di Steiner. Allora il termine  di sviluppo occulto non deve turbare i ricercatori di verità che devono comprendere che gli esercizi indicati derivano da una semplice ed evidente attenzione a ciò che è . “ Allora agiscono nella tua anima delle forze che ti rendono chiaroveggente nello stesso modo delle forze della natura che hanno formato gli occhi e le orecchie a partire da una sostanza viva”.

I termini usati da Steiner un secolo fa non devono ostacolare il ricercatore sincero che respinge lo spiritismo, il channeling e altre fantasie che si sono sviluppate ai margini della spiritualità. Sebbene sia spesso mal rappresentata, la scienza dello spirito del padre dell’antroposofia discende dalla filosofia più sicura e rimane del tutto da scoprire.

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