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L’immagine – me: l’ultima illusione di David Ciussi

6 Ottobre 2010

3ème Millénaire n. 87 – Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini

Un istruttore non risponde alle domande mentali. Partecipa con gioia alla distruzione delle illusioni… (risa)

D.      David, potete dirci che cosa è l’illusione?

R.      L’illusione, dal punto di vista spirituale, genera un falso rapporto con il reale. E’ un velo che ci inganna sulla natura della realtà e, più incredibile, sulla nostra propria natura. L’illusione è fonte di errore, di mancanza di lucidità, di sofferenza. E’ una credenza che si basa sulle apparenze, sui desideri o sulle proiezioni. E’ il fenomeno più sofisticato del pensiero immaginativo, che sa creare una rappresentazione attraente e affascinante di una falsa realtà. L’illusione non svela la sua natura fallace di creazione mentale o emozionale che quando è vista in tutta la sua natura di miraggio da una coscienza  diventata acuta, che sa denunciare le immagini mentali, l’incoscienza e il bisogno di credere a papà Natale.

D.      Ma allora come fare per essere vigili e prendere coscienza della nostra messa in opera del nostro immaginario inquinato?

R.      Smascherando l’identificazione all’immagine che abbiamo di noi stessi, pensando contro noi stessi senza esserne lucidi, smettendo di giocare alla murena… Mi spiego: un gruppo di ricercatori scientifici ha messo uno specchio ad alcuni metri da una murena sotto il mare. Questa ha attaccato quello specchio per più ore pensando di avere a che fare con un nemico… Chi aveva davanti a lei? Solo la sua immagine, quella che chiamo l’immagine – me. Quante volte battiamo il naso nello specchio delle nostre illusioni e agiamo guardando lo specchio piuttosto che la realtà con pensieri negativi, svalorizzanti, colpevolizzanti contro di sé…Quante volte confondiamo la nostra immagine- me con la nostra vera natura, che è amore, pace e libertà assoluta.

L’illusione dei sogni.

Che bell’esempio d’illusione un sogno; mentre non è che una successione di immagini che vi sembrano vere e vi fanno credere a uno scenario…di cui siete il coautore e l’attore… Quelle immagini le vivete come se fossero la realtà. Colui che è identificato con l’attore soffre…; in un incubo, per esempio, le false situazioni vi fanno paura. Quando vi risvegliate, l’incubo c’è ancora? Ovviamente no, non siete più perseguitati dal male che vi opprimeva… Il mago-sognatore non esiste che nel sogno, non è vero? Al risveglio la magia dell’illusione scompare, essa era inventata dal nostro immaginario, anche il mago è scomparso. Ma, per questo, c’è stato bisogno di cambiare stato di coscienza e passare dallo stato di sonno allo stato di veglia perché fosse scoperta la magia! Nello stesso modo bisogna essere vigili, aumentare “radio-presenza” per denunciare l’illusione dell’ego.

D.  “Uscire dall’illusione”, “Vedere la realtà in faccia”, questo attiene a un mito o a un risveglio della coscienza realizzabile da ciascuno di noi?

L’illusione che ostacola l’accesso alla realtà, è sorgente di errore. Ciò che può denunciarla e rimetterci “sulla retta via” è il rapporto con il reale immediato, è la nostra pratica dell’istante presente. Una cosa è vedere il reale del qui e ora, un’altra è vedere la vita attraverso uno specchio, perché pensare è guardare lo specchio mentale sperando di trovare le soluzioni. Provate a cogliere dei fiori o a tuffarvi in uno specchio… Potete toccare il passato con la mano? Potete gustare il futuro con la lingua?

Non confondersi più guardando lo specchio dei pensieri e vedere la realtà del regno del presente nel reale immediato è uno dei segreti per uscire dai miraggi mentali. Vedere la realtà in faccia, smettendo di essere identificati con la personalità conosciuta, è tuffarsi nella più sublime intimità del nostro essere, accedendo così al movimento della nostra presenza oceanica indifferenziata e simultanea che non si può né perdere e da cui non ci si può nemmeno allontanare…

Quel tuffo in sé è dato a tutti gli esseri, è naturale e realizzabile per tutti. Si attua già in tutti gli esseri qualsiasi sia il grado di evoluzione spirituale, di meriti, di razza o di religione ecc. Non è commovente e meraviglioso sentire che l’accesso al regno si fa immediatamente, cammin facendo, in ogni istante…

D.      Mi confermate dunque che è un risveglio della coscienza realizzabile da tutti!

Si, siamo tutti uguali e ricchi del principio della coscienza. Quel principio di tuffo “ in sé” ci precede, ci è connaturato, ci trasporta, 24 ore su 24 siamo fondati su di lui, è la capacità naturale d’Essere nell’essere umano. Come ogni capacità, questa si svolge e si concretizza da sempre e immediatamente senza fine.

Noi siamo capaci di abbandonare la nostra immagine-me. Guardate cosa accade durante il sonno profondo. Avete osservato che la personalità identificata alla memoria non è più attiva? Non siete né uomo né donna, né una qualsiasi cosa conosciuta, no? E il mattino dopo una buona notte di sonno, si è contenti di aver dormito bene…perché non avete pensato e avete dimenticato la vostra identità. Il principio del sonno fa tacere le trappole del pensiero e smaschera la personalità identificata ai voleri, ai saperi, alla colpevolezza, ai giudizi, ma soprattutto il principio del sonno ci offre  la pedagogia del passaggio, il profumo e il gusto della pace e della verità ritrovata. E’ come un dolce e luminoso tuffo in sé nelle più fini particelle della nostra essenza.

Avete visto come tutti gli esseri umani fanno quel cammino tutte le notti…e l’indomani mattina… assaporano il piacere di avere dormito bene, sperando di ricominciare alla sera. Allora è così doloroso perdere la propria identità?

Passare dal ricercatore perduto all’esploratore rinsavito.

Decolpevolizzatevi! Lasciate la logica del non essere connessi, noi siamo tutti fondati sul principio naturale della Coscienza. Essa è onnipresente in ogni istante. (Pensate meno che siete sempre in ritardo e che perdete tutti i treni).

Smettete di essere tesi a un risultato. Camminate nel passo dell’istante: il vostro approccio e la comprensione del processo delle vostre meditazioni sarà più sano e senza attese.

Dimenticate le strategie di fuga o di attacco, ritornate al sentire del vostro corpo, delle vostre emozioni nell’esperienza vulnerabile della sfida del reale, qualunque sia. Sarete nell’esperienza, perciò nel presente.

Mettete lucidità quando vi sorprendete a pensare, e vi sentirete liberi. Ormai non vi confonderete più: guardate lo specchio dei vostri pensieri, col vedere la verità del regno del presente nel reale immediato.

I pensieri dicono il vero?

E’ uno scoop, un pensiero non dà niente…E’ il motore dell’azione che  produce il reale. I pensieri mentali sono pura illusione…!Se ci si lascia prendere dal loro gioco, si può arrivare alla follia. Forse agiscono? Hanno potere? No, ci fanno immaginare qualcosa che non è lì. Sono gli strumenti dei concetti.

Riflettete sulle tante volte che avete pensato di morire, immaginato tutto in nero, mandato un pensiero vendicativo ad un vicino nemico, o a vincere al lotto…E’ successo? Abbandonate l’iperresponsabilità  di pensare che ciò possa nuocere agli altri. Questo non può nuocere che a voi stessi se ci credete. Avete notato che in circostanze drammatiche, urgono soluzioni inattese, ben più adatte di quelle proposte dalla logica mentale, che la guarigione del corpo è superiore  alla paura di morire! Immaginate un momento di scalata, se lo scalatore pensa alla sua paura, i muscoli si avvelenano, è il crampo. L’azione rallenta. Più si alimenta la paura, più si manifesta la paralisi del corpo, fino ad abbandonare tutto.

Un pensiero non può fare niente per voi, un pensiero non ha mai dato nulla. Quando sorge il pensiero di sopravvivenza: ho fame!, è quel pensiero che vi nutre o è l’azione di andare a prendere il cibo in frigo? Un proverbio cinese dice: “Il pensiero non cuoce il riso”. Il segreto è studiarsi agendo nel reale presente e fare la distinzione tra pensare inventandosi degli ostacoli e sentirsi e riconoscersi nell’azione. Osservate bene: è impossibile pensare e vedere nello stesso tempo. Prendere coscienza dell’azione naturale del corpo, della respirazione, del rilassamento muscolare o della contrazione ecc., dà la tensione giusta, la fluidità dell’azione e il piacere di agire. Essere presente, non distratto, dà una qualità d’essere, uno spazio di coscienza, come se lo spettatore e lo spettacolo fossero inglobati nella bellezza del tutto.

Ritrovate la vostra personalità spontanea.

Se vedete l’illusione di essere identificato al pensiero mentale, lasciate la personalità conosciuta, ridiventate la persona spontanea e naturale e in questo nuovo spazio (in cui tutto succede) potete apprendere  ad andare fino in fondo a voi stessi nella relazione con gli altri. Questa capacità è un potere potenziale, un granello di coscienza infinita, un movimento universale del creatore nel cuore della sua creatura, un atto di puro amore.

Questa capacità è da riscoprire come un processo infinito di rinascita, come un bimbo che viene al mondo riscopre ciò che migliaia di esseri umani hanno imparato e gli hanno trasmesso con il patrimonio genetico. Il neonato attualizza di nuovo tutte le scoperte dell’incantesimo di esistere nell’esperienza di essere un essere vivente, di essere un corpo e un’anima; poi nel dispiegarsi dello spazio- tempo, attore nel mondo, partecipa dell’equilibrio, del cammino, della parola, della relazione con il tutto e con la vacuità creativa.

Quel passaggio, quando è reso intelligibile in un’anima, diventa una coniugazione, un modello pedagogico visibile e sperimentabile. Quel passaggio rappresenta l’estinzione del fuoco della sofferenza, dei pensieri mentali e della personalità identificata all’immagine- me.

D.     Dite che il legame tra il creatore e la creatura è un movimento universale del creatore nel cuore della sua creatura, un atto d’amore puro. Potete spiegarlo meglio?

Quando comprate una macchina fotografica, il creatore che l’ha concepita non è più presente nella macchina, no? Il creatore è a casa sua e la macchina nel vostro armadio. Il creatore non è più nella creazione. Possiamo dire che è in un rapporto di esteriorità con ciò che ha creato. Per noi è esattamente il contrario: il creatore è il vivente incluso  nella sua creatura e abbiamo un rapporto di interiorità con lui!

D.     Ma che ne è della relazione sensoriale con il mondo esterno?

Il principio di riunificazione e il suo corollario, la gioia d’essere, è in tutto ciò che percepisco, intendo, gusto, tocco ecc. Per questo è necessario scoprire e unificare il passaggio tra  l’interno e l’esterno e mettersi al limite: punto di coscienza e di passaggio, congiunzione tra il temporale e l’atemporale, presenza in uno spazio ove appare e scompare il mondo delle apparenze, è come assistere al parto del mondo rinnovato…matrice che dà  il vivente permanente, il principio di Vita.

La chiave è passare dal corpo animale al corpo glorioso, dalla dualità all’unità, dalla separazione tra il me qui e gli oggetti là.

Concretamente, viviamo in un corpo animale. La forza dell’eredità, l’istinto di sopravvivenza e il contesto sociale fanno sì che  usiamo i sensi come meccanismo programmato di difesa o d’attacco soggetto alla memoria degli oggetti e delle emozioni conosciute.

La sfida è attraversare il condizionamento automatico per accedere a:

– più finezza

– un vedere chiaro

– un ascolto risvegliato

– un olfatto così delizioso che vi si respirano tutti i profumi

– un camminare così leggero che la terra non sia appesantita

– una parola che non appesantisca la farfalla nel suo volo

– una respirazione aperta

– un pensiero così ludico che si diverta ad esser il “sogno di Dio”.

Concludendo, imparare bene a ritornare nel nostro corpo, piuttosto che pensare, perché tutto ciò che è all’esterno è nel nostro corpo e ciò che è nel corpo è anche all’esterno. Ogni nozione di separazione e di non-gioia è pura illusione e ci trattiene nel mondo delle apparenze. Tutto è calmo e in pace nel cuore dei ritmi atomici che costituiscono la nostra esistenza.

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