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L’immagine vivente nel cuore dell’uomo

28 Settembre 2010

Michel Joseph

 

 

3ème Millénaire n. 88 – Traduzione di Luciana Scalabrini [205]

3m.   Il termine “immaginazione” è estremamente confuso sia per i ricercatori di scienze cognitive che per ognuno di noi, per cui si tratta di una facoltà tanto estranea che essenziale alla nostra vita interiore. Come affrontare il senso vero di quest’importante funzione che è l’immaginazione creativa?

M.J.   L’immaginazione sorge quando il finito, cioè il punto, e l’infinito, la sfera, si incontrano; l’immagine è all’interfaccia di queste due dimensioni, o polarità. E per rappresentarsi queste due polarità, quella del punto e quella della sfera, bisogna comprendere che la geometria euclidea si è sviluppata a partire dalla testa. Non è che nel 18° e 19° secolo che sono apparse altre geometrie come quella di Hilbert della pseudo sfera, o ancora quella della geometria proiettiva, che rende visibile l’infinito nello spazio geometrico.

La polarità del punto e della sfera esiste nell’uomo. Il polo euclideo, il punto, ha la sua sede principalmente nella testa, vale a dire nel pensiero razionale come si è sviluppato per tutto un periodo per arrivare a maturità circa duemila anni fa. L’altro polo è quello del metabolismo, in altre parole della parte motoria, digestiva, riproduttiva, che vive in modo più inconscio in ciascuno di noi. L’immagine, o la capacità di creare immagini, che possiamo chiamare immaginazione creativa, nasce quando i due poli si incontrano.

3m.   L’immaginazione creativa è talmente inconoscibile che abbiamo l’impressione che quell’incontro non possa non porre dei problemi. Quali sono gli ostacoli e come si può effettuare?

M.J.   Tutto succede come se vivessimo in una parte piccolissima del nostro organismo, cioè la testa. Infatti, ignoriamo ciò che accade nei piedi quando camminiamo, quando mettiamo un piede davanti all’altro, essendo tutto condotto da un certo istinto che ci permette di evitare gli ostacoli, ecc. A livello di metabolismo c’è una motricità, ma anche una percezione inconscia. Invece, portare un’idea fino alla conclusione, ragionare o prospettare previsioni, sono attività intellettuali e analitiche per le quali è necessaria la coscienza. Ma tra i due poli l’immagine non è ancora presente; essa si crea al loro incontro. Se oggi si dice che siamo in una civiltà dell’immagine, è perché c’è un enorme bisogno d’immagini; e non solo nei bambini, ma anche negli adulti.

Quel bisogno corrisponde ad uno stato di mancanza, perché il tipo di educazione più frequente passa essenzialmente per la testa; a volte per la testa e le membra, cioè per il sistema nervoso e il sistema del metabolismo e degli organi.

Il sistema mediatore, quello che unisce la testa agli organi non è per niente integrato.

Il sistema mediano possiede anch’esso la sua autonomia in rapporto agli altri due, perché vive secondo una dinamica tutta diversa: unisce l’alto e il basso secondo dei ritmi; è un polo ritmico. Ciò che vive nel ritmo è la respirazione e i battiti del cuore che danno un’attività costante di contrazione e di dilatazione o espansione. E’ questo aspetto che è così rigenerante in noi.

E bisogna capire bene che le immagini sono legate a quel polo ritmico.

Contrariamente a quello che potremmo credere, le immagini pubblicitarie non sono indirizzate alla testa, e lo sanno bene i pubblicitari il cui intento è di far passare le immagini nell’inconscio perché possano agire meglio.

Ora, è questo inconscio che si può chiamare il polo dell’oblio o del metabolismo. E si è potuto verificare che una volta che l’immagine è scesa nel metabolismo, si prova per esempio il desiderio di mangiare un dolce senza che nessuna operazione mentale l’abbia potuto prevedere.

3m.   Questo processo avviene per la mancanza del polo mediano?

M.J.   Certamente! Tanto che, senza che nemmeno si sia toccati, l’immagine passa direttamente dalla testa all’inconscio metabolico. Generalmente rimaniamo nell’ignoranza di essere costituiti da tre livelli successivi con una continua metamorfosi tra i due poli estremi, perché questi si controbilanciano nella parte ritmica.

3m.   Si potrebbe, a partire da lì, approfondire quello che intendiamo per immaginazione creativa? Perché oggi manca tanto quella funzione e come può essere favorito il suo sviluppo?

M.J.   Quando parliamo di rendere attiva l’immaginazione creativa, non si tratta di immettere immagini che vengono dall’esterno, ma di creare immagini che vengono da noi stessi. Rudolf Steiner ci dice che l’uomo è limitato dal suo intelletto, ma che la sua conoscenza non è limitata all’intelletto. Essa può allargarsi in modo rigoroso sviluppando il potere immaginativo o più precisamente la conoscenza immaginativa.

In un primo tempo potremmo dire che avviene passando da una conoscenza la cui sede è nel cervello a un tipo di conoscenza tra la testa e il cuore, purché da questo nuovo centro troviamo il legame tra la coscienza della testa e quello che è caduto nel metabolismo o l’oblio. Se per esempio meditiamo su un certo oggetto, creiamo un’immagine interiore, poi in una seconda fase osserviamo ciò che succede nel processo stesso di costruzione dell’immagine, con tutta la passione e la volontà che ci mettiamo, fino al momento in cui percepiamo quella immagine, creata in sé, non dalla testa ma dal cuore; la percepiamo dall’esterno di noi, cioè da una sfera immensa che ha il suo centro nell’essere.

E proviamo quella famosa esperienza nella quale sentiamo che qualcosa pensa in noi: questo pensa in me, e questo pensare è della stessa natura dell’attività universale che è attorno a me. Il pensiero allora è diventato attività pura: è il pensiero; qui la volontà è in seno al pensiero. La troviamo al livello del cuore o del centro dell’essere. Non si tratta più dei sentimenti nel senso corrente del termine, ma del  “sentire”.

Questa percezione immaginativa che si traduce in colori, in forme, in suoni, in profumi, in tutte le sensazioni possibili, ci dà un’immagine autentica. La vera immagine è un’immagine creativa. Consiste nel poter investire un oggetto da ogni parte in una sola volta e in tutte le dimensioni. Perché potremmo parlare d’immagini sonore, d’immagini in movimento, olfattive ecc. Ogni rappresentazione è immagine e le rappresentazioni utilizzano i messaggi dei sensi. Infatti tutti i nostri sensi possono interiormente costruire un’immagine.

Tutta la civiltà, tutta l’umanità ha una grandissima nostalgia di questa attività immaginativa. Tuttavia, non avendo i concetti della scienza che permettano di arrivarci, ci si contenta dei surrogati che sono le immagini artificiali dei film, della pubblicità, di internet e di tutte le sensazioni ottenute al di fuori della realtà.

E’ soprattutto il male dei giovani di non avere che la televisione, il computer, ecc., per soddisfare la loro fame, finché a scuola ricevono solo un insegnamento basato sul pensiero intellettuale o dello sport.

L’attività mediatrice e ritmica, che è più importante per la vita immaginativa, è la meno coltivata. Qui potremmo riprendere lo slogan del 68 “l’immaginazione al potere”. Bisogna che le immagini reali prendano il posto delle false immagini, se no è il vuoto del centro ed è la morte dell’uomo.

3m. Cosa suggerireste all’adulto che vuole aiutare il bambino a non perdere quel legame interiore con l’immaginazione?

M.J.    La tendenza di massa tende a mettere il bambino davanti a un video o a un cartone animato che non offre nessun carattere immaginativo reale. La tendenza un po’ più elevata consiste nel prendere un libro di fiabe e di raccontargliele. Ma per nutrire veramente l’anima del bambino e incontrare quell’essere potenziale e in divenire che è, bisognerebbe che il narratore si tuffasse prima nella storia che intende raccontare per formare in se stesso le immagini interiori piene di vita del racconto.

Inoltre, bisognerebbe presentare il racconto senza supporti, senza libro e senza immagini esterne e creare a partire dalle impressioni che hanno impregnato la sua anima durante la preparazione. Solo a queste condizioni il narratore può trasmettere la storia in maniera immaginativa. Gli occorre coltivare l’ascolto interiore meditativo, il senso del vero e la mobilità interna.

3m.   Mi sembra importante precisare cosa intendiamo per pensiero vivo e immagine. Nel ciclo di conferenze intitolate “Pensiero umano, Pensiero comico” Rudolf Steiner propone l’esperienza interiore che permette di accedere all’idea pura del triangolo, rappresentandosi un triangolo i cui tre angoli si aprono poi si chiudono sempre di più. Dopo quest’esperienza e constatando la nostra abitudine mentale a pensare alla rappresentazione del triangolo, possiamo realizzare in un istante l’idea pura di un triangolo.

L’altro esempio c’è dato dall’idea della “pianta primordiale” proposta da Goethe. Non si tratta di una pianta particolare; è essenzialmente foglia, ma anche radice fiori e semi; è intera o in parte in ogni pianta particolare.

La pianta primordiale non si può rappresentare come una semplice immagine, che è allora una pianta particolare e no non quella della Pianta madre evocata da Goethe. Bisognerebbe distinguere rigorosamente l’immagine vivente dall’immagine ordinaria.

M.J.   E’ bene affrontare questo argomento, perché lì c’è un punto fondamentale. Quando parliamo  d’immagine, abbiamo tendenza a vedere un’immagine spaziale a due dimensioni, più raramente a tre dimensioni. Nella Immaginazione si tratta di un’immagine almeno a quattro dimensioni, anche a cinque o sei. Per evocare una quinta dimensione dell’immagine, direi che bisogna ritirare l’immagine perché è lei che diventa organo di percezione. L’immagine che ho creato deve essere distrutta, bisogna passare per uno stato di vuoto che Steiner chiama l’ispirazione.

Ma affrontiamo soprattutto la quarta dimensione dell’immagine che chiamiamo il tempo: le immagini immaginative come quelle della pianta primordiale sono immagini temporali. Quando vedo simultaneamente la pianta in quanto seme, foglia, fiori o polline, la vedo attraverso stadi temporali differenti e l’immagine della pianta oltrepassa la spazialità per abbracciare la dimensione del tempo. Ugualmente, quando conosco una persona, la vedo nello spazio e nel tempo: so che a una certa età si trova implicata in una situazione particolare che ha contato molto nella sua vita. Si tratta di una visione in profondità e nella dimensione del tempo, è una vera immaginazione.

3m.   C’è una differenza tra il pensiero immaginativo e il pensiero simbolico, quello della massoneria, per esempio?

M.J.   Con il pensiero simbolico c’è il rischio  di un intellettualismo, cioè di una astrazione. Ogni simbolo infatti è un’astrazione e la questione è di sapere se il simbolo si eleva verso una realtà immaginativa o se si attacca a un sistema di codici rappresentativi posti nell’intellettualismo. D’altra parte è frequente ciò che è stato rimproverato ai simbolisti, essendo la sola conoscenza del codice che permette di entrare nei loro ragionamenti.

Tuttavia, nel Medioevo o nell’Antichità i simboli furono delle vere realtà spirituali, e questo fino a che le immagini non persero la loro anima.

Lo svuotamento della realtà spirituale contenuta nelle immagini è un processo che si trova dappertutto. Si tratta dunque di ridare l’anima alle immagini. Bisogna che il fortissimo riferimento spirituale  della simbologia massone sia sperimentata col cuore perché sa presente la dimensione dell’anima.

3m.   Occorre un lavoro di immaginazione per cominciare un lavoro di conoscenza di sé che chiamate lavoro biografico?

M.J.   Il lavoro d’immaginazione si applica ad ogni cosa. Si tratta di reinvestire l’anima, di ritrovare l’essere dove si è perduto di vista. La nostra vita è in generale costituita da astrazioni; sappiamo che abbiamo vissuto un certo numero d’anni, che siamo passati per diverse tappe, ma, se non ripercorriamo la nostra vita con immagini concrete, se non facciamo un lavoro biografico, passiamo a lato di qualcosa di essenziale perché ogni età possiede la sua dignità e il suo valore.

Se, alla fine della vita, abbiamo dimenticato ciò che eravamo da più giovani, abbiamo mancato la nostra vita.

Come se, dopo aver seminato, non ci fossimo curati di seguire le piantine. Ora, tutti i giorni seminiamo quel terreno con le nostre azioni, ma non ci curiamo di come cresce il campo.

Quando ritroviamo un amico, dopo aver parlato delle cose del passato dimenticate, si chiariscono cose personali; allora scopro che ciò che è stato piantato all’epoca chiarisce ciò che vivo attualmente, per darmi nuovi punti di vista e una nuova forza per la vita. Bisognerebbe avere quella energia e quella coscienza per seguire passo dopo passo i semi piantati ogni giorno.

Per esempio, un buon esercizio che indico  è quello di visualizzare ogni sera prima di addormentarsi,  la giornata, non come un film, ma come un paesaggio. Così in due minuti ripercorro gli avvenimenti più recenti davanti a me, in secondo piano quelli della mezza giornata e all’orizzonte quelli del mattino.

In questa esperienza il tempo diventa spazio.

Posso guardare più da vicino un tipo che mi è parso strano, o un animale o un albero. Forse vedo cose che non ho osservato. Scopro il tesoro  della giornata, e mi accorgo che passiamo di continuo a lato del meraviglioso, che vuole essere guardato, quello che Goethe chiama “i misteri manifesti”. Allora una semplice pianta che si vede tutti i giorni nasconde un profondo mistero, un insegnamento misterioso, nel senso antico della parola, iniziatico.  Infatti, con una parola, un gesto, una persona senza volerlo può rivelarci un mistero iniziatico, quando la guardiamo nel paesaggio globale della giornata.

A partire da questo lavoro nutriamo la parte mediana  dell’essere. Questa attività immaginativa crea legami che sembrano eterogenei, pur avendo  una certa affinità e complementarità.

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