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Lo Shinto o la via degli dei di Michel Random

16 Dicembre 2010

“ All’origine c’è la vibrazione

Alla fine c’è la vibrazione

Tra le due, la terra e l’universo hanno vissuto”.

(pensiero shintoista)

La parola shinto significa la strada degli dei, o il cammino verso dio. Si potrebbe anche tradurre con cammino che viene da dio o il cammino in dio ( shin e to si legano con tutte le preposizioni in uso nelle lingue occidentali).

Tuttavia, quella parola shinto non compare che nel quinto secolo in Giappone. Davanti alla nascente influenza del buddismo, si giudicò necessario  affermare l’antica religione, da cui il nome di shinto che fu dato all’insieme di pratiche ancestrali. Fin là i giapponesi veneravano le Kami, cioè le innumerevoli forme della manifestazione, rispettosamente differenziate attraverso le miriadi di aspetti sotto il nome di miriade di Kami.

E’ molto difficile per noi occidentali comprendere che cos’è un Kami. Non c’è nessuna parola che possa tradurlo in modo soddisfacente.

Diciamo che tutto ciò che esiste è degno di venerazione e che è kami tutto ciò che è degno di venerazione. La coppia divina Izanagi e la sua compagna Izanami  che crearono i cieli, il mondo, gli uomini sono dei kami . Una montagna, una cascata, un albero possono essere kami,  egualmente un uomo importante, un gran guerriero può diventare anche lui un kami dopo la morte. Quel politeismo è per noi sconcertante, e la nostra reazione  nel mettere lo shinto tra le tante religioni animiste, e questo sarebbe un grande errore.

Si considera generalmente lo shinto come una religione laica. Lo spirito giapponese in larga misura ha dio e comprende il trascendente. La nozione metafisica  che troviamo nella religione monoteista non appare nello shinto praticato correntemente da 24 milioni di giapponesi. Però quell’armatura metafisica ed anche esoterica è fortissima. La coppia  creatrice Izanagi e Isanami non interviene in effetti nell’ordine della creazione che all’ottavo posto. I sette primi gradi ci conducono al creatore assoluto, il Maestro del centro del cielo, la cui definizione è identica alla nostra definizione del Verbo creatore dell’universo. Quei sette primi stadi e i loro studi formano quello che si chiama il ko-shinto, o shinto antico, al quale si interessa una piccolissima parte dei giapponesi

Rinnovamento e purificazione.
Sono in generale dei preti e dei sapienti che si riferiscono ai principi metafisici dello shinto. I giapponesi in generale preferiscono interessarsi a quello che possono percepire e presentire direttamente.

Quello è un tratto fondamentale e senza dubbio uno dei segreti per comprendere il Giappone. L’occidente è dualista perché venera un solo dio, il giapponese non comprende affatto il dualismo, arriva all’uno attraverso la molteplicità; il fondo è identico alla forma, non può esserci opposizione. Le due parole sono: qui ed ora. E’ davanti alla nostra trascendenza, il principio d’immanenza, è invece di insistere  sull’opposizione tra natura debole dell’uomo e la divinità intoccabile di Dio, l’accento messo sulla relazione tra uomo e Dio. Non ci sono aspirazion8i spirituali, ma adeguamento del divino all’uomo e dell’uomo al divino
Lo shinto che venera innumerevoli kami offre un culto di una semplicità estrema, dei templi, che, contrariamente a tutte le altre religioni sono nudi e spogli. . Non ci si trova che semplice legno, della carta o della pietra(al contrario le cerimonie non mancano di un certo fasto). La stessa semplicità si trova nell’insegnamento religioso, spoglio di ogni forma complicata o di dogma.

La filisofia d4ello shinto che esprime attraverso il suo libro mitologico, ilKojiki( che ha un ruolo analogo alla nostra Bibbia)  insiste soprattutto sul riconoscere l’armonia dell’universo. Quella armonia ingloba in un tutto la materia animata e inanimata, il visibile e l’invisibile. E’ il principio d’identità che l’uomo è invitato ad approfondire.

Qui ancora si segnala un pensiero differente; non esiste nessuna proibizione morale, nessuna definizione di bene o male. Sarebbe lungo forse individuare le accezioni e le sfumature che una tale dichiarazione può avere, diciamo che si venera la natura e che, nella misura in cui un uomo è in armonia con la natura, non può fare che il bene. Fare il male è perciò dividersi dalla natura, volere il proprio male, come un bambino che avesse il potere , nel ventre materno, di tagliare il cordone ombelicale che lo collega alla madre. In altre parole il bene è naturale e, se forze nefaste impediscono quel bene, bisogna purificarsi dalle cose cattive e fare il necessario per liberarsene.

Così appaiono due parole chiave : rinnovamento e purificazione. Il rinnovamento è inscritto nelle stagioni, comanda la gioia quando comincia l’anno nuovo. Le innumerevoli cerimonie del nuovo anno, svolte nei centomila templi shinto del Giappone, ( di cui ventimila appartengono a sette non ortodosse) celebrano bellissime feste dove la folla si accalca a milioni. Nel tempio Omiwa, vicino a Nara, i fedeli vanno a cercare il fuoco sacro. Come ogni cosa, il fuoco sacro deve nascere di nuovo ogni anno, perché il fuoco come l’uomo si è caricato durante l’anno di impurità. A Omiwa i preti shinto vanno in montagna dove, con l’aiuto di due bastoncini fregati l’uno con l’altro fanno sorgere una scintilla sufficiente per suscitare la fiamma vergine. A milioni i fedeli verranno a cercare il fuoco sacro con degli stoppini in un bambù incavato .Accenderanno  al ritorno tutti i fuochi della casa. Sono bruciati anche oggetti personali nei diversi templi in immensi roghi. Tutto attorno i bambini armati di grandi bastoni battono il suolo girando e gridando per far fuggire le cose negative che escono dal fuoco.

Non è un caso che lo shinto non dia importanza alla figura dei diversi continenti. Al di sopra di quei continenti alla deriva si trova, nascosto sotto il mare, la terra comune alle isole e ai continenti. Quella terra è il simbolo della durata e fonda, se non l’eternità, almeno la continuità delle cose. Ed è perché esiste in Giappone quella istituzione immutabile che è la famiglia imperiale.

Tuttavia più di alcuna altra civiltà, il Giappone ha coltivato il senso di impermanenza tradotto nella mitologia popolare con il famoso mito del pesce namazu, un lupo di mare gigantesco che si trova sotto le isole dell’arcipelago nipponico, detto il mondo fluttuante. Da lì viene quel sentimento di fugacità della vita, dell’esistenza precaria delle cose, il disprezzo della morte. Da lì anche, sembra, il fatto della parola rivoluzione ha il senso di adattamento. Su questa terra instabile sottoposta ai terremoti, ai tifoni, alle catastrofi naturali la vita deve continuare, qualsiasi cosa accada. L’entità del Giappone, terra degli dei, investe la vita di ogni individuo. E la morte necessaria di ogni individuo, o il suo sacrificio per questa entità, è un omaggio agli dei.

Sebbene il Giappone non abbia un destino personale. E’ il modo di assumere il reale che crea il destino. “ Per essere un santo in Giappone, dice in grande prete shintoista, Yamakage, bisogna avere una grande influenza sulla vita reale” .Per questo il genio del Giappone è sempre stato assimilare le culture e le scienze qualsiasi ne fosse l’origine, cinese, coreana o occidentale, senza perdere l’essenziale delle proprie tradizioni. L’alba del ventunesimo secolo si alza oggi su un paese che viveva all’età feudale appena  più di cento anni fa.

E’ perciò l’alleanza tra l’eterno e l’effimero. La legge detta d’Hagakure, dal nome di un celebre autore, dice che per il guerriero la morte è preferibile alla vita, per un innamorato  l’amore nascosto all’amore dichiarato. Così la storia del Giappone è anche la storia del durevole e dell’effimero, nella misura in cui dietro queste parole  ritroviamo il senso profondo del rinnovamento e della purificazione.

Numerosi imperatori hanno cambiato capitale per costruire altrove a partire da niente.  Molti templi e castelli in Giappone sono stati distrutti dal fuoco e ricostruiti identici a prima numerose volte. Quella idea di rinnovamento che ha portato nell’anno 800. Un imperatore a decretare che ormai il primo e più famoso dei templi shinto, quello di Ise, sarebbe stato ricostruito identico ogni venti anni. L’anno prossimo il tempio sarà distrutto e ricostruito per la sessantesima volta.

La ricostruzione del tempio è un evento che concerne tutto il Giappone. Bisogna andare a cercare gli alberi lontano, in una foresta conservata a questo scopo e proibita a tutti gli altri usi . Quegli alberi abbattuti secondo i riti religiosi, sono poi trasportati in mezzo a feste popolari che li accompagnano per tutto il percorso.

Sommariamente costruito in apparenza, il tempio d’Ise presenta una architettura antica che è stata conservata fino ai nostri giorni grazie a quella pratica sacra della ricostruzione. Gruppi di carpentieri che conoscono i vecchi segreti  sono formati a questo scopo. Almeno una volta nella vita ogni giapponese fa un pellegrinaggio a Ise.

Riti e feste.

La preghiera shinto, o norito, consiste nel pronunciare nel linguaggio nobile il nome dei kami. Non si domanda niente agli dei, loro sanno ciò che è necessario all’uomo. Bisogna propiziarsi gli dei, venerarli, ma non domandare niente, dice il saggio Myamoto Musashi, il più grande maestro che il Giappone abbia mai conosciuto. Battere le mani e salutare inchinandosi è pregare. Dopo i norito e le offerte ai kami: acqua, sale, pesce, verdure e frutta, il prete mette vicino alle preghiere dei pezzi di carta spezzati, attaccati in cima ad un bastone e chiamati harai –gushi. E’ il gesto della purificazione.

Nei templi sono vendute frecce e portate a casa, dove, caricate di tutte le impurità saranno bruciate in una cerimonia religiosa alla fine dell’anno. A volte sono i miko che con le loro danze purificano le frecce portate dai fedeli, oppure si scrive o si disegna su piccoli fogli di carta per liberarsi da qualcosa. Portati al tempio quei fogli saranno gettati in seguito dai preti in un fiume.

Un principio interiore all’uomo

Non si entra in un tempio prima di essersi purificati le mani e la bocca con acqua che sgorga da una fontana.  Nell’occasione del nuovo anno ci si immerge in mare; questo rito prende origine dal mito del dio Izanagi che, ritornando dal mondo sotterraneo , andò a purificarsi nell’acqua del mare. Anche per le nascite e le morti si fanno riti di purificazione. Perché la morte crea impurità; la cura della sepoltura dei morti è lasciata ai buddisti. Lo shinto non si interessa che alla vita e a tutte le età della vita.. La vita terrena è un felice avvenimento, è una soddisfazione che lo spirito divino desidera.

Lo shintoismo e il buddismo hanno fino ad ora fatto una lunga strada insieme in Giappone. Le due religioni, dopo essere state interpretate nel corso dei secoli al punto da formare il ryobu-shinto, o mescolanza di buddismo e shintoismo, hanno, dopo l’imperatore Meiji, da cento anni, ritrovato ciascuna la propria integrità.

L’avvenire delle due religioni si mostra identico, la vitalità del shinto essendo forse meglio resistente all’erosione del tempo e dell’era moderna. Principio interiore dell’uomo, legame che riporta le paure, i desideri e le  preghiere a tutte le manifestazioni visibili e invisibili dell’universo, lo shinto si offre a noi come l’armonia o il respiro stesso delle cose

Su Michel Random  http://fr.wikipedia.org/wiki/Michel_Random

Michel Random (dettoStefano Balossini, ) (1933-2008), è uno scrittore, critico d’arte, giornalista, cineasta, fotografo e conferenziere francese. Autore di saggi su letteratura, arte e estremo oriente, poesia, filosofia, realizzatore di film, reporter e produttore .Numerose le sue esposizioni in Francia e  all’estero.

Bibliographie

* Art

o L’art visionnaire – Ferand Nathan, 1979.

o L’art visionnaire – deuxième version, Philippe Lebaud, 1991.

o Ernst Fuchs, il guardiano della soglia , Electa, 1984.

o Le dragon , Félin, 1986.

o Egidio Constantini – Le Maître des Maîtres, Le Félin, 1990.

* Japon

o Les arts martiaux, ou l’esprit des Budo, Nathan, 1977.

o Japon, la stratégie de l’Invisible, Félin, 1985.

o Le Japon, hier et aujourd’hui, Belfond, 1986.

* Littérature

o Les puissances du dedans, Denoël, 1966.

o Le Grand Jeu , Denoël, 1970.

o Le corps du méditant, Albin Michel, 2000.

o Le Grand Jeu, les enfants de Rimbaud le voyant, Le Grand Souffle Éditions, 2004

* Science et tradition

o La tradition et le vivant, Félin, 1985.

o La science face aux frontières de la connaissance, Félin, 1987.

* Islam

o Mawlana, le soufisme et la danse, Sud-Edition, 1980.

A cura di l. scalabrini

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