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Non ci sono scelte che nel presente di Gabriel Monod-Herzen

15 Dicembre 2010

Se è necessario avere il massimo di informazione prima di prendere una decisione,  bisogna anche che le informazioni siano buone. Non potranno essere che provenienti da persone che hanno avuto un’esperienza diretta della cosa in questione. La prima domanda da porsi sarà quindi: so dove è quello che credo? Se non faccio che credere, passano per forza le opinioni degli altri e aggiungo le loro fantasie alle mie. D’altra parte, quando si desidera qualcosa, si è tentati di approvarla subito, mentre in caso contrario, non se ne vuole sentire parlare. Da qui la difficoltà della scelta da fare.

Cos’è che falsa la nostra scelta? La parte del mentale che costituisce la nostra memoria. Cattivi ricordi, anche subconsci, ci spingono al rifiuto per analogia. Al contrario, dei bei ricordi ci fanno accettare la cosa immediatamente. È tanto più pericoloso che la metà del tempo non se ne sia coscienti. È ciò che i buddisti chiamano “illusione dell’Io”, perché non sono io che faccio una scelta, ma il ricordo.

È un errore dire che più le reazioni sono spontanee più sono sincere. Esse sono sincere, sì, ma possono essere false e ingiuste. Dire ad esempio: “non mi piacciono le donne brune” forse è la conseguenza di un cattivo ricordo che riguarda una donna bruna, e questo può continuare anche tutta la vita.

Un partecipante: si può anche chiamare un ricordo inconscio, come dicono gli psicanalisti.

Sig. Monod-Herzen: quello di cui parla è quella piccola zona che è quasi cosciente e che si può chiamare “subliminale”. È un confine labile e non ci vuole molto per passare da una cosa all’altra. Allora si dice: “sono io che decido, sono perfettamente sincero e dunque questo deve essere il giusto”. Ebbene no, questo non basta, bisogna ancora verificarlo.

Una partecipante: come fare, fra le molte informazioni, la scelta giusta?

Sig. Monod-Herzen: considerare se ci sono delle preferenze che volete soddisfare o no. Non è facile. Il nostro scopo è cercare cosa possiamo fare con un massimo di armonia nei confronti del mondo che ci circonda. Quando vi si attacca, la migliore cosa da fare è non rispondere, essere indifferente. Nell’Aikido, in Giappone, quando se cerca di attaccare l’avversario ,non c’è mai niente davanti a voi, voi non arrivate nemmeno ad accorgervene.

Un partecipante: siamo assaliti da informazioni che nell’infanzia sono state cattive informazioni. Si era troppo giovani per poter fare distinzione fra le cose. I giovani attualmente sono confusi da informazioni che ricevono e che li turbano.

Sig. Monod-Herzen: sono presi in un fascio perché non le hanno mai selezionate e restano nei loro ricordi. La memoria è migliore di quanto si pensi, lascia delle tracce. Quando qualcosa di nuovo capita, è lei che provoca la nostra prima reazione, che è istintiva e che non proviene dal nostro vero io.

Una partecipante: penso che bisogni eliminare tutti i pensieri. Non è meditazione, ma l’eliminazione di tutti i pensieri che impediscono l’intuizione di ciò che ci è utile.

Sig. Monod-Herzen: ha ragione,  ma disgraziatamente è una cosa che non si insegna mai.

La partecipante: non si può trovare la soluzione che in se stessi, ma per quello bisogna liberarsi di tutto un cumulo mentale che ci ingombra.

Sig. Monod-Herzen: è difficile e raro. Gli psicanalisti hanno studiato i giochi di parole, i lapsus, eccetera. Questo dà uno sguardo sulle cose abbastanza profondo. Ma si è lasciata da parte la conversazione del tutto banale, ciascuno non parla che di sé, si vedono perfettamente i ricordi che riemergono. Il nostro bisogno è di scaricarli. Come dicono molto bene gli indiani, c’è il pensiero, la parola e l’azione che si susseguono naturalmente. La parola è già un’azione, è molto piccola, il corpo non ne prende che una piccola parte. Se voi non la lasciate uscire restate tesi. Allora vi scaricate parlando e quando si dice una cosa, la si accetta. Voi la ripetete perché l’avete pensata da prima, di conseguenza si imprime di più in voi. La prima delle cose da farsi dunque è di non dire delle cose solamente perché il dirle vi solleva.

Un partecipante: è a doppio taglio. Se l’esprimente, rischiate di radicarla; se non ne parlate, rischiate di rimuoverla. Non c’è tra i due un’azione giusta?

Sig. Monod-Herzen: quando mi rendo conto che non ne parlo perché non è interessante, questo mi indica la differenza. Dunque elimino e non rimuovo. Non bisogna preoccuparsi di reprimere le idee, perché senza quello le rimuovete nel subconscio. Bisogna trattarle con distacco. Quando meditate, lasciatele defluire con pazienza. Non arriverete in una volta ma a poco a poco, a forza di distacco, otterrete un silenzio totale, che è un riposo straordinario. C’è un’applicazione pratica, quella di addormentarsi secondo volontà. Il mio maestro giapponese lo poteva fare, anche Napoleone. Diceva: “la mia intelligenza è come un mobile che ha molti cassetti. Apro quello di cui ho bisogno. Se li chiudo tutti, mi addormento!”. Bisogna prendere l’abitudine di essere distaccati di fronte alle cose che non hanno importanza ed è lì che incomincia la selezione.

Un partecipante pensa che i giovani come gli adulti in preda ai loro problemi d’infanzia siano presi in un tale turbinio da non poter essere in uno stato di vacuità per comprendere o per adottare quello che il Sig. Monod-Herzen preconizza.

Sig. Monod-Herzen: ciò che voi dite appartiene alla parte affettiva. In qualsiasi pensiero c’è sempre un lato affettivo. A un certo momento una cosa può essere molto importante e non esserlo in un altro momento. Non si pensa mai alla questione del tempo. Si permette al subconscio di farci credere che sia importante ora, mentre non lo è? Non riflettete che sui pensieri che vi valorizzano. Nel bambino è del tutto differente.

Il partecipante: c’è il problema degli adulti che non possono uscire dall’infanzia.

Sig. Monod-Herzen: allora non sono adulti! E questo perché, precisamente loro restano legati a tutta una parte del passato in cui si vogliono rifugiare. Bisogna occuparsi di loro perché loro non si vogliono occupare di se stessi. Questo li porta a uno stato di disequilibrio e di malcontento che non si fonda su niente e da cui non possono guarire. Non c’è niente di più difficile da risolvere che dei casi in cui l’individuo può essere perfettamente sincero, perfettamente onesto, spesso disinteressato: “che cosa farò? La vita è orribile… Io non so…”

Un partecipante: avete detto ora qualcosa che dal mio punto di vista è capitale sul processo della memoria. L’essere è perfettamente onesto nei confronti di se stesso, ma a seconda della situazione pensa in modo ingiusto o falso. Si tratta di prenderne coscienza, come si fa?

Sig. Monod-Herzen: mi hanno dato una ricetta: apprendo qualcosa di nuovo. È generalmente facile rendersi conto di ciò che suscita questa novità, dei ricordi buoni o cattivi. Queste cose sono passate e non esistono più. La soddisfazione o l’opposizione a un desiderio molto grande per il futuro non esistono nemmeno loro  poiché sono da venire. Se mi rendo conto che quei ricordi e quei desideri sono io stesso, che cosa perdo? La coscienza del presente. Ora non è che nel presente che posso fare una scelta, perché è l’unico punto in cui possa dire “io”. Non è che nel presente che potete operare una scelta, in cui voi possiate prendere una decisione. Dunque quando vi succede qualcosa, rendetevi conto bene se è del passato, da dove viene, o se viene da un progetto che riguarda il futuro. In un caso come nell’altro non lo rigettate, tenetene conto sapendo che non è reale non essendo nel presente. Posso servirmene come punto di confronto. Se mi sbaglio lo vedrò bene. Non siamo noi stessi che nel presente. Questa “ricetta” mi è stata infinitamente preziosa. Evidentemente, come per tutte le cose che hanno una base psicologica, ci vuole molta pazienza per arrivarci, molta perseveranza.

In India ho domandato quanto tempo occorre per praticare uno yoga qualsiasi e per avere dei risultati. Mi hanno risposto: “in media dodici anni”. Ho domandato alla Mère (ero giovane a quel tempo): “pensate che in vent’anni potrei avere un piccolo risultato veramente concreto?”. E lei mi ha risposto con un sorriso affascinante: “vent’anni, è perfettamente possibile!”.

Un partecipante: ogni presa di coscienza è un momento vissuto nel presente.

Sig. Monod-Herzen: esattamente! Che noi abbiamo in noi tracce del passato, d’accordo. Ma non è questo che si deve manifestare perché il nostro mentale, i nostri sentimenti, hanno un’autonomia alla quale non si pensa mai. In oriente si considera che abbiamo molte personalità: una personalità fisica, una personalità affettiva e una personalità mentale. Ciascuna ha il suo ruolo da giocare, ma ciò che è importante è l’insieme e l’insieme è il presente. Quando avete tutto davanti a voi, scegliete.

Un partecipante: è lì la difficoltà, perché l’essere deve scegliere. La maggior parte del tempo, quando si hanno dei problemi, ci si confonde, si evade, ci si addormenta, ci si sente affaticati. Si ha dentro qualcosa che si rifiuta.

Sig. Monod-Herzen: si rifiuta perché non si cerca di sapere: è quel mio passato, sono le mie intenzioni per l’avvenire? Né l’uno né l’altro sono me stesso. Sono a nostra disposizione ed è una grande ricchezza. Gli Hindu vedono più lontano, questo può venire, dicono, da una vita precedente. Ho una quantità di possibilità che non conosco.

Un partecipante: è capitale sapere se siamo noi a scegliere o se siamo scelti.

Sig. Monod-Herzen: siamo quasi sempre scelti da una parte del nostro subconscio. La psicanalisi ci dà dei mezzi per risolvere i grandi problemi, ma molto pochi per tutti i piccoli, che formano la trama di ogni esistenza.  Rende enormi servizi a una persona normale, non nevrotica, sapere quale sarà l’attitudine migliore, non per il suo risultato, per il suo fine, ma per mettersi in un’armonia interiore. Non possiamo cambiare l’ambiente nel quale siamo, possiamo lasciarlo. Ma a partire dal momento in cui accettiamo di essere qui, bisogna fare attenzione a conservare la propria armonia. Ci si lascia sempre più assorbire dall’ambiente. Generalmente abbiamo paura. È la stessa cosa per gli Stati che danno il 70% del loro reddito annuale per armarsi, in vista di una guerra che evidentemente non vogliono fare. Penso, io, che parlandone con le persone e con le nazioni in modo diretto, naturalmente mettendoci le regole, si otterrebbe molto di più di quanto si pensi.

Si può agire nello stesso modo con il proprio corpo. La mia salute non è perfetta, pago le conseguenze delle sciocchezze che ho fatto. Detto questo, mi aggiusto col mio corpo. Gli dico come se fosse un animale: “faccio tutto quello che posso per te, ma come ricompensa tu lasciami tranquillo!”. Questo va molto meglio che non pensiate, perché le nostre differenti personalità hanno la loro autonomia. E succede una cosa molto curiosa, la salute migliora.

Un partecipante: 75% dei nostri mali è psichico.

Si parla del caso di Monique Couderc che è guarita da un cancro.

Sig. Monod-Herzen: molte cose sono certamente possibili. Ho abitato a Firenze nel momento in cui c’era Padre Pio. Aveva le stigmate, questo lo infastidiva del resto molto, non lo desiderava. Quello gli è capitato in seguito a una molto grande intensità di identificazione. Sono casi eccezionali. Ciò di cui vi parlo sono cose della vita di tutti i giorni.

Si parla della morte: per gli indiani, che credono alla reincarnazione, essa perde molta della sua importanza. Il problema non è di non morire ma di fare in modo che la vita di cui si dispone contenga il massimo di cose che non daranno forse piacere ma felicità. Imparate a vivere con tutto ciò che avete fisicamente, affettivamente e mentalmente. Il resto vi sarà dato in sovrapprezzo. Nell’animale selvaggio la paura è una reazione del tutto normale e utile, mentre per noi, particolarmente nell’ambito interiore, è sempre un errore. Reagiamo molto peggio dell’animare il cui istinto è più diretto e completo. Siccome pensa poco, ha un istinto straordinariamente sviluppato.

La sicurezza non è mai totale, bisogna saperlo in anticipo e di conseguenza non stupirsi. Non possiamo essere perfetti, né fisicamente né mentalmente né affettivamente. Bisogna accettare le nostre imperfezioni come cose che si possono migliorare ma che non possono essere cancellate totalmente. L’interesse a tutto il lavoro interiore è precisamente che non è mai finito. Così abbiamo sempre la speranza di una felicità futura. È la ragione per la quale gli Yogi sono felici. La piccola fiamma di speranza che è in noi deve sempre essere alimentata per diventare un fuoco che vada bene e nel quale si bruceranno tutti i nostri vecchi ricordi inutili che dobbiamo rifiutare di mantenere in vita rendendoli presenti.

Sull’amore divino e l’amore fisico.

In Europa un grande errore fondamentale che Freud ha individuato è la confusione fra genitalità e sessualità. Il bambino che viene al mondo, sia un maschietto o una femminuccia, salvo casi eccezionali non ha rapporti non la sessualità. Ciò nonostante il carattere della bambina o del bambino è già definito. Poi arriva l’età in cui questi esseri saranno capaci a loro volta di generare dei figli per, alla fine, a un certo momento non esserne più capaci, pur restando perfettamente uomo o donna.

Ciò che importa è rendersi conto che c’è un carattere maschile e un carattere femminile che sono essenzialmente complementari, ed è lì che per gli Indiani si tocca l’amore divino. L’idea di vederci una opposizione, o una concorrenza, a loro sembra stupefacente. Questo può sembrare sorprendente perché la donna presso di loro sembra occupare un posto inferiore. Ma se interrogate una donna in India o in Giappone constaterete che in realtà essa occupa un posto importante e che ha molta autorità.

Non compiangete quindi troppo queste donne. Le nostre non sono meno asservite che in molti altri paesi.

Un partecipante: che differenza c’è fra genitalità e sessualità?

Sig. Monod-Herzen: la genitalità è la capacità di fare dei bambini e tutto quello che comporta, e che può rappresentare un piacere molto grande. Ci sono persone che non hanno che quello nella vita!

Il partecipante: si tratta di compiere l’atto per il piacere.

Sig. Monod-Herzen: tutto quello che ha per scopo la conservazione della specie procura piacere. Vale altrettanto per il nutrimento. La sessualità è l’esistenza di due sessi complementari per fare un bambino. Ma non si ferma lì: questa complementarità dell’uomo e della donna esiste in tutti i campi.

La superiorità delle donne consiste nel fatto che esse siano le sole capaci di generare bambini ed è ciò che fa sì che vengano rispettate. Ma ci sono altre cose ancora. Provo a tradurre a parole lo stato d’animo di un indiano:

Gli antichi erano necessariamente ed ugualmente ripartiti entro un uguale numero di uomini e di donne. Quando il bambino si forma c’è un momento (più presto di quanto si pensi) in cui il sesso si definisce. È una questione genetica legata a dei geni particolari, ma che non è visibile sui cromosomi che dopo un certo tempo. L’eredità dell’essere è nell’ambito fisico metà maschile e metà femminile. A seguito dei fenomeni dovuti a dei cromosomi, un sesso determinato appare nell’embrione e questo porta nell’individuo quando nascerà tutta una possibilità di manifestazioni esteriori, tutta una maniera d’essere e di comportarsi nella vita di tipo psicologico, psico- fisiologico e affettivo. Qual è la conseguenza inevitabile? È che l’altra parte dell’individuo non esteriore, il subconscio, è del sesso opposto. Se l’essere è normale, il cosciente e il subconscio hanno delle dominanti che sono necessariamente complementari. Da lì l’importanza della coppia. Il fatto di vivere con un individuo dell’altro sesso ci fa vedere nel conscio ciò che è nel subconscio. Se l’uno o l’altro se ne rende conto, si troverà in condizioni molto superiori rispetto a colui che non lo sa. Questo da una possibilità di espansione, di fioritura molto più grande.

In Oriente la castità non significa solo la continenza fisica, considerata come naturale se si vuole essere monaco, ma per loro è esteso anche al campo affettivo e mentale. Per quelli che non vogliono essere monaci, non c’è niente di sbagliato o di male che possa essere attribuito all’amore fisico. È perfettamente giusto, perfettamente rispettabile, corrisponde a una pienezza particolare. Bisogna sapere ciò che si vuole. Se volete sottomettervi a una disciplina come in certe forme di yoga che richiedono una totale dedizione delle vostre energie vitali e mentali non bisogna andare a disperdere le proprie forze in altre cose.

Quando due esseri di sesso opposto si incontrano e si rendono conto di ciò che rappresentano l’uno per l’altro, cioè i due aspetti del divino che è UNO, hanno una possibilità straordinaria, mentre l’individuo isolato ne è escluso. Si può comunicare col divino, assorbirsi in lui, ma non si può realizzare totalmente nella propria vita il fatto che il divino, che è creatore, prenda anche lui un duplice aspetto, positivo e negativo, senza il quale niente esisterebbe nel mondo. È meraviglioso vedere uomini e donne arrivati a un alto grado di sviluppo interiore. Essi irraggiano intorno a loro una tenerezza e un amore perfetti. Poiché da che c’è scambio, da che essi trasmettono,  c’è coppia e questo è completamente indipendente dalla caratteristica genitale.

Sapere che il lato genitale non è il solo, ci fa partecipare immediatamente a qualcosa di incomparabilmente più vasto che non varia con l’età e che, dal punto di vista orientale, è considerato un aspetto del divino.

Per gli hindu ci sono l’Amore, la Conoscenza e l’Esistenza, che ne è la base. E, come dicono: “il divino, conoscendo se stesso nella sua totalità e nella sua perfezione, trae una felicità estrema che è l’amore divino”. È la manifestazione del Cosmo tutto intero, con quella dell’umanità e con quella dell’individuo. Ciascuno di noi ha un rapporto col Cosmo, a condizione di non rinchiudersi nel proprio ego e nel proprio egoismo e di estraniarsi dal mondo.

Un partecipante: certi vogliono mettere quella aspirazione al divino nell’atto sessuale, è un errore fondamentale. Bisogna compiere l’atto sessuale come ogni altro atto, con tutto l’amore possibile.

Sig. Monod-Herzen: è un mezzo errore, tutto è di origine divina.

È di origine e di natura divina perché è lui che rappresenta l’influsso della vita. Il nutrimento anche è divino, il che non significa che bisogna essere ingordi!

Una partecipante: un’altra forma di amore divino è giungere ad amare gli altri.

Sig. Monod-Herzen: quando riconoscete che tra voi e gli altri si trova lo stesso divino. Ecco perché bisogna sopprimere l’ego, sorpassarlo o più esattamente non averne più bisogno. Allora non soffrirete più per ciò che fa male all’ego e che è la causa della maggioranza delle sofferenze di questo mondo. Ci sono dei gradi per arrivare a quello, è un raggiungimento. Non crediate che solo gli Yogi ci arrivino, tutto quello che hanno loro lo avete anche voi.

Una partecipante: non bisogna attaccarsi al corpo, ma questo può essere un mezzo di scambio con l’altro.

Sig. Monod-Herzen: come dice la Gîta: hai diritto all’azione, ma non al frutto dell’azione. Quando si fa qualcosa bisogna farlo meglio possibile. Quello che è fastidioso non è la cosa in sé, ma l’attaccamento ad essa che poi vi renderà infelici, perché per esempio siete anziani. La grande liberazione è di liberarsi da questi legami. Non è di non praticare, ma di esserne staccati perché il giorno in cui  non l’avrete più non ne cadiate ammalati. La vera libertà vi fa trovare il divino interiore, totalmente libero, poiché è tutto. E allora voi vi accorgerete che voi siete una piccola divinità in un piccolissimo ambito e che un certo numero di cose sono possibili. Ciò che vi si domanda in quanto umani è di manifestare il più possibile ciò che c’è di divino in voi e che fa di voi un vero essere. Lì tutte le differenze sociali scompaiono. L’attaccamento è grave perché priva della libertà, e, non essendo liberi, non potete scegliere.

Un partecipante: come essere libero senza influire sulla libertà degli altri?

Sig. Monod-Herzen: è lì tutta la questione sociale. La libertà di ognuno si può manifestare nei limiti in cui non impedisce quella degli altri. Sapere giudicare ad ogni momento ciò che conviene fare o ciò che conviene non fare. Quello che importa è di non avere un legame interiore troppo forte. Voi vi sbaglierete un certo numero di volte nel vostro giudizio. Rispettate la libertà del vicino, ha gli stessi vostri diritti. Pensateci nella scelta che farete. La libertà non è mai totale. Tutte le relazioni sociali sono fatte di una rinuncia o di un mantenimento della propria libertà. Non è facile!

Un partecipante: il problema della libertà è in funzione di questo distacco. Non essendo distaccati siamo legati inestricabilmente senza alcuna libertà…

Sig. Monod-Herzen: siamo sempre liberi!

Il partecipante: siamo condizionati dal sociale, quasi sempre in funzione dell’attaccamento ai nostri atti.

Sig. Monod-Herzen: siete troppo severo. Ci sono persone che si consacrano agli altri.

Un partecipante: se si ha uno stato di coscienza un po’ più libero dell’altro, questo ci impedisce di fare ciò che vogliamo perché gli causiamo dolore o pena e ci fa comprendere che si influisce sulla sua vita. Allora la domanda è: c’è una verità?

Sig. Monod-Herzen: non è una domanda che si pone, ma una credenza che si ha ed è a questa che si è attaccati perché lo si fa con sincerità. Prima di reagire o di lasciarvi reagire, fermatevi! È nel limite in cui voi ne siete capaci che siete veramente liberi.

Una partecipante: credo che sia molto sottile arrivare ad essere sé stessi non ferendo gli altri o rischiando di ferirli se è necessario. È difficile trovare un equilibrio? Forse l’amore vero deve rischiare di ferire, ma con quale diritto? Come si può sapere se lo si può fare o no?

Sig. Monod-Herzen: è una cosa difficile, è per noi una scuola quotidiana. È sottile e spesso delicato. Occorre discernimento.

Un partecipante: si deve per agire con amore, nel caso di un litigio con la propria coscienza, pensare prima a sé o prima agli altri?

Sig. Monod-Herzen: il problema non si pone assolutamente così, dovete pensare simultaneamente a entrambi. Vi trovate entrambi di fronte a un problema. Se siete più ragionevoli, se avete più padronanza su voi stessi, sceglierete ma ci sarà sempre possibilità di errore. L’azione non è mai perfetta, non esiste la formula magica, una ricetta che vi permetta di non fare mai male a nessuno… Il problema può porsi così: premesso che succede quella data cosa che è necessaria, tenterò di avvicinarmi facendo il minimo danno. Non siamo perfetti. Facciamo ciò che possiamo e poco a poco arriviamo a perfezionarci.

Rispondendo a una partecipante che pensa che si possa con l’esperienza e l’intuizione mettersi al posto dell’altro:

Ci sono dei problemi di vita in società. Noi siamo ancora attaccati a certe cose, abbiamo degli impedimenti interiori che ci impediscono di avere quell’intuizione. Qual è l’etimologia della parola “simpatia”? Viene dal greco e vuol dire “sentire con”. Non è una questione cerebrale ma di sensibilità. Avete degli educatori appassionati del loro mestiere che arrivano a sentire il bambino o l’adulto.

Un partecipante: la maggior parte del tempo proiettiamo i nostri propri problemi sugli altri.

Sig. Monod-Herzen: dire che accada sempre, certamente no. Se volete avere uno scambio con chiunque vi occorre essere in simpatia con lui.

Tutto ritorna a un lavoro su se stessi. Si dice che l’amore sia l’intelligenza del cuore. Se arrivate a eliminare le vostre preferenze o le vostre repulsioni personali, vi troverete in una eccellente posizione per sentire attraverso la simpatia e con l’amore ciò che vi succede di fronte. È la strada della simpatia che vi permetterà di sentire ciò che desidera l’altro, ciò che vuole e ciò che potete realizzare.

Una partecipante: come fare per arrivare a questo stato di simpatia?

Sig. Monod-Herzen: staccatevi dai vostri attaccamenti personali. Sapere secondo ciò che si sente, secondo ciò che si desidera fare, in rapporto all’altro, se questo corrisponde a qualcosa di preciso, se ciò che si vuole è necessario, se si deve farlo o non farlo. E se ci si sbaglia ce ne si assume la responsabilità. E poco a poco si acquisisce il discernimento.

Una partecipante: penso che ogni volta che ci sono dei problemi bisogna esporli, prendere coscienza che se si soffre per la realtà è perché si è ancora troppo attaccati e poco a poco, a forza di rifletterci, a seconda della circostanza della vita, si può forse arrivare…

Sig. Monod-Herzen: avete sicuramente ragione. Bisogna parlarne francamente. Ciò che si nasconde è sempre negativo. Bisogna dare un taglio, fa male in certi casi, d’accordo. È per ciascuno una questione di giudizio.

Bisogna rischiare di influire sulla libertà dell’altro, una prossima volta sarà lui che influirà sulla vostra. Bisogna accettare. Non si risolve mai una situazione al 100%.

Si parla dei diritti e dei doveri: il diritto di ogni individuo è di sviluppare al massimo il lato umano vero in lui. Le circostanze, il destino sotto forma di cose esteriori glielo permetteranno più o meno. È quello il suo diritto. La cosa da non fare è impedire lo sviluppo spirituale di qualcuno, tutto il resto è secondario.

Traduzione di Luciana Scalabrini