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Per un umanesimo cosmico di Gérard Mechoulam

22 Novembre 2010

Storia cosmica, storia degli uomini.

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« Se la sincerità, la disponibilità, la lucidità, il discernimento si stabilirà progressivamente in te,

Se un Amore silenzioso, umile e comprensivo bagnerà tutto il tuo essere,

Eccoti diventato l’Amico, il Compagno, il Fratello, di tutto ciò che respira, palpita e si forma,
Vincitore dell’isolamento, della separazione e della morte.

Senza posa l’universo ci suggerisce la necessità di unione, di convergenza, di armonia senza restrizioni; e le potenze enormi che l’agitano, lentamente evolvono in un perpetuo gioco di interrelazione. Solo, l’amore progressivamente diminuisce  il senso di una direzione comune, l’indispensabile compimento nella più grande delle comunioni.

Disgraziatamente l’uomo  attuale sembra  andare al contrario di quel movimento generale, vivendo nell’angoscia di perdere per sempre il suo io egoista, che genera divisioni, separazione e profitto personale. Tuttavia lo scopo di ogni essere umano dovrebbe portarlo ad un ritorno alla vera funzione dove niente può venire ad alterare l’esatta correlazione tra l’uno e il tutto.

Ma, prima di trovare in sé il silenzio  dell’armonia che agevola  il fiorire della rivelazione, l’uomo, prova dopo prova, deve riconquistare la completa libertà che gli permetterà di vivere in un modo autentico e veridico, pienamente cosciente dell’Opera Universale. Esistenza senza nessun paragone possibile con quelle che ci è dato di vedere nella nostra società.

E’ necessario un decondizionamento totale, non deve essere trascurato niente, scientemente dimenticato! altrimenti il flusso alienante del passato, della memoria dei secoli ci rinchiuderà ancora di più nella prigione del nostro divenire.

Senza cessare il dimenticarsi di se stessi, la tolleranza, la comprensione devono invadere delle loro esigenze le pieghe superficiali della coscienza.

La nostra è un’era buia e chiede molto all’uomo: credere senza l’appoggio di prove esterne che siano per lui, almeno all’inizio della ricerca interiore, un motivo sufficiente d’orientamento. Tuttavia l’universo non è ingrato e non un solo momento abbandonerebbe  l’uomo che porta sul cammino della perfezione.

Niente di questo Mondo può essere insormontabile, perché ogni problema posto contiene in sé la soluzione. Pertanto si impone la necessità primaria di non rimanere a livello superficiale degli esseri e delle cose, prigionieri dell’abitudine e dell’inerzia che non possono che causare delusione e amarezza.

La vita può e deve darci un messaggio sorprendente, ma questo esige da parte nostra uno sforzo continuo, una perseveranza estrema; perché ogni fenomeno e processo perdono la loro capacità alienante a partire dal momento in cui sono svelati, scoperti nella loro totalità; e allora, naturalmente il peso scompare improvvisamente, la tendenza all’incertezza e al livellamento si blocca dal nostro campo di riflessione. I Saggi di ogni tradizione hanno proclamato:” Sarà molto preteso da chi ha molto domandato”. Perverse, numerose e sottili sono le trappole. Costantemente paure e giustificazioni, desideri e retrocessioni ci sviano dal cammino che conduce all’essenziale. E’ necessario rendersi conto che ogni avvenimento, situazione, fenomeno contiene in sé la sua parte di recupero dell’uomo e quella di stimolo veramente evolutiva.

Indispensabile è perciò una perfetta comprensione dei propri impulsi e delle proprie azioni per ritrovare il silenzio generatore di pienezza della coscienza dove l’Amore, l’Intelligenza e l’Azione non sono che uno.

Altrimenti le nostre retrocessioni come i nostri blocchi, le nostre false certezze e i nostri giudizi preconcetti hanno una eco a quella miriade di onde, di forze e di correnti che percorrono l’immensità dell’Universo.

E lì si installano il disequilibrio interiore; il vissuto perde ogni reale significato. L’uomo deve,  a forza di tenacia e di voler comprendere,  non rimanere nel gioco manipolato dalle diverse influenze sia celesti che terrestri  incatenate alla sua eredità, modellate e schiave della mente e delle molteplici azioni della sua razza, del suo paese, della sua nazione. Perché da ogni parte ci circonda una materia inerte, almeno  nel suo aspetto superficiale, dove il Vivente ancora non è apparso. E’ il livello delle forze cieche che inesorabilmente impregnano il nostro psichismo come il nostro organismo, i nostri desideri e le nostre emozioni. L’uomo si espone ad una posta difficile, una pericolosa alternativa : seguire dopo molte e molte sregolatezze e in un probabilismo incerto il lungo cammino della materia incosciente che diventa progressivamente materia responsabile, forma abitata dalla mente, oppure trasformare e illuminare quella materia che costituisce la propria forma organica e intelligente, fino a che il cumulo di memoria, biologico e psicologico non si trasformi a beneficio di una forza viva, generatrice d’Amore, d’Intelligenza e di Volontà Suprema..

Così siamo legati all’universo delle forme col nostro aspetto tangibile e lo scaglionamento separato degli atti che sono la nascita, l’esistenza e l’annientamento. Ogni forma occupa uno spazio, una certa durata ci è necessaria quanto al suo apprendimento. Da questo fatto ad ogni manifestazione della natura corrispondono uno spazio ed un tempo determinati: da lì nasce la situazione che a sua volta può materializzarsi, cioè esistere secondo i nostri diversi modi di percezione, sotto una quantità di aspetti e di modalità secondo la qualità e il tasso della sua frequenza vibratoria e della sua rapidità di propagazione.

Ogni elemento agisce su di un altro, che gli è correlato. Di conseguenza ogni processo cosmico possiede un significato sia individuale che collettivo. D’altra parte ciò che possiamo osservare delle espressioni identiche che emergono da quelle globalità sia a livello microscopico che macroscopico

Le galassie dai miliardi di soli come gli atomi nel regno del infinitamente piccolo ci permettono di distinguere un rigore notevole del comportamento guidato da un senso particolare dell’economia. Economia delle strutture, identità dei progetti e delle forme. Nebulose e molluschi ci comunicano la necessità di spiritualizzazione del loro aspetto. Pianeti e satelliti circondano i soli, gli elettroni gravitano attorno agli atomi

E’ in questa congiunzione di intenzione che si rivela la perfetta concordanza del Progetto Universale: raggiungere la perfezione. Da qui la Natura opera nel modo più economico che ci sia e si serve per questo di un principio comunemente chiamato ”principio d’abitudine

Questo porta due molecole d’idrogeno ad unirsi per affinità ed in proporzione sempre identica  ad una molecola d’ossigeno per fare l’acqua. Meccanicamente milioni di volte  si realizzerà lo stesso processo e questo perché l’Universo utilizzi il suo “potere d’invenzione” senza omettere di prendere il canale delle Leggi, servendosi  delle energie necessarie e disponibili, con prudenza ed equità, abbandonando il suo aspetto di superficie alla continua ronda dell’automatismo e dell’affinità!

Le sole sostanze, come le loro occulte presenze, dettano le loro intenzioni di base, il loro desiderio più caro: l’Illuminazione integrale della materia con lo spirito

Infaticabilmente l’atomo si unisce all’atomo, la molecola si scontra con la molecola, ma la forma emerge più perfetta. Pazientemente la Natura perfeziona la sua Opera! Quel rigore  tutto pieno di automatismo comporta un pericolo imminente, quello dell’estinzione della forma, della disgregazione della materia a vantaggio di un ritorno all’Energia indifferenziata. Fortunatamente, sostenuto da  un principio potentemente stimolatore crogiolo di nascita e di creazione continua: l’Amore cosmico, il senza tempo, lo Sconosciuto, il Reale… Ciò che comincia, un giorno avrà fine. Tutto è movimento, trasformazione costante. La stella nasce, cresce, invecchia e muore; le stagioni si succedono, il sole si alza e declina.

Così la constatazione di un movimento comune di una durata, il ricordo di un passato, l’interpretazione abusiva del presente ci allontanano dal Vero e dall’Essenziale. E’ pericoloso il cammino che porta l’uomo a partecipare in un modo pienamente cosciente al divenire universale, ma più pericoloso ancora è abbandonarsi corpo e anima legati alle tenebre dell’ignoranza e della sfiducia.

Creiamo quello che siamo e la miseria del mondo non è che il triste riflesso della nostra miseria interiore. Osserviamo di nuovo la natura degli esseri e delle cose, con una attenzione grande, senza alcun giudizio né comparazione; ascoltiamo con serietà quello che ci può suggerire il semplice. Da quel momento cessiamo di considerarci un’entità separata distinta da una totalità esistente.

Lanciate un sasso su uno specchio d’acqua e vedrete formarsi tutt’attorno dei cerchi sempre più grandi. Dunque quel sasso ha esercitato un potere di influenza, supponiamo nel giro di dieci metri; ma una volta oltrepassata quella distanza questo ha solo esercitato un’influenza impercettibile per il resto dell’acqua. Se ci allontaniamo di una quindicina di metri dal punto d’impatto, possiamo vedere il fatto  che il sasso non partecipa alla storia di quel che resta della superficie.

Come dire che ci troviamo in presenza di parecchi piani d’acqua? Certo che no! Diciamo semplicemente che ogni elemento, ogni manifestazione, ogni processo del Cosmo partecipa ad un momento o ad un altro all’edificio generale. Ma che la loro differenza di intensità vibratoria, che agiscono con il loro potere d’influenza, tendono a farci credere che tutto si presenti al nostro intelletto in un modo parcellizzato e diviso.

Partiamo da questi due punti d’importanza che mostrano che:

1) la natura e più precisamente la composizione intima di questa, gli atomi, agiscono, si muovono, si uniscono secondo una ricerca istantanea dell’affinità, regolata e condotta dal riflesso della abitudine!

2)  una infinità di forze esercitano in tutti i sensi, direzioni e profondità, un’influenza certa sotto la tutela della meccanicità e dell’invenzione. Perché ci è stato tante volte precisato che l’universo ci appare nel suo insieme, sotto due aspetti antagonisti e complementari, tanto a livello della struttura che al livello più facilmente osservabile da tutti. Come il giorno e la notte, il caldo e il freddo, la luce e l’ombra, l’uomo e la donna, etc….Portando al fatto che un disequilibrio iniziale dei contrari l’obbliga a manifestarsi in modo sempre nuovo grazie al suo potere di invenzione senza però lasciare le grandi leggi  che sono la meraviglia del suo prezioso equilibrio. Parliamo di nuovo di quella meccanicità della materia e capiamo che il mondo delle forme è costretto ad agire col suo intermediario per liberarne progressivamente la Perfezione.

Perché non basta che la struttura, e per di più la sostanza, siano perfette perché la forma ne sia l’ineluttabile conseguenza .Entrano in gioco fattori determinanti estremamente sottili, come una stretta economia dei mezzi così come un dosaggio continuo del potere di influenza della sostanza di base nell’avvenimento, alleato ad una regolarizzazione costante di una capacità di intenzione.

Di conseguenza ci sarebbe possibile  affrontare la storia dell’universo e la storia dell’uomo da un angolo del tutto diverso. Ma questo sarà subito più ampiamente precisato.

A più riprese abbiamo detto che le diverse forme del mondo si concretizzano  secondo un rigore intriso di meccanicità. Sviluppiamone il dettagli

L’onda e la particella di materia non possono soprattutto essere considerate come “realtà” in se stesse, ma semplicemente simboli il cui impiego facilita l’astrazione sempre più importante che esige la scoperta dello sconosciuto. Però il simbolo esprime con più o meno precisione una certa intenzione  delle sostanze originali. Benché l’intenzione sia molto nascosta, si mostra evidente che la natura nella sua globalità tende sempre verso un meglio, un assoluto del manifestato.

I milioni di forme create sembrano rispondere ad uno scopo molto preciso, la convergenza. Convergenza basata su di una stretta economia di mezzi.

Tutto quel movimento di massa porta l’uomo a evolvere e più forte ancora a mantenerlo nella sua scia!

Di conseguenza la necessità primaria è quella di distinguere la netta differenza tra l’uomo che e risultato e prolungamento di un contesto storico, sociale e familiare nel quale vive e l’uomo che è entrato nella sua vera funzione  per la stessa forza della rivelazione interiore.

Perché l’essere umano la cui azione e comportamento si svolgono in perfetta armonia con l’insieme cosmico non si trova più implicato nelle molteplici influenze venute da una quantità di correnti di onde e di forze vibratorie; le cui  provenienze diverse e varie non possono che intimarci di accrescere senza posa il nostro discernimento.

Scoprire le mille manifestazioni dell’Amore universale ci fa capire che la natura agisce secondo uno schema determinato che, generato istintivamente dalle leggi dell’abitudine e dell’affinità conduce l’uomo a seguire passo a passo il lungo cammino dell’evoluzione.

E’ per questo che ci appare indispensabile un completo ritorno dell’uomo su se stesso, una perfetta comprensione di tutto ciò che lo circonda e lo costituisce, per trarsi fuori definitivamente dalla corrente gigantesca del passato!!

Abbiamo sempre la disgraziata tendenza ad avvicinare esseri e cose in un modo parcellizzato e separato, differente da un insieme più grande e meravigliosamente coerente. Per questo ci viene chiesto di orientare il massimo della nostra volontà e del nostro discernimento, di cui l’immediata conseguenza è l’Amore, per percepire con certezza la totale relazione che esiste tra il mondo interiore ed esteriore

Occorre evitare un’eccessiva identificazione con i fenomeni che entrano nel nostro campo d’osservazione. Sicuramente la scienza attuale utilizza in generale un approccio oggettivo e sperimentale, come il rigore del calcolo matematico, ma non può atteggiarsi a futura religione nel senso di un perfetto adeguamento tra l’uomo e il mondo, perché quel rigore del calcolo matematico, la sua efficacia non porta necessariamente ad una liberazione più intensa della condizione interna di chi l’opera. Niente affatto! Il sapiente deve anche e anzitutto lui seguire in una volontaria trasformazione di tutto il suo essere il sentiero che porta alla conoscenza e all’amore per non scavare un fossato sempre più profondo tra la propria comprensione e la scoperta oggettiva del fenomeno .

Chi non vive la spiritualizzazione di quella materia che la determina deve risolversi a rimanere prigioniero nella sfera del suo sapere.

a cura di l. scalabrini