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Psicofisica, un mondo interiore quasi eterno di Jean Charon.

27 Febbraio 2011

(dall’antica serie di 3emillenaire, a cura di Luciana Scalabrini)

A forza di lavorare sul curioso comportamento degli elettroni, Jean Charon ha fatto una scoperta: gli elettroni, immortali, non smettono di arricchire il loro livello di coscienza e di conoscenza. Poi naturalmente non ha tardato ad immaginare che, poiché sono immortali, si istruiscono di continuo e che noi siamo fatti di elettroni, e anche noi siamo immortali. È quella che ha chiamato la teoria degli Eoni riprendendo il vecchio nome della gnosi cristiana dei primi tempi. Con questa teoria è naturale arrivare a pensare che ciò che si chiama spirito è meno immateriale che non sembrasse poiché gli eoni ne sarebbero i portatori.

Ecco dunque come, con il gioco e l’attitudine aleatoria di particelle elementari, lo spirito è entrato nei laboratori.  “ Esso non è pronto ad uscirne”, afferma Jean Charon e molti fisici con lui come Olivier Costa de Begauregard, anche se la concezione di quello spirito  non è affatto simile. Con la sua teoria Jean Charon ridona all’uomo la sua eternità e la sua dimensione cosmica. Sciolta dai dogmi offre una nuova spiritualità all’uomo molto più credibile, pur offrendogli tutto il suo sapere. Con lui imparate ad ascoltare il canto degli eoni che lega il cosciente, l’incosciente, canta l’ universo eterno.

Scommetterei volentieri che, per le generazioni che verranno, la scoperta più importante di oggi non sarà né quella delle forze nucleari né quella degli sviluppi dell’audiovisivo, e nemmeno di aver creato macchine per andare sulla luna ; ma sarà quella della Fisica sul mondo interiore. E i principali progressi  della conoscenza si faranno in quel mondo interiore, così come negli ultimi tre secoli avevano visto lo sviluppo del nostro sapere sul mondo esterno.

Questa scoperta della Fisica non data che dagli ultimi anni ed ha talmente sorpreso gli stessi fisici che non sono ancora riusciti  a prendere la misura di tutto quel capovolgimento che risulta dall’approccio scientifico dei fenomeni.
Di cosa si tratta?

Dopo Newton la Fisica si è costruita affermando che voleva essere una scienza esatta e che per questo non voleva occuparsi che dei fenomeni osservabili, cioè direttamente verificabili senza ambiguità  nel nostro mondo esteriore. Non pretendeva  di ignorare completamente l’esistenza interiore, dove si situava qualcosa che si chiamava Spirito, con i suoi sogni, di preoccupazioni metafisiche, di sentimenti. Ma per la fisica tutto quello era troppo evanescente per far parte di una storia esatta, preferiva abbandonare quelle cose alle filosofie, agli psicologi, o ai teologi. E la fisica dell’epoca aveva ragione. Non si può negare l’enorme progresso  nella conoscenza dell’universo compiuto con la nostra conoscenza, grazie a questo approccio esclusivamente osservabile dei fenomeni della natura.

Ma più la fisica aveva accesso a fenomeni situati al limite dell’osservazione, come quelle piccole particelle che formano tutta la materia, o ancora quegli oggetti cosmici a stento visibili ai confini del nostro universo, più lo spirito doveva  venire a tappare i buchi  tra i dati osservabili per assicurare la coerenza di ciò che si voleva rappresentare.
Verso l’inizio del 1900 divenne chiaro per i fisici che i meccanismi propri dello spirito interferivano a volte così tanto con la cosa osservata che ci si doveva domandare se questo non era il riflesso del nostro pensiero. Ma dove localizzare i meccanismi dello spirito? Come diceva Paul Valery: “Si avrebbe ben da vagare in un cervello se non si trovasse uno stato d’animo”. Ci sarebbe a lato  del mondo esterno osservabile, un mondo interiore invisibile, dove i processi psichici potrebbero essere descritti alla maniera in cui si fosse, fin là, descritto i fenomeni del mondo esteriore?

Se quel mondo interiore esiste veramente, dovrebbe essere fatto, come il mondo esterno, di spazio e di tempo. È dunque un approfondimento della natura dello spazio e del tempo che dovrebbe permettere agli scienziati di  saltare il muro dello spazio interiore.

In effetti, la scoperta del mondo interiore costituisce la terza rivoluzione relativista compiuta dopo l’inizio del secolo scorso.Einstein aveva già per due volte, rivoluzionato i nostri pregiudizi sullo spazio e il tempo. Nel 1905 mostrava che spazio e tempo interferiscono l’uno con l’altro: tra le conseguenze ricordiamo la celebre E=MC2, ma anche il fatto più sorprendente, ma vero, che un cosmonauta portato da un razzo con una velocità vicina a quella della luce invecchia meno meno in fretta che se resta sulla terra.
Poi nel1915 Einstein afferma che ogni cosa è formata di spazio e tempo più o meno curvato: così un grano di materia è una gobba estremamente curvata e localizzata dello spazio che la circonda. Tutto questo oggi è ben verificato. Ma verso gli anni 70, una terza rivoluzione si avvera. In effetti, se lo spazio si curva troppo, finisce per …crepare e passa allora dall’altra parte, all’esterno del nostro mondo esteriore abituale. I fisici sono curiosi e la grande questione fu di sapere ciò che c’era dall’altra parte nell’altro mondo. Perché, come constatarono rapidamente, era là l’altro mondo, dove i fenomeni non evolvono  come nel nostro esterno osservabile, ma in qualche modo complementare. In quello spazio e tempo cambiano il loro ruolo, lo spazio scorre, mentre l’osservatore può muoversi nel tempo.
Peraltro, mentre le leggi fisiche del mondo esterno portano tutti i fenomeni verso il disordine, le leggi fisiche in questo mondo complementare fanno evolvere le cose verso l’ordine. In breve, la fisica scopriva che dall’altra parte del nostro mondo abituale i fenomeni scorrevano spontaneamente dando prova di memoria(spostamento nel tempo), di ragionamento (evoluzione verso l’ordine) e di un genere di slancio continuo di coscienza(scorrere continuo di informazioni). Dall’altra parte c’è il mondo interiore con la definizione che diamo abitualmente, il mondo dello spirito.
Questa nuova rivoluzione relativista sulla natura dello spazio e del tempo porta il nome di Relatività complessa (1977) Mostra che il campo d’investigazione della fisica non può più ormai basarsi solo sul mondo esteriore,come il precedente, bisogna ora tener conto di un mondo interiore, che è fatto di spazio e di tempo e può dunque essere descritto con tanta precisione come il primo.
L’universo totale comprende così mondo esteriore che mostra proprietà fisiche e un mondo interiore caratterizzato da proprietà di natura psichica. Sono due mondi che formano oggi l’oggetto della nuova fisica, che per questo si chiama la psicofisica.

Ma che si trova nel mondo interiore? Una difficoltà per identificare gli oggetti del mondo interiore è che , come lo stato d’animo di Valery, non sono visibili. I due mondi interno ed esterno si presentano un po’ come due facce di un foglio di carta posata su un tavolo; la parte visibile si constata coi nostri occhi; ma come non si vede la parte nascosta appoggiata sul tavolo, si tende a dire che non esiste. Ma supponiamo  che due piccole calamite siano nascoste sotto il foglia di carta; benché non le si veda si constata la loro presenza  perché muovendosi muovono l’ago metallico sul foglio di carta sulla parte visibile. Quegli aghi sono sensibili al campo magnetico delle piccole calamite invisibili nel mondo dietro al foglio di carta.
Le cose accadono in modo simile nel rapporto con i nostri due mondi: il mondo interiore è invisibile, ma si indovinano gli oggetti che lo abitano con l’azione indiretta che esercita la loro presenza sul mondo esterno osservabile.

Per il momento sono stati identificati due oggetti invisibili situati nel mondo interno. Su scala cosmica sono i buchi neri, quelle stelle morenti che scompaiono nel mondo interiore quando si avvicinano alla loro fase terminale; e sulla scala delle particelle che compongono la materia, sono gli elettroni. Nel presente articolo, mi occupo solo degli elettroni.

Deve essere chiaro che i fisici che conoscono l’elettrone dopo Faraday( morto nel 1867) non hanno accettato senza prove di considerare l’elettrone come un oggetto del mondo interiore. Qualitativamente l’elettrone era in partenza un candidato eccellente per l’invisibile. Esso possiede una massa, ma un volume osservabile nullo; peraltro gioca al passa- muro con la materia, la attraversa come se non la incontrasse. Conclusione: non è nello spazio osservabile (in cui si localizza e dove si localizza la materia),è altrove: e di quello la fisica non conosce che il mondo interiore. Ma bisognava avere anche solidi argomenti quantitativi; si mostrò dunque che l’elettrone, così localizzato come un oggetto del mondo interiore, soddisfaceva tutte le proprietà fisiche che le scienze gli riconoscevano da tempo. Restava, e cosa più importante, da provare che l’elettrone aveva anche  delle proprietà psichiche, poiché era del mondo interno.  Questo era da dimostrare col linguaggio, non della filosofia, ma della fisica. Di fronte a  quel problema il piccolo gruppo di fisici che lavoravano con me ha ragionato come segue: se l’elettrone è veramente portatore dello spirito, contribuisce anche al nostro spirito, poiché entra nel nostro corpo. Ma allora, se il nostro spirito è chiuso nel piccolo mondo dell’elettrone, questa particella deve possedere  nella sua struttura tutta la meccanica di rappresentazione del mondo, dato che il nostro spirito è la sorgente della rappresentazione che la scienza si forma del mondo. Ci si troverebbe un po’ come nella celebre caverna di Platone. L’osservatore chiuso in quella caverna non può vedere che le ombre del mondo esterno dove non può andare; allora disegna sui muri della caverna una rappresentazione del mondo, ma questi sono della dimensione della caverna, le leggi sono quelle del mondo, i colori sono quelli della caverna, ecc….
Se siamo chiusi nell’elettrone,psichicamente parlando, disegniamo noi il nostro universo con tutto ciò di cui disponiamo nell’elettrone, e l’analisi della struttura dell’elettrone deve allora permetterci di calcolare direttamente i fattori di scala che intervengono nella nostra rappresentazione del mondo cioè i dati fisici (come per esempio la velocità della luce) che si era creduto fin lì appartenere al proprio mondo esterno, che invece aveva le caratteristiche del nostro mondo interiore. Una tale analisi dell’elettrone  come oggetto del mondo interiore è stata fatta ed ha permesso di ritrovare tutte le costanti fondamentali della fisica, cosa che non era mai stata fatta… e conferma definitivamente che l’elettrone è portatore di spirito, del nostro spirito.

Eccoci tutti interessati: la fisica contemporanea conferma la celebre intuizione di Teilhard de Chardin; entrando gli elettroni a miliardi nel nostro corpo, sono portatori di una “psiche”. Si designa con eone l’antico elettrone della fisica, se si vuole che quella particella sia psichicamente la stessa, ma è ormai riconosciuto come che ha proprietà psichiche.
Ciò che ci interessa ora è sapere ciò che siamo, ciascuno di noi, rispetto a questi eoni psichici. Io sento di essere unico, che mi caratterizzo in quanto persona come un me come senso di unità: come è compatibile con quei miliardi di eoni che compongono il mio corpo? Si tratta, alla fine, di sviluppare una psicologia ionica che stia alla pari con le nuove scoperte della fisica.

E come sono fatti questi eoni? Sono piccoli corpuscoli sferici che pulsano. Tempo e spazio hanno qui le proprietà particolari di un mondo interno che descriveremo. Questo mondo interno non è fatto, come lo spazio che ci circonda, con una grande distesa omogenea; il nostro mondo interno  si polverizza in una specie di rosa di eoni, essendo ogni eone un piccolo universo in se stesso, che comunica con gli altri eoni e con il mondo esteriore con azioni a distanza. Quelle sferule- eoni racchiudono un gas di luce, che è portatore di informazioni psichiche;  è quella luce che sarà capace di memorizzare quelle informazioni, poi di ragionare su di loro, come fa il nostro spirito.
Ci si trova con quel ruolo importante della luce come supporto del funzionamento spirituale, quella intuizione millenaria che vuole che la luce sia un elemento essenziale del vivente e del pensante. Sono tali eoni che entrano nella composizione del nostro organismo. Ma essi non si dispongono nel nostro corpo come i grani  di sabbia; si ordinano gli uni in rapporto agli altri per fare funzionare la macchina umana, come se prendesse uomini e donne per fare girare un’impresa qualunque. E come nell’impresa si trova un genere di capi d’orchestra che coordinano l’azione di tutti gli altri, così gli eoni del nostro corpo vanno orchestrati da un eone unico, che, per usare la terminologia della teoria degli insiemi, chiameremo l’eone distinto. Questo costituisce quello che chiamiamo il nostro Me. È stato presentato nel corpo nell’istante della nostra concezione. Sarà ancora presente nell’istante della morte corporale. Durante la vita gioca il ruolo di coordinatore – capo d’orchestra per i miliardi di eoni del nostro corpo che non hanno la permanenza nel nostro corpo, come le cellule del corpo che cambiano continuamente nel corso della nostra vita

Vi abbiamo rappresentato il Me in relazione con tutti gli eoni del nostro corpo. Sono da sottolineare  due aspetti importanti: l’eone è l’elettrone della fisica, e questa ci insegna ad essere immortali; d’altronde l’eone possiede una memoria cumulativa, non può dimenticare niente.Ogni eone del nostro corpo è nato (dalla luce) , ha dei milioni d’anni, ha acquisito nel corso delle incarnazioni successive, un saper fare che usa per partecipare utilmente con tutti gli altri eoni del corpo al funzionamento del nostro organismo.Chiameremo memoria innata quel sapere millenario: é questa memoria innata che fa battere il cuore, respirare i polmoni, compiere tutte le funzioni che non sono comandate dalla nostra volontà. Invece chiameremo memoria acquisita quella che si rapporta solo agli avvenimenti vissuti dalla nostra concezione in poi. Queste due memorie , innata e acquisita, si distinguono soprattutto per il fatto che i nostri eoni corporali hanno una memoria acquisita comune ( hanno per la maggior parte vissuto gli stessi avvenimenti dalla concezione), mentre  la memoria innata è fatta dalla diversità delle vite vissute da ogni eone nei diversi organismi nel corso delle incarnazioni, prima che questi eoni fossero riuniti per un momento nel nostro corpo.

Si può dire, schematizzando, che le diversità delle memorie innate  non permettono un linguaggio comune tra i diversi eoni, mentre la memoria acquisita comune a tutti gli eoni permette un chiaro linguaggio comunicativo tra gli eoni corporali e il Me.Si parlerà di cacofonia della memoria innata e della melodia della memoria acquisita.

Per ritrovarsi tra quelle due memorie la natura ha bisogno di utilizzare le due memorie per assicurare il funzionamento armonioso dell’organismo vivente e usa l’alternanza della veglia e del sonno: durante il nostro me si dirigerà verso la memoria acquisita, durante il sonno si sforzerà di mettersi all’ascolto del linguaggio diversificato proprio all’innato, linguaggio che possiede la saggezza che consente di equilibrare i disequilibri della vita cosciente.
Riprendendo il linguaggio junghiano, diremo che durante il sonno il nostro me è in relazione con l’inconscio, che si esprime spesso col linguaggio evanescente dei sogni.

L’insieme dei nostri eoni e delle particelle di materia del corpo forma ciò che chiamiamo il nostro mondo personale (spirito del corpo). Questo insieme è immerso nel nostro mondo esteriore.

Ma perché gli eoni si incarnano in quelle comunità complesse che sono gli organismi viventi? Perché non si accontentano di fare la loro esperienza isolatamente? È vero che anche isolatamente il livello psichico degli eoni non può che crescere col tempo; ma l’associazione degli eoni tra loro ha per conseguenza di accrescere il ritmo di acquisizione e la qualità  delle informazioni scambiate col mondo esterno, esattamente come avviene quando gli umani raggruppano nella stessa impresa diverse specialità. L’organismo vivente realizza l’unità nella diversità e una tale incarnazione ha  per effetto  di alzare il livello psichico di ogni eone che partecipa a una vera università eonica dove gli studenti- eoni sono nelle migliori condizioni per esercitare le loro proprietà psichiche.

Gli elementi accumulati nella vita nella memoria acquisita di ogni eone hanno bisogno di essere in un certo momento coordinati con quelli della memoria eonica innata.  Questo aggiustamento l’abbiamo visto, è già realizzato un po’ ogni notte nel corso del sonno. Ma abbiamo anche notato che quella relazione notturna del me e dell’inconscio è assai imperfetta, non potrà farsi che nel silenzio della inter – vita, quando tutti gli eoni del corpo ritornano alla polvere per una pausa di riflessione più o meno lunga nello spazio cosmico.  Il mio me diventa allora il me cosmico, è solo, non appartiene più ad un organismo vivente, ha davanti a sé il panorama completo delle sue vite vissute nelle sue incarnazioni da milioni d’anni, non solo come uomo, ma in tutto il  regno del vivente. Quella memoria innata millenaria che non si distingue che in modo sfumato durante la vita, che si percepisce attraverso le tenebre del proprio inconscio, ecco che può infine comprenderne la totalità del contenuto, come riposando l’occhio su un vasto paesaggio; dall’oscurità del periodo di vita segue la luce del periodo della morte, che non è che una lunga riflessione sulle nostre esistenze passate.

Fino al momento in cui, di nuovo, il mio me cosmico sceglie di ricominciare a partecipare ad un organismo vivente, sia come me di quell’organismo ( se ha un livello psichico sufficiente) sia come un eone corporeo ( di un organismo più psichico di lui stesso) . E così fino alla fine dei tempi, fino a giungere a un livello di coscienza, per dir così, infinito.
Quello che è essenziale è capire che l’identità psichica è associata ad un eone e a uno solo. È quello che ho chiamato me vivente nel periodo della vita, me cosmico nel periodo della morte. E a quel me non corrisponde un vago simbolo ( come un tempo il simbolo dell’anima), ma una particella ben nota della fisica che può essere localizzata in modo preciso nello spazio e nel tempo. Questo è diventato possibile da quando la fisica ha aperto la particella, l’eone – elettrone è indefininibile nello spazio e nel tempo.
Certo, l’eone può sembrare ben piccolo per contenere il nostro me tutto intero; ma in confronto all’universo intero, il nostro stesso corpo non ha che le dimensioni dell’eone in rapporto al nostro coro, e la nostra piccolezza non ci impedisce di contare in rapporto all’intero universo. Si, sono il mio me, posso identificarmi con quello che sono dall’inizio alla fine dei tempi. Durante un’incarnazione, è vero, vivo in comunità eonica, ma approfitto di questa comunità  per esplorare l’universo molto meglio che se fossi solo. E nondimeno conservo la mia identità tra questa vasta comunità di eoni, sono un piccolo universo, conservo in modo indelebile i miei ricordi personali che datano milioni di anni nel corso di queste alternanze successive di vita ed inter – vita; c’è trasformazione di modo di esistere nelle occasioni di vita e di morte, ma c’è discontinuità, mai vera morte.

La fisica raggiunge il fondo comune a tutte le religioni venendo a concludere sull’immortalità del me. Ritrova allo stesso tempo le basi della psicologia junghiana, di veglia e sonno, di conscio e inconscio, e il loro intervento nella vita psichica totale. Ma la fisica, aprendosi all’interiorità, dopo un lungo investigare sul mondo esterno, non fa che avvicinarsi al suo obbiettivo. Ascoltiamo ancora Teilhard de Chardin: “ E’ venuto il momento di rendersi conto che una interpretazione anche positivista dell’universo deve, per essere soddisfacente, coprire così il dentro come il fuori delle cose. Lo spirito come la materia. La vera fisica è quella che arriverà a integrare l’uomo totale in una rappresentazione coerente del mondo”.
Se ancora non ci siamo, si può in ogni caso pensare che noi oggi siamo sulla strada.