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Ricerca dell’Assoluto di Rémy Carnerotte

28 Maggio 2011

( dall’archivio di 3millenaire, a cura di Luciana Scalabrini)

Noi uomini tra gli uomini, non abbiamo che un dovere, quello di cercare l’Assoluto per tutta la nostra vita.

E , se l’abbiamo trovato, non dobbiamo giustificare la nostra scoperta.

Vi mostrerò qualche via, delle direzioni da prendere.

La prima strada indica che l’Assoluto è nel  quotidiano.

Ho personalmente due cose che mi interessano nella vita: l’Assoluto e il quotidiano. La mia vocazione non ha che questo programma, che è d’altra parte l’esperienza di tutti gli uomini di tutti i tempi.

L’uomo infatti si è sempre rivolto dal finito verso l’infinito e viceversa.

La ricerca dell’Assoluto si vive come una realtà quotidiana.

Ogni secondo vissuto è l’Assoluto, il perfetto, il compiuto.

Quando il quotidiano contiene l’assoluto, lo comunica.

L’errore è mettere Dio solo negli oggetti, mentre è l’anima di tutto, è tutto.

Nel film” Un condannato a morte è evaso”, Bresson discuterà mezza giornata per sapere quale sarà l’importanza della croce da mettere sull’abito del pastore: 4 mm. Quello gli sembrerà persino troppo! Perché? Perché l’Assoluto prende tutto il posto nel reale e non può essere significato solo da una croce.

Sicuramente il sacro passa attraverso i segni.

Robert Bresson diceva anche che desiderava realizzare sia un film di oggetti che un film d’anima.

Intendeva con questo andare all’anima attraverso gli oggetti.

I simboli rivelano l’esperienza essenziale di tutti gli uomini se questi si sforzano di fare silenzio e attenzione

Per cogliere l’Assoluto, bisogna prestare orecchio e non solo quello che orna il viso.

La scala di Giacobbe esprime i rapporti costanti che esistono tra il cielo e la terra.

Ci sono altri simboli significativi: la montagna, l’albero, la casa… tanti simboli dell’uomo radicato alla terra, con la testa verso il cielo!

Nell’uomo, questo essere verticale, ogni istante della vita si espande nell’infinito e in ogni luogo possiede le dimensioni della Totalità e dello Spazio.

Tutte le religioni, le primitive come le altre, sono state e sono un tentativo per legare cielo e terra, portare all’unità.

Il tempo e lo spazio sono sacri. Il lavoro, l’arte, seminare , raccogliere, danzare, cantare,tante forme del sacro, che contiene l’Assoluto.

Si, di epoca in epoca l’uomo ha cercato di partecipare alla pienezza, a quel magnifico canto dell’Assoluto.

Ma l’Assoluto non si può vedere.

Nella Scrittura si dice che Dio trovò  questo mondo molto buono, molto bello. Ma se è buono e bello è perché è nutrito e abitato da una presenza.

“ L’onnipresenza di Dio fa che ci sia un angelo in un angelo, una pietra in una pietra, un filo di paglia in un filo di paglia…” ha detto il vescovo Jhon Donn in uno dei suoi sermoni.

Non c’è altro modo per raggiungere l’invisibile che dal visibile. Il poeta conosce la scorciatoia per l’Assoluto, giunge a esprimere il suo amore per gli altri. È gli altri.

Nella poesia, come nella danza, la musica, la cattedrale, l’uomo diventa un universo sacro con il suo firmamento, che comprende le sue stelle e la sua luna. Dio ha sparso la sua semenza in questo universo

Ma abbiamo gli occhi di una talpa. Non vediamo più lontano della punta dei nostri piedi. Tutto è icona, tutto è sacramento.

Perché Dio ha detto che tutto era buono, l’universo è deificato.

Tutto è benedizione. Malato, Holderlin dirà ad un amico: “ Sono contento come quando in estate il padre sacro con una mano calma, tra le nubi, e le luci che benedicono…”

Tutto è segno sensibile di una realtà invisibile.

Il mistero dell’incarnazione è il mistero dell’Assoluto, quel Dio più vicino a me di me stesso, di Agostino.

Non c’è che un comandamento: Amare.

Raggiungo l’Assoluto e sono un esistente amando.

Secondo Macario (verso il 390) il cuore è una terra in cui Dio getta la sua semenza ed ha il suo pascolo.

Decifrando il mondo, partecipo, partecipo alla grande sinfonia in gestazione.

Non c’è un assoluto per raggiungere l’Assoluto. C’è il visibile per raggiungere l’Invisibile, c’è il transitorio, il relativo per raggiungere  il permanente, l’eterno e c’è il corpo per raggiungere l’anima.

L’Assoluto non è riservato a  qualcuno, ma a tutti gli esseri attenti.

Tutto è segno, tutto è parola, a condizione di saper vedere e saper comprendere.