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Un approccio corporale – prima part di Eric Baret

31 Luglio 2010

3ème Millénarie n. 56 – Traduzione della Dr.ssa Luciana Scalabriniprima parte

Invitato dalla scoperta del nostro costante approccio mentale del corpo, si risveglia un a“sensazione globale della vita”.

Eric Baret testimonia questa pratica dello yoga come arte d’essere gioioso.

D: La scoperta corporale fa parte dell’insegnamento vedantico ?

R: No. Fa parte dell’approccio cachmiriano. Tuttavia, il maestro del mio maestro, che era un maestro vedantico del più alto livello, il cui insegnamento essenziale, come quello di ogni maestro vedantico, era quello dei Karikas di Gaudapada, era uno yogi nel senso estremo del termine.

Tradizionalmente però, è raro che l’approccio vedantico includa l’approccio yogico. Certo, Shankaracharia cita lo yoga indipendentemente anche dai suoi commentari sugli Yoga Sutra. Ma questo è un altro discorso

D: Credo che Shankara abbia passato molto tempo nel Kashmir. E’ vero che la tradizione del Kashmir viene in parte da Shankaracharia ?

R: No, al contrario: Shankaracharia è molto criticato nella tradizione cachmiriana. Anche da Abhinavagupta. Profondamente, non c’è sicuramente nessuna differenza. E la Mandukya Upanisad è identica nell’essenza allo Shiva Sutra. Si riferisce all’essenziale. Ma nella maniera di approccio alla vita, l’approccio vedantico è esclusivo, e l’approccio tantrico inclusivo. Per il Vedanta, non siete il corpo, i sensi e lo spirito: voi siete il Conoscitore. Per l’approccio tantrico, siete ugualmente ciò che è conosciuto. Si include il conosciuto con il sentito.

Nel Vedanta, siete “l’io sono”  e ciò che è percepito non siete voi: voi siete l’ultimo percipiente. Secondo la tradizione cachmiriana, cosa si potrebbe percepire d’altro se non il Sé? Ogni percezione non è che la Coscienza, e il sentito è la strada per integrare questa comprensione. Spesso nella tradizione vedantica, la percezione è vista come una distrazione e, nel migliore dei casi, è considerata inutile.

Nell’approccio cachmiriano (parliamo certo del monismo tantrico, perché numerosi approcci differenti sono nati nel Kashmir) la gioia dei sensi è considerata una pratica reale per la scoperta del Silenzio.

D: Questa pratica c’era prima di Shankaracharia?

R: Si. La tradizione cachmiriana è molto più antica che il Vedanta di Shankara.  I primi testi sono anteriori a quelli di Baddarayana e dei Brahma Sutra della tradizione vedantica.

D: E in rapporto al periodo buddista ?

R: Dipende da ciò che intendete per “periodo buddista”

D: Voglio dire quello de primi secoli, in India.

R: I testi più antichi datano pochissimo tempo dopo questo periodo. Se si guarda, per esempio, l’analisi del Pranava, che si trova nella Mandukya Upanisad, si scopriranno elementi vicinissimi al sistema Spanda della tradizione cachmiriana. Da qualche anno, alcuni letterati in Giappone e negli Stati Uniti dibattono anche sulla relazione tra la tradizione cachmiriana e la scuola del Shri Vidya del sud dell’India. E’ incontestabile che lo Shri Vidya ha delle risonanze molto vicine allo shivaismo cachmiriano e a certi trattati di Shankara.

E’ inutile ora rientrare in questa discussione. In ogni modo, non diamo nessuna importanza al fatto di sapere come viaggi una tradizione. La vera tradizione è ora. E’ una corrente che non proviene dal passato e non contiene alcun futuro. Essa è la sua propria origine, che è Presenza. Spesso, la formulazione di Shankaracharia è molto lontana dall’approccio cachmiriano. Il maestro di Karadi descrive il Brahman in un modo statico. La tradizione cachmiriana descrive Parabrahman come energia, Spanda, e ultima parola, Paravak. Ma tutto ciò non è che concetto. E’ il campo delle discussioni dei letterati e non fa parte di ciò che ci interessa qui: la ricerca di se stesso. Definire la vita come statica o dinamica proviene dallo spirito agitato degli universitari.

Affrontando la vita in maniera creativa, ci si libera dalla vita concettuale e si scopre un funzionamento d’istante in istante. Si intuisce la corrente d’amore che sottende tutte le espressioni e che non può mai  esprimersi in modo concettuale.

Da un punto di vista pratico,la tradizione cachmiriana mette l’accento sull’arte di affrontare la vita, disintegrarla e lasciarla risuonare nel silenzio. Nessun cambiamento di vita, nessun atteggiamento, nessuna trasformazione sono necessarie. La tradizione di Shankara è generalmente più ascetica, che esclude di più.

D: Ascetica ?

R: Si. Shankaracharia e la maggioranza dei maestri vedantici erano generalmente degli asceti che eseguivano più o meno le disposizioni di una vita monastica. Al contrario, numerosi grandi insegnanti della tradizione cachmiriana erano padri di famiglia che avevano delle attività tantriche e molti di loro erano poeti o drammaturghi o musicisti cosa  inconcepibile nel vedanta. E il teatro, la musica, la danza, la sessualità sono un modo di essere in risonanza con il divino.

D: Questo sembra più positivo, più inglobante.

R: Sembra più facile da apprendere per lo spirito europeo. Se vivete in India, in un piccolo eremo lungo il Gange, si potrebbe dire che è relativamente facile seguire la tradizione vedantica. Ma se siete un banchiere, o una prostituta, il ragionamento vedantico sarà più complesso da applicare.

Certo, gli allievi di Krishna Menon, di Maharaj o di Ramana Maharshi potrebbero reagire a queste affermazioni, ma noi parliamo qui del Vedanta come è più spesso insegnato nell’India tradizionale. Sotto un’apparenza di non-dualità, questo insegnamento è generalmente legato a tutta una  codificazione di esigenze morali, sociali e culturali. In quel senso, la tradizione cachmiriana sembra più facile da seguire per persone come gli occidentali, che hanno poco o niente strutture tradizionali di vita. Ciò che importa non sono più le vostre azioni di tutti i giorni, come nel sentimentalismo buddista per esempio, ma ciò che siete.

D: Come?

R: Quello che fate diventa senza importanza. Ciò che pensate non interessa nessuno. Quello che diventa essenziale è questo “presentimento”, che niente è essenziale.

D: E’ necessario passare per la scoperta sensoriale, corporea, per scoprire l’approccio cachmiriano ?

R: Niente è necessario. Se pensi che una qualsiasi azione, una qualunque maniera di pensare sta per creare in me una maturità, la direzione non è stata vista chiaramente. Guardare la propria vita senza commentare, senza giudizio, crea automaticamente una immensa riduzione dell’attività mentale. La scoperta della sensibilità corporea che si presenta naturalmente in quel momento, non ha niente a che vedere con lo Yoga. E’ il risultato di una comprensione: quella che cercate profondamente non è una nuova situazione. Vivere con questa comprensione, senza pensarla, crea lo spazio.

Per la scoperta sensoriale che si svolgerà secondo le nostre capacità, nei moment di tranquillità, di meditazione, il corpo si presenterà totalmente. Per il fatto che non impedite più la sensazione corporea con la paura, con l’aspettativa, è un po’ come una molla compressa sulla quale smettete di appoggiarvi. Il suo tornare alla posizione di prima non necessita di alcuna attività. Lo Yoga è solo un aiuto per canalizzare questa scoperta, ma non è indispensabile. Si potrebbe dire che aiuta a esplorare  e ad approfondire la sensibilità che si è presentata naturalmente in quei momenti di tranquillità. L’esplorazione del corpo e della mente si presenta in una sensibilità in risveglio. Non è più una esplorazione allo scopo di un’accumulazione, ma veramente uno stato di ammirazione. Questa ammirazione della sensibilità e delle impensabili possibilità sensoriali a poco a poco lascia il posto a una ammirazione senza oggetto. Dimenticate ciò che ammirate. Nessun posto per un ammiratore. La luce dell’ammirazione brucia ogni forma. Noi non siamo che quello.

D: Senza yoga ?

R:Avete l’impressione che il vostro corpo sia completamente vacante. Allora si suggerisce al vostro corpo una posizione strana che vi  aiuta a realizzare come il corpo non sia così vacante di questo. E’un aiuto a realizzare la profondità delle tensioni nel corpo. Ma, teoricamente, avete ragione, non è necessario.

D: Ma è necessario per realizzare che il corpo non è vacante ?

R: Qualche volta.

D: Allora…

R: Più la sensibilità corporea è svegliata, meno lo yoga è necessario. Più il corpo e lo psichismo sono imbrigliati dall’avidità, il terrore e l’agitazione, più lo yoga è appropriato.

D: Allora, raccomandereste a qualcuno che comincia a guardare almeno nella direzione di questo yoga ?

R: No, non raccomando niente. Se qualcuno vuol esplorare lo yoga, posso forse aiutare. Ma non ho mai domandato a nessuno di venire a un seminario o di praticare lo yoga.

D: Non è ciò che voglio dire: Prendete qualcuno come me: non sono molto fisico, non faccio esercizio…

R: Lo  yoga non è fisico. Non proverei a farvi venire a un seminario.

D: Come consigliereste qualcuno? Se vi dico: “potete aiutarmi”, quale genere d’esercizio potete suggerire ?

R: Vi suggerirei di divenire cosciente del fatto che non sentite, del fatto che la sensibilità è poco presente nella vostra vita condotta da una costante attività mentale. Diventate cosciente che pensate la vostra vita. Quando entrate nella vostra stanza, non sentite la vostra stanza: la pensate. Quando appendete i vostri vestiti, non li sentite. Forse conoscete il colore, i prezzo, lo stile, ma non lo sentite veramente, e non siete generalmente capaci di dire che scarpe portate ai piedi se non le guardate.

Rendevi conto che non siete forse capaci di sentire se siete nella vostra camera o nel salotto, se non guardate, che non conoscete la sensazione della maniglia della porta della cucina, che proiettate costantemente il vostro appartamento con uno stesso volume. Dite “conosco la mia camera” e vivete nella paura, la totale paura di vedere, di sentire che la vostra camera è sempre nuova, sempre di dimensioni diverse. Le decorazioni che avete scelto non sono là che come tentativo di bloccare, di fissare lo spazio per non dover affrontare la spaventosa esperienza: la vostra camera non esiste, e nemmeno il suo spazio.

Quando camminate, vi rendete conto della depressione, della proiezione, quanto la maggioranza degli esseri umani viva nel pensiero. Rendersi conto quanto la vita quotidiana sia totalmente separata da ciò che la circonda, a causa di questa incessante attività mentale. Quando il pensiero si ferma, sentite l’ambiente, il rumore nella strada. Questo rumore non è che silenzio. Dal punto di vita del pensiero, non amate questo rumore e pensate ancora di più, per non sentirlo. Alla fine, non sentite nemmeno questo preteso rumore che detestate. Non fate che parlarne ed è il vostro rumore interiore che crea la vostra vera agitazione. Come non lasciate questa sonorità essere sentita nelle ginocchia, nei piedi, in tutto il vostro corpo, come non lasciate che vi accarezzi, avrete bisogno di sogni, per eliminare le vostre reazioni, la notte seguente.

Vi si dice: “siete uno stupido”; questo vi è insopportabile e avete ancora bisogno di sognare a lungo. Ecco perché il sonno della maggior parte degli esseri umani è così lungo. La prossima volta che avete l’occasione che vi si tratti da stupido, vivete con questo, sentite tutta l’attività sensoriale che fa scattare. Non perdetevi nei commenti di sapere se ciò che vi si dice è giusto o falso. Non vi dite niente, vivete con l’effetto. Sentite il colore del vostro viso, la sensazione nel petto, vedete tutti i prolungamenti nel resto della giornata quando andate a dormire: senza cambiare nulla a questo sentire, vivete con esso.

La prossima volta che vi si dice che siete una bella donna, scoprite nello stesso modo le ramificazioni. Quando siete prigionieri nella vostra auto a causa di un imbottigliamento e vorreste essere in cima a una montagna: constatate. State ancora aggiornando la vita con la storia che ciò che accade dovrebbe essere diverso da quello che è. E’ il dolore assicurato. Volere sfuggire alla realtà, alla verità e voler sfuggire a me stesso, è la solitudine, la separazione. Diventate intimi lo stesso con il vostro meccanismo di pensiero: “ voi avete ragione, gli altri hanno torto” e constatate che tutti i passanti che incrociate pensano esattamente la stessa cosa. Realizzate quanto questo modo di vivere sia limitato…

E’ il lavoro di una vita. Non si fa una volta la settimana, ma d’istante in istante. Ciò che si presenta nell’istante è la realtà. E’ il mio eco. Io sono quello. Ecco l’approccio corporale. Ecco la scoperta della sensibilità. Ma per sentire dovete essere silenzioso. E’ nella vostra disponibilità, tranquilla, che la vita si esprime senza restrizione. Non si può dire ciò che c’è da fare, ma si possono stimolare le domande dell’ambiente. Sono importanti le domande. La maturità viene dalle domande. Nel momento in cui pensate di sapere qualcosa, vivete in una fantasia. Non c’è niente da pensare; c’è da sentire, da amare. Il pensiero è una riduzione. Non fa che condurre l’ignoto, il non-conosciuto, a livello di una restrizione ideologica.

Quando sentite, non sapete niente, siete senza dinamismo, vivete il presente. Il pensiero non esiste che in funzione del futuro e del passato. Si potrebbe dire che l’approccio sensoriale vi aiuta a farvi scoprire questa sensazione globale della vita, questa sensazione globale di accoglienza. Continuate la vostra vita senza cambiare nulla. Tutto è cambiato. La sensibilità è in accordo con tutte le direzioni, senza commento. Non cercate più la bellezza, perché realizzate che la bellezza è l’ascolto stesso.

Da un altro punto di vista, la scoperta corporale è perfetta per quelli che non hanno doni per la musica, la danza, la poesia e l’architettura. Se non tutti possono essere disponibili a questa apertura artistica, per scoprire cosa si nasconde al di là della bellezza, tutti hanno a disposizione la struttura corporea. Su un altro piano, le persone senza doni, hanno molta fortuna, perché tuffarsi nell’esplorazione corporea è una vita straordinaria.

Il mio maestro, che era andato molto lontano in questa scoperta, ha riformulato questa esplorazione in modo abbordabile per lo spirito occidentale. La pratica dello yoga, in quel senso, rende la vita facile. Tutto ciò che incontrate è immediatamente sentito nella vostra sensibilità. E questa risonanza si dissolve in Silenzio. Se il corpo non è avviato a sentire questa apertura frequentando regolarmente questa totale vacuità, nel modo che suggeriamo, l’esplorazione improvvisa della comprensione, che può sorgere a ogni istante, può creare una rottura drammatica nel funzionamento della vita quotidiana. Senza questa preparazione, il sorgere del Silenzio sarà spesso sentito come drammatico, mentre, se lo strumento è stato accordato, l’integrazione di questa comprensione sarà più o meno armoniosa.

Lo yoga prepara il corpo perché possa sopportare l’esplosione della visione.

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