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Accettarsi per amare di Marianne Dubois

3 Aprile 2011

Da 3millenaire n°98, a cura di L. Scalabrini.

Nel corso di una ricerca interiore, la maggior parte di noi scopre in se stesso una ricchezza che non immaginava, un potenziale illimitato. La abituale prigione apre le sue porte, ma durante questa ricerca ci sono degli incontri possibili, per esempio il senso di colpa, la vergogna, la svalorizzazione di sé, ecc… C’è dunque da guardare serenamente, in tutta neutralità, ciò che è scoperto nel quadro di questa ricerca. Il giudizio impedisce di vedere chiaro. Il giudizio su noi stessi ci separa dal tesoro interiore, la presenza è velata.

Invece di sforzarci di lottare contro i nostri difetti, vediamo chiaramente il nostro funzionamento.

Accettarsi comporta anzitutto  la conoscenza di sé. Il “ conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli dei” resta un’espressione della saggezza di tutti i tempi.

Come vedere ciò che siamo senza giudicarci? Non controlliamo quel giudizio  che è istintivo e il risultato della morale comune, dell’educazione e delle mode.

Osservare la sorgente di quei giudizi ci aiuta già a constatare che la maggior parte d’essi non viene dalla nostra interiorità ma da un mucchio di regole stabilite dal potere sociale o religioso. Questo ci permette di ritrovare la nostra via personale liberata da ciò che non le appartiene e che l’ingombra.

Ci resta forse allora un giudizio  su di un comportamento  che consideriamo contrario alla nostra etica, contrario al cammino che la nostra etica profonda ci indica.

Accogliendo questo giudizio come parte di noi stessi , riportandolo alla globalità dell’essere, potrà dissolversi nella coscienza.

La guerra amplifica i conflitti anche quando è diretta verso noi stessi. Si tratta quindi di fermare la divisione, di entrare nella pace, dire “si” a quello che siamo. È solo a partire da quel “si” che possiamo cambiare, è solo a partire dall’amore per se stessi che possiamo aprirci agli altri. Questa apertura sfocerà naturalmente dalla ricerca, dall’accoglienza e dal ritorno all’armonia.
Saremo liberati dal nostro giudizio sugli altri e non saremo più preoccupati per ciò che gli altri pensano di noi.

La conoscenza di sé comporta una attenzione di ogni istante e un viaggio interiore che non si ferma mai.
Grazie a questo cammino verso noi stessi possiamo cominciare ad accettarci così come siamo e non come vorremmo essere.

Il viaggio verso le profondità  ci porta di scoperta in scoperta. Ci mostra l’illimitato che siamo e ci lega alla vita tutta intera. Quando possiamo toccare questo illimitato, o piuttosto annegarci, cambiamo livello per ritrovarci in uno stato di amore vero, cioè senza domanda e senza misura.

L’amore di sé diventa una evidenza che trascina irresistibilmente l’amore degli altri perché la sua vocazione è di includere, di cancellare le frontiere.

Accettarsi permette di accettare gli altri. C’è ancora uno spazio tra me e me, tra me e gli altri.

Accettarsi comporta una dualità, una distanza: chi accetta chi? amarsi a livello di sé permette di inglobare gli altri nell’amore, di sopprimere la separazione fra l’altro e se stesso, tra sé e sé.

Liberarsi dal giudizio è dunque un via che ha delle imprevedibili conseguenze, per esempio quella di condurci all’unità, all’amore senza condizioni, quello che ci dà l’intelligenza del cuore e la libertà.