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Agire per essere di Elisabeth Meichelbeck

9 Maggio 2011

dalla antica serie di 3millenaire, a cura di Luciana Scalabrini

Ineluttabilmente l’uomo cambia e questo cambiamento si impone, che noi lo accettiamo o no. Si imporrà perché è dell’ordine del pianeta e non degli abitanti

Aspiriamo alla sicurezza psicologica di una protezione divina, mentre possiamo diventare come degli dei conoscendo il bene e il male (Gen. III 5), così come dice il serpente.

I profondi disagi relazionali, la difficoltà ad adattarsi ai modelli sociali, la crisi forse anche, che esiste in tutto il mondo, sono i segni evidenti di una profonda modificazione delle coscienze

Per comprendere il fenomeno è necessario partecipare a una nuova rappresentazione dell’uomo che deriva da una logica, un’etica e delle realizzazioni che proviamo a tracciare, per offrire  i mezzi concettuali, sensibili e materiali che possano diventare ciò che serve per agire e attuare una fantastica evoluzione.

Questa nuova rappresentazione non è da inventare; come le stagioni si impone all’umanità. Nel corso dei secoli si svolgerà implacabilmente, niente potrà ostacolarla, si sviluppa e si elabora lentamente attraverso molteplici approssimazioni, prove di errori, segni di una rappresentazione in gestazione che giungerà a maturità tra duecento anni.

Negli ultimi due secoli che precedono la sua apparizione globale e generalizzata in modo visibile, non abbiamo potuto che assecondare la sua gestazione e la sua maturazione nascosta. Per favorirla bisogna sapere di cosa è fatta, chi la abita e chi contribuisce alla sua maturazione.

Di cosa è fatta:

Come la pianta nata dalla fecondazione di un seme, la nuova rappresentazione dell’uomo non è di natura diversa da quella del seme. Questo, non potrebbe emergere dal nulla, è un antico frutto della pianta nata dal seme precedente, ecc…

Senza fare intervenire una teogonia, che non farebbe che allontanare il problema, possiamo osservare la ciclicità del tempo e le sue tappe immutabili, qualsiasi siano le scale di durata dei cicli. I lavori sulla mitologia e di certi esoterici ci mostrano la durata relativa alle diverse tappe mitiche. Si vede che ciò che è dell’ordine del pianeta rappresenta una  durata ciclica di circa 26000 anni. L’insieme dei miti appare di volta in volta sotto diversi aspetti nei 12 mesi( di 2150 anni) di questa “ Grande Annata” nell’ordine inverso di quello che vivono gli uomini nella loro creazione; ciò che fa dire a Jean- Charles Pichon che gli uomini vanno all’incontro degli dei ( i miti).

I grandi miti si seminano, sono fecondati, si moltiplicano, maturano e appaiono, poi si spargono, si condividono, si trasformano e si trasmettono, infine si strutturano, illuminano le coscienze e si muovono, permettendo la seminagione dei frutti che hanno portato; frutti che portano nuovi semi che ubbidiranno allo stesso processo.

Così dal 14° secolo un nuovo sistema mitico è seminato, fecondato nel 16° secolo, moltiplicato nel 18° secolo, attualmente in maturazione.

Ma qual è?

Dopo la deificazione del sole dominato dal mito della fecondazione della terra che porta la vita (-4000 a. C) nel quale l’uomo è appena distinto dall’insieme del vivente, si seminò il mito del Dio unico(-3000 a C.) che produsse verso il 2200 circa una rappresentazione dell’uomo, figlio di un padre divino e sottomesso alle sue leggi.

Quel sistema mitico portò il suo frutto che si seminò verso l’800 a. Cr. Per produrre una nuova rappresentazione dell’uomo che porta il seme divino, che può attualizzare quel seme, guidato dal mediatore a volte figlio di dio a volte figlio dell’uomo, potenziale fratello di ogni uomo.

Giunto alla creazione di un nuovo germe, seminato verso il 1300 dopo Cristo circa, ci occorre  scoprire la nuova rappresentazione dell’uomo che porta quel germe.

Dapprima confuso con il vivente, l’uomo si percepì come genere, il genere umano.
eletto, specifico, che può ricevere le leggi che lo trascendono, poi che porta il germe che gli permette, se è guidato da un mediatore, di accedere ad una doppia dimensione, figlio di dio e figlio dell’uomo.

Dal 14° secolo il balbettamento del nuovo genere lascia scorgere una nuova rappresentazione in divenire, in cui l’uomo, a immagine di Dio, diventa triplice, passando dall’imitazione all’integrazione del mediatore e scoprendo il suo potenziale di creatore, che può essere attuato con la mediazione personale tra ciò che lo trascende e la natura.

Ancora maldestro, perché percepisce imperfettamente il suo potere creatore, la sua grandezza e i suoi limiti, inizia a utilizzare le sue nuove possibilità, come i bambini che esplorano, fanno degli errori e rischiano di dar fuoco alla casa.

La nuova rappresentazione lascia l’uomo di fronte a se stesso e lo costringerà, se vuole sopravvivere, ad apprendere ciò che lo supera, a cercare il suo spazio di libertà, a sapersi dare le proprie regole di vita e ad assumersi pienamente le conseguenze delle sue azioni.

Nessun Messia, nessun profeta, nessuna guida verrà in suo aiuto. Gli occorre trovare all’interno di se stesso l’umiltà di ascoltare e di scrutare, il coraggio di sperimentare quello che ha percepito e l’acutezza per affinare la sua percezione e la sua sperimentazione.

Il sistema mitico attualmente in gestazione suona l’ora della cosa giusta e non della giustizia, impone un nuovo passo verso la diversità, la complessità e l’acutezza, esigendo dall’uomo il passaggio dalla vita comunitaria, dalle molteplici quisquilie reciproche alla vita solitaria e solidale della sovranità e dell’associazione.

Esigerà dall’uomo di essere intero, creatore di se stesso e delle ricchezze di cui desidera disporre, un uomo conforme ad un’immagine che fino a qui si faceva del suo Dio. L’evoluzione richiede questo.

Chi ne è abitato?

Tutti quelli per cui la libertà è più importante dei loro interessi, più importante della loro vita. Libertà d’essere, libertà d’agire e di creare, ma anche scoperta di nuovi spazi di libertà, che possano riuscire, oppure no.

Essi si trovano coi concetti che privilegiano, spesso istintivamente, e in modo maldestro a seguito di una esplorazione concettuale insufficiente, con valori che tentano significare, e che si danno per organizzare la propria vita, valori diversi da quelli ereditati o comunemente ammessi, anche se i loro tentativi sono maldestri.

Sono riconoscibili anche per la loro realizzazione spesso originale imprevista o imprevedibile, preferendo inventare nuovi spazi di libertà, piuttosto che battersi nel campo delle competizioni vane e sterminatrici.

Quali sono quei concetti significativi?

La priorità dell’uomo, dell’essere umano su ogni altra considerazione e la valorizzazione dei concetti che vi contribuiscono:

—    la libertà,

—    la sovranità individuale

— la creazione

— il potere di trasformazione

—    la fraternità

—    l’uguaglianza

Paragonati alla precedente rappresentazione dell’uomo, attualmente ancora dominante, ed enunciati così quei concetti sembrano paradossali. La difficoltà di vivere nel paradosso creò due diverse correnti:

• quella degli utopisti, che privilegiano

—    la libertà

—    et l’uguaglianza,

terno magico fondato nel 1789, che fondò l’etica, ma non indicò modi operativi compatibili
• quella dei realisti che privilegiano

—    la libertà

—    la sovranità individuale

—    la creazione

—    e il potere di trasformazione,

quattro punti pragmatici che non fissano alcun limite agli eccessi degli appetiti.

La rappresentazione dell’uomo è una logica lineare e binaria, derivata dalla doppia dimensione contraddittoria dell’uomo il cui punto di integrazione è  un mediatore esterno all’uomo:

—    la corrente utopica alla corrente pragmatica

—    la sinistra e la destra

—    i detentori dei valori ai difensori delle necessità

La conquista più importante per uscire da quella dicotomia insolubile è una logica ternaria e multidimensionale, che integri il mediatore all’uomo stesso, al di là del bene e del male.

Solo una tale logica permette di mettere in gioco di volta in volta le necessità difese dai pragmatici e le aspirazioni degli utopisti in un movimento di evoluzione autoregolato, come auspicano gli ecologisti più profondi.

Quali sono i valori significativi?

L’uomo libero da impedimenti esterni e interni, libero di fronte alla natura perché sa condurla a sé, garantire la sua sopravvivenza e il suo benessere.
Libero di fronte agli altri che siano parenti, amici o nemici, perché sa instaurare dappertutto validi rapporti; libero di fronte alle ideologie, ai pensatori e ai sostenitori di qualunque dottrina, perché sa pensare per proprio conto

L’uomo giusto, non per giustizia ma per scegliere la cosa giusta, adeguato a tutte le situazioni per contribuirvi in modo costruttivo.

L’uomo rispettato, perché si rispetta e si fa rispettare

L’uomo potente perché ha la padronanza di ciò che lo muove

L’uomo creatore, perché ha l’umiltà di studiare i sistemi di costrizione che presiedono ad ogni creazione e il potere su se stesso di conformarsi ad essi

L’uomo solidale perché sa verso cosa può impegnarsi ed ha i mezzi interni di rispettare i suoi propositi, sapendo creare ciò che è indispensabile al progetto di fronte al quale si è impegnato, non contando che su di sé

L’uomo liberato dal fascino dei conflitti, la sua sola arma è la presenza o l’assenza, la sua partecipazione ad un’opera che approva, il suo ritrarsi da ciò che non approva.

L’uomo  implicato senza riserve una volta dato il suo accordo, qualsiasi sia il prezzo imprevisto da pagare, sapendo che non paga che la sua incapacità a prevedere, che però essa non è insormontabile.

Questo uomo sarà in perpetua evoluzione,

— più preoccupato delle lacune e dei mezzi per superarle che per i suoi successi e per l’immagine che dà agli altri,

— più preoccupato dello sviluppo del suo potere su se stesso che della ricerca del potere sugli altri.

Quali sono le realizzazioni significative?

Tutte quelle che creano per l’uomo e per gli uomini nuovi spazi di libertà, che li rimettono in gioco, li obbligano ad una continua evoluzione, che li mettono in condizioni di superarsi e che li portano a mettere in movimento mezzi piuttosto che accumularli.

Né conquistatore, né colonizzatore, le sue realizzazioni sono dell’ordine dell’avventura e della conoscenza, del dono della vita. È colui che trasforma il pianeta in giardino, la sua realizzazione suprema è la volontà di riuscire a realizzare la propria trasformazione e la propria morte.

Solo questa realizzazione è solitaria. Per tutte le altre, egli cerca dei compagni di strada, impegnati nei loro progetti a cui presta il suo contributo, come i suoi compagni danno il loro, cercando non la competizione, ma la sinergia.