L’oro e l’immortalità di Mircea Eliade

tratto dall’archivio di 3millenaire, a cura di Luciana Scalabrini.

Le edizioni de l’Herne hanno dedicato un quaderno al grande storico delle religioni Mircea Eliade, la cui opera è immensa: senza contare le sue opere in romeno e in inglese, non se ne contano meno di venticinque in francese.

I soggetti di studio sono lo yoga, lo chamanesimo, il simbolismo, i miti, l’iniziazione, l’alchimia e le religioni. L’alchimia è in questo quaderno, qualche passaggio è tratto da un testo intitolato “ Il mito dell’alchimia”, è del 1976 ed è tradotto in francese da Ileana Tacou.

È la nobiltà dell’oro che lo designa il frutto arrivato a maturità; gli altri metalli sono volgari, perché non sono maturi. In altri termini l’ultimo scopo della Natura è la fine del regno minerale, la sua completa maturazione. La trasmutazione naturale dei metalli in oro è inscritta nel loro destino, perché la natura tende verso la perfezione.

Questa incredibile esaltazione che provoca l’oro ci spinge a fermarci un istante;  esiste una meravigliosa mitologia dell’Homo faber: tutti questi miti, leggende e poemi epici raccontano l’inizio decisivo della conquista del mondo naturale dai primi uomini. Ma l’oro non appartiene a quella mitologia dell’Homo faber, ma dell’Homo religiosus; questo metallo ebbe del valore per ragioni essenzialmente simboliche e religiose; fu il primo metallo  che gli uomini usarono, benché non potessero farne né utensili né armi. Nel corso della storia ci furono innovazioni tecnologiche con l’impiego della pietra, del bronzo , del ferro e dell’acciaio; ma con tutto questo l’oro non ebbe mai a che fare. Inoltre è il metallo più difficile da ottenere: occorre una tonnellata di scavi per ottenere da sei a dodici grammi d’oro.

Meno complicato è l’estrazione da depositi alluvionali ma anche meno vantaggiosa: qualche centigrammo per metro cubo di sabbia. . A paragone, l’estrazione del petrolio è più semplice e più facile; tuttavia dal tempo dei faraoni alla nostra epoca gli uomini hanno continuato laboriosamente la loro ricerca. Il valore simbolico primordiale dell’oro non è mai stata abolito, malgrado la desacralizzazione progressiva della Natura e dell’esistenza umane.

L’elisir dell’immortalità

« L’oro, è l’immortalità », ripetono i Brahamana, quei testi rituali post- vedici che furono composti a partire dallo VIII° secolo avanti Cristo. Di conseguenza, quando si è riuscirti  a ottenere l’elisir che trasforma i metalli in oro alchemico, si ha anche l’immortalità, la trasmutazione dei metalli equivale a una crescita miracolosa.

Secondo il famoso alchimista Arnold di Villanova, esiste  nella natura una certa materia pura che, scoperta e portata alla perfezione, con l’Arte, converte tutti i corpi imperfetti che tocca. In altre parole, l’elisir o pietra filosofale, prende il lavoro della natura e lo completa. Come dice il Fratello Simone da Colonia: “Questa arte ci insegna  a fare un rimedio chiamato Elisir che, versato su dei metalli imperfetti li perfeziona completamente e per questa ragione fu inventato”.

Ben Jonson ha sviluppato la stessa idea nella sua opera teatrale: “L’alchimista”.  Uno dei personaggi, Surly, esita a condividere l’opinione alchemica secondo cui la crescita dei metalli sarebbe paragonabile all’embriologia animale e secondo cui  all’immagine del pulcino che esce dall’uovo un metallo diverrebbe oro grazie alla lenta maturazione per opera delle viscere della terra. Perché, dice Surley, “ L’uovo è fatto dalla natura a questo scopo ed è un pulcino in potenza” .E Subtle replica: “ Noi diciamo lo stesso dei metalli che sarebbero dell’oro se avessero avuto il tempo di diventarlo”. Un altro personaggio, Mammon, aggiunge: “ Ed è là che si realizza la nostra arte”.

L’adepto ha un potere sul tempo
L’Elisir è capace di accelerare il ritmo temporale di tutti gli organismi, dunque la loro crescita. Rymond Lull scriveva: “ In primavera, la Pietra, col suo immenso e meraviglioso calore porta la vita alle piante: se tu ne sciogli l’equivalente di un grano di sale in un guscio di noce riempito d’acqua e con quello innaffi una pianta di vigna, darà dell’uva matura in maggio”

L’alchimia cinese, come quella araba e occidentale, esalta anche le virtù terapeutiche universali dell’Elisir. Ko Hung ripete spesso che l’Elisir poteva guarirei metalli ordinari e trasformarli in oro.

Roger Bacon, senza impiegare la parola  Pietra o Elisir, parla di una medicina che fa sparire le impurità dal corpo e impedisce la decadenza di quel corpo e prolunga la vita di molti secoli. E Arnold di Villanova: “ La Pietra filosofale guarisce tutte le malattie. Guarisce in un giorno una malattia che durerebbe un mese, in dodici giorni una malattia di un anno, una più lunga in un mese” Sembra che il principale segreto sia il potere dell’adepto sul tempo umano e cosmico.

La trasmutazione della materia cosmica

L’opera alchemica: la guarigione, la maturazione accelerata e il perfezionamento della creazione della natura, fa apparire una escalotogia naturale, per così dire; l’alchimista produce la fine e la realizzazione gloriosa della Natura.

Si può paragonare quel pensiero alla speranza che aveva Teilhard de Chardin in una redenzione cosmica attraverso il Cristo, cioè la trasmutazione della materia cosmica col sacramento della messa.

Come vedremo, esiste una simmetria fondamentale tra la teologia ottimista di Teilhard e più specialmente tra  la sua speranza di una escatologia cosmica operata dal Cristo e l’ideologia religiosa dell’alchimia occidentale tardiva .

Il mito alchemico, un mito ottimista.

Si può dire che l’alchimista ha preso l’ultima fase di un progetto molto antico che nacque quando i primi uomini incominciarono a trasformare la natura. Il concetto di trasmutazione alchemica è l’ultima espressione di quella credenza. Il mito dell’alchimista è uno dei rari miti ottimisti: non si accontenta di trasformare, ma conferisce la perfezione all’esistenza umana, dandole salute, eterna giovinezza e perfino immortalità.

Con l’alchimia l’uomo ritrova la perfezione originale

Si può dire,  nella prospettiva della storia delle religioni, che è con l’alchimia che l’uomo ritrova la sua perfezione originale, la cui perdita ha ispirato tante leggende tragiche nel mondo intero.

Per l’alchimista l’uomo è un creatore: egli rigenera la Natura e guida il Tempo; perfeziona la creazione divina. Si può paragonare questa escatologia naturale alla teologia evoluzionista, redentrice, cosmica di Teilhard de Chardin, che è una rara teologia cattolica ottimista.

E’ certamente questa concezione dell’uomo come creatore che spiega la sopravvivenza dell’ideale alchemico nell’ideologia del XIX° secolo; questo essendo completamente secolarizzato, l’ideale alchemico pareva compromesso. Ma il trionfo delle scienze sperimentali, ha fatto riprendere i sogni millenari degli alchimisti e ha ridato loro dello slancio, malgrado la loro radicale secolarizzazione. Il mito della perfezione della natura è sopravvissuto sotto un’altra forma nei progetti delle società industrializzate che hanno.

E’ anche nel XIX° secolo che l’uomo è riuscito a  soppiantare il tempo; il suo desideri di accelerare il ritmo naturale degli esseri organici e non organici si realizza, quando i prodotti sintetici dell’alchimia organica hanno dimostrato la possibilità di accelerare e anche di annientare il tempo, con la preparazione di sostanze che la natura avrebbe prodotto  in alcune migliaia di anni. È la preparazione sintetica della vita, anche sotto la forma di cellule di protoplasma che era il sogno della scienza.

Conquistando la natura con le scienze fisico- chimiche , l’uomo può diventare suo rivale, senza essere schiavo del tempo, perché la scienza e la mano d’opera faranno il loro lavoro.  È con ciò che riconosce essere l’essenziale  di se stesso, la sua intelligenza  applicata e la sua volontà di lavoro che l’uomo moderno prende su di sé la funzione della durata temporale, il ruolo del tempo. Sicuramente è stato condannato a lavorare fin dall’inizio, ma nelle società tradizionali il lavoro aveva una funzione liturgica e religiosa; ora nelle società industriali è interamente secolarizzato. Per la prima volta nella storia l’uomo assume la responsabilità di fare  meglio e più in fretta della natura, senza avere a sua disposizione quella dimensione sacra che rende sopportabile il lavoro in altre società.
Questa secolarizzazione radicale del lavoro umano ha avuto conseguenze tali che si possono paragonare a quelle  che implicarono l’impiego del fuoco e la scoperta dell’agricoltura

Ma questa è un’altra storia…

Mircea Eliade

IL QUADERNO DELL’HERNE DEDICATO A MIRCEA ELIADE

IL BILANCIO DI UN’OPERA IMMENSA

Ogni nuovo quaderno dell’Herne costituisce un avvenimento intellettuale, sia per l’abbondanza e l’interesse dei documenti che per il numero e la qualità dei contributi. Non dimentichiamo i numeri dedicati  a Massignon, Dostoïevski, Koestler, Meyrink, Lovecraft, Péguy, Bernanos ou Soljenitsyne. L’omaggio dedicato al grande storico delle religioni che fu Mircea Eliade  appartiene a questo gruppo.

Questa vera eccellenza raggruppa prima di tutto testi inediti di Eliade: ricordi di gioventù in Romania, diari dei soggiorni in  eremitaggi himalaiani, lavori sul simbolismo, sulla mitologia, l’alchimia, infine una novella che ci ricorda che in Eliade erudito non è mai mancato il poeta.

Ci sono proposte poi testimonianze di amici, i compatrioti Cioran, Ionesco e gli altri: Corbin, Ricoer, Bachelard, Paulhan, Baudouin, Renou, e delle esegesi, dei commenti dedicati ai grandi temi dell’opera di Eliade, l’architettura e la cosmogonia, il tempo ciclico, le immagini, i riti, le arcaiche tecniche dell’estasi. Studi critici trattano della fenomenologia e dell’ermeneutica, della sacralità, lo studio comparato delle religioni, della letteratura moderna nelle sue relazioni con il fantastico, , i simboli e i miti..
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Tutte quelle pagine mostrano l’immenso contributo d’Eliade alla riscoperta delle vie interiori e la sua influenza sulle nuove generazioni, affaticate dal positivismo riduzionista e storicista, e desiderose di riconciliarsi con la trascendenza. All’incrocio con gli archetipi, le leggende folcloristiche, i metodi ascetici, Eliade ha creato un’antropologia delle profondità, parallela ai lavori di Jung sul piano psicologico ; ha ridato il mito ad un mondo desacralizzato, creato una vera scienza delle religioni, mostrato che l’Homo religiosus non è morto, ma nascosto..

Con una biografia e una bibliografia dettagliate e gradevoli fotografie, l’insieme costituisce un prezioso strumento di lavoro per tutti quelli che, sognando viaggi al centro del reale, vedono in Mircea Eliade uno dei grandi annunciatori di una rinascita spirituale nella scala del pianeta

Jean Biès

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