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che cos’è la compassione di swami veethamohananda

18 Luglio 2011

Traduzione della Pro.ssa Franca Mussa

Mio padre, questo eroe dal sorriso così dolce,

Seguito da un solo ussaro che amava più di tutti

Per la sua grande bravura e la sua alta taglia,

Percorreva a cavallo, la sera di una battaglia,

Il campo coperto di morti, su cui cadeva la notte.

Gli sembrò di sentire nell’ombra un debole rumore.

Era uno spagnolo dell’esercito in rotta

Che si trascinava sanguinante sul bordo della strada,

Rantolante, sfiancato, livido, e mezzo morto,

E che chiedeva: “Da bere, da bere per pietà!”

Mio padre, commosso, tese al suo fedele ussaro

Una borraccia di rhum che pendeva dalla sua sella,

E disse: “Tieni, dai da bere a questo povero ferito”.

All’improvviso, nel momento, in cui l’ussaro si chinò

Si protendeva verso di lui, l’uomo, una specie di Moro, prese una pistola che stringeva ancora,

E mirò alla fronte di mio padre gridando: “Caramba!”.

Il colpo passò così vicino che il cappello cadde

E il cavallo fece uno scarto indietro.

“Dagli lo stesso da bere”, disse mio padre.

Con questa poesia della Leggenda dei secoli, che racconta magnificamente l’atto di compassione di suo padre, Victor Hugo ha dato al generale Hugo una fama immortale, che non era riuscito ad ottenere con tutte le battaglie in cui aveva combattuto.

In ogni tempo, l’umanità ha glorificato l’altruismo e condannato l’egoismo. Si dice al bambino: “ non essere egoista!”. E anche senza questo, le persone imparano sui campi di sport, a scuola, in ufficio, al servizio religioso, alla cerimonia di nozze e altre manifestazioni; che la vita sociale è impossibile senza un certo grado di altruismo.

Un proverbio popolare dice: “ I più felici sono quelli che fanno di più per gli altri”.

In ognuno di noi c’è un bisogno di raggiungere la grandezza in un campo o in un altro.

L’altruismo è una dei segni della grandezza. Tutti quello che l’umanità venere – uomini di stato, capi religiosi, martiri, eroi, benefattori – sono quelli che hanno sacrificato il loro egoismo per il benessere degli altri. Ciò che fate per voi stessi viene dimenticato, mentre ciò che fate per gli altri è amato per sempre. “Le persone dalla mente ristretta speculano molto sul mio e il tuo”, dice un versetto conosciuto, “ma per quelli che sono dotati di un grande cuore, il mondo intero è come una sola cosa”.

D’altro canto, ogni essere vivente ricerca il proprio interesse e del tutto naturalmente, l’essere umano tende a ingrandire il campo del proprio interesse personale.

Lo spirito del tempo favorisce attivamente quest’interesse personale.

L’industria, il commercio e le altre attività economiche sono basate, in grande misura, sulla competitività e lo sfruttamento. La pubblicità nei giornali, la radio e la televisione non trasmettono che un messaggio: “Divertitevi”.

Noi siamo incoraggiati a praticare delle attività di gruppo in tutti i campi, attività che hanno per principio centrale di mettere davanti il nostro interesse personale.

Lo spirito del tempo è atomistico con l’individuo, un’espressione dell’egoismo!

Non è un semplice paradosso. Come hanno spiegato gli esistenzialisti, la contraddizione costituisce la catena e la trama della vita umana e le condizioni sociali moderne non hanno fatto che accentuarla.

La maggior parte del tempo, siamo abituati a vivere nelle preoccupazioni. “Una vita intera di felicità”, esclama sardonicamente Bernard Shaw, “nessun uomo vivente potrebbe sopportarla; sarebbe l’inferno sulla terra!

Tuttavia, molte ragioni dovrebbero spingerci ad eliminare il conflitto tra l’altruismo e l’egoismo. Una di queste è che questo conflitto è basato sull’ignoranza o su un’insufficiente conoscenza del nostro sé e, di conseguenza, è possibile evitarlo.

In secondo luogo, asserire di essere altruisti  quando si è in realtà egoisti, è un forma di ipocrisia che rende la nostra vita irreale e falsi i nostri rapporti. La polarità amore-odio che caratterizza molti rapporti umani, ha la sua origine nel conflitto non risolto tra l’altruismo e l’egoismo.

L’altrism appare sotto diversi aspetti: il patriottismo, i dovere, la religione, la giustizia, ecc..

Quanto male non si è fatto  in nome di queste idee! Può essere l’egoismo che spinge un ladro a rubare, ma è l’altruismo che spinge il poliziotto a inseguirlo. L’egocentrismo può essere la causa delle guerre, ma i bombardamenti, le uccisioni e le distruzioni sono state tutte fatte con uno scopo altruista. In verità, se una metà del male che esiste nel mondo è causata dall’egoismo, l’altra metà è prodotta dall’altruismo.

Queste considerazioni ci portano a studiare l’attitudine dell’uomo verso se stesso e la su influenza sul suo comportamento verso gli altri. E’ male amare se stessi?

L’amore per sé è contrario all’amore per gli altri o è complementare? L’egoismo è prodotto dall’amore di sé o piuttosto non è il segno di una vera mancanza d’amore di sé?

Certi pensatori considerano l’amore di sé e l’amore degli altri come una alternativa, l’una esclude l’altra. Non potete averle tutte e due, dicono. Ecco delle questioni fondamentali di un grande significato etico e pratico. Si può rispondere da due punti di vista o a livelli differenti: L’uno è empirico, l’altro trascendentale.

Freud sembra aver considerato che la natura profonda dell’uomo è cattiva. Non ha mai dato all’ego una posizione autonoma. Egli lo considerava come se fosse sempre sotto il controllo dell’ “io”, il sé inferiore che sarebbe l’uomo reale, composto principalmente di pulsioni corporee.

Se ciò fosse vero, sarebbe pericoloso fidarsi di sé e sarebbe nocivo amarsi.

Uno dei primi a rimettere in questione questo punto di vista è stato il collega e discepolo di Freud, Alfred Adler. Secondo Adler, l’ego è indipendente dal corpo e dagli altri istinti ed è l’uomo reale. Egli ha inventato il termine “gemeishaftsgefül” – o senso di comunità – per esprimere la benevolenza, l’affetto, l’amicizia che sono naturalmente presenti nel sé.

Al di fuori dell’istinto primario di conservazione, ogni persona dente il bisogno creativo di sviluppare al meglio i propri talenti e le proprie capacità. E grazie a questo bisogno di realizzazione del sé, che un musicista suona, un pittore dipinge, uno scienziato prosegue la sua ricerca, ecc.

La psicologia umanista moderna parla della buona natura propria dell’uomo.

Ascoltiamo ciò che diceva Abraham Maslow: “ognuno di voi possiede una natura inerente essenziale che è fino a un certo punto “naturale”, intrinseca, donata, e in qualche modo, invariabile o almeno immutabile… Questa natura interiore, per quanto ne sappiamo, non sembra essere intrinsecamente cattiva, ma piuttosto, sia neutra, si positivamente buona.

Ciò che chiamiamo cattivo appare essere più spesso, una reazione secondaria di frustrazione di questa natura intrinseca. Siccome questa natura intrinseca è piuttosto buona e cattiva, è meglio lasciarla espandere e incoraggiarla piuttosto che sopprimerla. Se ci fosse permesso di guidare la nostra vita, noi saremmo in buona salute, generosi e felici.”

Se c’è della bontà in noi, il meglio è di accettarsi come siamo, di amarci. Accettarsi è una condizione essenziale dello sviluppo individuale.

Quando rifiutiamo di accettarci, le nostre vite diventano artificiali e tutte le nostre energie sono utilizzate per cercare di diventare qualcun altro. Poche persone si rendono conto si quanto male si fanno rifiutando di accettarsi come sono. Se non ci accettiamo, perdiamo la nostra libertà e ci abbandoniamo a qualcos’altro o a qualcun altro.

Amarsi non è egoismo.

Una grande parte del nostro tempo trascorre nel dimostrare il nostro altruismo verso gli altri.

Marito e moglie devono dimostrarselo a vicenda, i genitori devono dimostrarlo ai loro figli, gli operai ai loro colleghi o ai loro capi e gli amici agli amici; veramente, la maggior parte delle persone sembrano totalmente occupate a cercare di dimostrare il loro altruismo che non hanno tempo per se stessi, per essere ciò che sono realmente! Il risultato è che diventano ciò che non sono. Una falsa personalità è capace di fare un lavoro meccanico, ma mai un lavoro creativo. Poiché la creatività sgorga dalla profondità dell’anima e colui che respinge la creatività, respinge anche quella che agisce al fondo della propria anima!

In un aereo o in un treno, persone di diversi paesi che non s conoscono, si incontrano, parlano , restano insieme per un po’, poi si dirigono ognuna in direzioni diverse. Ma i veri rapporti umani non sono così temporanei e meccanici o effetti de caso.

Le vere relazioni umane, come quelle che esistono tra genitori e figli, marito e moglie, tra gli amici, i colleghi, i vicini, e persino tra i cittadini d’uno stesso paese, sono creati e sostenute dal potere dell’amore.

Come ogni cosa nell’universo, l’amore è fondato su certe leggi fondamentali  e se vogliamo rendere le nostre relazioni pure forti e durevoli, dobbiamo obbedire a queste leggi universali.

Una delle più importanti di queste leggi è questa: dalla nostra attitudine verso noi stessi dipende la nostra attitudine verso gli altri.

Questa legge è stata enunciata dal grande istruttore vedantico Ramanuja, in modo magnifico: “Ciò che una persona ricerca come un fin desiderabile, dipende dal modo in cui concepisce se stessa”.

Eric Fromm dice nel suo libro Un uomo per sé: “L’affermazione della propria vita personale, della felicità, dello sviluppo, della libertà, è radicata nella capacità d’amare, cioè nell’attenzione, il rispetto, la responsabilità e la conoscenza. Se una persona è capace di amare attivamente, si ama nello stesso modo. Se non può amare che gli altri, non può amare del tutto”.

Noi abbiamo la tendenza a considerare l’amore come se andasse da sé. Invece di comprenderlo o di occuparcene consapevolmente, lo abbandoniamo all’inconscio perché sia diretto dai nostri istinti e dalle nostre emozioni. E’ perciò che noi chiamiamo “amore” ciò che è soprattutto un miscuglio di ingredienti che comprendono charme, bellezza avidità, ambizione e che è difficile conoscere il principio del suo funzionamento.

Possiamo comprenderlo meglio studiando il fenomeno dell’egoismo.

Identifichiamo generalmente l’egoismo con l’amore di sé. Un egoista è considerato come colui che ama se stesso più che amare gli altri. Egli non è interessato che a se stesso, vuole tutto per sé e non giudica le persone e le cose che in funzione di ciò che possono portargli. E’ un arrivista, un profittatore, un opportunista. Non solo questo, egli non vuole dare niente agli altri, non s’inquieta delle loro sofferenze e non si sente felice del loro successo.

Nessuno ama l’egoista. Ed è un errore credere che si ami da se stesso. E’ un fatto psicologico ben conosciuto che una persona è interiormente l’opposto di ciò che sembra esteriormente.

E’ la mancanza d’amore per se stessi e l’ansia che ne nasce, che la rende egocentrica.

E’ la mancanza d’efficacia che la rende vuota e frustrata e così la forza di dissimulare e di compensare il proprio insuccesso con l’egoismo.

All’altro estremo, troviamo il benefattore terribilmente disinteressato, che non ha il minimo tempo per pensare a se stesso. E’ sempre occupato, si precipita qua e là, proponendo il suo servizio disinteressato, qualche volta imponendosi malgrado il desiderio delle persone.

Non c’è nessun bisogno di libri né di musica ed egli tratta da egoista tutti quelli che pregano rendono culti o meditino.

Il suo scopo principale è di rendersi indispensabile e benché pensi di aiutare gli altri, in realtà non fa che renderli dipendenti da lui, e incapaci d sbrigarsela senza si lui.

Il test del vero altruismo è la purezza, la libertà, la calma e la felicità. Se il nostro interesse per gli altri non apporta queste qualità alla nostra anima, è chiaro che non siamo così altruisti come pretendiamo di esserlo. Moto spesso, è l’odio o la paura de loro sé, che spinge le persone ad abbandonare il lavoro e gli affari, sotto la copertura dell’altruismo.

La vera natura dell’altruismo può essere conosciuta dai suoi effetti sugli altri. Molte persone “super-altruiste” non vivono in pace e non permettono agli altri di vivere in pace. Li criticano e disputano con loro e il male che fanno, neutralizza spesso tutto il bene fatto dal loro lavoro disinteressato. Ciò è vero anche per alcuni genitori troppo premurosi e troppo protettivi. I loro figli non manifestano la felicità delle persone convinte di essere amate. Sono ansiosi, tesi, paurosi della disapprovazione della madre e preoccupati d vivere secondo le sue aspettative! La verità è che una persona il cui altruismo proviene dall’odio o dalla paura di sé, trasmette quest’odio e questa paura a quelli con cui vive o lavora.

E’ ben noto, l’altruismo proviene talvolta da un senso di colpa o di peccato. Certi fanno del lavoro disinteressato una forma di autopunizione. Gli psicologi hanno dimostrato che era il senso del peccato che ispirava certi martiri a ricercare la morte.

La forma peggiore d’altruismo o di generosità è quella ispirata dal “complesso del salvatore!”! Il complesso del salvatore s’incontra in quelli che credono di essere i soli a poter salvare le persone dalla povertà e dall’ignoranza e che, senza di loro, la società andrebbe alla perdizione.

Il loro altruismo non ha altro nome che presunzione.

Solo il Sé superiore può essere la sorgente dell’amore e della bontà.

Questa affermazione propone una forma raffinata di egoismo, l’egoismo spirituale? Ricordatevi, questo è stato detto e ripetuto molte e molte volte, in molte occasioni, con convinzione: “L’egoismo, pensare per primi cosa a sé, è il peccato principale”.

La ragione per cui Sri Ramakrishna e Swami Vivekananda avevano, l’uno dell’altro, insistito sull’importanza della realizzazione del Sé è che il vero S, l’Atman, è la sorgente di ogni bontà. L’Atman è la sorgente di tutto l’amore e di tutta la benevolenza che sentiamo, della verità e della conoscenza che possediamo.

Ciò che i grandi Maestri condannavano era la tendenza a cercare delle virtù al di fuori di noi stessi.

Il nostro amor per gli altri è inseparabile dal nostro amore per il nostro vero Sé.

La generosità, l’altruismo non sono uno sforzo negativo, sono una affermazione positiva del Sè superiore. Ricercare all’infuori di noi, la sorgente della bontà e dell’amore non farà che aumentare il nostro egoismo e il nostro egocentrismo. Amare gli altri o cercare di fare loro del bene, dimenticando la vera sorgente dell’amore e ella bontà che è l’Atman, sarebbe ipocrisia.

In altre parole, abbandonare l’egoismo e lottare per la realizzazione del Sé non sono sforzi contraddittori, sono complementari e seguire l’uno ignorando l’altro non può che portare al fallimento.

Tutte le grandi Scritture del mondo hanno accordato un posto centrale a questo insegnamento. Nell’Antico Testamento, Di disse a Mosè: “Amerai il tuo prossimo come te stesso” e Gesù Cristo lo ripete con forza nel Nuovo Testamento.

Questo comandamento è stato interpretato in diversi modi. Tuttavia, è inevitabile affermare che non potete amare il vostro prossimo se odiate voi stessi.

In un passaggio ben noto la Gita parla del sé come dell’unità per misurare la propria attitudine verso gli altri.

Commentando questo passaggio, Samkara dice: “Egli vede che tutto ciò che è piacevole per lui è piacevole per tutte le creature e che tutto ciò che è doloroso per lui è doloroso anche per tutti gli esseri. Così vedendo che ciò che è piacere o sofferenza per se stesso è ugualmente piacere o sofferenza per se stesso è ugualmente piacere o sofferenza per tutti gli esseri, egli non causa sofferenza a nessuno. Non facendo il male, consacrandosi alla giusta conoscenza, è considerato come il più grande egli yogi!”

Gli insegnamenti della Bibbia e della Gita mettono tutti e due l’accento sul bisogno di avere un punto di riferimento interiore al fine di comprendere di amare gli altri.

Approfondire la comprensione della nostra esistenza apre la porta alla compassione. Il mondo sofferente e ignorante stimola la simpatia poi l’empatia.

Questa sollecitudine per gli altri che si sviluppa, ispira un sentimento di amore, un amore puro, un amore di cui si ignora la provenienza.

Come non citare qui gli insegnamenti del Buddha: “Io non ricerco nessuna ricompensa, neanche quella di rimanere in cielo, ma ricerco il benessere egli uomini per riportare quelli che sono smarriti, per illuminare quelli che vivono nella notte dell’errore, per bandire da questo mondo, ogni pensa e ogni sofferenza”.

Più avanti dice anche: “Non è per amore del mio benessere che io pratico la benevolenza universale. Amo la benevolenza perché è mio desiderio di contribuire alla felicità degli esseri viventi”.

La compassione, con i suoi grandi paradossi d’amore, di gioia e di pena, permette alla vita di passare per i nostro cuore. Quando la compassione si espande in noi, facciamo ciò che possiamo per arrestare i conflitti, per salvare l’ambiente, per prenderci cura dei poveri, ecc.

Qualunque sia la causa della nostra sofferenza, non ferite gli altri, siate buoni con i vostri fratelli e sollevateli dalle loro sofferenze”.

Quando la vera compassione va con la saggezza, noi sentiamo onore, amore e fierezza, a sua volta per gli altri e per noi stessi. Ecco perché il Buddha ha anche insegnato: “Abbiate nel vostro cuore una benevolenza senza limiti per tutto ciò che vive”. “La vostra mente non dovrebbe commuoversi, non una parola malevole dovrebbe sfuggire dalle vostre labbra. Dovreste sempre restare benevolenti, il cuore pieno d’amore, evitare la cattiveria anche nascosta, e dovreste coinvolgere tutti gli esseri, anche le persone cattive, in pensieri d’amore, pensieri generosi profondi e senza limiti, liberi da ogni collera e da ogni odio”.

Secondo il Buddha, la compassione è un riflesso spontaneo della comprensione deal trasparenza e dell’interdipendenza. Perché disse: “Infliggendo a sofferenza agli altri, colui che desidera la propria felicità non è libero dall’odio, essendo lui stesso prigioniero nella rete dell’odio. Che egli coltivi la benevolenza verso il mondo, che la sua mente sia amichevole senza limiti, in alto, in basso, per traverso, che sia libero, senza odio  senza animosità”. “E’ difficile comprendere ciò che segue: donandoli nostro cibo, guadagniamo maggiore forza; donando i nostri vestiti agli altri, guadagniamo di più in bellezza, trovando la dimora nella purezza e della verità, acquisiremo grandi tesori”.

“Esattamente come il guerriero vigoroso va alla battaglia, così è l’uomo capace di donare. Amando e compatendo, egli  dona con rispetto e bandisce ogni odio, ogni invidia e ogni collera”.

La profondità e l’intensità dell’amore si trovano nella profondità e nell’intensità della propria identificazione con gli altri. Questa trasformazione dell’attitudine è molto bene espressa in questi magnifici versi:

Colui che pratica

L’amore che sopprime la pena degli altri,

piomba nell’infeno più profondo

come un cigno in uno stagno pieno di loto.

Da cui questo insegnamento del Buddha: “Che i legami d’amore che mi legano al figlio che avete perduto, abbraccino con uguale bontà tutti i vostri compagni e al suo posto, voi riceverete più grande del Siddharta, il Buddha, l’istruttore della verità, il predicatore della rettitudine, e a pace del nirvana penetrerà nel vostro cuore”

L’immortalità non può essere raggiunta che con continui atti di benevolenza e la perfezione è realizzata con la compassione e l’amore per gli altri”.

La vita del mondo d’oggi è molto accelerata e la diventa sempre di più. E’ forse perché siamo oberati dall’abbondanza materiale e siamo spiritualmente poveri?

Ciò che conta di più, è un cuore amante” dice il Buddha. Quando apriamo il nostro cuore, le nostre azioni diventano l’espressione naturale, di un cuore pieno di gratitudine, d’amore e di compassione.

Noi riceviamo il nostro nutrimento fisico e spirituale dal mondo che ci circonda. Che cosa diamo in cambio? E che cosa doniamo ala nostra comunità, alla nostra famiglia, ai nostri amici? Sofferenza, crudeltà, animosità?

Il dono più rande è quello della saggezza e della grandezza del cuore. Un cuore espanso ci dà forza di affrontare il mondo. Il risveglio, la compassione e la libertà sono il segreto della nostra forza. La luce abita colui che dice la verità, che, senza tregua, pratica la compassione verso tutti.

Il Buddha è la personificazione stessa dell’abnegazione e della compassione affettuosa.

Ascoltate ciò che ha detto: “Che tutte le creature, in ogni luogo, siano felci e in pace! Che tutti abbiano sempre la felicità di essere in pace! Che tutti abbiano sempre la felicità di essere in pace! Tute le creature, deboli o forti, grandi o piccole, visibili o invisibili, viventi vicino o lontano tutte le creature nate o che devono ancora nascere, tutte godano la pace!

Che nessuno mai inganni o schernisca i suoi compagni! Che nessuno auguri del male agli altri, con collera o con odio!

Come un madre protegge da ogni ferita, anche a r ischio della propria vita, il su unico figlio, che i tuoi pensieri coinvolgano tutto ciò che vive, che il tuo amore inglobi tutto l’universo in tutte le sue dimensioni, un amore senza restrizioni, senza alcun odio, senza alcuna ostilità.

Così, che voi siate in piedi, seduti o allunganti, riflette con tutta la vostra forza su questo, è necessario allo stato divino”

Che Egli ci guidi tutti.