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Come conoscere il Buddismo di W. Labriola

3 Dicembre 2010

A proposito del libro di Arnaud Dejardins: “Il messaggio dei tibetani”

E’ così semplice e nessuno ci pensa in occidente. Basta essere disponibili, lasciar passare il flusso trepidante dell’esterno. Il silenzio e la verità sono in fondo a noi. Lo stato  di Budda, la perfezione di Budda sono alla portata di tutti. E al di là di ogni sforzo. In un certo senso, non c’è niente da fare, tutto è lì.

La medicina buddista

La medicina è in primissimo ordine. Bisogna diplomarsi per praticarla. E’ un sincretismo di agopuntura cinese, di pratica tibetana e di specialità ayurvedica hindu.

Le cure sono a base empirica e le preparazioni farmaceutiche si fanno a partire da mille specie botaniche, le cui piante si raccolgono in India, in Tibet, sull’Himalaya e in Cina.

La diagnosi comprende un lungo e minuzioso esame dell’occhio, l’ascolto della pulsazione e l’osservazione dello sguardo, dei gesti , così come delle analisi. Il medico pratica anche la misurazione per  definire le simmetrie e le simmetrie del corpo del paziente in rapporto al suo corpo ideale. Termina con una conversazione con il malato.

Insomma, il medico orientale cura ben più l’essere umano nel suo insieme che il disordine organico. Scopre che le malattie spesso hanno un’origine psichica

Cos’è il nirvana?

I miei professori di religione detestavano questa parola e la definivano antiumanesimo, nichilismo disperato.

Dopo il mio lungo soggiorno in Estremo Oriente, ho rivisto i miei professori e li ho convinti dell’errore della loro definizione.

Come l’ideale di milioni di uomini da 25 secoli  sarebbe la ricerca del niente? Il rifiuto di ogni speranza.

Il nirvana al contrario è ciò che c’è di più nobile in questa filosofia. Il nirvana è l’annientamento di ogni illusione. L’illusione è la causa di tutte le sofferenze.

Ho visto il parco delle gazzelle  a Benares dove Budda ha detto: “ Ho scoperto il cammino che porta alla pace, alla vera conoscenza, all’illuminazione. Al nirvana, il meraviglioso nirvana”.  A seguito di quella scoperta , ha riunito i suoi discepoli  e ha predicato  sull’ “ottuplice sentiero”, come Cristo ha predicato le otto beatitudini. Le otto beatitudini come l’ottuplice sentiero sono le otto verità per ottenere il risveglio, cioè il vedere la vera luce, con l’estinzione dei falsi valori e delle sofferenze.

Il nirvana, o vuoto, per i cristiani, non è dunque un niente ma una pienezza. Il buddismo è la scienza che conduce al risveglio di quella pienezza.

Cos’è l’io?

Per i cristiani è una parola precisa, l’io conta i suoi sacrifici e le sue preghiere e le offre in cambio di un bel posto in cielo. In estremo oriente la religione è meno interessata. L’io non esiste. Esistono solo le apparenze dell’io. Noi siamo legati a tutto l’universo. Niente è permanente, tutto è transitorio. Facciamo parte di un tutto; quando lo scopriamo, siamo liberi dall’illusione e siamo felici.

Alessandra David Neel parla del risveglio nei suoi libri. E in modo chiaro. Lei non è più prigioniera del suo io egoista e per questo che è giovane e attiva nonostante i suoi cento anni.

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Spieghiamo in due parole il Tantrismo.

E’ l’insegnamento dei libri chiamati Tantra o opere esoteriche incomprensibili per i non iniziati. Sulla teologia, la metafisica, la tecnica dell’ascesi. Ci sono anche i simboli, le divinità; lo scopo è la padronanza delle leggi naturali.

Una pagina dice: “Svegliatevi alla realtà. Voi non siete niente e non essendo niente fate parte del tutto”. E’ la saggezza.

A bordo del traghetto che mi portava a Hong Kong, un vicino mi ha confidato con semplicità: “L’estremo oriente produce dei saggi come noi in America produciamo dei sapienti”.

Anche loro come i cristiani cercano il regno di Dio e lo trovano.

Uno degli aspetti del tantrismo è lo yoga.

Ci sono due differenti discipline nello yoga: quella degli indiani ci mostra posture lente, mantenute a volte un’ora, lo yoga tibetano ha dei movimenti violenti.

Esempio: lo yoga che si insegna in Europa è semplice: dapprima il rilassamento, cioè la trasformazione del proprio corpo in un corpo che ha l’aspetto di un morto, completamente rilassato. Posture con la testa in basso e i piedi in alto che hanno per scopo  di irrorare le cellule cerebrali. Ci si resta 20 minuti senza muoversi. Lo yoga indiano è basato sulla respirazione e il rilassamento; insegna la posizione in piedi con molteplici gesti con le braccia, poi si alzano le gambe, le si incrocia nella posizione del Budda e si cade bruscamente al suolo nella posizione della meditazione.

Per la respirazione che è la base dello yoga, c’è una differenza. In Europa si insegnano le tre respirazioni d’insieme terminando col gonfiare l’addome. L’oriente insegna il pranayama. In questo caso ci sono due respirazioni, quella della narice destra, quella della narice sinistra che sono separate. Le due respirazioni si fanno secondo ritmi particolari.

Le due forme di yoga hanno lo stesso scopo: ammorbidire il corpo, liberare dall’inconscio che  danneggia il corpo, e accedere alla libertà della coscienza illuminata.

Per conoscere lo yoga indiano, basta leggere i numerosi libri pubblicati. Per il secondo yoga, bisogna conoscere  degli specialisti in materia che vivono in estremo oriente.(il rilassamento è alla portata di tutti, è l’essenziale, perché in pochi minuti si può cancellare la fatica di ore di lavoro manuale).

Parliamo di meditazione.

I preti francesi mi hanno insegnato a meditare. Era uno sforzo, un impegno di tutte le mattine. Mi rassegnavo a farlo , perché per loro era il modo migliore per guadagnarsi il paradiso. Ma in estremo oriente ho visto il vero modo di meditare. Che differenza! In Europa si legge un passo della vita di Cristo, vi si impone sempre la sua passione, le sue torture.

Se altri pensieri vi vengono in mente, siete rimproverati.

In India, in Tibet si consiglia di accettare le distrazioni, di lasciarle entrare e uscire liberamente, ma si raccomanda di essere molto attenti alla tentazione di distrarsi. E’ importante smascherare le energie che fanno apparire il pensiero.

Come definire la meditazione?

E’ la liberazione dalla paura, la conoscenza di sé. Non si rimproverano i principianti, li si incoraggia. Paura di che?, si dice. Della morte, della miseria?

Si impara a vedere la morte con calma, distacco, a familiarizzarsi con lei. Dopotutto la terra è popolata da futuri cadaveri.

E tutto si fa con calma: l’agitazione non è arrivata che con gli occidentali; ma gli orientali  renderanno loro la propria pace…

Da cosa viene quella pace?

Forse dal clima, dall’ambiente, da un certo fatalismo e anche dal fatto che ci sono due morti per loro: la morte del corpo, il terrore dell’ego e la morte dell’ego che è la promessa della resurrezione.

Cerchiamo la Vita, la Verità e la Via, ha detto Budda, non aggrappandoci a qualche foglia dell’albero dell’io, ma tagliando l’albero dell’ego fino alle radici.

Per questo occorre meditare, meditare bene, cioè osservare tutto senza giudicare e paragonare.

A poco a poco si giunge alla calma, in questa calma c’è il risveglio e l’amore.

Tutti i saggi meditano in ogni momento della vita quotidiana. Per loro, non c’è più distinzione tra azione e meditazione.

La nozione di bene e male.

La religione cattolica dà ai suoi preti il potere di decretare ciò che è bene e ciò che è male.

L’attitudine del buddismo è differente. Il maestro non prende quella responsabilità. Perché ciascuno ha delle motivazioni particolari misteriose, un inconscio poco obbiettivo.

Un atto o una cosa non sono mai un bene o un male. Inoltre le leggi e i doveri sono diversi per tutti.

Esempio: un uomo lascia sua moglie e i suoi figli per andare a meditare sull’Himalaya. E’ uno scandalo .

E’ un male? Il prete ha il diritto di difenderlo o un maestro di respingerlo?

Cos’è il buddismo?

Viene dal termine Budda che significa risvegliato. E’ la soluzione di tutti i problemi. Ci insegna come smetterla di essere infelici. E’ perciò la scienza di un risveglio che rende felici.

Un saggio ha detto che la vita è un brutto sogno costruito sull’egoismo. Il buddismo libera da quell’incubo e ci svela la Verità. Non dimentichiamo che è una ricerca personale attraverso l’umiltà, l’ascesi e l’azione.

Quella filosofia non richiede una fede cieca come le religioni occidentali. Essa fa appello ad una presa di coscienza che oltrepassa tutte le credenze.

Non c’è che un peccato nel buddismo, l’ignoranza.  Non ci sono entità, ego, anima individuale. Esiste solo una realtà indicibile che è al di là della Vita e della Morte.

(a cura di l. scalabrini)

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