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Come leggere il libro dei morti di Paul Arnold

8 Novembre 2010

dall’archivio di 3millenaire, a cura di Luciana Scalabrini

Di tutti i testi buddisti,quello del Bardo Thodol(letteralmente: liberazione con l’udito o l’intelletto), il libro dei morti  tibetano, spesso  è stato oggetto di diverse interpretazioni avventurose. Paul Arnold (1902-1992), che era presidente  dell’unione buddista d’Europa, ce ne offre uno studio approfondito e spiega perché questo testo ha un posto di prim’ordine nell’esperienza spirituale del buddismo.

In una parola, il Bardo Thodol è la lettura che un lama qualificato deve indirizzare al morto , in trance, durante i 49 giorni che seguono il passaggio dalla vita alla morte, per spiegargli le visioni successive che rischiano di apparire nello psichismo, visioni descritte ed interpretate nel testo. La loro comprensione da parte del morto deve condurre  sia alla sua liberazione, cioè alla sua dissoluzione nel Nirvana o stato permanente e perfetto della Realtà, sia almeno ad evitargli una rinascita troppo  sfavorevole sotto forme più o meno elevate del samsara o universo condizionato, di cui fa parte il nostro mondo che fa parte del mondo dei fenomeni, a metà cammino tra il mondo più evoluto dei deva, o dei( esseri di una essenza più sottile sottomessi al ciclo vita-morte infinitamente più lungo)e del mondo involuto dei demoni.

Se ignoriamo tutto delle sorgenti letterali di quel testo di cui non sussistono che diverse versioni tibetane, la tradizione, che non permette attualmente di mettere nulla in dubbio, assicura  che Padmasambhava, principale introduttore del buddismo in Tibet(8° secolo) e fondatore della prima scuola dei lama, fu,se non l’autore del libro, almeno il portatore di una parte del suo perdurare,come fu il portatore di numerosi riti iniziatici, senza dubbio insegnati alla principale  università buddista indiana, quella di Nalanda, da dove veniva.

Chi osserva l’agonizzante è in stato di trance.

Ciò che importa di più è la sorgente del contenuto. A questo riguardo, basta leggere l’inizio dei capitoli del Bardo Thodol che descrive i diversi stati  che l’agonizzante sente poi dal morto, per accorgersi che ci si dipinge un’esperienza vissuta dall’essere e seguita da un osservatore in stato di trance. Da quella facoltà di osservazione, le testimonianze  abbondano nella pratica della meditazione buddista. E’ così che il maestro tendai segue nel suo cervello come sul piccolo schermo le esperienze immaginarie del discepolo durante le grandi prove, per conoscere lo stato di progresso di questo.

Ho descritto , da parte mia, un rito al quale mi iniziò il mio maestro, Lama Thupen, a Darjeeling, nel 1971, rito che deve permettere di dirigere lo psichismo del morto durante le ore che seguono il suo passaggio affinché l’uscita si faccia correttamente attraverso la sutura occipitale e faciliti una buona rinascita.

Esattamente tradotto, il titolo del libro designa bene quella azione di guida che cerca di mantenere il contatto e illuminare lo psichismo errante nel bardo, il “bardoa”. Ho degli amici lama di Darjeeling che, quando  il lama muore, o la sua evoluzione durante la vita è stata sufficiente  perché  identifichi immediatamente da solo  le visioni che si offrono e per arrivare ad una liberazione totale o relativa,dubitando del suo potere, domanda ai suoi fratelli di “tirargli i capelli”, di aiutare con il rito chiamato a seguire il suo errare e a dirigerlo.

L’agonizzante rivive tutte  le sue attività anteriori

Sul senso delle diverse visioni felici o dolorose, le interpretazioni in occidente hanno spazio e l’immaginazione ne prende a suo agio. C’è un punto ameno dove i maestri sono  d’accordo: c’è un legame stretto tra l’esperienza del morto del bardoa e quella del vivente che egli era prima del passaggio. La dottrina tibetana è chiara: durante il periodo  del bardo ,il bardoa, conosce in un corpo sottile gli effetti karmici delle sue azioni buone o cattive che gli appariranno ormai sotto forme simboliche, come in un sogno, in luci, in suoni, divinità piacevoli o mostruose, immagini dolci o terribili elaborate dallo psichismo in libertà a partire dai ricordi immagazzinati coscientemente o inconsciamente.

Essendo miraggi, espressione immaginata di ricordi, di rimorsi, di soddisfazioni o di angosce del morto, questo dovrebbe comprenderne la natura illusoria, riflesso della propria mente e non presenza rassicurante o minacciosa di esseri esterni a lui. Il risultato di quella interpretazione è decisivo per il destino del “bardoa”. Se è sufficientemente chiaroveggente, se intuisce la natura fallace, immaginaria di quei sogni, conoscerà la salita verso la liberazione,o almeno, verso uno stato di rinascita più evoluto, più vicino alla liberazione. Al contrario, la fuga davanti alle divinità terribili o minacciose e davanti alle luci dei sei mondi di incarnazioni possibili trascinerà il “bardoa” errante, sempre più in basso, in direzione di uno di quei mondi della rinascita secondo gli orientamenti e le affinità del suo karma

Ma non può più acquisire esperienze nuove

Solamente, il bardoa è in qualche modo bloccato: non può che subire le conseguenze disastrose o vivere le conseguenze benefiche delle esperienze karmiche anteriori, al passaggio, risalendo sia alla vita immediatamente precedente, sia a vie anteriori, secondo la dottrina buddista della maturazione delle azioni. In altre parole il bardoa vive sul suo passato; subisce gli effetti di questo, è in qualche modo passivo.  Comprenderà il senso delle sue visioni e, al bisogno, il senso delle parole del lama che legge il bardo Thodol, se è stato iniziato , illuminato durante la vita. Ma la lettura non gli sarà di nessuna utilità se le premesse non sono state incluse nella sua esperienza terrestre, se non ha acquisito con lo studio o con il modo di vivere la conoscenza totale o parziale del Dharma.E’ nella situazione di un uomo che non ha imparato la lingua con la quale gli si parla.

Così non sarebbe esatto dire che il bardoa si trova in uno stato privilegiato, una specie di stato di grazia dove, sciolto dal corpo sarebbe pura chiarezza. Il solo vantaggio relativo del momento è, all’inizio dell’esperienza del bardo, prima del risveglio delle reminiscenze karmiche, che non entrano in azione che dopo un certo tempo, il trovarsi fuori dal corpo.

Se non ha combattuto qui giù i suoi desideri, il morente rimarrà prigioniero.

La nozione di grazia, l’azione di un Altro, di uh Salvatore che si sostituirebbe  all’essere e lo libererebbe col suo potere è contraria alla concezione buddista. Noi non siamo confrontati che con noi stessi, sia in questa vita terrestre che nella morte o esperienza del bardo. Spetta a noi soli fare lo sforzo, influire sul nostro karma con un’azione  perseverante che poco a poco ci conduca alla presa di coscienza della nostra vera natura buddica, dell’illusione del nostro io, dell’inanità della nostra sete  d’esistenza, quindi della rinascita.

Si vede così tutto il meccanismo del bardo: se i nostri desideri illusori, le nostre concezioni illusorie, le nostre competizioni illusorie non sono efficacemente combattute  durante la vita terrena, se essi si imprimono con tutte le loro conseguenze ineluttabili sullo psichismo, questo porta con lui tutto quel velo che oscura dove i desideri si si avviluppano per agire e il bardoa resterà prigioniero di questo involucro, sarà avviluppato da lui e resterà sordo alla lettura che gli si fa. Questo significa che l’uomo deve prepararsi in questa vita e può preparare in questa vita  il suo domani buddico; deve prepararsi con lo studio  per affrontare l’esperienza del bardo. Altrimenti è troppo tardi per questo ciclo.

Ma, per il suo implicito significato, il libro del bardo  è un’iniziazione al buddismo esoterico, che deve percorrere il bardoa, se è preparato a comprenderlo. Da quando non è più soggetto all’azione dei sensi che tentano sempre di distrarlo occupando la coscienza con impressioni successive, il morente o il morto , poco dopo il passaggio è, dice il testo,” nello stato di bardo dove tutte le cose  sono come il cielo vuoto e senza nubi e dove l’intelligenza nuda e senza macchia è come una vacuità trasparente senza né circonferenza né centro ». E’ paragonabile , ho detto, ad un uomo in meditazione profonda, totalmente liberato dalle passioni e dalle impressioni incessanti  che ci percorrono nostro malgrado. Il morto ha perciò la massima chance di conoscere se stesso:” conosci te sesso e stai in questo stato”, raccomanda il testo.

Riconoscendo “la Chiara Luce” il morente realizza il Nirvana

La prima fase o primo bardo è nel momento dell’agonia o subito dopo che i presenti, fondandosi sui soli segni fisici, ritengono morto il soggetto poiché lo psichismo, a dire del testo, non ha ancora lasciato il corpo. In quel momento, questo vede apparire la “Chiara Luce della Realtà “. Se la riconosce come tale, la liberazione definitiva avviene istantaneamente: l’essere realizza il Nirvana o, almeno, uno stato elevato.

Ma quel riconoscimento è il più difficile. Perché? Il principio fondamentale del buddismo è la negazione dell’io in quanto essere individuale, reale. Parte dell’esistenza-inesistenza universale,noi non abbiamo altra realtà che la nostra natura buddica virtuale che è in noi da tutta l’eternità. quella natura buddica si manifesta prima di tutto  nell’esperienza del bardo sotto forma della Chiara Luce. Ma se non abbiamo  esercitato la nostra attenzione  durante la vita, dominando le passioni che ci agitano e ci oscurano, non sapremo riconoscere quella Chiara Luce come infinitamente preziosa, come riflesso della nostra natura profonda e non sapremo attaccarci, rimanerci escludendo tutto il resto; non saremo attirati da lei, ma al contrario resteremo indifferenti o stupefatti o anche spaventati dal suo irradiare. Di cosa è fatta questa luce?Essa è la Realtà, lo Spirito perfetto di Dharma-kaya.  i corpi  della Legge, l’espressione più alta dell’Universo. Il buddismo mahayana, e soprattutto il buddismo esoterico e tantrico distingue tre modi dell’essere nella Realtà, che corrispondono  alla triplicità Budda-Dharma(dottrina), Shanga (Comunità), e Theravada..

— Il Darma-Kaya, stato dell’increato, del non-forma, dell’inalterabile, stato nirvanico, Budda e i perfettamente illuminati ;

-il Sambogha-Kâya (letteralmente : Corpi di Compensazione) stato di corpi perfetto o prezioso, perfettamente dotato; è lo stato del Boddisatva ideale del Mahayana, che potrebbe dissolversi nel Nirvana ma si immola per la salvezza di tutti gli esseri dal samsara ;

— le Nirmâna-Kâya letteralmente: Corpo cambiabile), stato perfetto d’incarnazione, il mondo fenomenico.

Manifestazione formale del Dharma-Kaya, il Budda esoterico prende qui l’aspetto del Budda primordiale o Adi-BUdda, il sé esistito da tutta l’eternità e del resto non esteriore ma identico a tutto ciò che è e sarà. Aspetto attivo, da lui sono venuti i cinque  Dhyani-Budda, di cui il primo secondo il tantrismo tibetano è generalmente Samanta Bhadra,oVairochana, simbolo della vacuità o vuoto, stato reale di tutte le cose che occorre guardarsi dal confondere con il niente e che è la Realtà senza qualità. Scopo e fine di tutti i processi dell’esperienza buddica, la Vacuità è l’aspetto intellegibile della nostra vera natura.E’ lei che sotto la forma della Chiara Luce, di Samanta Bhadra appare per prima al morto del bardo. E’, dice il testo, una magnifica luce blu, quella del Dyani Budda Vahirokana. Se essa è riconosciuta, fa arrivare alla liberazione; intendete che colui che la riconosce aveva percorso il cammino e aveva intuitivamente , forse inconsciamente,  compreso la Realtà. E’ per questo che il Bardo Thodol si pone per intero sotto l’invocazione di Samanta Bhadra(Vairochana), l’Adi-Budda:

« Venerazione a l’Adibudda,

alla luce inestinguibile

troneggiante sul seggio diamantino

e del color del cielo,

al signor di tutte le saggezze

e di tutti i Budda

a Samantabhadra in Dharma-Kaya »

Quando il corpo sottile entra nel secondo bardo.

Se il morto non riconosce quella alta verità, -e pochissimi uomini hanno acquisito  fin da questa vita una conoscenza sufficiente- entrerà al secondo bardo e il suo corpo sottile sarà un “corpo d’illusione brillane” senza essere oggetto di incubi karmici « Non sapendo se è morto o vivo, arriva ad uno stato di lucidità che gli permetterà , alla lettura del libro di incontrare la Realtà senza vedere il cammino ostruito dagli impedimenti karmici, cioè l’effetto degli errori passati.Perché il suo corpo sottile è “dotato tutte le facoltà dei sensi”, tutti i suoi organi saranno intatti e di una completa acutezza. Nello stato di riposo in cui è avrà modo di comprendere meglio consciamente ciò che gli fu insegnato.” Ricordati degli insegnamenti del tuo guru” non cessa di ripetere il testo  a tutti i gradi dell’evoluzione biologica, esistenza terrestre dove bisogna acquisire la conoscenza.

Senza aver riconosciuto subito, o quasi subito la Realtà, il bardoa conoscerà la sfilata delle illusioni  e delle reminiscenze che cercheranno di smarrirlo sulla strada e di trascinarlo verso i mondi della rinascita. La cosa più difficile per lui alla partenza è sapere che è veramente morto. Egli è dotato di tutte le facoltà dei sensi e del potere del movimento libero, cioè ha un corpo di desiderio- il tuo intelletto essendo , asserisce il testo separato dalla sua sede- e non un corpo di materia grossolana,in tal modo tu hai ora il potere di passare attraverso materie rocciose, colline, sassi, terra, case. e il monte Meru stesso senza essere fermato. Eccetto Budda Gaya e il seno di una madre  tutto puoi attraversare.Ma tu non lo desideri, asserisce il testo. Perché sarebbe l’attrazione di un desiderio, dunque un modo di non-liberazione E questo avvertimento non dovrebbe essere dimenticato da tutti quelli che si lasciano tentare dalla ricerca dei poteri già in questa vita ;altra forma di desiderio mondano , è un’altra forma di attaccamento.

La visione di divinità buone e minacciose

In questo terzo bardo, non è tutto subito perduto per il bardoa. Le sue reminiscenze  karmiche che ormai vengono alzate in lui, ubbidiscono ad una gradazione  corrispondente  all’esperienza fondamentale dell’essere: il testo scrive, e per i tibetani e gli indiani nomina quei cicli secondo delle visioni normali di quegli orientali abituati ad una immagine data: visione di una divinità benefica, poi di divinità irritate o minacciose, infine  apparizione di tutti i terrori immaginari  dove sono i ricordi  o qualità di azioni  della vita o di vite passate. Da questo momento il lama-guida al morto suggerisce la preghiera che lo fermerà sulla china, giuramento ai Guru, intesi qui come le Guide più elevate, i Boddisatva e gli aspetti del Budda primordiale e alle Dakini, loro corrispettivi femminili che simboleggiano la Saggezza ottenuta dal meditante.( il tantrismo le rappresenta come le spose dei Guru, spesso in un accoppiamento di cui il senso era stato mal compreso):

« Venerazione a voi, assemblea dei Guru e delle Dakini!

Che con grande compassione volete mostrarci il sentiero!

Affinché, quando camminiamo, erranti con l’illusione, nel samsara

Gli eroici detentori della Conoscenza vogliano condurci

Sul sentiero della Chiara Luce della Saggezza nata simultaneamente

Perché il gruppo delle Madri supreme

LE Dakini ci accordino protezione,

Per far  terminare le apparizioni dello spaventoso bardo

Per essere trasportati nel regno della buddità perfetta. »

Un’esperienza di quarantanove giorni

L’esperienza che il bardoa percorre in 49 giorni- giorni terrestri , dicono i lama, stata senza durata misurabile, dicono altri interpreti, sarà senza cessare seguita dal lama-guida che moltiplicherà i riti che tendono ad allontanare le brutture accumulate dal morto nei sei mondi della rinascita e a rimpiazzarli con le sei virtù fondamentali per ripulire la via. Le visioni cosiddette delle divinità buone, di aspetto gradevole come i Boddisatva, rappresentano  le nostre tendenze favorevoli che ci portano verso la nostra vera natura. Per poco che ci lasciamo attirare da loro, invece di lasciarci distrarre , troveremo la liberazione.Diversamente all’ottavo giorno,esse prenderanno gli aspetti minacciosi e sempre più cattivi di divinità irritate; i cinque Dyani-Budda saranno degli Heruka o divinità assetate di sangue, sorta di Erinni che sono l’aspetto terribile delle Eumenidi.Il testo le descrive ” di colore blu scuro, con tre facce, sei mani, quattro piedi  solidamente piantati; nella mano di mezzo uno scalpo,nell’ultima un’ascia”. Ma in realtà è il rassicurante dio Vayrokana.L’immagine spaventosa è il frutto della mente creato dai rimorsi. ” Questo accade, dice il testo,dalla parte est del cervello. Non aver paura, non essere terrorizzato.”.Comprendendoche è un aspetto della sua natura naturalmente buddica, che respinge le sozzure karmiche, riconoscile e otterrai subito la liberazione. Riconoscendole come tue divinità tutelari e confidando in loro, otterrai lo stato di Budda.Più tardi, il bardoa che non ha riconosciuto la vera natura delle visioni, sperimenterà tutti i terrori usciti dai suoi atti cattivi.” il terribile vento del karma, ti spingerà con raffiche. Non aver paura. Questa è la tua illusione Una spessa oscurità sarà davanti a te; da questa usciranno grida come”batti, uccidi” e altre minacce. Non aver paura. In altri casi persone con un cattivo karma producono demoni mangiatori di carne, che portano armi e gridano e fanno un terribile tumulto. Verranno verso di te, fingendo di decidere cosa ti capiterà, come un mare infuriato, bestie da preda. Neve, pioggia, notte, raffiche di vento, allucinazioni, suoni,mare in tempesta, incendi.” apparizioni illusorie di esseri inseguiti da bestie da preda si alzeranno. Neve, pioggia, notte , raffiche di vento allucinazioni verranno. Suoni come montagne crollanti,come il mare infuriato, come rumore d’incendio, come cicloni sorgeranno.  Quando arriveranno quei suoni, essendo terrorizzato fuggirai davanti a loro senza guardare dove vai . Ma il cammini sarà sbarrato da tre precipizi,bianco, nero, rosso. Saranno spaventosi e profondi  e ci si sentirà vicini a caderci. Sono la collera, l’avidità e la stupidità. Queste immagini sono esempi. Ogni  razza, ogni individuo ne elaborerà altri. Sono state fatte comparazioni tra queste visioni e gli archetipi , incubi studiati da Jung, risveglio del nostro inconscio quando si vuota delle esperienze coscienti o inconsce alle quali diamo forme drammatiche. Possono nel corso delle meditazioni profonde  fare prendere vie diverse; se le digeriamo esse si dissolvono e noi  con la pratica del Dharma possiamo evitare quel dolore.  Questo è l’avvertimento che ci manda implicitamente  il Bardo Thodol.

Trad: Luciana Scalabrini

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