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Dal corpo di vita alle influenze astrali del dott. Bernard Boissier.

27 Gennaio 2011

(A cura di Luciana Scalabrini).

Il dott. Bernard Boissier ha fatto un’appassionante ricerca: si può migliorare la cultura, il progresso e la salute dell’uomo prendendo in considerazione le influenze astrali, i ritmi lunari, l’alchimia e l’astrologia? Paragonando i diversi metodi abituali con quelli che lui ha definito, è all’inizio delle sperimentazioni. Qui racconta come un medico agopuntore diventa in più un agricoltore allevatore non come gli altri.
Nel 1978, ho redatto uno studio comparativo tra la tradizione medica occidentale e la tradizione cinese. Con quel lavoro ho scoperto l’esistenza di un campo vibratorio d’animazione in corrispondenza con il cosmo, chiamato dalla tradizione corpo di vita.

Ogni riferimento alla tradizione che ci porta a considerare la cosmogonia su cui si basa quella tradizione mi è apparsa inseparabile dal Sacro e sono stato obbligato ad accettare l’impossibilità di paragonare le due tradizioni [differenziandole, ndt]. Ambedue descrivono dei corpi sottili che veicolano l’energia vitale, e, lontano nella storia dell’umanità, è sempre stata presentita l’esistenza di altri corpi di cui il corpo fisico è solo la manifestazione.
Gli Egiziani, i Greci antichi, gli Indiani d’America del nord, gli Incas, ma anche i primi cristiani, come san Paolo, ricordano che l’uomo è costituito di un corpo fisico, di un corpo psichico e di un corpo spirituale, tripartizione che si ritrova nelle grandi tradizioni occidentali. I mistici e gli alchimisti dell’Europa medievale hanno fondato i loro scritti e i loro insegnamenti sulla credenza in un mondo invisibile, soprasensibile, che viene interpretato nel mondo fisico, lo condiziona, lo dirige e lo anima.

Un rapporto americano, “Atti del seminario di metodologia scientifica d’Alma-Ata” mi consentì di andare più avanti in questa certezza dell’esistenza di un corpo di vita che avevo acquisito coi miei precedenti studi.

Quel rapporto trattava delle scoperte che ricercatori del Kazakhistan avevano effettuato utilizzando un procedimento fotografico composto da un campo di corrente ad alta frequenza legato a un potente microscopio ottico. Si trattava della visualizzazione di un campo luminoso che colpiva e penetrava i vegetali, gli animali, ma anche gli uomini. Il presidio dell’accademia delle scienze di Mosca dichiara che tutti gli esseri hanno due corpi: un corpo fisico e un corpo d’energia che appare come un vero organismo completo ed omogeneo, che funziona come un tutto. Quella energia non è, per loro, né d’origine elettrica né elettromagnetica. Per quei ricercatori quel corpo di vita e il corpo fisico sarebbero all’origine delle funzioni organiche e tutti gli squilibri che si producono al livello del corpo di energia è un segno che annuncia la malattia, che si manifesterà prima o poi nel corpo fisico.

Per i ricercatori del Kazakistan, il corpo di vita sarebbe una sorta di matrice, di principio organizzatore inerente agli esseri viventi: la malattia, l’ansia, la fatica, i pensieri lasciano ciascuno il loro marchio nel sistema energetico dell’organismo.
Quella comunicazione arrivava al momento giusto per me, perché l’ambiente universitario in cui lavoravo non era propenso ad accettare facilmente il genere di letteratura che presentavo. Alle sole prove che potevo fornire prima benché provenienti da gente seria come il politecnico di Rochas, il dott. Durville, o l’inglese Kilner erano svalutate dal fatto che i movimenti occultisti se ne fossero fatti l’eco.
Da parte mia, non condividevo l’entusiasmo di alcuni miei amici che contavano di mettere a punto apparecchi fotografici sul principio Kirlian e fare passare quel processo come mezzo di investigazione clinica. Certi cliché di piante prese da uno specialista della facoltà di scienze d’Orsay mi sostenevano nell’idea di quel corpo di vita, ma anche nell’impossibilità di fotografare l’aura, che non bisognava confondere con l’effetto corona ben conosciuto dai fisici che riproduceva il procedimento Kirlian.
Continuavo le mie ricerche sperimentali su quel misterioso corpo di vita, orientando le mie ricerche sui grandi ustionati, misurando la resistenza elettrica della pelle proponendomi di scoprire le perturbazioni su delle zone corrispondenti ai meridiani o linee energetiche virtuali descritte da cinesi della Cina antica. La distruzione cutanea nelle zone dei meridiani che percorrono la pelle, come le bruciature, si traduceva in una perturbazione anarchica nelle misure elettriche.
Mi è venuta l’idea di proporre la comparazione dei meridiani con circuiti fissi, ben conosciuti in elettronica, e vedere se quei circuiti che sono su tutte le membrane (vegetali, animali o umane) captassero l’energia proveniente dal corpo di vita, secondo un fenomeno di resistenza vibratoria che non si trova che a livello dei metalli.

Aiutato da un ingeniere cibernetico, poco a poco ho cominciato a pensare che il corpo di vita, che sia di origine vegetale, animale o umana, funzioni come un sistema cibernetico, la cui programmazione delle informazioni proverrebbe dal corpo di energia o corpo di vita della tradizione che riceverebbe i suoi dati dall’insieme del sistema solare, cioè dal sole e dalle piante nel loro gioco molto complesso in rapporto con la terra e, di conseguenza col vivente, provando che ogni vita dipende strettamente dai corpi celesti del sistema solare.

Dalla medicina alchemica al G.E.R.A.C.

L’anno dopo presentai davanti a una giuria qualificata la mia insolita ricerca, che derivava da un ventennio di letture, di lavoro, di incontri con personaggi non comuni e che aveva avuto come risultato la trasformazione radicale del mio modo di vivere ed anche di pensare. Per più di vent’anni ho imparato, studiato, ascoltato; dalle logge teosofiche alla tradizione tibetana con un autentico lama, passando per la Svizzera, la Germania fino in fondo all’Africa nera. Ho conosciuto ogni specie di persone: originali, fantasiose, illuminate, senza cultura, e in quel genere di incontri di uomini e fenomeni rari sono stato portato verso veri cammini, di cui uno mi ha condotto da un alchimista, vecchio erudito dall’immenso sapere, un autentico maestro, con tutta la padronanza della sua arte e soprattutto la facoltà di trasmetterla

Realizzare la “Grande Opera” era per l’apprendista che ero imparare a raccogliere e a preparare le piante, partecipare all’elaborazione del liquore vegetale, a partire dal solvente che rende i distillati di piante, oleosi per natura, solubili nell’acqua, è imparare a tradurre i 115 segni simbolici e le 24 cifre del linguaggio dei filosofi, imparare anche i fondamenti della scienza della natura che studia i meccanismi e le leggi che reggono l’invisibile, è mettere in pratica nella vita di tutti i giorni una filosofia semplice e generosa, è distillare dalle piante dall’aroma soave e dai metalli, è liberare da un vile metallo un metallo nobile, è l’arte di cambiare un ordinario metallo in metallo spagirico, non in un universo magico, ma in un laboratorio moderno con autoclave e provette graduate, per realizzare dei medicamenti dalle virtù incomparabili. È infine camminare sulle tracce del grande Paracelso, medico alchimista del XVI° secolo studiando le erbe in rapporto con le stelle.
L’applicazione di quei principi alchemici alle scienze contemporanee mi ha portato, aiutato da amici, dopo dieci anni di pratica in quella medicina proibita alla creazione del G.E.R.A.C. (gruppo di studi e di ricerca d’Agro-Cosmica). Molto presto e senza sapere come, un buon numero di persone si è aggregato, deciso ad approfondire le relazioni tra i quattro regni viventi, ma anche per difendere la natura. Ma per arrivare a qualcosa di concreto, bisognava soprattutto mettersi al lavoro.

Una fattoria non come le altre

Per questo abbiamo comperato una vecchia fattoria in pieno Morvan. La fattoria degli Augers è costruita su una roccia radioattiva a 700 metri di altitudine in una natura selvaggia, su una terra secca e povera, ventosa, gelata e fredda per due terzi dell’anno; un luogo che sembra rifiutare la vita dell’uomo. C’è stato bisogno al nostro arrivo il giugno scorso di dissodare una terra invasa da muschi e ginestre, risvegliare un suolo dimenticato da cinquant’anni.

In quella fattoria  ancora per nulla ospitale si tratta di sperimentare, di paragonare tecniche che fino ad ora non hanno approdato a niente e di sviluppare più tardi un nuovo concetto di vita. La fattoria diventa laboratorio.
Il mio ideale, la mia formazione e la mia vocazione è quella di servire meglio l’uomo, non di diventare agricoltore, benché il solo luogo dove vivono in stretta interdipendenza l’uomo, gli animali e le piante su una stessa terra sia la coltivazione agricola. Essa è stata scelta in una natura difficile volontariamente per essere un laboratorio e non per la sola gioia eroica della solitudine. E nemmeno si tratta di iniziare una nuova agricoltura.
Molti sono quelli che, venendo dalla città, si stabiliscono in campagna per farvi dell’agricoltura biologica. Il nostro intento non è di imitarli, di condividere le loro preoccupazioni, ma la nostra vocazione di campagna si ferma lì.

Seguito dalla mia compagna medico, poi ben presto da ricercatori dell’INRA, da veterinari, medici ospedalieri, biologisti e informatici, abbiamo insieme creato quel luogo di ricerca che ha come edificio la fattoria montana degli Augers. La sua storia è questa: costruita nel 1810 ha ospitato un taumaturgo, alchimista, di cui la fama ha oltrepassato le frontiere, stimato oggi continuatore della tradizione nel secolo scorso, abile nel fare rimedi a base di piante aromatiche e di metalli distillati destinati ai suoi malati che riceveva sul posto; la particolarità dell’edificio consiste anche nella sua costruzione di pietre granitiche che gli permettono di fondersi in un insieme roccioso, da cui escono quantità di piante medicinali dalle riconosciute quialità terapeutiche. Per esempio, il luogo produce il migliore Equisetum Hyemala che si possa trovare sulla nostra terra in Francia, trattato sotto forma di tintura officinale dà il migliore remineralizzante che si possa prendere in caso di decalcificazione. Il Serpillo selvaggio ci dà uno dei più buoni oli essenziali che ci possa offrire la farmacopea.

Uno degli obiettivi del G.E.R.A.C. è di studiare in situ le piante e il loro ambiente immediato: studio che porta sulla qualità degli elementi bio-chimici ma anche alla qualità di resistenza alle aggressioni esterne, comparativamente a dei semi di queste stesse piante selvagge.

Volontariamente abbiamo scelto questo luogo solitario perché per fare delle esperienze e degli esperimenti sulle piante ci voleva una terra poco feconda; le stesse colture in Normandia e in Beozia sarebbero probabilmente senza senso a causa della ricchezza della terra.
Un luogo pieno di forze cosmiche non può essere che desolato, abbandonato dall’uomo che fa fatica a viverci. Solo i vecchi sono rimasti in quel luogo, i giovani hanno lasciato la terra per le città. La Tradizione delle campagne è fuggita, scomparsa nel ricordo del massiccio Morvan. Una gran parte della nostra ricerca è fondata sullo studio delle influenze della luna (Biosenonologia) sui meccanismi di crescita, di fioritura e di fruttificazione.
Il contadino ha sempre tenuto conto, almeno fino all’inizio del secolo, dei ritmi lunari per le sue semine e i suoi raccolti.
Il Morvan, ancora impregnato dell’ultimo secolo, ospita in sé ancora qualche vecchio che conserva questo sapere dimenticato. Una sera di luglio, l’occasione si è presentata: uno dei nostri rari vicini, incuriosito dalla nostra presenza permanente in quel luogo, è venuto a trovarci. La sua curiosità fu soddisfatta quando gli parlammo della luna e della sua azione nella vita agricola di tutti i giorni. Caduta la sua diffidenza, accettò di svelarci qualcuno dei suoi segreti. L’innesto degli alberi da frutto è un terreno di sperimentazione privilegiato, ci confidò, e ci raccontò che dopo il duro periodo del dopoguerra era stato il solo di tutta la regione a vedere i rami dei suoi meli pieni di frutti. Che bel simbolo è per noi quella certezza.

«Bisogna innestare in luna “dura”, altrimenti niente frutti», dice.

«Perché il legno rilasci più calore bruciando bisogna tagliare l’albero in luna crescente»! Abbiamo fatto la bella esperienza l’inverno scorso, e ci siamo riscaldati solo con la legna.

E quanti altri esempi nella tradizione delle campagne.

L’orto: un laboratorio

La semina è il mezzo che abbiamo scelto per controllare l’influenza lunare. Marie Thun, in Germania, e altri ancora, hanno già inaugurato quella tecnica, ma i risultati più probanti che ci siano solo limitati. Delle cassette di legno, in piena terra ma opportunamente isolate, sono sistemate nell’orto su più di un ettaro. Ogni giorno alla stessa ora e nello stesso tempo sono seminate diverse specie di piante, operazione delicata che dura 27 giorni, durata che impiega la luna da nuova alla nuova seguente. È l’inizio del mese lunare o nuova lunagione e inizio di un nuovo ciclo per la vegetazione. Questa rivoluzione è chiamata sinodica; le differenti fasi della luna (luna nuova, primo quarto, luna piena, ultimo quarto) sembrano avere un’azione più forte sui liquidi intercellulari dei vegetali, con un’influenza determinante sulla riproduzione o moltiplicazione. Così per esempio i cetrioli seminati il giorno di luna piena sono più prolifici di quelli seminati un giorno di luna nuova. Studiando attentamente e comparando ogni semina, questa operazione ripetuta più volte ci porta la conferma dell’influenza lunare e delle sue diverse modificazioni secondo il momento della semina. Un altro elemento sembra entrarci, l’orario della semina: in effetti su molte esperienze ripetute i cetrioli che sono stati seminati la sera di luna piena, verso le 19:45 (ora locale), hanno tutti avuto una accresciuta produttività. Più di tre volte la produzione per piede di quelli della semina degli altri giorni.
Attualmente, procediamo a molte sperimentazioni sui porri, la lattuga , i radicchi, le bietole, i fagiolini verdi, le zucchine e le carote.
Osservazioni molto stimolanti si fanno ogni giorno in rapporto alla luna e al suo passaggio davanti a certe stelle.
In effetti abbiamo constatato delle differenze tanto nella crescita quanto nella resistenza alla malattia, secondo le posizioni della luna nel cielo quando passa davanti a certe stelle: maggiore attecchimento in tutte le piante prese in esame, seminate nello stesso tempo, che quelle in rapporto con le loro foglie (insalate, cavoli, porri), con i loro frutti e grani (zucchini, cetrioli, fagiolini verdi) o con le loro radici (ravanelli, carote, rape, barbabietole rosse) oppure ben piene d’acqua. Il passaggio davanti a gruppi di stelle fisse o costellazioni sembra avere un’azione significativa sull’evoluzione delle piante e avrebbe un’azione a livello dei ritmi biologici del vegetale.
Ci sono nel cielo delle zone di influenza che gli osservatori dell’antichità conoscevano ed erano connesse a delle costellazioni. Per studiarle, un calendario astronomico consente di determinare i momenti favorevoli per effettuare le semine.

Il calendario d’agro-cosmica «Il ciclo di Vita»
Lo zodiaco, chiamato anche “ciclo di vita” dagli alchimisti del Rinascimento, è la striscia della sfera celeste che si estende all’incirca 8° da una parte all’altra della ellittica che il Sole percorre in un anno nel suo movimento apparente intorno alla Terra.
Il “ciclo di vita” degli adepti dell’Alta Scienza è in fatti un vero recettore di energie conosciute o sconosciute che, come il gioco degli atomi, si attirano, si respingono, si rafforzano, si neutralizzano in un complesso vibratorio che si esprime simultaneamente in ogni livello di vita.
Infatti, questo “ciclo di vita” è composto di tre zodiaci differenti ma simili, come le armoniche di una nota; così si considerano tre zodiaci:
— uno astronomico o zodiaco siderale in rapporto con i gruppi di stelle fisse che formano dodici costellazioni;

— l’altro astrologico o zodiaco dei segni;

— il terzo, quello delle influenze planetarie o zodiaco energetico formato da un insieme di circuiti che veicolano l’energia vitale.

La tradizione descrive due piani di vita o livelli, antagonisti ma complementari, uno visibile, l’altro invisibile: un piano dove si esprimono i differenti processi biologici che regolano il metabolismo che assicura la costruzione e la rigenerazione dei processi biologici in rapporto di corrispondenza con lo zodiaco siderale e il sensoriale in rapporto con lo zodiaco dei segni.
La dinamica dei due piani di vita è assicurata dal “corpo energia” o “corpo di vita” della tradizione in corrispondenza con lo zodiaco energetico.
Il punto di partenza del ritmo metabolico è un punto orario fissato mensilmente dalla nuova lunazione sullo zodiaco siderale all’ora precisa della congiunzione del sole e della luna per la latitudine del luogo (47°-17° di latitudine nord per la fattoria degli Augers).

Lo zodiaco dei segni, chiamato anche zodiaco stagionale, segna il cambiamento di stagione col passaggio del sole nei diversi settori chiamato in astrologia case. Così il 21 marzo, quando il sole entra nel segno dell’Ariete è l’equinozio di primavera; il 21 giugno nel segno del Cancro è il solstizio d’estate, il 21 settembre nel segno della Bilancia è l’Autunno e l’inverno si annuncia il 21 dicembre con il segno del capricorno.

Per lo zodiaco energetico, esso stabilisce il legame tra i due precedenti che armonizza col gioco sottile dei metalli in corrispondenza coi pianeti.

E’ a partire da quel corpo di vita, associazione dei tre zodiaci, vera corrispondenza di campi vibratori del cosmo che si elabora il calendario agricolo della nostra carta energetica.

Per il compostaggio, la luna è ancora in primo piano nella decomposizione naturale degli elementi.

Così si è proceduto per quanto riguarda l’allevamento animale  ed anche per la riproduzione umana.

Così questo luogo grazie ad un insieme di volontà, continuerà ad essere luogo di ricerche e di incontro. Presto sorgeranno anche laboratori, corsi e centri di corsi.

BIBLIOGRAPHIE

B. BOISSIER : « De la démonstration expérimentale de l’existence du Corps Energie de l’Homme — Perspectives d’approches de la physiologie selon la médecine traditionnelle chinoise » ; Association Scientifique des Médecins Acupuncteurs de France, Paris 1979.

A. TREBLER : « Principes énergétiques et Organisation tripartite de l’homme depuis la Tradition Alchimique —Vétabolisme et rôle des métaux dans les anomalies de fonctionnement de la cellule »; Thèse de Doctorat en Médecine, Paris, décembre 1980.

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