Home > jean-claude see > Dieci giorni di meditazione Vipassana di Jean-Claude See

Dieci giorni di meditazione Vipassana di Jean-Claude See

30 Gennaio 2011

Dalla prima serie di 3ememillenaire  ( traduzione a cura di Luciana Scalabrini )

Jean-Claude See ha cominciato a praticare diverse forme di meditazione all’età di 20 anni, nel 1949. Da allora la sua ricerca ha continuato in Francia, in India, in Iran, in Pakistan, a Cylon e in U.S.A. Ha sperimentato diverse tecniche di meditazione e di conoscenza di sé di origine buddista, hinduista, taoista, musulmana ed anche cristiana.  Ha passato un anno in U.S.A. a studiare le tecniche più moderne messe a punto in California, a Esalen: gruppi di incontro, gestalt, bioenergia, ecc. Confessa di aver vissuto in India i momenti più importanti della sua vita: due volte 10 giorni di meditazione Vipassana sotto la direzione del maestro Goenka.

L’insegnamento della meditazione Vipassana è in India aperto a tutti, uomini e donne.

Si pratica in stage di 10 giorni dove i principianti meditano 11 ore al giorno e gli esperti più avanzati a volte anche 24 ore su 24!Il vitto e l’alloggio sono pagati da quelli che hanno già almeno uno stage di 10 giorni.

L’inizio dello stage comincia alle 19.

Siamo radunati in una grande sala di meditazione, uomini e donne separati in due gruppi e rivolti verso una pedana bassa dove siede Goenka. Al suo lato sua moglie che mediterà senza dire una parola nei dieci giorni dello stage.

Lui con voce profonda comincia a cantare in pali le parole del Budda di 25 secoli fa nell’antica terra della saggezza.
Poi spiega il nobile ottuplice sentiero e il significato di Vipassana: la visione interiore dove l’attenzione rivolta verso il corpo lo conosce tutto intero.
Ma per arrivare a quello stadio, bisogna prima ottenere una sufficiente concentrazione di attenzione.
È lo scopo dell’esercizio che allora ci insegna Goenka e che occupa i primi tre giorni del nostro stage: Anapana, l’attenzione alla respirazione.
Si tratta di osservare la respirazione a livello delle narici. « Attento, inspiro, e, attento, espiro. » Questo esercizio molto semplice è la chiave della prima parte del sistema di meditazione buddista, lo sviluppo della tranquillità (la seconda parte è lo sviluppo della visione interiore).

Contrariamente a quello che accade nella respirazione zen non si tratta di cambiare qualcosa nella respirazione ma di osservare con più coscienza e calma possibile. Non mancare né una inspirazione né una espirazione. E, poco a poco, del tutto naturalmente, la mente più agitata, più tormentata si calmerà, la stessa respirazione si regolerà e si installerà la tranquillità.

Beninteso, questa concentrazione (samadhi) non si ottiene senza sacrificio. Necessita di regole di condotta molto strette(Sila, la moralità) che gli occidentali praticanti  considerano spesso come accessori, ma che sono assolutamente indispensabili per calmare i moti di passione e l’agitazione della mente. Uno stage di Vipassana permette di seguirli:

_ non uccidere(nemmeno un insetto)

_non rubare

_non mentire

_condotta sessuale giusta( nei dieci giorni castità assoluta, e in seguito: niente adulterio, niente fantasie sessuali)

_niente droghe o eccitanti, tabacco compreso.

Inoltre non si potrà uscire dal centro di meditazione e non dovremo parlare, tranne fare domande a Goenka, né leggere né scrivere, ovviamente né radio né televisione.
In questo primo incontro pratichiamo per un momento Anapana. Alle 9,30 andiamo a letto. Alle 10 suona un gong, si spengono tutte le luci.

L’importante è lo sviluppo dell’attenzione.

Alle 4 della mattina seguente, il gong mi risveglia. E dopo una doccia fredda, alle 4,40 sono di nuovo nella sala di meditazione. Ognuno è seduto come vuole: l’importante non è la postura ma lo sviluppo dell’attenzione. Presto si scopre che la posizione più confortevole e più favorevole a una meditazione profonda è la posizione del loto, dove la colonna vertebrale è ben dritta e senza eccessiva tensione. Si può anche cambiare posizione se lo si desidera, pur cercando di non perdere l’attenzione.

Verso le 6, Goenka arriva nella sala di meditazione e il suo bel canto in pali riconforta i principianti che, dopo un’ora e mezzo, cominciano a trovare il tempo un po’ lungo… e ad avere male alle gambe e alla schiena!
Alle 6,30, tè al latte e colazione.
E di nuovo nella sala di meditazione.
Siamo un centinaio di persone sedute con gli occhi chiusi, giovani e vecchi, indiani, europei, molti giovani americani, monaci buddisti nella loro veste arancione venuti dalla Tailandia e dalla Birmania.
Si può cominciare Vipassana ad ogni età, anche senza conoscere niente del buddismo, qualunque sia la propria religione. In effetti non è una religione, è una tecnica talmente semplice che il ragazzino indiano di 10 anni che si trova tra noi può praticarla bene come il vecchio dai capelli bianchi che potrebbe essere suo bisnonno.. Gli indiani vengono spesso a praticare con tutta la famiglia.

Un maestro di meditazione Vipassana: Goenka.

Birmano, d’origine indiana, nato nel 1924, padre di famiglia, ex businessman, Goenka è uno dei rari depositari di una tradizione ininterrotta da Budda e trasmessa molto rigorosamente per 25 secoli da Maestro ad un piccolo gruppo di discepoli scelti molto accuratamente in ogni generazione. Da qualche anno solamente questa tecnica è accessibile agli occidentali.
Goenka insegna in India, patria del Budda, ma dove la sua dottrina aveva cominciato a declinare dagli anni 80 a.C. ed era totalmente scomparsa dalla persecuzione dell’Islam nel XII° secolo della nostra era. Egli ha così riportato in India una tecnica gelosamente e rigorosamente preservata in Birmania, dove visse dalla sua infanzia, benché d’origine indiana.

Non si può parlare che al Maestro.

Goenka dà le istruzioni in inglese e in indi. Alle 9 domanda agli studenti anziani di restare a meditare con lui. Gli altri possono restare o andare a meditare dove lo desiderano, per esempio seduti sul loro letto  o sotto un albero o camminando nel giardino attorno allo stabilimento. Ma si raccomanda di meditare sempre più spesso in posizione seduta. In questa tecnica “  la continuità è il segreto del successo”. Questa frase sarà il leitmotiv delle istruzioni ai meditanti. All’inizio è molto difficile applicarla. …

Nel resto della mattinata, i vecchi studenti sono chiamati da Goenka in gruppi di due o tre o per i più vecchi individualmente, perché il maestro verifichi la loro pratica. In quella occasione possono fare domande e per qualche minuto meditare vicino al maestro la cui profonda serenità sembra comunicarsi all’allievo.

Bisogna osservare la respirazione senza modificarla.

Alle 11 il gong rintocca di nuovo.. è l’ora del pasto, vegetariano naturalmente. Per i vecchi praticanti è l’ultimo della giornata:

Fino alle 13 riposo e tempo libero.

Dalle 13 alle 14,30, meditazione individuale. Certi preferiscono andare nella sala di meditazione. Meditare in gruppo è più facile. Perché se la pratica è molto semplice, la sua esecuzione è molto difficile: la mente, indomabile come un animale selvaggio, sembra inadatta a essere concentrata alla radice delle narici. L’agitano tutte le specie di pensieri e di emozioni. È invasa da un continuo chiacchiericcio interiore. Goenka fa una breve apparizione nella sala per incoraggiare i meditanti:  “siate vigili. Lavorate alla vostra liberazione. Osservate l’inspirazione! Osservate semplicemente, senza intervenire, non creare nuove tensioni”.

15,30 – 17 . Questa volta sono i nuovi che restano a meditare con Goenka. Li si fa venire da lui in gruppi di 4 o 5. “ Come è la vostra attenzione? La vostra mente vagabonda molto? Ritorna presto o lentamente alla respirazione? Dopo due minuti? Una mezz’ora?” In quest’ultimo caso raccomanda di respirare accentuando volontariamente , facendo un leggero rumore con l’aria.

L’attenzione si deve concentrare sulle narici.

Faccio molta fatica a restare fermo. Cambio posizione ogni dieci minuti circa. Molto male alle ginocchia (reumatismi!), è difficile concentrarmi alla base delle narici. In certi momenti provo la sensazione dell’aria fresca inspirata, dell’aria calda espirata e del  pulsare del sangue nelle narici. In altri  ho l’impressione di penetrare molto più finemente in mezzo centimetro quadrato alla base del naso. L’attenzione diventa acuta e fine come un capello e questo minuscolo pezzo di carne sembra uno spazio immenso dove le particelle viventi (i globuli sanguigni? Le cellule? Le molecole? Gli atomi? ) fanno una strana danza. Chi crederebbe senza averne fatto l’esperienza intima che l’attenzione potesse essere così raffinata?

17 . Tè al latte e frutta per i nuovi. Tè nero o acqua limonata per i vecchi. Poi riposo fino alle 18. Ma i vecchi continuano a praticare l’attenzione tutto il tempo, anche fuori dalla meditazione stretta, camminando e mangiando, perché con la pratica si diventa coscienti anche del proprio sonno e si sogna sapendo che si sogna!

18  – 19 . Meditazione di gruppo. Il piccolo spazio di un mezzo centimetro quadrato sotto il naso mi sembra uno spazio immenso come il mare e la pulsazione del sangue solleva la pelle come onde; il respiro pur leggero diviene quasi impercettibile e sembra una brezza leggera che attraversa i peli dei miei baffi accarezzando la pelle.

19  – 20, 15. Domande. Goenka dà spiegazioni teoriche sulla pratica che abbiamo fatto tutto il giorno. Sarà così ogni sera così come tutti gli orari rimarranno invariati.

Impossibile riassumere in poche parole questa seduta di un’ora e un quarto. Ecco i temi principali: siamo venuti in cerca di pace, la beatitudine e al termine di questa prima giornata siamo pieni di dolori! Speravamo in stadi di coscienza superiori e abbiamo raccolto…ossa peste! Nei fatti, i dolori fisici sembrano in contrasto con la mente che comincia a purificarsi. Bisogna accettare questa realtà, questa verità del nostro corpo, qui ed ora, senza reagire. Sviluppare l’equanimità.

Osservare la sensazione dell’aria all’interno delle narici.

Al termine della seconda serata, le istruzioni ai nuovi meditanti sono un po’ modificate: devono provare ad osservare la sensazione dell’aria non solo alla radice del naso, ma anche all’interno.

20, 15 – 21. Ultima meditazione di gruppo.

22 . Si spengono le luci.

La meditazione è un metodo di purificazione.

Col tempo la concentrazione migliora. Diventa sempre più precisa e sottile (ci sono, beninteso, momenti difficili dove sembra diventare impossibile). Nuove istruzioni il terzo giorno: cessare di osservare la respirazione e portare l’attenzione sulle sensazioni nelle stesse zone di prima. Per i nuovi, il bordo delle narici, la base e le pareti interne del naso. Per gli anziani solo uno spazio di un unghia alla base del naso.(I nuovi faranno quello a partire da domani).

I dolori fisici aumentano ma, quando sono veramente concentrato sulla sensazione alla base del naso, dimentico quasi del tutto il dolore. Che altrimenti sarebbe intollerabile.

È così che la meditazione diventa un processo di purificazione: tutte le impressioni del passato, tutte le tracce delle azioni buone o cattive, in una parola il karma,  salgono alla superficie della coscienza sotto forma di sensazioni; tutte le impurità accumulate da molto tempo, dalla nascita e da precedenti vite possono essere purificate, se osservo la loro apparizione senza reagire, con equanimità.
Mentre nella vita ordinaria è proprio quella reazione cieca agli impulsi condizionati dalle abitudini passate  che provoca la mia schiavitù a quella catena senza fine delle cause e degli effetti. Il karma passato si estingue senza lasciare tracce.

È lo straordinario potere di quella tecnica: al termine della quarta giornata, mi sembra stupefacente sentire la mente così chiara e pacificata; è vero che il termine purificare non è una metafora. In certi momenti sento davvero il mio corpo come nel fuoco. “Molto bene, mi incoraggia Goenka, sono le tracce della collera, dell’avidità, che sono bruciate. Continuate, bruciate tutta la notte. Avete molto da bruciare!”

L’attenzione: dal sommo del capo alla punta dei piedi.
L’indomani, dalle 15 alle 17 Goenka dà istruzioni che riguardano Vipassana: la attenzione concentrata(samadhi) può essere diretta prima al sommo della testa, poi portata progressivamente attraverso tutto il corpo fino alla punta dei piedi..
Poco a poco il corpo intero è penetrato dall’attenzione e diventare incredibilmente vivente.
Posso sentire in dettaglio nel corpo e nei pensieri, nei sentimenti l’impermanenza universale, e staccarmi dall’ego.
Niente è permanente tranne l’impermanenza. Nessuna traccia, da nessuna parte di un me o di un’anima permanente. Ma paradossalmente più sono distaccato più il mio corpo mi appare libero, le sensazioni vive e intense, la visione delle cose incredibilmente netta, i colori più vivi e brillanti. Il mondo, la natura appaiono nella loro bellezza.
Mi sovviene la frase di William Blake: “ Se le porte della percezione fossero pulite, le cose apparirebbero come sono: nella luce dell’Eternità”.
In certi momenti il silenzio interiore è totale. Pura beatitudine, una pace incredibile, impressione di trasparenza del corpo. Nessun limite, nessuna prigione.

Sicuramente questo non dura a lungo. Un nuovo strato di impurità sale dal fondo del mio essere e di nuovo appare il dolore fisico. Le impurità sono bruciate e col dolore sento una gioia profonda e intensa.

L’ultimo giorno Goenka insegna. Meta pona, il condividere i meriti, dove si lasciano espandere silenziosamente le vibrazioni di pace e beatitudine che si sono gustate, per condividere con tutti gli esseri sensibili, amici o “nemici” :

« Possano tutti gli esseri essere felici

Possano tutti gli esseri essere liberi

Possano tutti gli esseri trovare la liberazione»

Non posso più dire io, ma questo viene dall’amore. Dalla compassione, dall’armonia, dall’amore infinito per tutti gli esseri. “ Possano tutti gli esseri trovare la vera felicità”.

10  del mattino. Abbiamo di nuovo diritto di parlare. Quando ci separeremo, è con uno sguardo tutto nuovo che ritroveremo la vita quotidiana.

J.-Cl. See