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Cos’è l’amore di sé di 3emillenaire

5 Febbraio 2011

Da 3millenaire n°98 a cura di Luciana Scalabrini

Noi ci amiamo?

L’amore di sé, confuso peggiorativamente con l’amor proprio, è spesso stato condannato dalle istituzioni religiose.
Lutero considerò che l’uomo “corrotto e decaduto”, ripiegato su se stesso non amava che lui stesso. E Bossuet diede  dell’amore  di se stesso un’immagine quasi demoniaca.

Del resto, nei vangeli non era già prescritto di amare il prossimo come se stesso?
Di quale amore parlava l’antico testamento?

Nel XVII° secolo non c’era nessuna distinzione tra l’amor proprio e l’amore di sé.
Bisognò attendere il XVIII° secolo perché si stabilisse chiaramente la distinzione.

Così per Jean Jacques Rousseau l’amore di sé consiste nella soddisfazione dei nostri veri bisogni, mentre l’amor proprio, che rende infelici, si basa sul paragone con gli altri.

Più tardi con l’avvento della psicanalisi, fu ribadita la difficoltà di amare se stessi, essendo l’amor proprio, come aveva detto Rousseau,  sofferenza.

A quell’epoca apparve la nozione di stima di sé con, per esempio, uno psicologo come William James (1890)

Oggi non c’è nessun consenso sulla definizione di stima di sé; la maggior parte dei ricercatori, malgrado le loro divergenze, sono d’accordo su un punto: la stima di sé si meriterebbe. Così, per godere di una buona stima di sé, bisognerebbe  accordarsi con principi esteriori a sé; è dunque col paragone con gli altri che si svilupperebbe la stima di sé.
L’amore di sé e l’amor proprio sarebbero una volta ancora confusi?
L’assenza di consenso su una definizione  non è che sintomo di una mancanza di conoscenza della profonda natura umana e della sua essenza.

Se l’uomo è corrotto e decaduto nel senso religioso del termine, è perché non si ama più e non il contrario. E’ perché non abbiamo scoperto che Dio si ama in noi, che noi non ci amiamo.
Questa d’altronde è la principale idea della mistica renana e dell’umanesimo religioso del rinascimento.
Il vecchio uomo in noi (i pregiudizi, le paure, le memorie, l’animalità, l’amor proprio…) non riconosce la Verità dell’essenza umana: Dio si ama in noi; solo l’uomo nuovo si scopre in questo amore e condivide con Dio “ la natura divina, la grandezza dello spirito e la sua maestà”, come dice l’umanista religioso Caspar Schwenckfeld .

L’aveva già presentito nel XIII° secolo Thierry de Freiberg che vedeva l’amore di sé e la conoscenza di sé al di là della sostanza dell’anima, che oltrepassa il soggetto e di conseguenza ogni oggettivazione di sé.
È in una prospettiva transpersonale  che bisognerà imparare a passare dalla stima di sé alla stima del Sé, come diceva Jean Monbourquette.

Metodi per imparare ad amarsi.

Nella considerazione indistinta dell’amore di sé e dell’amor proprio, molti metodi di sviluppo personale che mirano ad aumentare la stima di sé per vivere meglio , descrivono i punti forti da conoscere e quelli da scoprire o da sviluppare.
Ne elencheremo qualcuno, ispirato a questo metodo

La mancanza d’amor proprio si distinguerebbe con molti sintomi:

– lamentarsi e biasimare gli altri
– negare i propri problemi e le proprie sofferenze
– essere incapace di esprimere i propri sentimenti
– dipendere dagli altri
– lasciarsi coinvolgere dai problemi degli altri

Per sviluppare la propria stima di sé, ci sono diverse applicazioni:

– amare se stessi, ciò che implica:
– non giudicare gli altri
– smettere di sentirsi colpevoli perché il senso di colpa ci paralizza
– evitare di trasformare i propri errori in difetti
– non prendere in modo personale le critiche, ma vedere se possiamo imparare qualcosa
– celebrare ogni giorno i propri successi e le proprie qualità positive
– essere attenti ai propri desideri
– sviluppare il senso dell’humor
– praticare quotidianamente la meditazione o un tempo di silenzio.

I sintomi di mancanza di stima di sé e i consigli che permettono di svilupparla si indirizzano a ciascuno di noi , indipendentemente dal cammino spirituale.

In effetti si tratta di sviluppare  ciò che certi chiamano un narcisismo positivo o immagini positive suscettibili di incrementare il pensiero di essere felici.

La conoscenza di sé vi partecipa  nel limite delle immagini che elaboriamo su noi stessi. Questo modo di conoscenza di sé fondato sulle immagini si inscrive esclusivamente in una relazione osservatore/osservato, e di conseguenza si situa al livello naturale dell’amor proprio, o più esattamente della confusione contemporanea tra l’amor proprio e l’amore di sé.

L’idea di ricostruzione di sé è diventata una formula generica confusa.

In casi particolari, quando la resilienza è l’espressione di una forza insospettata che si ha in sé, non è detto che la cosiddetta ricostruzione si operi attraverso immagini, cioè col cambiamento delle immagini negative in immagini positive di sé.

Etimologicamente il termine resilienza( dal latino resilire = saltare all’indietro, dovrebbe riferirsi ad una situazione di choc o di trauma)
Il processo dinamico e creativo che sottende questa meravigliosa nozione è certamente nel Risveglio o amore di sé, da distinguere dall’amor proprio.
Si rivela essere l’amore di Dio in noi che è la conoscenza non duale di Dio, in una non- relazione soggetto /oggetto.