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I sogni nel Cristianesimo – I sogni nel Nuovo Testamento

5 Ottobre 2014

PATRICK  BERTOLIATTI

I sogni nel Cristianesimo

I sogni nel Nuovo Testamento

Traduzione a cura di Maurizio Redegoso Kharitian

 

I sogni non sembrano avere un grande spazio in prima lettura nel Nuovo Testamento. Appaiono solo nel Vangelo di Matteo e negli Atti degli Apostoli. Ma questa potrebbe essere un’interpretazione un pò rapida nei riguardi degli avvenimenti in cui essi appaiono.

Nel Vangelo di Matteo, la nascita di Gesù é accompagnata dai sogni. In sogno, Giuseppe viene a conoscenza che Maria é incinta e che il bambino é di concepimento divino. E’ avvertito dei pericoli che li minacciano ed é guidato per sfuggirvi. Fidandosi dei loro sogni, dei magi troveranno il luogo di nascita del bambino-Dio che stanno adorando. Di contro Pilato non ascolterà il sogno di sua moglie che l’avverte dell’innocenza di Gesù che condurrà alla crocifissione. Negli Atti degli Apostoli, dei sogni incoraggiano Paolo a parlare, a passare in Macedonia e di andare a testimoniare a Roma.

Questi sogni sono in relazione con la nascita di Cristo, la sua crocifissione, e la missione    d’evangelizzazione di Paolo fino a Roma. E’ ciò che può essere interpretato dicendo che per Matteo e Luca, l’ascolto dei sogni permette di trovare il luogo della nascita di Dio nelle nostre vite, e di ascoltare la sua voce intervenire nella nostra storia per liberarla, indicandoci i cammini da prendere. Perché i sogni ci riguardano realmente, devono determinare in risposta a delle decisioni ed azioni che potrebbero avere delle ripercussioni ben al di là delle nostre vite.

La condanna dei sogni

Eppure, gli interpreti dei sogni saranno condannati dal Concilio di Ancira nel 314, poi passibili di condanna a morte.

Fu San Gerolamo (347-420), che si era pure convertito lui stesso in seguito ad un sogno, che chiuderà solidamente e durevolmente la porta allo studio dei sogni. Chiamato a tradurre la Bibbia in latino nell’anno 382, ne produsse una versione (detta la Vulgata) che sarà utilizzata durante dei secoli. Ma vi sostituisce per due volte (nel Levitico 19:26 e nel Deuteronomio 18:10) l’interdizione di praticare la divinazione con quella dell’osservazione dei sogni. Di colpo, l’osservazione dei sogni non permette più di ascoltare la voce di Dio ed i sogni sono classificati con le pratiche di buona ventura ed altre pratiche superstiziose. E questo durerà un millennio.

Ma allo stesso tempo, lo studio dei sogni non é interamente bandito dal mondo cristiano. Il vescovo Sinesio di Cirene (370-414) per esempio, pubblica un libro intitolato Dei sogni  in cui raccomanda di tenere un diario dei sogni. Per lui, il sogno ha una funzione terapeutica, conduce verso la vera natura delle cose ed é un luogo d’incontro con Dio.

Detto questo, quasi un millennio più tardi, nella questione 94 della sua Summa Teologica  trattante la divinazione dei sogni, san Tommaso d’Aquino (1224-1274) indicherà che l’impiego divinatorio dei sogni non sembra illecito poiché Dio vi istruisce gli uomini come possiamo leggere in Giobbe (33,15). Ma utilizzando la traduzione erronea di san Gerolamo, noterà anche che il Deuteronomio (18,10) proibisce l’osservazione dei sogni. Secondo lui, occorre allora tenere conto del fatto che se talvolta Dio fa delle rivelazioni nei sogni, possono essere anche causati dai demoni. Di conseguenza l’impiego divinatorio dei sogni provenienti da una rivelazione divina non é illecita, ma se la causa ne é una rivelazione che fa seguito ad un patto diabolico, essa lo diventa.

Ciò che é messo in causa da san Tommaso d’Aquino, non é l’utilizzo dei sogni per orientarsi nella vita, ma il modo in cui sono ottenuti in vista di essere utilizzati a questo effetto. La questione fondamentale é dunque sapere qual’é l’origine dei sogni. E questa questione raggiunge quella del “discernimento degli spiriti”.

I sogni e la spiritualità cristiana

   Nella tradizione spirituale cristiana, ciò che chiamiamo “discernimento degli spiriti” (principalmente i pensieri ed i sentimenti che ci attraversano, ma anche i sogni), deve permettere di distinguere quelli che provengono da Dio, fino a discernere quelli che sotto l’apparenza di un bene sono in realtà la porta d’accesso a delle cattive inclinazioni.

Ritroviamo questa pratica molto presto nel monachesimo antico. Per Evagrio Pontico (346-399) per esempio, l’incontro con Dio si fa attraverso la Scrittura, ma anche attraverso noi stessi, e si verifica fino ai nostri sogni. Per incontrare Dio secondo Evagrio, occorre raccontarsi, divenire veramente se stessi, e per questo occorre raggiungere l’apatheia, che designa l’assenza di sofferenza, la calma e la tranquillità dell’anima, e che suppone la trasformazione in profondità dello spirito, fino alla distensione di tutte le sue immagini interiori. Evagrio consiglia dunque ai monaci di tenere la guardia dei loro pensieri e dei loro sogni in quanto secondo lui “le prove dell’apatheia le riconosciamo, di giorno con i pensieri, e di notte con i sogni”.

Ma oltre al loro ruolo nel “discernimento degli spiriti”, i sogni svolgono anche un ruolo importante nelle azioni dei martiri. Secondo la tradizione popolare, si presupponeva in effetti che martiri fossero gratificati dai sogni che gli permettevano di vedere gli avvenimenti futuri. E’ per esempio in sogno che Policarpo di Smirne, discepolo di san Giovanni, vede l’annuncio della sua morte in un rogo. Ugualmente il racconto del martirio di Felicità e Perpetua comporta una serie di sogni che mostrano il destino. La conoscenza di ciò che gli appare in sogno era per loro come un destino voluto da Dio al quale non saprebbero sottrarsi. E lo accettano.

Anche presso i santi, i sogni sono presenti. San Gerolamo attribuisce ad un sogno la sua conversione. San Pacomio prende coscienza della sua vocazione monastica in un sogno. San Benedetto comunica in sogno a dei suoi discepoli il piano del loro convento.

Un sogno decide della vocazione di San Francesco d’Assisi, ed un altro sogno convince Innocenzo III di approvare la regola francescana. La leggenda vuole che la madre di san Domenico abbia avuto un sogno presagente la vita del santo. Conosciamo anche l’importanza dei sogni di santa Monica, la madre di sant’Agostino.

Per concludere

   Ci sono sempre state, ci sono e ci saranno senza dubbio sempre delle messe in guardia di fronte all’utilizzo dei sogni. Non può essere un male. In ogni caso, potrebbe essere interessante di domandarsi se ogni sogno deve essere preso in conto, e perché. E’ più particolarmente vero nel mondo “psicologico” in cui spesso ogni sogno sembra buono da lavorare. E’ così sicuro? Ogni immagine che mi attraversa é buona da seguire? Occorre realmente dialogare con tutto ciò che attraversa il mio spirito? Questo mi conduce obbligatoriamente alla salute psichica? Ad una vita più sana?…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PATRICK  BERTOLIATTI

 

 

I sogni nel Cristianesimo

 

I sogni nel Nuovo Testamento

 

Traduzione a cura di Maurizio Redegoso Kharitian

 

 

 

I sogni non sembrano avere un grande spazio in prima lettura nel Nuovo Testamento. Appaiono solo nel Vangelo di Matteo e negli Atti degli Apostoli. Ma questa potrebbe essere un’interpretazione un pò rapida nei riguardi degli avvenimenti in cui essi appaiono.

Nel Vangelo di Matteo, la nascita di Gesù é accompagnata dai sogni. In sogno, Giuseppe viene a conoscenza che Maria é incinta e che il bambino é di concepimento divino. E’ avvertito dei pericoli che li minacciano ed é guidato per sfuggirvi. Fidandosi dei loro sogni, dei magi troveranno il luogo di nascita del bambino-Dio che stanno adorando. Di contro Pilato non ascolterà il sogno di sua moglie che l’avverte dell’innocenza di Gesù che condurrà alla crocifissione. Negli Atti degli Apostoli, dei sogni incoraggiano Paolo a parlare, a passare in Macedonia e di andare a testimoniare a Roma.

Questi sogni sono in relazione con la nascita di Cristo, la sua crocifissione, e la missione    d’evangelizzazione di Paolo fino a Roma. E’ ciò che può essere interpretato dicendo che per Matteo e Luca, l’ascolto dei sogni permette di trovare il luogo della nascita di Dio nelle nostre vite, e di ascoltare la sua voce intervenire nella nostra storia per liberarla, indicandoci i cammini da prendere. Perché i sogni ci riguardano realmente, devono determinare in risposta a delle decisioni ed azioni che potrebbero avere delle ripercussioni ben al di là delle nostre vite.

 

 

La condanna dei sogni

 

Eppure, gli interpreti dei sogni saranno condannati dal Concilio di Ancira nel 314, poi passibili di condanna a morte.

Fu San Gerolamo (347-420), che si era pure convertito lui stesso in seguito ad un sogno, che chiuderà solidamente e durevolmente la porta allo studio dei sogni. Chiamato a tradurre la Bibbia in latino nell’anno 382, ne produsse una versione (detta la Vulgata) che sarà utilizzata durante dei secoli. Ma vi sostituisce per due volte (nel Levitico 19:26 e nel Deuteronomio 18:10) l’interdizione di praticare la divinazione con quella dell’osservazione dei sogni. Di colpo, l’osservazione dei sogni non permette più di ascoltare la voce di Dio ed i sogni sono classificati con le pratiche di buona ventura ed altre pratiche superstiziose. E questo durerà un millennio.

Ma allo stesso tempo, lo studio dei sogni non é interamente bandito dal mondo cristiano. Il vescovo Sinesio di Cirene (370-414) per esempio, pubblica un libro intitolato Dei sogni  in cui raccomanda di tenere un diario dei sogni. Per lui, il sogno ha una funzione terapeutica, conduce verso la vera natura delle cose ed é un luogo d’incontro con Dio.

Detto questo, quasi un millennio più tardi, nella questione 94 della sua Summa Teologica  trattante la divinazione dei sogni, san Tommaso d’Aquino (1224-1274) indicherà che l’impiego divinatorio dei sogni non sembra illecito poiché Dio vi istruisce gli uomini come possiamo leggere in Giobbe (33,15). Ma utilizzando la traduzione erronea di san Gerolamo, noterà anche che il Deuteronomio (18,10) proibisce l’osservazione dei sogni. Secondo lui, occorre allora tenere conto del fatto che se talvolta Dio fa delle rivelazioni nei sogni, possono essere anche causati dai demoni. Di conseguenza l’impiego divinatorio dei sogni provenienti da una rivelazione divina non é illecita, ma se la causa ne é una rivelazione che fa seguito ad un patto diabolico, essa lo diventa.

Ciò che é messo in causa da san Tommaso d’Aquino, non é l’utilizzo dei sogni per orientarsi nella vita, ma il modo in cui sono ottenuti in vista di essere utilizzati a questo effetto. La questione fondamentale é dunque sapere qual’é l’origine dei sogni. E questa questione raggiunge quella del “discernimento degli spiriti”.

 

 

I sogni e la spiritualità cristiana

 

   Nella tradizione spirituale cristiana, ciò che chiamiamo “discernimento degli spiriti” (principalmente i pensieri ed i sentimenti che ci attraversano, ma anche i sogni), deve permettere di distinguere quelli che provengono da Dio, fino a discernere quelli che sotto l’apparenza di un bene sono in realtà la porta d’accesso a delle cattive inclinazioni.

Ritroviamo questa pratica molto presto nel monachesimo antico. Per Evagrio Pontico (346-399) per esempio, l’incontro con Dio si fa attraverso la Scrittura, ma anche attraverso noi stessi, e si verifica fino ai nostri sogni. Per incontrare Dio secondo Evagrio, occorre raccontarsi, divenire veramente se stessi, e per questo occorre raggiungere l’apatheia, che designa l’assenza di sofferenza, la calma e la tranquillità dell’anima, e che suppone la trasformazione in profondità dello spirito, fino alla distensione di tutte le sue immagini interiori. Evagrio consiglia dunque ai monaci di tenere la guardia dei loro pensieri e dei loro sogni in quanto secondo lui “le prove dell’apatheia le riconosciamo, di giorno con i pensieri, e di notte con i sogni”.

Ma oltre al loro ruolo nel “discernimento degli spiriti”, i sogni svolgono anche un ruolo importante nelle azioni dei martiri. Secondo la tradizione popolare, si presupponeva in effetti che martiri fossero gratificati dai sogni che gli permettevano di vedere gli avvenimenti futuri. E’ per esempio in sogno che Policarpo di Smirne, discepolo di san Giovanni, vede l’annuncio della sua morte in un rogo. Ugualmente il racconto del martirio di Felicità e Perpetua comporta una serie di sogni che mostrano il destino. La conoscenza di ciò che gli appare in sogno era per loro come un destino voluto da Dio al quale non saprebbero sottrarsi. E lo accettano.

Anche presso i santi, i sogni sono presenti. San Gerolamo attribuisce ad un sogno la sua conversione. San Pacomio prende coscienza della sua vocazione monastica in un sogno. San Benedetto comunica in sogno a dei suoi discepoli il piano del loro convento.

Un sogno decide della vocazione di San Francesco d’Assisi, ed un altro sogno convince Innocenzo III di approvare la regola francescana. La leggenda vuole che la madre di san Domenico abbia avuto un sogno presagente la vita del santo. Conosciamo anche l’importanza dei sogni di santa Monica, la madre di sant’Agostino.

 

 

Per concludere

 

 

   Ci sono sempre state, ci sono e ci saranno senza dubbio sempre delle messe in guardia di fronte all’utilizzo dei sogni. Non può essere un male. In ogni caso, potrebbe essere interessante di domandarsi se ogni sogno deve essere preso in conto, e perché. E’ più particolarmente vero nel mondo “psicologico” in cui spesso ogni sogno sembra buono da lavorare. E’ così sicuro? Ogni immagine che mi attraversa é buona da seguire? Occorre realmente dialogare con tutto ciò che attraversa il mio spirito? Questo mi conduce obbligatoriamente alla salute psichica? Ad una vita più sana?…