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La gioia del sogno lucido

5 Ottobre 2014

 

 

Alexandre Quaranta

Sognare per Risvegliarsi

 

La gioia del sogno lucido

 

Traduzione a cura di Maurizio Redegoso Kharitian

 

 

“La soluzione al problema della vita si nota con la scomparsa del problema. Non è qui la ragione per la quale degli uomini per cui il senso della vita è diventato chiaro nei termini di un dubbio prolungato non hanno potuto dire in seguito in cosa consiste questo senso?”

 

                                                   Ludwig Wittgenstein,

                                             (Tractatus Logico Philosophicus)

 

 

   “Jacques Rattier, camionista sulle grandi autostrade europee sognò durante la sua siesta che era una colibrì della foresta amazzonica, ondeggiante, felice della sua sorte, non sapendo che era Jacques Rattier. Si svegliò improvvisamente e si accorse che era Jacques Rattier. Non sapeva più se era Jacques Rattier che aveva appena sognato che era un colibrì o se era un colibrì che sognava che fosse Jacques Rattier.”

 

                                                                     Estratto dell’inedito

                                              (I fulgori metafisici improbabili di Jacques Rattier)

 

 

“Non si ottiene niente di nuovo più che non sia reso luminoso ciò che non era, è semplicemente bandita la concezione erronea che considera ciò che è luminoso come non luminoso.”

 

 

                                                                     Abhinavagupta

                                                            Ishvarapratyabhijnavimarshini

 

 

   Vi è l’arte di stupirsi, vale a dire di vedere senza referenze, di percepire e vivere gli oggetti, gli esseri, le situazioni come se non andassero da se e come se, in una certa maniera, apparissero come nuove e per la prima volta alla nostra coscienza e nella nostra coscienza. Vi è anche l’arte di dubitare che consiste essenzialmente nello stupirsi ed a interrogarsi sulle certezze o sui livelli delle certezze. E poi vi è questa cosa, strana e banale nello stesso tempo, strana per la sua possente capacità di suscitare il dubbio e lo stupore globali, banale per la sua frequenza quotidiana: lo stato di sogno notturno; il fatto di sognare ogni notte, che lo si voglia o no, che ci si ricordi o no.

E, talvolta, arriva del tutto spontaneamente, nel cuore di un sogno notturno che prendiamo pienamente coscienza e pienamente la misura del fatto e dell’evidenza che stiamo sognando. In un certo modo diveniamo allora coscienti di essere coscienti di sognare, prendiamo coscienza di noi-stessi che stiamo sognando, e facciamo allora l’esperienza favolosa di ciò che è costume chiamare il sogno lucido. Notiamo che è possibile attraverso  un allenamento speciale che rileva dallo yoga dello stato di sogno, dello yoga nidra, di domare l’accesso a volontà al sogno lucido e di esplorare tutti gli aspetti di questa interiorità vibrante e colorata che permette all’evidenza luminosa che fonde la nostra esistenza in tutti gli stati (veglia, sonno, sogno) di rivelarsi a se stessa in tutto il suo splendore ed il suo mistero. Questo stato di coscienza singolare e paradossale è apassionante e fertile a più di un titolo che è il sogno lucido è possibilmente vettore delle intuizioni metafisiche più alte se, da ultimo, lo si abborda contemplativamente e correttamente – senza scopo nè profitto – una volta passata la fascinazione magica che non manca quasi mai di esercitarsi su ogni persona che incontra il sogno lucido spontaneamente in maniera significativa o su ogni persona che coltiva la frequentazione deliberata di questo spazio.

Possiamo effettivamente vedere lo yoga del sogno e la sperimentazione del sogno lucido nello stesso tempo come una pratica magica e come un mezzo di realizzare che siamo noi stessi, nell’intimità più centrale dell’istante puro del sogno vissuto e riconosciuto come tale nella chiarezza ed il discernimento del contrasto con lo stato di veglia, il miracolo infinito della coscienza – nè più, nè meno…! In altri termini, lo yoga del sogno ci imbarca in viaggi interiori e di scoperte sull’immaginario libero e puro, nei quali l’intuito, la memoria, la facoltà dell’empatia si esprimono più profondamente. Delle possibilità di sperimentazioni che non esistono nel quotidiano terrestre diventano delle realtà e delle esperienze vive che possono illuminare tutti gli aspetti della nostra (breve) esistenza. Abbiamo accesso alle risorse e dimensioni dell’incosciente (occorrerebbe dire degli incoscienti, l’incosciente personale e l’incosciente transpersonale/collettivo) che ci mostra direttamente la natura extra-individuale che l’esperienza del sogno può anche rivestire e ci mostra l’esistenza innegabile di questa immensa riserva di conoscenza e d’impressioni, questo “internet cosmico” (una metafora moderna attorno alla nozione d’incoscio collettivo di Jung) al quale possiamo connetterci attraverso la finestra del sogno lucido, ed è ciò che è veramente accessibile attraverso la pendenza di questo allenamento dello yoga del sogno. A questo proposito possiamo aggiungere al passaggio che la pratica dello yoga del sogno – di fatto il “veicolo” che questa pratica mette a disposizione -, è senza dubbio, per esplorare la coscienza ed i suoi antipodi, l’alternativa più accessibile, più potente, e soprattutto la più autonomista di fronte all’uso rituale degli enteogeni e delle sostanze psichedeliche.

Nella pratica del sogno lucido prende vita una dimensione di creatività in tutti i campi dell’attività umana, del gioco, dell’intossicazione (per esempio i sogni dei voli aerei, i sogni erotici), di guarigione sul piano psichico e fisico. Una corrente di sincronicità continua tende ad accompagnare molto spesso questa avventura. E’ veramente lo sviluppo della nostra capacità di simulazione e di evocazione immaginaria intensa a fini terapeutici, ludici, euristici e di apprendimento che siamo portati a sperimentare nella loro pienezza con l’ascolto dei sogni in generale e con la pratica del sogno in particolare. La grande maggioranza della tavolozza dei strani stati di coscienza può essere sperimentata dalla porta del sogno lucido. Ugualmente tutto ciò che è ricerca in ciò che è convenuto chiamare “lo sviluppo personale” e la psicoterapia è accessibile con l’intermediazione del genio onirico e del sogno che sia lucido o meno.

Di nuovo, oltre a tutte le possibilità magiche e meravigliose che esistono incontestabilmente in questo genere di esplorazioni, vi è un altro fatto: l’esistenza stessa del sogno lucido, contemplato in quanto tale, indipendentemente da ciò che è sperimentato in seno al sogno stesso, risveglia naturalmente – obbligatoriamente potremmo quasi dire – tutti i grandi interrogativi filosofici ed esistenziali che girano attorno alla natura della coscienza, della percezione, dell’identità (“Chi sono?”, “Che cos’è l’io?”), del reale, dell’illusione, del tempo, dello spazio, della casualità, del benessere, del senso della vita, dell’aldilà – e risveglia, dunque, la realtà viva dello stupore filosofico nella sua intensità liberatrice e felice. In altri termini, al cuore stesso del sogno lucido, si da la possibilità di vivere e contemplare simultaneamente la domanda ed il presentimento ineffabile della coincidenza esistenziale con la risposta alla domanda “CHI sogna?” che altro non è che un avatar della domanda “CHI sono io?”, due domande che punteggiano la nostra ultima e misteriosa identità…Per ultimo, sono la fonte del sogno, e sono la risposta alla domanda “Chi sono?”.

Uno degli approcci contemplativi consiste nel vedere come una manifestazione di energia, come un riflesso nello specchio della coscienza, un riflesso più sottile che quest’altro riflesso che è lo stato di veglia della vita terrestre quotidiana, ma meno sottile tuttavia di quest’altro riflesso che è il sonno profondo caratterizzato da questa impressione “Che non vi è nulla”… Così noi possiamo “viverci” come il testimone miracoloso di questa storia, come stanti lo sfondo misterioso sul quale sfilano ciclicamente lo stato di veglia, lo stato di sogno, lo stato di sonno profondo. Questo fa certamente eco alla visione indiana del quarto stato di coscienza Turiya di cui possiamo avere intuizione che è precisamente questo sfondo che permette questa manifestazione ciclica.

Un altro aspetto della contemplazione del fenomeno del sogno in una prospettiva metafisica è di mettere in rapporto, da una parte, ciò che potremo chiamare la nostra creatività personale del sogno, il fatto che il sogno sia una produzione individuale del nostro spirito (anche se questo spirito che noi siamo nella nostra intimità è interconnesso ed compenetrato, ed è ciò che mostrano certi sogni da parte loro contenuti), e d’altra parte, il grande sogno cosmico al quale assistiamo per il fatto stesso d’essere e d’essere nelle prime file dello spettacolo di questa Terra e di ciò che possiamo vedere e capire dell’immensità del cosmo.

Questo genere di contemplazione ci porta immancabilmente a connettersi nel corso delle intuizioni che sottendono le nozioni indiane di Maya (dell’illusione cosmica, della potenza di proiezione) e di Lila (gioco cosmico, libera attività e creatività dell’universo che si dispiega nella gioia e la gratuità pura come uno slancio spontaneo generato dalla sovrabbondanza eternamente sgorgante dalla fonte infinita). Altro aspetto della contemplazione associata al sogno lucido, la questione dell’intelligenza dei personaggi che si manifestano in certi sogni e che ci portano attraverso l’autonomia che manifestano a stupirci di questa fonte che li crea, fonte che è noi stessi in ciò che siamo nel più profondo.

 

Giunge allora immancabilmente la possibilità di fare questa esperienza nel pensiero e di giocare con l’idea seguente: così come sogniamo dei personaggi ogni notte nei nostri sogni con ogni sorta di strani comportamenti che possono farci dubitare che siamo noi stessi che li sogniamo, possiamo ben considerare che la nostra vita terrestre quotidiana è il fatto di un sognatore misterioso, e che noi siamo sognati, che la nostra esperienza non è altro che il sogno di un’altra coscienza più vasta della nostra che sarebbe capace nel suo immenso potere di dare alla nostra coscienza che è la nostra fino al suo carattere di centro assoluto che fonda la nostra esperienza ad ogni istante…

 

E se fossimo veramente sognati? E perché no?

E se Jacques Rattier sognasse il monaco Djivata? E se fosse il contrario? E se fosse il colibrì a sognarli tutti e due? E se il lettore di questa pagina realizzasse sul campo che sta sognando gioiosamente? E perché no?

 

                               

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