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La Gioia di Marianne Dubois.

11 Novembre 2010

Marianne Dubois: La gioia     3emillénaire  n°96

La parola gioia: una parola chiave, una parola di partenza senza arrivo, una parola testimone, che si incarna in luce o in risa, che contiene l’audacia dei mutamenti, si impone ora e si installa lungo il corso della sostanza vivente.

LA GIOIA

Non è che una parola e però, se ci si può collocare fuori del tempo e di ogni avidità, è la fine della sofferenza, è la disgrazia incenerita, è il soffio divino che esce dalla sua prigione.
In questa parola che sgorga e dissipa il velo degli attaccamenti, la vita appare nella sua nudità, nella semplice evidenza di un sole che si alza.

Se la parola gioia si può reinventare, liberare di tutto quello che fino a qui la condiziona, ci conduce, infallibile e trionfante fino alla soglia finalmente scoperta della riva interiore.
Il suo corpo esploso si diffonde in miliardi di stelle. Se ne va e ritorna, non smette di morire e di rinascere, sempre nuovo nelle sue molteplici facce. La sua musica infinita ritrova la coscienza  si risveglia e s’illumina la minima particella vivente.

Anticamera dell’inconscio, la gioia si profila sullo schermo della metamorfosi. Canta la terra e i suoi fiumi, , gli alberi e le pietre; come un’ape vola di fiore in fiore e trasforma in nettare o in miele l’orrore e la disperazione che la demenza umana continuamente ricrea.

Accogliere la splendida visitatrice per farne una regina, è bere alla sorgente e raggiungere la propria anima, è rinascere più forte perdendo le frontiere, è fiorire alla grazia e non essere più che un grano di ebbrezza, uno specchio che riflette la vita e l’immensa bellezza dell’universo.

Giardino dell’anima, giardino senza limiti, la gioia si nasconde in ogni cosa, per poco che lo sguardo la riconosca e la rifletta. Essa si mostra a colui i cui occhi possono offrirsi alla meraviglia di un primo mattino del mondo, a colui che si risveglia dal lungo sonno della sofferenza.

Basta una scintilla perché essa si accenda  di cuore in cuore, perché si propaghi, inevitabile, nel suo radioso contagio. Se più nulla resiste alla gioia, se nessuno se ne difende, la terra ne farà la sua convalescenza, il suo ardore, la sua respirazione.

a cura di L.Scalabrini

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