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L’Acquarello mistico di Stephen Jourdain

6 Ottobre 2010

3ème Millenarie n. 88 –  Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini

Fissare prima di tutto un’immagine mentale di buona qualità dalla propria mente al di sopra della testa…

Non c’è nessun bisogno di una copia conforme della casa interiore con un soggetto, me, al fondo della caverna della mente, i pensieri davanti al mio sguardo interiore, ecc…

Più tardi, si potrà mettere questa immagine sopra il caminetto, sul mobile di fronte, ma in un primo tempo è preferibile metterla vicino alla testa da cui nasce. Quello che importa è l’immagine mentale che appare e il suo carattere assolutamente immaginario. Non è soggettivo, è semplicemente totalmente irreale. Immagino ed ho accesso a qualcosa che non esiste assolutamente, che non ha nessuna realtà. Allora quella specie di immagine si realizza da sola, forse non troppo chiara all’inizio, non importa, un’immagine confusa è sempre un’immagine.

Ci sono colate immaginarie di evocazioni immaginarie di colori; non sono colori sensibili, siamo nell’irreale.

Ad un certo punto l’immagine è lì e le si va dentro, la si esplora, si guarda e si ha una massa di blu vibrante, composta da un miliardo di punti blu, ma che non si toccano; ogni punto è libero.

Poi si passa ad un’altra cosa, una grande massa di bianco, e il bianco non è né la causa né l’effetto del blu. Non c’è un legame di causa tra i colori. Quella immagine non rappresenta niente, non ha nessuna realtà e perciò non conta niente.

Non ha nessuna influenza su nulla.

E’ il grande privilegio dell’essere umano produrre quella cosa fondamentalmente irreale.

Ora ci si trastulla con quella immagine e “sono infinitamente cosciente di me stesso” e posso fare un altro gioco divertente.

Il gioco consiste nel produrre quella immagine e dire a un certo punto: “si direbbe che quella è la mia mente”, supposizione del tutto gratuita, a partire da cui si va a cercare la mente, si cerca di incontrarla.

Nella mia mente, come lo vedo nella mia testa, dal momento in cui mi avvicino a me, quel me mi sfugge e l’incontro con me stesso è impossibile, anche se so bene che sono sempre lì. L’immagine mentale “me” ha un grosso vantaggio: non esiste! Tutti i riflessi di realismo non funzionano per qualcosa che non esiste, tutti i riflessi negativi che ci paralizzano nella realtà non funzionano nella pura realtà. E’ un gioco, tu fai quello che vuoi e non puoi massacrare la tua mente come fai nella sede abituale, nel tuo cranio.

( Quando chi è cosciente di avere una mente, si cerca, vede immagini mentali, dei pensieri, dei grumi, spazi di calma, spazi tesi, agitati, solleva l’agitazione e si domanda se è lì, solleva la calma: “sono lì?”, ma è soggetto ai pregiudizi, non funziona e non si incontra).

Allora non cerchi, vedi una gran colata di rosso, puramente immaginaria, e sollevandola ti domandi: “sono lì?”, e tutt’a un tratto , se giochi a questo gioco fino a l’ultimo, tu ci sei. Nonostante questa mente assolutamente immaginaria che ti metti al di sopra della testa, il miracolo si produce.

Ti incontri in una forma molto particolare, sei infinitamente personale, ma quell’io sarà  invisibile in quella mente immaginaria senza colore, senza sostanza, senza viso, ingiustificabile, perché io sono infinitamente, ma non c’è nessuna specie di ragione perché io sia infinitamente, poiché non c’è nulla, nemmeno la più piccola traccia di qualcosa. E’ come se sentissi la presenza del mio bambino in questa stanza. Non è a nessuna parte, ma ad un certo momento lo stringo. Una cosa straordinaria.

C’è anche qualcosa di geniale che si può fare con quella immagine per venire a capo una volta per tutte delle nostre ossessioni interne, della credenza nella realtà della nostra mente nel nostro cranio, la credenza di tutta la realtà della vita psicologica.

Hai quella immagine al di sopra della testa come una specie di cappello. Ti servi di quel potere di mettere in opera  quell’immaginario assolutamente puro. Tiri un po’ giù il cappello, lo fai discendere sulla testa e, meglio ancora, lo completi con due orecchie, come un cappello da caccia o un cappello per il gran freddo. Tutto è immaginario, comprese le orecchie di quella specie di cappello in testa.

Se sei veramente convinto  del carattere puramente immaginario di questo, cosa succede a quella parte della testa presa tra due  lamelle? Immediatamente si verifica un riflesso: la testa è immaginaria.

Tutto lo spazio che si inserisce tra le due orecchie è anche lui immaginario, perché non può essere immaginario e reale allo stesso tempo.

Con una facilità sconcertante e senza dolore, se fai quel gioco, distruggi lo spazio degenerato ordinario, il falso spazio.

Allora, la tua mente, senza giudicare negativamente, rinasce come è sempre stata, immaginaria. Cosa inaudita, la tua mente, da sempre, è immaginaria. Non è più un’allucinazione, quello non è mai stato che un sogno, irreale. Proprio una specie di sogno, non reale. E’ una scoperta importante.

Hai uno choc perché incontri  questo fatto: il posto dove tutta la vita interiore , generalmente tormentata e mortificante, si manifesta, non è mai esistito.

Questo posto è solo immaginario. Pensiero positivo, negativo, sensazione della mente gradevole o sgradevole: immaginari. Dunque, tu sei vuoto della tua mente, è finita. E’ un’esperienza straordinariamente liberatoria, è un enorme stupore!

L’esperienza dello spazio nella vita abituale è totalmente falsificata, ma resta un residuo intuitivo molto potente sulla natura dello spazio. Non resta troppa intuizione potente nella vita interiore abituale, allora bisogna servirsene. Questa intuizione fondamentale è quella dell’omogeneità dello spazio. Essa ha forza di legge. Se comprendo che c’è uno spazio vissuto, lo spazio in cui avvengono le mie sensazioni è uno spazio vissuto, dunque uno spazio soggettivo.  Metti quello spazio soggettivo in uno spazio  che reputo reale: è insostenibile filisoficamente, perché sto violando una legge dello spazio.

Tutti i punti dello spazio ordinario sono incatenati gli uni agli altri. C’è una terribile dipendenza, un punto non è che l’effetto del vicino. Nello spazio rigenerato invece gli spazi sono totalmente liberi gli uni dagli altri.  Questo non vuol dire che c’è un’unità; infatti, la sensazione di unità non è trovata che nel momento in cui i punti si sono scollegati gli uni dagli altri sul piano causale, perché mi sono sbarazzato dal vizio che li attacca gli uni agli altri. E’ una specie di capovolgimento, tutt’a un tratto si mette a nevicare…

Si può anche evocare il fascino della sabbia: la verità della spiaggia non è nel grano di sabbia, non più che quella del grano di sabbia è nella spiaggia. Il grano di sabbia non è proprio una parte della spiaggia.

Si è assediati da quella idea che il più grande contiene il più piccolo, ma in una percezione diretta delle cose, ogni immagine ha valore d’assoluto.

Per un bambino piccolo è trasparente, vive così, l’ambiente visivo non è stato ancora denaturato, avvicina l’immagine come un profumo. Lo spazio di quella immagine interiore è fatto così.

Le immagini, sensibili o mentali, non dipendono le une dalle altre.

Ogni percezione è come tra parentesi e funziona come un assoluto, basta a se stessa, senza limite. La nozione di causa ed effetto non ha nessun posto nell’esperienza dello spazio. Tutte quelle cause e quegli effetti sono distrutti subito, lo stesso principio di causalità è distrutto.

Tutto è libero.

L’acquerello mistico porta a quel vero spazio.

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