Home > suzanne devoldre > L’incredibile apparenza delle cose di Suzanne Devoldre

L’incredibile apparenza delle cose di Suzanne Devoldre

5 Gennaio 2011

Il mondo è talmente incredibile nei suoi aspetti duali che mi scuote un brivido e con lo sguardo attonito fisso il vuoto nel rifiuto di una qualunque attesa. Che cosa terribile però non sapere e non presentire.

Grandioso e senza limite, trascendentale, irrazionale  è il gioco di doppia faccia, tripla,  fino alla decima in questo mondo e in tutti gli altri.

Dove la forza d’amore si manifesta nel successivo diminuire di densità, con la presenza rinnovata della vita, nelle sue apparenti stagioni di vita e di morte. E dove la vita  con la morte e dove tutto non è di apparente consistenza che con la negazione di quella stessa consistenza…dove tutto non è definibile che col suo contrario, e dove le stesse relazioni entro questo definibile non hanno consistenza più che le non-consistenze che evocano.

Ed eccoci condotti a prendere umilmente coscienza di ciò che il mondo visto dai nostri occhi non è che una cristallizzazione di esistenza doppia, doppia al fine di manifestarsi qui, ma che può ad ogni istante scomparire ai nostri occhi nel momento in cui una qualunque consistenza esca dalla dualità, o a patto che i nostri occhi escano un istante dal globo di percezione della densità duale per la quale sono fatti, almeno in partenza.

Ma ciò che provo a toccare con mano è la strana inconsistenza di una dualità identica, del mondo cui siamo legati, nel senso indicato prima, e di una densità più sottile: quel mondo che è percepibile a certuni,i cui sensi sono più affinati, esiste solamente perché , bagnandosi  in un tessuto duale analogo al precedente, può anch’esso scomparire agli occhi di quelli che lo percepiscono quando non è duale.
Quella non-dualità può accadere da un mondo all’altro per interferenza, in qualche modo, ma è ancora un gioco d’azioni duali, anche se non si applicano alla stessa densità della dualità.

Si potrebbe dire che un livello denso è bianco e che uno meno denso è nero, perché ancora le definizioni non si esprimono che con le relazioni tra  le diverse consistenze, che, ricordiamolo, sono alla loro rispettiva densità, apparenze di consistenze, dunque delle inconsistenze in uno stesso gioco duale.

Ciò che sto per dire sulle due differenti densità può essere detto a proposito di tutte le densità di tutti i mondi; è lo stesso schema di illusioni che si riproduce come in specchi paralleli e prospettive  sfuggenti.

Ogni mondo ha così al suo livello la sua dualità esistenziale che gli conferisce la vita nell’illusione. Illusione che in una rete di vibrazioni dominanti ( percepite)  consisterà in ciò che ogni mondo chiamerà la sua realtà.

L’aspetto in scala di ciò che sta per essere esposto non è però che una piccola parte del gioco delle vibrazioni che si intersecano. È solo un piccolissimo aspetto al livello  dell’esposto, perché i differenti livelli vibratori sono tutti intimamente collegati.

Le connessioni intime tra mondi conferiscono stranamente nel gioco delle risonanze un vero eco dell’uno nell’altro. Risonanza ogni volta selettiva secondo la nota iniziale, dove tutte le armonie vibrano insieme, ma in modo globale, perché ogni modificazione nel tessuto vibratorio farà sentire il suo fremito nella totalità della gamma.

Che lo si avverta qui il fantastico, l’inimmaginabile, che si gioca in noi e attraverso di noi, e che il pensiero, un istante senza fiato, arresti gli echi nella realtà illusoria e soppesi in una visione chiara che i mondi strutturati e fragili, complessi e mutanti, elaborati e distinti( in apparenza) sono soltanto degli echi.

Qualunque sia la parola impiegata, l’immagine descritta, la foto scattata, la pietra toccata, tutto è eco.
Qualunque sia l’apparizione, la proiezione, il viaggio fiabesco, l’elfo o lo gnomo, tutto quello è eco.

Qualunque sia  la teoria, l’esperienza, lo sviluppo matematico, lo studio genetico, tutto è  eco.

Qualunque sia il fervore, la tenerezza e il cuore tutto è ancora eco.
Confesserò la mia grande ignoranza e vi dirò  che nell’inconsistenza duale, nelle innumerevoli connessioni a tutti i livelli, il viaggiatore dell’immaginario potrebbe perdersi invece che ritrovarsi.

Aggiungerò che, secondo i livelli in quei mondi, le dimensioni cambiano e che le nozioni anticamente valide diventano caduche, o più esattamente le antiche dimensioni sono inglobate e riprese secondo un’ottica differente.

Così le nostre densità, il mondo a tre dimensioni sembra valido, ma passando ad una dimensione superiore, le tre dimensioni, senza essere svalutate nella loro realtà ,si trovano viste in una prospettiva diversa e inglobata…

E così di seguito di mondo in mondo, dallo spazio- tempo al non spazio- tempo, dal tempo condensato al tempo espanso, eccoci sempre, benché con un linguaggio un po’ diverso, in una dualità che è la manifestazione della vita- morte e delle sue fasi indispensabilmente evolutive.

Altre parole, altre frasi hanno posto da un punto di vista o da un altro la nostra percezione della nostra realtà.

Ma qualunque sia il livello di percezione, la visione e la realtà che ne derivano, se è un mondo da non ignorare, è quello del nostro CORPO, quel mondo che per lui solo è astro e universo, infimo e ultimo. Corpo che con lo strumento che rappresenta ci dà il privilegio per il fatto che è lì, di farne uno strumento grossolano o delicato.

E, secondo che ne facciamo del grossolano o del delicato, percepiremo senza dubbio del più denso o meno denso, del più razionale o meno razionale.  Così i colori, i suoni, e le parole prenderanno una eco differente secondo la sensibilità dello strumento. E l’ altezza  sarà grande o piccola, a seconda del pensiero che vi si attaccherà.

Ma tutto ciò non sarà nulla, niente altro che l’illusorio gioco delle apparenze.

In tutte queste sfaccettature si rispecchierà da lontano o da vicino, l’eco, il riflesso di ciò che siamo.

Non esisterà niente, in quella inconsistenza, che non sia immagine dello strumento.

E, a passo da nano o a passo da gigante, questi non sono che passi nella foresta incantata, dove soggetto e oggetto si guardano e si felicitano e dove la conversazione si svolge come se fossero separati.
Si tratta di presentire che attraverso l’illusione della nostra realtà separata in ogni momento e in ogni punto, presente in tutte le dimensioni, si trova e si nasconde la Forza Viva.

Forza, perché è energia da cui emana la nostra dualità esistenziale.Viva perché è origine della vita- morte che dà aspetto e consistenza apparente ai nostri mondi.

Al di là delle apparenze si trova nascosta, ma può essere percepita, l’energia primordiale di ogni cosa nei nostri mondi…

Ma non inganniamoci ancora una volta da soli: quello ci è dato fintanto che non  cerchiamo di percepire l’eco dei nostri lamenti e di credere che si tratti della realtà, fino a che non smettiamo di voler apparire in sfalsi specchi, e non facciamo silenzio e ascoltiamo: allora, se il nostro cuore è puro, senza dualità, senza me e l’altro, senza qui e là nello spazio, senza ora e più tardi nel tempo, allora tutta l’illusione si cancella ad un tratto, improvvisamente e si vede finalmente che, in assenza di noi, non siamo che Quello, ineffabile, grandioso, trascendentale e che quello porta una sola parola: Amore.

Perché tutto ciò che è, è Amore, Gioia, in un gioco cosmico incredibile, al di là e anche nell’apparenza stessa delle cose.

A cura di L.S.
* Partager/Envoyer à un ami

Categorie:suzanne devoldre Tag: