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L’investigazione neutra di Ligia Dantes

17 Settembre 2010

Ligia Dantes3ème Millénarie n. 72 – Traduzione della Dr.ssa Luciana Scalabrini

Questa mattina, durante la meditazione, mi è venuta in mente una cosa che avevo scritto anni fa. La chiamo una quasi-poesia, anche se il mio rimpianto maestro Zen Lobun Chino Roshi l’avrebbe chiamata sutra. Ecco uno stralcio di quella poesia:

“Risvegliati, felici sono quelli che:

vedono senza occhi

sentono senza orecchie

parlano senza parole

conoscono senza sapere”

Il significato della parola “felici” si riferisce ad una esperienza di vita in uno stato di gioia, uno stato d’amore indipendente dalle circostanze. L’ultimo verso “conoscono senza sapere” è particolarmente appropriato quando parliamo di conoscere se stessi, che corrisponde a seguire una ricerca interiore. Conoscersi in modo diretto, indipendente da ogni informazione che possediamo, è vivere le parole di questa poesia. E’ sperimentare la grazia della libertà in confronto ai nostri condizionamenti, le nostre credenze, il nostro sapere, essere liberi dalla prigione del nostro mentale condizionato.

L’investigazione interiore neutra è una ricerca interiore verso la scoperta della nostra vera natura. Neutra vuol dire indipendente da ogni giudizio, da ogni valutazione, dalle opinione degli altri, dalle credenze e da ogni sapere; si tratta di una pura libertà di scoprire la nostra verità vivente. Come esseri viventi appartenenti al regno animale di questa terra, l’attitudine all’investigazione interiore diretta della nostra vera nauta  è una delle qualità più preziose che possiamo avere. Siamo l’umanità in una coscienza che riflette se stessa. Malgrado questa magnifica attitudine naturale, contiamo sul nostro sapere per comprendere noi stessi. Domandiamo infatti agli esperti di spiegarci il nostro funzionamento reale in quanto organismi fisici e psicologici e di guidarci alla nostra ricerca di sviluppo personale. L’abbondanza di conferenze, libri, video, su questa vasta gamma di soggetti sullo sviluppo personale attesta questo fatto. A dispetto della credenza popolare secondo cui siamo liberi pensatori, la nostra  dipendenza è forte di fronte alle autorità scientifiche, filosofiche, religiose, agli insegnamenti di spiritualità new-age che ci spiegano la vita, ci espongono lo scopo della vita, la sua origine e come cercare la propria via spirituale.

Una libera ricerca spirituale o una investigazione neutra può rivelarsi molto difficile per una gran parte di persone, per la nostra dipendenza dagli altri da migliaia di anni. Comunque sia, essere liberi dal nostro sapere non è impossibile nel nostro viaggio interiore. Questa investigazione neutra è particolarmente importante per la nostra ricerca interiore di una esperienza profonda del senso della vita, o per conoscere il nostro modo di funzionare e l’influenza dei nostri condizionamenti sul nostro comportamento e i nostri modi di relazionarci con gli altri.

Per una tale ricerca avventurosa, cercare di scoprire liberamente e direttamente nel momento presente, senza il diktat di un’autorità, o la potente influenza del nostro sistema di credenze, necessita di un risveglio-saggezza: una saggezza al di là dei paradigmi fondamentali, del pensiero nelle nostre diverse culture,che è già inculcato nel cervello umano. In altre parole dobbiamo essere capaci di mettere in dubbio liberamente e direttamente tutto quello che abbiamo appreso, le nostre credenze, le nostre risposte condizionate e di scoprire nello stesso momento la nostra vera natura attraverso la nostra propria saggezza; questo è conoscere senza sapere, è essere liberi da uno spazio condizionato.  L’autore si augura che queste parole siano lette senza credere né  non credere, senza giudizio, né valutazione, perché possa manifestarsi una investigazione neutra nella mente del lettore.

La vita è un processo. Significa che tutto è movimento e cambiamento. Noi umani non siamo degli aggregati fissi di molecole sul pianeta; cambiamo costantemente, come un fiore la cui crescita rivela ogni giorno la sua vera natura. Siamo “spiritopsicofisicalità” (neologismo dell’autore).

Spiegare il significati di questa lunga parola è necessario perché diventi un nuovo concetto da ricordare. Anche se si tratta di una parola composta, non c’è un trattino d’unione tra i tre aspetti che vi si trovano, cioè il corpo, lo spirito e il mentale. Separare questi tre aspetti sarebbe negare la nostra vera natura in quanto processo nell’Universo. Siamo un processo completo e interdipendente.Spirito, l’inizio di questa parola, è la nostra origine,lo spazio, ogni potenzialità,la pienezza del vuoto, la sorgente di tutto. Potreste sostituire questa parola con molte altre, Dio, Spirito, Energia divina, Atman, Big Bang ecc. Tutti rappresentano l’inizio di qualcosa, un’origine sconosciuta a proposito della quale siamo pieni di credenze e di interpretazioni.Psicofisica rappresenta la connessione corpo/mente. Forse disponiamo di un sapere intellettuale sull’interazione tra questi aspetti, e non di risveglio diretto reale alla loro interdipendenza. Per esempio, il concetto del “mentale che domina la materia” rimane molto vivo in certi sistemi di credenze. Questa nozione crea una separazione tra corpo, mente e spirito e si trova negli insegnamenti della maggior parte delle credenze religiose, Inoltre questa nozione persiste sempre, fino a un certo punto, nelle pratiche meditative e psicologiche. Lità è un suffisso che significa “stato d’essere”.  Forse è la parte più importante della parola Spiritopsicofisicalità perché le dà il suo senso reale, in quanto stato d’essere non diviso, un processo continuo d’essere spirito/corpo/mente. Ecco una volta ancora un invito ai lettori:osservare nella neutralità ciò che è presentato in queste pagine. Spiritopsicofisicalità costituisce il nostro processo umano: è l’esperienza profonda della nostra vera natura. Oltre a corrispondere all’esperienza diretta della nostra totale interdipendenza,necessita come concetto di un nuovo paradigma di pensiero. I concetti hanno bisogno di nuovi contesti, per condurre alla condivisione di esperienze dirette e a una comprensione approfondita del funzionamento umano come totalità d’essere non divisi nell’Universo.

La letteratura è piena di concetti sulla “globalità”, dalle credenze religiose fino agli approcci scientifici come quello sviluppato da David Bohm, a partire dal postulato teorico di un Universo formato come un tutto non divisibile (dimostrazione fondata sulla meccanica quantica). Le teorie quantiche hanno molto contribuito allo sviluppo  di un nuovo paradigma di pensiero, grazie alla conoscenza raggiunta in fisica dall’osservazione delle interazioni tra particelle ecc. Abbiamo raggiunto una comprensione intellettuale del mondo esterno e della composizione del nostro corpo come aggregato di molecole in interrelazione, o aggregati di quanti di energia. E’ possibile constatare che questa conoscenza è stata acquisita in uno stato di coscienza basato sulla separazione dettata dai nostri sensi. I nostri occhi, la nostra pelle, le nostre orecchie percepiscono ogni cosa separatamente. Così la globalità, l’interdipendenza restano a livello d’una informazione fisica captata su un piano teorico e intellettuale e dettato dal nostro modo di vedere e di sentire, dalle nostre percezioni e dalle nostre interpretazioni. Tuttavia i concetti olistici aiutano allo sviluppo di un nuovo paradigma di pensiero sulla natura degli esseri umani, sul pianeta e sull’Universo.

Siamo in un viaggio spirituale verso la conoscenza di noi stessi.

Molti considerano questo viaggio come il nostro cammino spirituale. Infatti da tempo immemorabile la più grande ricerca degli esseri umani è conoscere se stessi, trovare lo scopo delle nostre particolari vite. Ed a poco a poco trovare “chi siamo” è la ricerca principale dei movimenti di spiritualità new-age, che semplicemente è la ricerca antica ereditata dalle credenze culturali e dalle religioni. L’idea di conoscere “chi siamo” si basa sull’esperienza sensoriale di essere delle entità separate. Infatti ci pensiamo separati da tutto il resto, quando crediamo di essere “uno”.

Per scoprire l’esperienza della nostra totalità, la nostra vera natura, la nostra interdipendenza col tutto, dobbiamo investigare il nostro modo di funzionare, le nostre risposte condizionate, e questo nel vivere stesso del momento. L’investigazione neutra non può che realizzarsi nell’istante presente. Se si basa su un sapere c’è bisogno della memoria. La memoria è il pensiero e il pensiero è nel tempo. Il vivere stesso del momento è un eterno presente.Certo, queste affermazioni devono essere esaminate in modo esperenziale. Per esempio, abbiamo notato l’inafferrabilità del momento presente? Battete le mani una contro l’altra e attendete il suono: questo momento è passato così rapidamente che il processo del pensiero non può far altro che anticipare il rumore e seguirlo subito dopo. La scoperta di ciò che è questo istante di vita non si può fare con un’analisi intellettuale, perché per questa occorre del tempo. Quando simultaneamente al suono prodotto dal battere le mani, c’è una constatazione naturale e neutra che il concetto di ora non corrisponde all’ora dell’esperienza, una naturale curiosità neutra può seguire e questa aprirà nuove domande. Niente di nuovo potrà emergere da un tentativo di rispondere con il nostro sapere a queste domande naturali. Perciò, lasciare in sospeso le domande, essere curiosi della concretezza dell’esperienza  del suono, può lasciare alla nostra saggezza naturale la possibilità di fiorire. La ricchezza e la leggerezza della vita stessa possono essere sperimentate.Siamo esseri molto curiosi. Dai primi istanti di vita, impariamo da ciò che ci circonda grazie a questo dono naturale dell’osservazione neutra.Galileo Galilei mostra perfettamente questa manifestazione precoce della curiosità umana e della creatività esistente a dispetto dell’influenza delle credenze d’allora a proposito della natura dell’universo. Dopo le sue scoperte, pubblicò un libro che non fu un trattato che descriveva le sue nuove teorie sul cosmo, ma, per non urtare la suscettibilità della Chiesa, una conversazione immaginaria tra tre amici. Infatti, nel quindicesimo secolo, domandare o dubitare delle credenze consolidate poteva condurre alla morte. La Chiesa Cattolica allora era potente e si opponeva all’ eresia di idee nuove. Il Papa domandò a Galileo di ritrattare i postulati enunciati. Galileo avrebbe pagato con la vita il rifiuto di ritrattare davanti all’inquisizione. Contrariamente al caso di Galileo, essere liberi di scoprire, di seguire le proprie intuizioni, di osare mettere in questione l’autorità, sembra il nostro privilegio in molti luoghi di questo mondo. Disgraziatamente questo può essere pericoloso anche oggi, in modo manifesto o no, come al tempo di Galileo.Detto questo, possono sorgere delle domande: per esempio, questa investigazione è possibile senza un insegnante o senza un sapere? Come si può essere neutri quando siamo pieni di giudizi, specialmente su noi stessi? Si tratta della stessa cosa che cercare il risveglio? Che differenza c’è tra seguire un cammino spirituale nel quadro di una religione o in quello della filosofia? Come mettersi in una ricerca?

Ma forse il lettore ha ancora altre domande da aggiungere! Offrire un metodo da seguire, secondo l’esperienza dell’autore, sarebbe in contraddizione con quanto detto prima: il bisogno di libertà nel nostro investigare. Sarebbe come offendere l’intelligenza del lettore.Però non significa che non dobbiamo utilizzare l’informazione contenuta nei libri o altrove; o che dobbiamo  astenerci dall’andare a seminari, o in Chiesa. Al contrario, essere istruiti, informati, educati, è necessario alla nostra sopravvivenza nella nostra civiltà. E possiamo anche utilizzare l’informazione come stimolo per le nostre proprie ricerche. L’autore insiste sull’importanza di una lettura o di un ascolto libero da ogni credenza come da ogni scetticismo, e sull’importanza di domandare dopo in sé il significato di ciò che s è visto o sentito. Accettare ciecamente l’autorità degli altri è un asservimento e la perdita della preziosa opportunità di sperimentare la libertà in noi stessi. Abbiamo la possibilità d’essere creativi, di portare nuove idee, invece di vivere come automi persi nelle catene dei condizionamenti. Prendendoci la responsabilità di comprendere direttamente noi stessi, grazie all’investigazione neutra, cominciamo a vedere fino a che punto siamo soggetti a vive reazioni emozionali; può essere sperimentata la connessione tra corpo e mente; possiamo essere completamente risvegliati al nostro modo di funzionare senza l’aiuto di un libro o di un insegnante. Possiamo facilmente sperimentare questa interconnessione nell’investigazione neutra dell’attività mentale. Per esempio: il ricordo di una situazione dolorosa, come la perdita di una persona cara, può essere l’occasione di osservare direttamente dei cambiamenti fisici del nostro corpo. In un momento di vigilanza totale diretta,di una visione penetrante (insight) possiamo sperimentare con chiarezza la simultaneità dei cambiamenti dovuti a una situazione nel pensiero, le emozioni corrispondenti, le tensioni corporee o il malessere. Possiamo anche scoprire il potere del nostro solito attaccamento ai ricordi.

Scoprire in una vigilanza totale la potenza dell’attaccamento ai ricordi è assolutamente diverso dal ricevere un insegnamento sul “modo con cui dobbiamo rinunciare ai nostri attaccamenti e ai ricordi per non soffrire”. In un momento di scoperta invece, sperimentiamo ciò che ci fa realmente soffrire nel momento stesso in cui si vive. In questo modo l’osservazione neutra di noi stessi, di tutte le reazioni emozionali e del nostro comportamento relazionale ci fa cominciare a vedere queste cose con una chiarezza molto diversa. Una più grande armonia nelle nostre relazioni con gli altri può esserne un frutto.

Quando cominciamo a vederci con neutralità e a sperimentare le nostre relazioni con gli altri con una diversa chiarezza,  il nostro sguardo  sugli altri comincia a caricarsi d’amore e di compassione. Allora viviamo la nostra spiritualità, invece di credere che siamo spirituali. Trascendere la nostra sensazione di separazione fa apparire un senso nuovo di responsabilità per la nostra vita e quella degli altri.

La violenza del mondo intero, la  condizione umana fatta di guerre, di povertà, di schiavitù per le donne e i bambini, di cattive condizioni di lavoro ecc, tutto punta verso un lavoro di trasformazione della coscienza.

Abbiamo bisogno di un cambiamento radicale alla radice stessa della nostra umanità, non solo a un livello individuale, e questo da alcuni viene considerato un risveglio, ma di una trascendenza radicale del livello di coscienza globale dell’umanità.

Ci sono stati molti esseri risvegliati sul pianeta, ma continuano le guerre e i conflitti. Un conflitto non può nascere che dalla separazione. Dobbiamo sperimentare in una vigilanza totale, in una visione penetrante, nel vivere stesso del momento, la verità della nostra percezione sensoriale della separazione e la natura paradossale della nostra esperienza dell’unità. E’ tempo che diventiamo totalmente responsabili dell’umanità. Essendo uno siamo l’Umanità.

E’ sperimentare noi stessi come un processo globale, Spiritopsicofisicalità.Per questo è necessaria  una libera investigazione neutra , diretta, di noi e delle nostre relazioni con gli altri. L’esame del modo in cui il peso del nostro condizionamento e dei sistemi di credenze interagisce a livello globale è della più grande importanza perché la gioia e la pace possano essere presenti nelle nostre vite. Per andare più lontano, sembra che questo esame sia imperativo per il benessere, l’armonia e la sopravvivenza della nostra esistenza umana in questa civiltà.

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