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Unità, dualità, realtà di E. Lester Smith

5 Maggio 2011

Dall’archivio di 3millenaire, a cura di Luciana Scalabrini

L’universo è pervaso dalla dualità. Tuttavia l’unità persiste.
Quando l’Uno diventa Due, Spirito e Sostanza, allora nasce la dualità. In quel contesto il linguaggio inciampa, bisogna che si esprima con enigmi e paradossi. Ricorre a lettere maiuscole per parole che non hanno il loro senso abituale. Così nell’ambito più elevato, è latente la dualità, ma domina l’unità. Reciprocamente nell’ambito più bassa, il mondo fisico, la dualità e la diversità regnano e l’unità è difficile da scoprire.  Discendendo, il cambiamento è progressivo, è da presumere che si può considerare l’ambito di Manas come il ponte al di sotto del quale la dualità è dominante.

Questo può sembrare non ragionevole a quelli che prendono le cose alla lettera; esiste fortunatamente un altro modo più familiare di esprimere quelle verità. Nella regione più elevata lo Spirito è quello che dirige. La sostanza è tenuta all’estremità, quasi priva di potere. Ma essa è presente e nella discesa acquisisce potere. Così all’altra estremità nel mondo fisico, la sostanza è diventata la materia densa e lo Spirito è quasi completamente dominato. Tra questi due, Spirito e Sostanza, Unità e Dualità, dov’è dunque il Reale, il Vero?
Fondamentalmente la sola risposta possibile è che i due termini l’uno e l’altro ugualmente reali, ma non è la risposta che siamo costretti a dare.

Secondo la tradizione occulta, stiamo proprio al sommo della discesa dell’umanità nella materia, siamo immersi nella dualità più profonda. Ma abbiamo preso una svolta e si è risvegliata la nostalgia dell’unità; d’ora in poi il nostro scopo è l’unità. Ma non abbiamo ancora finito con la dualità; il nostro lavoro nel mondo dovrà essere ancora condotto nella dualità per molto tempo. I nostri pensieri logici e il loro modo di esprimersi sono ancora radicati nella dualità, siamo incatenati a quella, ma numerosi pensatori creativi sopportano male questa situazione.

Gli scienziati per esempio hanno sete di principi unificatori e cercano ipotesi unitarie. Ma certi tra loro provano a prendere scorciatoie e assicurano di aver trovato l’unità. Arrivano alla loro posizione monista grazie al semplice espediente di negare uno degli aspetti della dualità e pretendere di spiegare tutto con quello che resta. Sono i materialisti che dicono che il mondo fisico è tutto ciò che c’è. La vita è emersa automaticamente dalla materia organica prodotta chimicamente sulla a terra primitiva. Le forme viventi sono evolute per i meccanismi del caso e della selezione naturale.

Il pensiero e il sentimento nascono dall’attività del cervello Così trovano un’unità soddisfacente, ma falsa. Scienziati molto intelligenti, tra cui si trovano laureati del premio Nobel, sostengono fermamente che questo modo di vedere descrive il vero stato delle cose.

Se è così è perché è possibile edificare un sistema scientifico molto coerente senza considerare nessuno dei livelli superiori di esistenza e nessuna intelligenza al di là di quella che si ritiene apparsa con l’evoluzione naturale. Questo non è possibile che perché l’uomo mostra una larga autonomia nel mondo fisico, funziona secondo leggi fisiche che sono state scoperte con un grado di precisione molto elevato. Sembra che non ci sia alcun bisogno della guida o dell’intervento di una Intelligenza divina, né da cause superiori.

Questa attitudine della scienza in tutta onestà è non solo sei materialisti, ma anche a religiosi che credono a stati superiori, come i Teosofi. Occorre loro sicuramente accettare la dualità in questo mondo, ma devono anche modificare l’attitudine estrema dei materialisti in modo molto significativo, sostenendo che le leggi fisiche sono in realtà le leggi divine all’opera nel mondo fisico. L’autonomia è reale, ma essa è divinamente e immutabilmente ordinata fin dall’inizio.

Questa attitudine poteva essere adottata fino a circa un quarto del secolo sorso. Fu allora che la nozione d’autonomia completa cominciò a indebolirsi, benché sia ancora accettata dai materialisti. Delle incertezze fecero la loro comparsa in fisica subatomica, in astrologia e in cosmologia e in biologia specialmente nel comportamento dell’uomo e nel paranormale. Alle dimensioni subatomiche, il nostro mondo basato sull’osservazione sensoriale deve lasciar  entrare per forza la meccanica quantica con particelle materiali che si comportano a volte come delle onde e nei fatti spingiamo la fisica fino al livello eterico. Dobbiamo ammettere che la materia e l’energia siano  mutualmente convertibili in certe circostanze.
All’estremità lontane dello spazio esterno, dobbiamo fare violenza alle idee di Euclide e di Newton per dare posto ad Einstein. I nostri concetti devono ora accogliere la relatività, l’integrazione dello spazio- tempo e le nuove geometrie che implicano la curvatura dello spazio. Nel campo della biologia vediamo l’influenza dell’Intelligenza divina sull’evoluzione e l’azione mentale sulla materia con l’intermediazione del cervello. Ci si insegna che solo nell’uomo si compie il miracolo della coordinazione dello Spirito più elevato con la materia più bassa. I fenomeni paranormali che non possono essere spiegati dalle leggi fisiche implicano sempre degli esseri umani.

C’è un altro modo di trovare un’unità vera: è quella  adottata da certi mistici e yogi che dicono che solo lo spirito è reale. La materia è illusoria e non ha una reale esistenza; certe scuole concedono che essa esista, ma la considerano vile, o cattiva. In entrambi i casi lo scopo è il Nirvana e non mettersi al servizio del mondo.  Il mondo fisico si impone con tanta insistenza alla maggioranza degli occidentali che sono incapaci di nutrire quelle credenze, ma esse sono sinceramente professate e insegnate in certi ashram orientali. Si dice del mondo che è maya, illusione. Ma questa affermazione si propone di negare la stessa esistenza del mondo?  È solo la nostra abitudine al suo riguardo che è errata e illusoria?  Noi consideriamo alla maniera dualista come una cosa esterna, come un non- me. Ma nelle esperienze mistiche percepiamo che siamo una parte integrante dell’universo intero e del suo Creatore. Queste idee sono portate avanti nei libri do Ken Wilber, ed anche nello yoga integrale di Chaydhuri. Così lo scopo che conviene fissarsi, soprattutto per gli occidentali, è di arrivare alla coscienza mistica al fine di imparare l’Unità per esperienza diretta. Questo permette di vedere il mondo materiale dualista con un giusto apprezzamento dei valori relativi. Diventa tollerabile ma non è desiderabile. Poi gradualmente il centro di coscienza si eleva fino a che la coscienza mistica diventa abituale. Le delizie della vita terrena impallidiscono, si può ancora provare un piacere passeggero, ma non si cerca più.  Così ci si libera con poca sofferenza dalla schiavitù del mondo. L’ego personale muore a vantaggio del Sé superiore e si trova la pace  e si fa nel mondo il lavoro che sembra appropriato. Nelle discipline di questa specie si chiamano psicologia transpersonale.

Qual è dunque la natura dell’esperienza mistica? Nella coscienza normale, si può riflettere a proposito dell’unità, si può provare a immaginarla, ma il mentale a cui la dualità è inerente non potrà mai conoscerla direttamente. L’Unità è al di là del mentale e quando arriva la liberazione l’esperienza sconvolge l’anima. Poi il mentale può interpretare con modi diversi: uno è quello di essere unito a tutta la creazione, il fatto di essere uniti agli altri esseri. Pertanto davanti alla dualità che impera qui, si deve ammettere che la coscienza mistica è l’accesso ad un luogo nel quale domina l’Unità, ma non è assoluta. Il suo impatto può essere così grande che si suppone che sia assoluta, ma nei fatti, come dicono le scritture orientali, è solo un primo passo verso le regioni superiori. In prospettiva c’è una beatitudine ancora più grande.

E. LESTER-SMITH

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