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La Realtà e la grande mutazione di Michel Random

14 Dicembre 2010

Per comprendere meglio l’universalità e l’unità del vivente.

Abbiamo le domande giuste e le vere risposte perché qualcosa cambi perché la mutazione, la grande mutazione non sia un’illusione? Si può crederlo, immaginarlo, sperarlo. Non sarà così facile. L’uomo non ha bisogno di cambiamento, ma di profitto, non di verità ma di potere. Non ha desiderio di fare sforzi, vuole delle ricette. Perché si operi una mutazione c’è bisogno d’altro che cambiamenti di punti di vista culturali, bisogna che niente sia più come prima. O piuttosto che tutto ritorni come prima, quando la Conoscenza non era ancora perduta, quando l’uomo figlio della terra  era anche un figlio del cielo.

— Cosa significa concretamente?

Molto semplicemente che le leggi spirituali sono rigorosamente leggi fisiche e biologiche, cioè leggi del vivente. Così tutte le tradizioni manifestano sempre l’immagine  dell’Uno, pur manifestando le innumerevoli manifestazioni dell’Uno. Ecco perché le religioni Shinto, hindu, egiziana, cinese ecc. sono sempre monoteiste sotto un apparente politeismo. E’ la diversità, ossia la creazione stessa e tutti i processi viventi che ubbidiscono rigorosamente a questa legge. Che in fisica si chiama il principio di Pauli. E’ il fatto che in un atomo due particelle della stessa natura( si dice dello stesso quantum) si respingono. Nel caso contrario il mondo sarebbe identico a se stesso e si ridurrebbe in una specie di poltiglia. Lo stesso sarebbe a livello genetico. Qui  ancora la legge è la diversità. Perché la  vita si perpetui vigorosamente, bisogna che sia dinamizzata, che accadano scambi multipli e costanti. La giovinezza e il vigore, la resistenza alle malattie e alla morte è il prodotto della nostra diversità. Il tabù dei matrimoni consanguinei non ha altro senso. Nella maggior parte delle civiltà tradizionali la proibizione per le donne di scegliere un marito nel proprio villaggio.  Più i geni si incrociano con specie nuove, più si rafforzano e danno buoni frutti.  E’ il senso del viaggio o del divenire del vivente.  Una legge terribilmente vivace e utile in agricoltura. La selezione esagerata delle specie più produttive per il grano, il mais, la patata ecc. porta a diradare i cambi e a creare un’estrema vulnerabilità della specie (1). Nell’ultimo secolo gli irlandesi  dedicavano l’essenziale delle loro culture alla patata, e selezionavano una varietà particolarmente produttiva. Sopravvenne una malattia che distrusse tutte le culture e fu la fame. Molte migliaia di contadini morirono di fame, pagando con la vita una selezione esagerata.

Una fine tragica ha eliminato la grande maggioranza degli indiani delle Ande e della Amazzonia, popolazioni molto vecchie che hanno la particolarità di avere lo stesso gruppo sanguigno. All’arrivo degli europei, ci fu un’ecatombe. I loro meccanismi di difesa immunitari molto indeboliti non resistettero ai germi trasportati dai bianchi. Questo evidenzia il fatto sul quale dopo Darwin si è ripetutamente discusso, la selezione genetica. Ancora una volta, la mente umana ha cavalcato il ronzino più apparentemente razionale, secondo cui vince il più forte: nella lotta per la vita, i geni più vigorosi dominano i geni più deboli e stabiliscono una superiorità e un dominio de facto del più forte sul più debole.  Se non fosse veramente così, osserva il prof. J. Ruffié nel “Trattato del vivente”, tutti gli individui sarebbero portatori dello stesso patrimonio genetico. Invece di svilupparsi nella diversità, la selezione genetica avrebbe portato le differenti specie a svilupparsi  rassomigliandosi al punto da ubbidire a dei comportamenti simili.  Le conseguenze sarebbero che un gruppo così monomorfo sarebbe condannato a uccidersi e la specie a deperire.

Se il principio di diversificazione non ci fosse, bisognerebbe immaginare un albero originale, di cui tutti gli altri alberi non fossero che ramificazioni successive, che portano sempre il messaggio del primo albero. Non solo quell’albero non esiste, ma semplicemente è un’idea del tutto contraria alle leggi naturali, che genera le peggiori confusioni.

Se la selezione naturale non esiste, il neo-darwinismo e le concezioni di Mendel non valgono. Questa volta, invece di attribuire la selezione agli individui e ai caratteri che determinano, la si è attribuita ai geni che portano. Il metodo di Mendel è incontestabilmente rigoroso ed ha un senso, a condizione di vedere bene che il patrimonio genetico ereditato dai genitori e dai nonni non è sufficiente per caratterizzare da solo un individuo.  L’importanza dell’ambiente, della struttura sociale e culturale da cui  si sviluppa l’individuo, è non meno determinante.  La vita dipende dalla loro interazione, dalla loro doppia potenzialità.  Le strutture biologiche di base che determinano il sistema nervoso centrale sono un supporto ai “valori” che porta l’ambiente.  La dinamica della vita è soprattutto qualitativa; una struttura non dinamizzata, non vitalizzata dal movimento della coscienza e dello spirito, ristagna e sclerotizza. Niente è mai definito. Mettendo al mondo un individuo, la natura gli propone un modello, il suo modello, buono o cattivo che sia.  A partire da lì, lo invita a lavorare, a moltiplicare i talenti, cioè la moneta che gli è stata data, cioè a prendersi fisicamente, psichicamente e spiritualmente in mano. E’ il senso della parabola. Chi non fa fruttificare  i suoi talenti e si accontenta di seppellirli, , di mostrare un’attitudine passiva,  riguardo a ciò che ha ricevuto, si vede ritirare  anche ciò che ha ricevuto, cioè la vita stessa. Un individuo passivo non è utile  a nessuno , né a se stesso né alla vita.
L’individuo che raddoppia solo il suo capitale di talenti, si vede spinto via dal centro, cioè immerso nella legge di causalità. Qui  la dualità  con cui l’essere deve confrontarsi gli serve da apprendimento: la sofferenza, la malattia, i pesi vanno a scuotere la natura passiva, perché l’essere emerga e riconosca ciò che è.

Chi infine ha fatto fruttificare i suoi talenti, non è niente altro che un vero vivente. Benché sia sottoposto alle leggi naturali, sa come interpretarle, come relativizzare le difficoltà della causalità e del dualismo, come in qualche modo non perdere mai il centro.
Il vivente è una fisiologia della saggezza e una dinamica della coscienza. Qual è il vero senso della mutazione  se non è un ritorno a ciò che implicano queste parole: coscienza e responsabilità per i valori qualitativi, centro e trascendenza per i valori spirituali. Incorporazione e incarnazione per i valori materiali. L’uomo nuovo sarà colui che, dopo la perdita della Conoscenza e gli smarrimenti nei dedali del sapere, si ritempra; prendere un vero bagno di forza giovane rinnovata nell’eterna visione della realtà non separata, come è, e non come ci si immagina che sia. La più grande lezione della scienza è l’umiltà, cioè la scienza dei nostri limiti, la nostra non- conoscenza.

Una volta l’uomo era pazzo perché era ubriaco di Dio. Era una santa follia che faceva sorgere le cattedrali. Oggi l’uomo è un dio ubriaco è una strana follia che fa costruire le autostrade.. L’esempio vale quel che vale . L’importante non è nell’opposizione, è nella costante scelta tra la vita e la morte. La nostra coscienza profonda è avvisata.  Sappiamo che ogni civiltà quando si allontana poco o tanto dal centro, muore. Per la nostra scala, la fine di ciò che siamo è infinitamente tragica, per la scala dei tempi terrestri è meno di un millesimo di secondo. Tutte le cose sono come se non fossero. E però, per la nostra scala, esistono terribilmente.  E’ una questione di grandezza o di proporzione: tutto è tragico e niente lo è, ma qualcosa è costante: la legge naturale ed eterna che niente esiste in sé e tutto esiste per il mutamento: per essere rigenerato e trasformato.  Così la vita non è che relativa, ma il vivente è assoluto.  La vita appartiene al tempo e si svolge nello spazio. Il vivente si confonde con l’eternità e si coniuga al presente infinitamente presente

La vera mutazione è un cambiamento, non solo di cultura, è il fatto di porsi in un momento su di un punto vero. Poco importa dove lo si prende quel punto in cammino: la spirale della vera realtà si svolge sempre e dappertutto davanti a noi. E da che si tocca un punto della spirale, la relazione col centro si fa subito. Lì è il segreto.  Un segreto ha sempre un centro inesauribile come il centro che lo simboleggia; questa visione, questa conoscenza dell’interiorità è il vero viaggio. E’ al tempo stesso immobile e infinitamente mobile, non ha inizio né fine. Ritroviamo attraverso di là la ricchezza di tutti i grandi mistici e di tutte le tradizioni. La ricchezza inesauribile di una scienza dove il qualitativo ed il quantitativo, dove l’onda e la particella hanno cessato di opporsi ma si comprendono per ciò che sono: una sola e stessa realtà. L’umiltà della scienza verrà dalla sua possibilità di esplorare ciò che può conoscere, aprendo senza fine le sue possibilità, pur sapendo che non arriverà mai, qualsiasi cosa faccia, ad aprire la  conchiglia di una realtà che non è né misurabile né concepibile.

La ricchezza della scienza verrà dai suoi limiti: quando scienza ridiventando  sinonimo di saggezza sarà di nuovo scienza dell’anima, scienza del cuore, del corpo, dell’universo, dell’uomo. Una scienza per integrare e non per disintegrare, per unire e non per separare, una scienza per la vita e l’armonia e non per la morte e l’annientamento.

Al limite, poco importa ciò che sono le cose oggi, anche quelle che saranno domani: la questione non è temporale, è nell’uomo stesso, in quella voce fuori dal tempo che gli fa sapere ciò che credeva di non sapere, che lo fa parlare in nome di ciò  di cui non credeva mai di poter parlare. Che,  al giusto? Probabilmente quel rispetto del vivente, quel rispetto dell’Uomo eterno che l’uomo temporale riveste. Un rispetto che si rivolge alla sua essenza, alla bellezza di ciò che è , a ciò che niente e nessuno potrà mai alterare. E’ quella piccola voce che incessantemente si alza, bussa alla porta e domanda:

—    sei lì?

—    Sei sveglio?

—    sei nel ballo, nel gioco , reso veramente felice e folle con ciò che è? Sei contemporaneamente la barca e l’onda, la barca, l’onda e l’oceano?

La grande mutazione non sarà mai che una parola uscita dalla testa piena di un’intelligenza speculativa, se questa testa non è  così e al medesimo tempo il cuore e il corpo, se la questione non concerne il Tutto dell’uomo. Quando avremo poco a poco ritrovato la grande via, la Via Reale della Non-  Separazione, allora la mutazione avrà preso tutto il suo senso. Mai come oggi l’uomo ha potuto parlare tanto, cambiare tanto e mai la sua bocca è stata così sigillata. Allora la comunicazione si trova ad un altro livello Ma in quel senso ogni mancanza è una potenziale ricchezza, come ogni vuoto crea un turbine di energie. Perché cominciamo a dubitare che facciamo attenzione ad altre risposte. Ciò che deve accadere, accadrà, dice la saggezza.

La grande mutazione concerne anche la sconfitta delle ideologie, nate da un concetto lineare dove la forza meccanica, il mattone fondamentale dell’atomo, il concetto di razza e la causalità assoluta dello spazio- tempo sono tanti modi di esprimere un dirigismo della mente, un punto di vista, relativo, parziale, non scientifico e infondato  che ha formato e informato la causalità duale e materialista nella quale si è sviluppato lo scientismo contemporaneo.

Non è sicuro che l’espansione, la dominazione e il colonialismo della razza bianca non ricevano una battuta d’arresto, o persino un colpo mortale. Questo è un eventuale rischio, a meno che la mutazione operi e che ciò che abbiamo distrutto con una mano, lo ricostruiamo con l’altra. Le ideologie come la società tecnologica, sono quel che sono, terribilmente forti e apparentemente invulnerabili, ma anche terribilmente fragili.  Perché? Perché esiste un meraviglioso gioco di equilibrio prodotto dalla realtà della nostra stessa Realtà che non è altro che il vivente, La malattia del vivente è l’uniformità, la salute è la diversità o la eterogeneità. Il pianeta è malato  per l’estensione del modello occidentale che si è imposto all’umanità Lo scioc di ritorno è cominciato ed è la contestazione e il rifiuto de quel modello, che diviene la causa principale del conflitto. Il mondo, malato dell’occidente, o il mondo guarito dall’occidente? La grande mutazione  terrà conto e del  male e del bene. . Oggi è impossibile distinguere come il male serva al bene e inversamente, cioè come  le forze contrarie possano si possano mutare in dinamiche favorevoli.  Per noi esiste una grande soluzione, ritrovare la nostra anima, le sorgenti della nostra cultura che nei loro fondamenti si ritroveranno necessariamente legati all’insieme delle culture tradizionali. Ritrovare la propria anima, la propria specificità è ritrovare l’anima e la specificità di tutte le culture, di tutte le tradizioni. E’ liberare le forze vive inalterabili e prodigiosamente attive del vivente. La grande mutazione non è per domani, ha già cominciato, esiste già da oggi.

[1] E’ vero anche per i cani, i gatti e i cavalli da corsa; gli animali troppo puri sono fragili, vulnerabili e a volte degenerati se si  selezionano in uno stesso allevamento.

(L.Scalabrini.)

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