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Ramana Maharshi, domande sulla reincarnazione

24 Febbraio 2012

Ramana Maharshi

DOMANDE  SULLA  REINCARNAZIONE

Traduzione di Maurizio Redegoso Kharitian

 

con Ramana Maharshi (1878 – 1950)

 

Ramana Maharshi e considerato come uno dei grandi maestri tradizionali della scuola filosofica dell’Advaita (non dualità) Vedanta. Il suo insegnamento è essenzialmente centrato sul Sè e la domanda “Chi sono?”.

Queste domande/risposte sono estratte da un libro che raggruppa delle conversazioni raccolte da David Godman con l’intento di presentare l’insegnamento di Ramana Maharshi (Sois ce que tu es, Jean Maissonneuve, 1988, pp. 243-250).

 

Quando un uomo è morto, entro quale limite temporale prende una nuova nascita? Immediatamente o dopo molto tempo?

Non sapete ciò che eravate prima della vostra nascita e volete sapere ciò che sarete dopo la vostra morte. Sapete soltanto ciò che siete adesso?

Nascita e rinascita appartengono al corpo. Voi identificate il Sè al corpo. E’ un errore. Credete che il corpo è nato e morirà e confondete i fenomeni relativi al corpo con il Sè. Conoscete il vostro vero essere e non inquietatevi con queste domande.

Si parla di nascita e rinascita solo per farvi andare al fondo della questione e scoprire che non c’è né nascita né rinascita. Esistono solo in relazione al corpo, e non con il Sè. Conoscete il Sè e non siate perturbati dai dubbi.

Il punto di vista Buddico, secondo il quale non vi é entità permanente rispondente alle caratteristiche dell’anima individuale, é corretto o no? E’ compatibile con la nozione induista di un ego che si reincarna? L’anima é un’entità permanente che si reincarna continuamente secondo la dottrina induista, oppure é un aggregato di tendenze mentali (samskara)?

Il vero Sè é permanente ed inalterabile. L’ego che si reincarna appartiene al piano inferiore, quello del pensiero. E’ trascendente dalla realizzazione del Sè.

Le reincarnazioni sono dovute a delle false nozioni che il Buddismo rifiuta. Il nostro stato attuale d’ignoranza é dovuto all’identificazione della coscienza con il corpo inerte (jada).

   Non andiamo in paradiso (svarga = cielo d’Indra, soggiorno temporaneo degli esseri virtuosi dopo la morte) in conseguenza dei nostri atti?

Questo è vero come la nostra attuale esistenza. Ma, se cerchiamo ciò che siamo e scopriamo il Se, che bisogno abbiamo di pensare al paradiso?

 

   Non devo provare di sfuggire alla rinascita?

Si. Scoprite colui che è nato e che adesso assume le difficoltà dell’esistenza. Quando state dormendo, pensate alle rinascite, o anche  alla vostra esistenza presente? Andate in fondo al problema, alla fonte stessa, ed é lì che troverete la soluzione, per sapere che non c’é nascita, non ci sono difficoltà presenti, non ci sono malattie. Il Sè é la totalità, e la totalità é perfetta. In questo stesso istante voi siete liberi da tutte le rinascite, perché trastullarvi in questo modo.

   La rinascita esiste?

Sapete cos’é la rinascita?

Oh si, so che esisto adesso, ma voglio sapere se esisterò nel futuro.

Passato!… Presente!… Futuro!…

   Si, adesso é il risultato d’ieri, del passato, e domani il futuro, sarà il risultato di oggi, il presente. Ho ragione?

Non c’é passato, né futuro. Non vi é che il presente. Ieri era il presente per voi quando ne avete fatto l’esperienza, e domani sarà anche il presente quando ne farete l’esperienza. Di conseguenza, l’esperienza prende posto soltanto nel presente: al di là dell’esperienza, niente esiste.

   Allora, il passato ed il futuro sono della pura immaginazione?

Si, anche il presente é immaginazione pura, in quanto la nozione di tempo é puramente mentale. Lo stesso la questione di spazio. Ed é per questo che nascita e rinascita che si situano nello spazio e nel tempo non possono essere nient’altro che delle creature mentali.

Qual’é la causa del “tanha”, la sete d’esistenza, e di rinascita?

   La vera rinascita é la morte dell’ego nello Spirito. E’ Il senso della crocifissione di Gesù. Ogni volta che vi é identificazione al corpo, un corpo é sempre disponibile, che sia questo o un altro, fino a ciò che il senso del corpo scompaia fondendosi nella sua fonte, lo Spirito o il Sè. (…)

La sete d’esistenza é la natura stessa della vita, che é esistenza assoluta, sat. La coscienza indistruttibile per natura, s’impregna di una sorta di apprensione della sua distruzione perché si é identificata ad uno strumento distruttibile, il corpo. A causa di questa falsa identificazione, é tentata di perpetuare il corpo é ciò da come risultato una successione di rinascite. Ma, quale che sia la durata di questi corpi, arrivano in definitiva al loro termine e si rendono al Sè che é la sola esistenza eterna.

Abbandonate la falsa identificazione e ricordatevi che il corpo non può esistere senza il Sè, mentre il Sè può esistere senza il corpo. (Infatti, é sempre senza di lui).

Ho sentito parlare, nella teosofia, di un intervallo di diecimila anni tra la morte e la rinascita. Perché questo?

Non c’é relazione tra i campioni di misura in uno stato di coscienza ed un altro. Tutte queste misure sono ipotetiche. E’ vero che per certi individui, é più lungo che per altri. Ma occorre capire bene che non é l’anima che va e viene, ma lo spirito pensante dell’individuo che fa apparire le cose così. Su qualche piano in cui lo spirito agisce, provoca la reazione di un corpo: nel mondo fisico, si tratterà di un corpo fisico, e nel mondo dei sogni, si tratterà di un corpo onirico che sarà bagnato da una pioggia onirica, e malato a causa di una malattia onirica. Dopo la morte del corpo fisico, lo spirito resta per un certo tempo inattivo, come nel sonno senza sogno, o senza mondo e dunque senza corpo. Ma molto velocemente ridiventa attivo in un nuovo mondo ed un nuovo corpo – “astrale” diremmo noi – fino a darsi un nuovo corpo fisico in ciò che chiamiamo rinascita. Ma lo jnani, che ha raggiunto la realizzazione del Sè, e dunque lo spirito ha già cessato di agire, non é intaccato dalla morte. Il suo spirito ha cessato di esistere ; é scomparso e non ritornerà più per provocare nascite e morti. La catena delle illusioni é per lui definitivamente rotta.

Ciò dev’essere ben chiaro adesso, che non vi é né nascita né morte. E’ lo spirito che crea e mantiene l’illusione di una realtà che subisce questo processo, fino a che sia distrutto dalla realizzazione del Sè.

Ma la morte non scioglie l’individualità di una persona in modo tale che non possa più esserci nascita, come i fiumi che si gettano nel mare perdendo la loro individualità?

Ma quando l’acqua evapora e ritorna sotto forma di pioggia sulle montagne, da nuova vita a corsi d’acqua che vanno a gettarsi nell’oceano. Nello stesso modo, le individualità perdono la loro indipendenza durante il sonno e la ritrovano in seguito secondo le loro predisposizioni precedenti (samskara). E’ la stessa cosa dopo la morte, l’individualità della persona con i suoi samskara non si é smarrita.

   Questo come può essere?

Vedete come un albero i cui rami sono stati tagliati continui a crescere. Fin tanto che le radici dell’albero non sono state danneggiate, l’albero continua a crescere. Nello stesso modo per i samskara che alla morte sono sprofondati nel Cuore, ma, conservando le loro radici, suscitano una rinascita appena l’occasione é propizia. E’ così che le “individualità” (jiva) rinascono.

Non sostenete la teoria della rinascita?

No, voglio anche sbarazzarvi da questa idea confusa di rinascita. Siete voi che immaginate che rinascerete.

Cercate a chi si pone questa domanda. Fin tanto che colui che pone la domanda non è stato trovato, la domanda resterà sempre senza risposta.