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Jeff Foster, Angelo Silesius

15 Febbraio 2012

 

Angelus Silesius

(1626 – 1677)

LE  DUE  MORTI

Traduzione a cura di Maurizio Redegoso Kharitian

 

Johannes Scheffler, dal pseudonimo di Angelus Silesius, è nato in Slesia in una famiglia della nobiltà luterana. Nel 1643, a Strasburgo, studia la medicina, la politica e la storia, poi a Leyde in Olanda, scopre le opere di Jan van Ruysbroeck, Maestro Eckhart, Henri Suso, Jean Tauler, Jakob Boehme. A Padova, riceve il titolo di dottore in filosofia e medicina quindi diventa il medico ufficiale del Principe di Oels. Nel 1649, frequenta delle cerchie mistiche; la sua vita interiore subisce dei profondi cambiamenti e le sue letture lo conducono a convertirsi al cattolicesimo nel 1653. Silesius si ritira per tre anni in solitudine e redige una raccolta di aforismi e di distici intitolati “Il Pellegrino Cherubinico”, che testimonia, in un stile lapidario, la profondità della sua vita spirituale. La sua opera appare nel 1657 all’epoca in cui fu medico alla Corte Imperiale di Ferdinando III. Nel 1661 è ordinato prete e dopo la morte del suo protettore, Sebastian von Rostock, si ritira nella casa dei Fratelli Portecroix dove morì il 9 luglio 1677.

I distici, qui presentati, sono estratti dal “Pellegrino Cherubinico” (dall’editore francese Aubier, 1946).

 

La morte spirituale

 

 

Muori prima di morire, al fine di non morire quando dovrai morire: or bene non dovrai che perire. (IV, 77)

 

La morte gloriosa

 

Cristiano, è una morte gloriosa essere solo morto a tutto, e di avere conquistato con questo lo spirito di povertà. (IV, 214)

 

La morte

 

   Desideriamo la morte, eppure la fuggiamo: uno è impazienza, e l’altro viltà. (IV, 102)

 

 

L’uomo è due uomini

 

Due uomini sono in me: l’uno vuole ciò che vuole Dio; l’altro, ciò che vuole il mondo, il demonio e la morte (V, 120)

 

 

La morte di Me fortifica Dio in te

Nella misura in cui il mio Me languisce e deperisce in me, in questa stessa misura il Me del Signore ne prende forza. (V, 126)

 

Quando ci si appropria la morte del Signore

 

Amico, se muoio a me stesso qui e adesso, mi approprio solo ora della morte del Signore (V, 360)

La morte

 

La morte non mi commuove: attraverso essa, non faccio altro che arrivare dove sono già con il cuore tramite il mio spirito. (IV, 81)

 

La vita e la morte

 

Nessuna morte è più bella che quella che da la vita: nessuna vita è più nobile che quella che sgorga dalla morte. (IV, 103)

 

Vivere fuori di Dio, è essere morto

 

Uomo, mi puoi credere: se non vivi in Dio, puoi vivere mille anni, in altrettanti anni sarai morto (V, 111)

 

La morte è buona e cattiva

 

Così buona è la morte per chi muore nel Signore, così cattiva è per chi perisce fuori di lui. (IV, 105)

 

La morte mistica

 

 

La morte mistica è beata : più è forte, più splendida è la vita che si eleva in essa (I, 26)

 

 

Morire fa vivere

 

Morendo mille volte, il saggio chiede mille vite per la Verità stessa (I, 27)

 

 

 

 

 

La più felice delle morti

 

Nessuna morte è più felice, che quella che muore in Dio, e perire, corpo e anima, per il Bene eterno (I, 28)

 

 

La morte eterna

 

La morte da cui non sboccia una vita nuova, è quella che fugge la mia anima tra tutte le morti (I, 29)

 

Non c’è morte

 

Non credo alla morte: che io muoia ad ogni ora, ho trovato ogni volta una vita migliore (I, 30)

 

La morte perpetua

 

Muoio e vivo per Dio : se voglio vivere eternamente per Lui, devo anche per Lui rendere eternamente l’anima (I, 31)

 

 

Dio muore e vive in noi

 

Non muoio né vivo: Dio stesso muore in me: e ciò che devo vivere è anche Lui che lo vive incessantemente (I, 32)

 

 

Niente vive senza morire

 

Dio stesso deve morire, se Egli vuole vivere per te: come credi, senza morte, di ereditare della sua vita ?(I, 33)

 

La morte ti sfida

 

Quando sei morto e Dio è divenuto la tua vita, soltanto allora sei entrato nell’ordine degli alti dei. (I, 34)

 

La morte è la migliore delle cose

Io dico che, poiché la morte sola mi libera, è tra tutte le cose la migliore delle cose (I, 35)

 

 

Non c’è morte senza vita

 

Io dico che niente muore: non è altro che un’altra vita, quella dei tormenti stessi, che ci da la morte (I, 36)

 

Dio è in te la vita

 

Non sei tu che vivi: in quanto la creatura è morte; la vita che ti fa vivere in te è Dio (II, 207)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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