Home > 3ème Millénarie > Trasformazione del conoscere, secondo Rudolf Steiner e G.I. Gurdjieff

Trasformazione del conoscere, secondo Rudolf Steiner e G.I. Gurdjieff

5 Novembre 2010

3emillenaire n°97      Sezione Documenti.

A partire dalla testimonianza autobiografica di R. Steiner, presenteremo un aspetto dell’insegnamento di G.I. Gurdjieff relativo a ciò che chiama”il nutrimento d’impressione”. Attraverso il risveglio dei nostri sensi potremmo percepire il mondo com’è,”obbiettivamente”.

Le epistemologie hanno presentato un problema insolubile.: percepiamo il mondo soggettivamente. Sebbene per molti intellettuali in questo inizio del 21° secolo il mondo non avrebbe nessuna oggettività o realtà oggettiva.

Per Gurjieff la situazione è differente: il nostro stato di coscienza ordinario non è adatto ad una coscienza oggettiva. E Steiner indica nella sua autobiografia che egli scoprì con una “attenzione fino ad allora sconosciuta” la percezione contemplativa del mondo sensibile ad un’età più avanzata rispetto agli altri uomini. Da qui non ci fu  in lui  confusione tra la percezione sensibile e i processi di pensiero- cioè nessun apprendimento soggettivamente inconscio del mondo. E’ in quel senso che testimonia, anche lui una percezione “obbiettiva “del mondo.

“Un’attenzione fino ad allora sconosciuta ,portata su dati sensibili,si svegliò in me. Cominciavano ad assumere importanza dei dettagli; avevo l’impressione che il mondo dei sensi dovesse svelarmi cose che lui solo poteva chiarire.  Consideravo come un ideale apprendere a  conoscerlo per mezzo dei dati che lui stesso forniva, spogliati da ciò che l’uomo vi aggiunge col suo pensiero o per qualche altra facoltà psichica del suo essere intimo. Mi avvidi che attraversavo una crisi umana, ad un’età ben più avanzata che negli altri uomini. Ma vidi anche che quello comportava per la vita dell’anima delle conseguenze determinate. Trovai che quelli che passano presto dall’attività psichica, nel mondo dello spirito all’esperienza del mondo fisico non arrivano a toccare nella loro purezza né l’uno  né l’altro. Confondono continuamente e in un modo tutto istintivo le percezioni sensibili che hanno delle cose con i dati che l’anima trae dallo spirito e impiega tra altri elementi nella rappresentazione degli oggetti esterni. Quanto a me, trovavo nell’esattezza rigorosa dell’osservazione sensibile l’accesso ad un mondo tutto nuovo. Un’attitudine oggettiva, spogliata da ogni sentimento personale riguardo al sensibile, faceva presentire dei segreti che la contemplazione in spirito ignorava.”

R. Steiner precisa poi che quella attitudine all’obbiettività lo radica nell’osservazione di sé.” L’influenza sulla via dell’anima si faceva sentire tanto più quanto più si manifestavano quei progressi anche nell’ambito della vita umana. Dirigevo la mia capacità di osservazione verso la contemplazione semplice ed oggettiva dei fenomeni della vita interiore. Evitavo accuratamente di criticare le azioni degli uomini e di lasciarmi influenzare nei loro riguardi da simpatia e da antipatia, volendo semplicemente lasciare agire su di me l’uomo così com’è “.

La coscienza di sé, nel senso dato da quel termine da Gurjieff,associato ad una attenzione oggettiva, spogliato da ogni processo meccanico (cerebrale) di pensiero o di ogni proiezione mentale soggettiva, permette lo sviluppo dell’ottava d’impressione che conduce al mondo spirituale. La percezione senza giudizio del mondo sensibile diventa allora il vettore della coscienza.”Da che non pensavo più all’essere essenziale del mondo sensibile,dice Steiner ma che lo contemplavo semplicemente, un’ enigma nasceva alla realtà (….) vidi ben presto che una tale osservazione del mondo conduce veramente nel mondo spirituale.Essa permette di uscire interamente da se stessi e di ritornare al mondo spirituale con una facoltà di osservazione più grande.”

La “conoscenza oggettiva”non è un processo di pensiero ma un atto contemplativo.Con questo atto di attenzione puro, non crediamo più ai miraggi del mentale,o allo studio intellettuale; noi allora camminiamo in una investigazione vivente e cosciente del mistero della nostra esistenza.

“Tutto questo ebbe per conseguenza che mi diedi con ardore non ad uno studio teorico e intellettuale, ma all’esperienza immediata degli enigmi dell’universo. Per farmi una idea giusta del mondo, non cessavo nella mia meditazione, di evocare questi pensieri: ho davanti a me il mondo e i suoi misteri.Vorrei conoscerli.Ma la soluzione dell’enigma  si presenta sotto la forma d’una formula teorica. Ora gli enigmi , ero obbligato ad ammetterlo, non si risolvono per mezzo dei pensieri. Questi conducono l’anima sul cammino della verità , ma non confermano la verità stessa. Nel mondo reale nasce un mistero; la sua apparenza vi è sensibile; la sua soluzione è ugualmente  già data nella realtà. Accade qualcosa che è fenomeno o essere e che rappresenta la soluzione cercata.”

Quel cammino conduce ad una trasformazione del nostro modo di conoscere che non oscilla più tra certezza e incertezza, perché dell’ordine dell’essere e della volontà d’essere.

“Sentivo che l’elemento intellettuale della mia vita passata cedeva in qualche modo il passo alla volontà.Perché quello fosse possibile, era necessario che la volontà potesse astenersi da ogni soggettività arbitraria nel corso del lavoro della conoscenza.Il volere aumentava nella misura in cui diminuiva il predominio delle idee e il volere si caricava anche della conoscenza spirituale, che prima era stata l’appannaggio quasi esclusivo dell’intelligenza.”

La conoscenza oggettiva è una forza creatrice che partecipa al divenire del mondo.Quel nuovo modo di conoscere partecipa direttamente alla creazione del mondo.Potenzialmente, ciascuno di noi ne è il creatore fino a che non ci siamo risvegliati a noi stessi perché noi siamo intimamente la soluzione dell’enigma cosmico.La conoscenza fu per me ciò che non si rapporta esclusivamente all’uomo, ma all’essere e al divenire del mondo.

Mi diceva ancora questo : l’universo intero, al di fuori dell’uomo è un enigma,l’enigma cosmico propriamente detto e l’uomo ne è lui stesso la soluzione.

Questo mi permetteva di pensare: l’uomo è ad ogni istante capace di dire qualcosa di quel mistero universale, ma ciò che dice non può contenere la soluzione che nella misura in cui lui stesso, in quanto uomo, è giunto a conoscersi.”

L’accesso alla vera conoscenza deriva da una attitudine devozionale, da una coscienza di sé, attenzione vacante libera da ogni proiezione mentale.

Secondo Gurjieff è con il centro emozionale superiore, risvegliato con la conoscenza di sé, che l’uomo può accedere al centro intellettuale superiore, che dà accesso all’enigma cosmico o mistero universale. La nostra conoscenza dell’universo giunge allora alla realtà, diventa obbiettiva, liberata dai processi di concettualizzazione che ci fanno apprendere il mondo soggettivamente sotto forma di modelli o di immagini illusorie.

“L’uomo non è l’essere che crea per sé il contenuto della conoscenza, dice Steiner, ma quello che prepara la sua anima affinché, parzialmente, il mondo vi possa vivere, come sulla scena il suo essere e il suo divenire. Se non vi avesse la conoscenza il mondo resterebbe inesplorato.

In questa viva comprensione della realtà del mondo trovavo sempre più la possibilità di proteggere la conoscenza umana contro quella concezione errata con la quale l’uomo crea un’immagine più o meno precisa dell’universo. Con me l’uomo porta il suo aiuto nella costruzione e nella creazione del mondo, non è solo l’imitatore di qualche modello di cui il mondo potrebbe passare senza per questo essere meno perfetto.”

La coscienza intellettuale ordinaria, il centro intellettuale inferiore, non è adatto a entrare nella realtà del mondo, o a lasciarsi toccare da lei. Vedere l’apparizione dei nostri processi soggettivi è relativamente evidente; e d’altronde ciascuno riconosce oggi che apprendiamo il mondo soggettivamente. Ma vedere la possibilità di trascendere questo modo di conoscenza limitato è molto più difficile tanto più che fa appello ad una reale creatività.Steiner indica spesso, nei suoi scritti e nelle sue conferenze, che l’accesso alla vera conoscenza deriva da un’attitudine devozionale.Questa preziosa indicazione si aggiunge a quella di Gurjieff che precisa che l’accesso al centro intellettuale superiore passa per il centro emozionale superiore, cioè per la coscienza di sé. La coscienza di sé non è la coscienza di un qualcosa che ci mancherebbe ma è una attenzione vuota libera da ogni proiezione mentale che dà alla nostra sensibilità la possibilità di risvegliarsi da se stessa.

A cura di Luciana Scalabrini