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Affrontare la paura di Jean Klein

2 Ottobre 2010

3ème Millénaire n. 86 – Traduzione della dr.ssa Luciana  Scalabrini

D. Signor Klein, perché questa fuga da se stessi?

J.K.   Non domandate perché, ma guardate, constatate che fuggite! Allora vi troverete in un’attenzione senza fuga, silenziosa.

D. In questa attenzione, la fuga appare completamente vuota, ma quello non impedisce il gioco di continuare…

J.K. Quel silenzio si trova dietro ogni percezione, non è mentale. Datevi completamente al silenzio!

D. C’è sempre la paura di lasciarsi andare a quel silenzio, come superarla?

J.K.  Guardate la paura! La paura è emotività, il timore di perdere l’immagine che credete di essere. In quel silenzio, l’immagine, il me non ha posto. L’immagine è pensiero, fa parte della discontinuità .

D. Per evitare il gioco dell’ego, bisogna contemplare l’io senza ego?

J.K.  Il me, l’io è un oggetto come un altro. Non potete contemplare l’io. Non mettete l’accento sull’oggetto della vostra meditazione, della vostra contemplazione, ma sulla contemplazione.

D. Qual è il rapporto tra l’oggetto e l’identificazione ?

J.K.  Finché c’è identificazione, c’è oggetto. Quando meditate non c’è più oggetto, ma estensione della vostra natura innata.

D. La natura è Percezione?

J.K.  La nostra vera natura non è un percepito, non potete che viverla; per percepirla, ci vorrebbe anche un percipiente. La vostra vera natura è la Totalità, la Globalità. Tutto esiste in questa globalità. Per vivere L’Ultimo Soggetto, il Percipiente, dovete passare per ciò che è percepito. La vostra ansia, la vostra paura, i vostri desideri sono oggetto della vostra attenzione. In questa attenzione senza motivo, senza critica, senza giudizio, senza conflitto, la vostra paura non può mantenersi, non è più alimentata.

Non cercate di localizzare quella attenzione che è ancora un oggetto. Contemplate il percepito che si localizza sul corpo. Quella paura è una fissazione di energia nel vostro corpo e, quando non è più alimentata, l’energia si riassorbe nella Contemplazione.

D. Quando arrivate a una paura nevrotica che vi atterrisce, non vi resta che fuggire?

J.K.  Dovete accettare totalmente lo stato. E’ la vostra non accettazione che contribuisce a quello stato. Ogni intenzione di voler eliminare la paura, vi ci mantiene dentro. Accettando senza motivo, constaterete che quella paura non può mantenersi. Siete liberi e vi trovate istantaneamente all’esterno della percezione.

D. E’ lo stesso con la sofferenza fisica, un punto che fa male nel corpo?

J.K.  La percezione corporea di cui parlate è una fissazione, una concentrazione. Dirigendo l’attenzione su quel punto, lo fissate di più.

Lasciate il punto e portate la vostra attenzione su ciò che circonda il punto, prima più vicino, poi più lontano e vedrete che il punto si fonde con l’ambiente, con la Globalità.

D. Nell’osservazione si arriva sempre a contattare un’intenzione, anche se l’osservazione prova a non essere volontaria; che fare?

J.K.  La contemplazione non fa parte dell’intenzione, noi siamo contemplazione, meditazione. Non cercate di voler contemplare. La contemplazione è uno stato passivo-attivo: passivo perché la memoria non vi ha posto, attivo perché non c’è che vigilanza, che ricettività.

D. Si possono guardare le intenzioni come semplicemente pretesti d’azione, senza giudizio?

J.K.   Finché crederete che ci sia qualcosa da raggiungere, da trovare, da cercare, resterete in uno stato d’intenzione; ma da quando c’è la convinzione in voi che quello che cercate l’avete avuto, l’avete ora, l’avete da tutta l’eternità; non c’è più intenzione. L’intenzione viene sempre dalla persona, è un movimento della periferia.

D. Come può esserci vigilanza senza volontà di essere vigili, cambiamento senza volere il cambiamento?

J.K.  Non si deve confondere la vigilanza con la concentrazione. La concentrazione è sempre un movimento diretto ad un punto. La vigilanza di cui parliamo è una presenza aperta a tutte le direzioni. E’ un ascolto senza fare lo sforzo di voler ascoltare. E’ sufficiente rendersi conto che non si ascolta e un giorno ci si trova in questo Ascolto, in questa Percezione Originale dove non ci sono relazioni soggetto- oggetto.

In questo ascolto multidimensionale ciò che è ascoltato è estetico, etico. Non abbiamo bisogno di manipolarlo, di ripensarlo, questo è un riflesso, un filo della persona.

Quell’ascolto totale porta la Totale Intelligenza, la Totale Moralità, la Pienezza, la Libertà che è solo lì.


D  Vorrei dire qui delle impressioni che ho già avuto. Mi domando se in queste riunioni, invece di parlare della paura, del desiderio, non sarebbe meglio creare situazioni che ci permettessero di incontrare la paura, il desiderio e di entrare nell’esperienza, proprio qui.

Perché non lo fate?

Le risposte che date mi sembrano contribuire a congelare la situazione, a mantenere le persone in uno stato di intellettualità, nella tensione, nella impossibilità di incontrare le loro paure, i loro desideri.

Per esempio, avete parlato della  domanda, della buona domanda e delle domande  che vengono  dal me che sono le cattive domande. Io non so nemmeno se ho voglia di sentire una risposta. Questa situazione provoca in me l’intenso desiderio di provare tutto, perché qualcosa capiti !!!

J. K.  Non ci sono buone o cattive domande. Vi ho chiesto di osservare la domanda che sorge spontaneamente in voi e di  fare la differenza con quella che elaborate con l’aiuto della memoria; non ho definito la domanda buona o cattiva.

Quando vi consiglio di affrontare la paura, non si tratta dell’immagine, del concetto di paura,  ma della percezione della paura. Non incontrate  che un’immagine, un clichè che si è fissato in voi.

Vi domando di restare aperti perché la percezione della paura vi visiti, si presenti a voi totalmente. E’ un lasciar fare nel quale la paura si riassorbirà. E’ un ascolto completamente al di fuori dello spazio-tempo.

Bisogna vivere molto intimamente con la paura, dovete amarla perché si presenti. In quel momento siete totalmente liberi, non si può più formare nessuna immagine. Prima o poi, la Percezione punta verso il lasciar fare, vivete quel lasciar fare!

D. Ho l’impressione che ci siano circostanze, luoghi, persone che possono aiutarmi a venire a capo di quella paura, di quel desiderio. Ho l’impressione che dovremmo entrare in quei problemi e non restare sul piano intellettuale e, qui o là dovrebbe farsi, questo non si fa.

J.K.  Ma signore, siete seduto là e il bisogno di trovarvi da qualche parte vi porta in una situazione sfavorevole per la vostra persona, c’è la paura, l’ansia. Non cercate di trovarvi, perché ciò che siete non si trova da nessuna parte. Abbandonate totalmente questo desiderio, è la prima cosa da fare.

Voi non accettate la paura, la rifiutate, la fuggite. Per una volta accettatela totalmente e la paura si esprimerà totalmente in voi, altrimenti restate in un cerchio vizioso. Chi vuole uscire dalla paura, ne fa parte. Guardate la percezione dal vivo, lasciatela espandersi completamente in voi.

Rendetevi conto che la rifiutate!

D. Considero che non avete risposto alla mia domanda.

J.K.  Non posso rispondere alla vostra domanda, perché volete prendere la mia risposta intellettualmente, concettualmente. La mia risposta vi porta ad una attitudine interiore di lasciar fare.

Siete obbligato ad abbandonare ogni formulazione e a restare, nel fondo, tranquillo, in ascolto.

Abbandonate l’immagine, abbandonate la domanda.

Vedete in un solo momento da dove parte la domanda, Chi conosce la domanda, solo voi!

Fate conoscenza con colui che conosce la domanda

Datevi alla tranquillità, senza nulla cercare, è il solo modo di fare l’esperienza collettiva! In questa Tranquillità, non c’è separazione, è l’Amore!

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