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“Amare da perdere la testa” di David Ciussi

16 Febbraio 2011

Da 3emillenaire n° 98, a cura di Luciana Scalabrini.

Caro lettore, e se noi passeggiassimo un momento, sottobraccio, per percorrere queste righe- viaggio e conoscerci meglio per rinascere dai nostri dubbi, paure e sofferenze accettando tutti i paradossi che la vita ci presenta.

Tutto è sempre vero per chi ama la verità, perché essa è da riscoprire infinitamente.

La scoperta delle leggi della meccanica quantica non ha cancellato le leggi  della fisica. Questa scoperta ha permesso di chiarire più precisamente ciò che accade nell’ infinitamente piccolo nel cuore degli atomi e nell’ infinitamente grande nelle nebulose e nei buchi neri
Ciò che succede nella nostra vita materiale e psicologica è simile alle leggi della fisica, ma ciò che succede nelle leggi della coscienza, l’abbiamo studiato?
Dall’alba dell’umanità i saggi parlano di quella università della coscienza interiore dove ogni sapere , ogni conoscenza, ogni verità ed ogni felicità è già qui mentre quello accade nel nostro corpo e nelle nostre attività quotidiane.

Accettare ciò che è, non è una rassegnazione o un’utopia.
Per accettare ciò che è, è necessario scoprire ciò che non si accetta, allora diventa possibile imparare ad amarsi amando la verità

“ Ciò che è, è, ciò che non è, non è”

Per me l’inaccettabile, fu la morte di mio padre. Il paradosso è che da quella prova  sono uscito molto più vivo di prima.

C’era una volta un figlio e suo padre…
L’amico: “ Tuo padre è morente dietro questa porta…ti aspetta”
Il figlio: “ Sento un immenso No!”
Il mio corpo trema, le mie emozioni piangono, ho voglia di fuggire, cerco di ragionare…ma non riesco! Mi sento disperatamente solo. Lottando ad armi impari contro quella realtà implacabile: mio padre sta morendo…Chi mi amerà e mi sosterrà contro gli ostacoli della vita, chi mi aiuterà a crescere davanti a tutte le sfide…Lui è il mio modello, il mio amico, il mio confidente, è il mio papà…. Con lui nessuna sfida è sinonimo d’impossibile, tutto è da imparare, non può esserci nessuna sofferenza, né minaccia nella gioia profonda di essere insieme, amati infinitamente…
Come un robot disincarnato…apro la porta macchinalmente…un odore acre, strano è nella stanza…Vedo il pallore del suo viso, il suo corpo scheletrito…i suoi occhi si aprono lentamente ma con forza, come un sole d’inverno che rischiara e riscalda una valle infossata.
Improvvisamente  il mio stato d’animo cambia, si dilata e fonde nella scintilla dei suoi occhi… Come salito su di un razzo che accelera indefinitamente, attraverso lo spazio tempo! Poi il razzo si ferma in un volo senza distanza.Sono qui e dappertutto, viaggiatore immobile sulla linea di partenza ma che ha fatto il giro dell’universo infinito. Strana cosa e meravigliosa essere presenti dappertutto senza essersi mossi! Sono un’esplosione e insieme un’implosione, ben più presente e reale di quanto non fossi prima. Un silenzio armonioso e vibrante di altre lingue umane mi parla “io sono quello”, legame e luogo di filiazione, prima delle leggi del mondo relativo, io sono amato…
Me = vita- morte spazio tempo = cancellati! Sono il passato, il futuro, il presente: coscienza …intemporale! Uah! Vedo il processo pedagogico. Che scoperta!…

“ Al centro delle leggi del mondo relativo, sono le leggi del mondo e della coscienza…”

Benché il dramma che vivo sia straordinariamente sconvolgente, inesplicabilmente mi sciolgo,mi sento…calmo…profondamente…sereno…semplice…centrato…umile…modesto di fronte all’incredibile pedagogia che porta questo avvenimento. Mio padre muore ma la vita, la sua vita continua illimitata, silenziosa, passando di vita in vita, di forma in forma…
“ Lo stringo, affettuosamente…serenamente sento il suo ultimo e primo respiro…simultaneamente, in tutte le vite, e mi dico: è quello l’Amore…”

La vita individuale, separata. È un’illusione!

Abbiamo certo una vita terrestre, umana, relativa, materiale, ma c’è anche una vita assoluta, una vita soggiacente, intemporale, illimitata, infinita, pura presenza, luogo di vacuità creativa che nessuna forma, cosa o pensiero può distruggere…
“ Amare fino a perdere la ragione”, dice la canzone…
Ecco che non c’è più me, più altri, ogni oggetto è scomparso in quell’istante presente iniziale e senza cause dove si scrive la storia del nostro essere e i fondamenti della nostra umanità indivisa ed eterna…che significa che siamo una vibrazione d’amore, qualsiasi siano le nostre vite, la nostra età e la nostra forma.
Nella mia pratica di psico- gerontologo e con le  équipe di cure palliative, conserviamo  quello studio ludico di sé che dà l’intelligenza del cuore, l’onniscienza e la comprensione delle leggi  della coscienza, dove amare si coniuga al presente con un’infusione delle leggi relative del quotidiano, dove amare offre il passaggio pedagogico che ci libera dalla distanza me- l’altro…
Finiti i pensieri mentali che normalizzano, convalidano e razionalizzano le paure, il senso di colpa, la paura dell’azione e la lotta contro le emozioni…
Finito il fascino di comprendere tutto con spiegazioni logiche delle due dimensioni spazio- tempo…
Cercare la verità serena col “ perché e come” appartiene al tempo relativo della vita e della morte.

Se ci fosse un accesso alla nostra identità spirituale e naturale senza il rifiuto delle paure, delle emozioni, dei dolori, della sofferenza e della perdita di essere sé…
E se ci fosse un vita più intima e semplice da vivere con lo studio delle leggi della coscienza…

L’accesso al presente intemporale si scopre nello studio del “ quando”, “ mentre quello accade”.
Questa esplorazione invita all’immediatezza  del nostro vissuto con l’esperienza della relazione corporea con e nel corpo- mondo nel quale evolviamo.
L’intenzione di connetterci al reale immediato ci dà accesso alle leggi della coscienza (Pessoa dice: pensare è essere danneggiato agli occhi).

L’esperienza dell’istante presente quotidiano sentito, accettato, e vissuto porta direttamente alla porta della coscienza senza la dualità di sentirsi separato dal soggetto di studio.
Non esiste nessuna difficoltà durevole, tranne che con la somatizzazione mentale. Anche in quel caso possiamo fare esperienza del nuovo, al risveglio dopo una notte riparatrice,
dove abbiamo dimenticato la nostra forma corporea, le sofferenze, le malattie e l’identificazione al ruolo giocato durante il giorno. Quella piccola morte giornaliera ci rigenera e ci offre il passaggio della conoscenza di sé, filo d’Arianna che tesse la giornata, i sogni, e il risveglio in una nuova giornata…

Pensare in permanenza che il peggio può accadere ad ogni momento, non è necessario. Pensare alla vita come a una successione di cose conosciute, filtra il reale percettivo e cognitivo e non offre la sorpresa delle cose nuove che la vita porta ogni giorno.
La pratica della nostra umanità è un’accettazione liberatoria che domanda la nostra volontaria partecipazione, perché siamo formati alla non- lontananza. La volontà semplice
e naturale chiede un’intenzione di connettersi al movimento della nascita del mondo che si fabbrica sempre sotto i nostri occhi.
Si inscrive nel movimento della trasformazione della vita universale e un aggiustamento silenzioso, preciso, centrato, in costante evoluzione, in equilibrio dinamico entro il “fare e il non fare”, entro il “risultato e la paura di agire”, entro “so e sono ignorante”, entro “sono nato e sto per morire”. Giocare alla scuola della vita è una pratica ludica della gioia d’essere, è amare e sentirsi amati.

Praticamente, al livello delle nostre relazioni umane, ho anche imparato da quell’esperienza che era possibile vivere più semplicemente: giocare a praticare l’amore del cuore, è essere lucidi sulle leggi universali , a partire da cui tutto è creato, legato simultaneamente, con uno stesso slancio materno che partorisce la vita mortale e la immortalità.
Giocare a praticare l’intelligenza del cuore fa che non proviamo più a correggere i difetti degli altri, li comprendiamo e li inglobiamo nel nostro essere.
L’abitudine di opprimere gli altri, di esigere che facciano tutto a modo nostro, si cancella.
L’abitudine di obbligare i vicini a pensare come noi, il nostro bisogno di dominare, di contraddire, di mostrare il nostro sapere o le nostre debolezze, sono cancellati.
L’abitudine di fare irritare i nostri figli contro di noi “non fare questo, non parlare così, devi ubbidire, devi ascoltarmi”, se ne va.

La pratica del cuore e l’intelligenza relazionale è una pedagogia della leggerezza, un volo, ma anche una pedagogia dell’atterraggio… perché la discriminazione dell’intelligenza e il movimento del cuore sono uniti in una stessa danza.
L’intelligenza sa che i cattivi trattamenti creano una reazione emozionale nell’altro e che l’effetto bumerang ritornerà prima o poi.

L’intelligenza lucida non può essere malevola e nemmeno lamentosa, perché conosce il gioco della riconciliazione; essa non è mai esigente, non cerca di aggiungere sconforto a sconforto, non conserva i rancori e non causa mai dolore.
Ascolta sempre l’altro , anima tutto ciò che è vero , ama la  gratitudine e le beatitudini dell’istante.
È pura come la vita di un bambino piccolo, porta le cose sul presente glorioso. Si apprende, si pratica con l’intelligenza dell’emozione iniziale che passa di vita in vita  in un paradiso in cantiere di cui ognuno di noi è artigiano.

È in questa ordinaria particella che è la nostra personalità mortale che si gioca la storia e la leggenda vivente “ di essere amati per tutto il tempo, infinitamente” in ogni cosa. È così modesta, piccola, infima, e intima che poco vi  vanno a cercare il movimento della chiave che dà vita alla vita, l’amore al verbo amare.