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Dall’altra parte del conosciuto

7 Gennaio 2014

 

 

 

MICHAEL  SICILIANO 

DALL’ALTRA PARTE DEL CONOSCIUTO

Traduzione a cura di Maurizio Redegoso Kharitian

Dal punto di vista della Coscienza, che cosa possiamo qualificare come “conosciuto” e come “sconosciuto”?

Alla base, il conosciuto giunge da come pensiamo, che cosa pensiamo, perché pensiamo – tutto ciò che, nella maggior parte delle persone, è dettato dai programmi, filtri, credenze, abitudini… che mettiamo a posto dall’infanzia attraverso delle relazioni con i nostri genitori, fratelli, sorelle, col mondo circostante. Di seguito, crescendo, i programmi si stabiliscono anche attraverso la struttura del nostro ego, combinata con il mentale. Tutto ciò costituisce il nostro mondo conosciuto, familiare, al quale la maggior parte delle persone fanno riferimento, si identificano e prendono per realtà.

Così, la maggior parte delle persone pensa che ciò che vive e agisce sia la realtà.

Ora, nella maggioranza dei casi non è così.

Sono soltanto le nostre esperienze di vita combinate, che generano un certo modo di pensare, di percepire, di vedere, e quando viviamo attraverso queste illusioni che filtrano tutto, tutto ci apparirà molto reale, mentre ciò non lo è. In questo mondo illusorio del conosciuto, della personalità, dei programmi, siamo completamente condotti dalla nostra realtà, e non da La Realtà.

Quando siete feriti, nel caso per esempio in cui qualcuno dice qualcosa che non vi è piaciuto, che cosa è ferito? In verità, ciò che è ferito, è sempre l’ego, benché noi prendiamo la cosa come “Io sono ferito”: sono stato ferito, sono felice, sono questo, ho avuto quello, non ho avuto questo… tutto ciò è illusione. La maggior parte delle persone che conosco sono capaci di leggere molto chiaramente e precisamente gli altri, ciò che dirige le loro azioni, ciò che le scarta da ciò che è, e nondimeno non hanno questa chiarezza e precisione per se stessi. Esse vedono gli altri ma non vedono se stesse. Questa è la condizione umana generale.

Per poter divenire coscienti di tutto ciò, nella maggioranza dei casi abbiamo bisogno dell’aiuto di qualcuno in contatto con la coscienza.

Tutto come solo gli altri sono capaci di vedere la schiena di un uomo allora che lui stesso non lo può fare, nello stesso modo noi siamo incapaci di vedere i nostri propri errori” (Mahatma Gandhi).

Fin tanto che viviamo nel mondo incosciente con tutto ciò che lo costituisce, i nostri occhi non vedono chiaramente, le nostre orecchie ascoltano solamente ciò che vogliono sentire, ciò che percepiamo passa attraverso il nostro corpo emozionale, attraverso le percezioni dell’ego. Allora, è realmente percepire, vedere, ascoltare? Chi pensate di essere e come agite non ha niente a che vedere con chi siete veramente.

La Realtà (che è per la maggior parte delle persone è lo “sconosciuto”) è ciò che è vero e reale in tutte le diverse situazioni. Vi è solamente una verità, che si situa al di là della personalità e di ciò che la costituisce, al di là di tutto ciò che abbiamo appena evocato. Vivere nello “sconosciuto”, è come permettere al processo divino di condurre la nostra vita, accettare “ciò che è” ad ogni dato istante, e non prendere “ciò che è” lavorarlo secondo il nostro pensiero. Semplicemente vivere ciò che è, ad ogni momento. Vivere questo, è iniziare a vivere lo “sconosciuto”.

E’ lasciare gli schemi di pensiero dove tutto evolve a partire da se stessi.

Non è sapere ciò che sopraggiungerà sul nostro cammino. Non sappiamo ciò che la vita ci porterà, non conosciamo tutte le risposte. Il mentale conosce tutte le risposte, o pensa di conoscerle. Tutto questo processo del mentale ritorna a vivere un’illusione completa, ciò non ha niente a che vedere con vivere la vita.

Vivere la vita, è essere nell’istante ed accettare ciò che è ad ogni istante della propria vita. Quando si entra in questo modo di vivere, ci si rende disponibili per ascoltare ciò che ci dice la vita, per andare laddove la vita ci vuole guidare, per ricevere ciò che la vita vuole darci. E’ un luogo in cui una vera spontaneità si produce.

Che cosa ci chiama verso lo “sconosciuto”?

In senso generale, le persone che si dirigono verso la Verità sono quelle che sanno, ad un momento della loro vita o durante la loro vita intera, che vi è altra cosa, senza sapere ciò che è altra cosa. Sono molto insoddisfatte della vita come è, frustrati dalla loro esistenza incosciente, familiare, scomodi in questo tipo di vita e di relazioni. Ecco il tipo di persone che generalmente andranno verso la vera Realtà, verso conoscere ciò che E’, conoscendo ed andando verso lo sconosciuto.

In cammino, che cosa dobbiamo abbandonare?

  Quando ci si incammina verso lo “sconosciuto”, ciò che si deve abbandonare è se stessi, nel senso di ciò che pensiamo di essere, come pensiamo di agire, come pensiamo di pensare, come pensiamo di vedere, percepire, in quanto questo è illusione. La vita vi darà ciò di cui avete bisogno. Se siete incoscienti, la vita vi darà delle cose per dimostrarvi la vostra incoscienza. Avete bisogno di abbandonare chi credete di essere. Ciò che significa diventare vulnerabili, divenire ricettivi; in luogo di pensare che sapete, cominciate a porvi delle domande, a partire da un luogo in voi in cui vi domandate per vedere se ciò che ascoltate o ciò che vedete è realtà. Dovete abbandonarvi. A cosa? Ad un modo di vivere più elevato, al divino, alla Coscienza. Ma questo non entrerà nella vostra vita in modo durevole fin tanto che non rinunciate a ciò che pensate di conoscere, a chi pensate di essere. Altrimenti, siete ancora in un altro gioco, un gioco spirituale.

Il gioco spirituale, è il gioco al quale si danno tante persone che vanno di conferenza in seminario. Se queste persone fossero realmente serie, sceglierebbero una via e la seguirebbero fino alla fine.

Metterebbero in pratica ciò che imparano. Certamente, prima di rinunciare, se siete su una via, se siete realmente in cerca della verità, avrete delle descrizioni di questo modo di vivere illuminato (questo arriva, ma in seguito se ne va, poi arriva, e di nuovo se ne va…).

Quante volte, quando qualcuno vi dice: “per arrestare questo, devi compiere quello”. Voi dite: “Ah, Ok!”, ma non lo fate; va nella vostra testa ma non mettete mai la cosa realmente in pratica. E’ ciò che fa la maggior parte delle persone, sebbene che queste persone non intravedano che delle corte descrizioni della verità. Queste piccole descrizioni hanno questo di positivo che motivano le persone a proseguire. Ma fin tanto che esse non abbandonano veramente ciò che pensano di conoscere, resteranno sul maneggio che gira e gira, senza compiere ciò che pensano di voler compiere.

Come superare le resistenze ed andare verso lo “sconosciuto”?

   In modo generale, in tutti i cammini di vita, lo “sconosciuto” fa molta paura. Anche coloro che apprezzano lo “sconosciuto” nel mondo reale, coloro che amano esplorare i luoghi sconosciuti da loro,  avventurarsi in luoghi in cui nuove attività, se sono condotti in un luogo particolare all’interno di essi, conosceranno delle paure. In quanto riguardo allo “sconosciuto”, le paure emergeranno.

Precisiamo che lo “sconosciuto” che evochiamo qui non ha niente a che vedere con la personalità.

Allora per andare al di là della personalità, per poter accettare ed essere con lo “sconosciuto”, dovete avere la forza di affrontare le vostre paure.

Quando queste paure emergono, sarete testati: siete voi capaci di superare le vostre paure? Per la maggior parte delle persone che permettono alle paure di dettare la loro vita, la risposta è no. Ora, per poter andare nel mondo dello “sconosciuto”, si tratta di non lasciare che la paura vi fermi. Ogni vera via spirituale comprende delle pratiche. L’oggetto di queste pratiche è per aiutarci ad andare al di là della personalità. Da dove praticare per accettare lo “sconosciuto”. Praticare per non permettere alle paure di arrestarci. In quanto tutte queste paure sono illusioni. Sono solamente create dal mentale di fronte allo sconosciuto. Allora se volete veramente andare nel mondo del divino, il mondo dell’abbandono, dovete praticare, lavorare su voi stessi. Quando riuscirete a non lasciare che le paure vi fermino, allora potreste accettare l’abbandono richiesto al fine di ricevere nel mondo sconosciuto, il mondo divino; un mondo dove, in luogo di lavorare la vita secondo il mentale ed i programmi, lasciate che la vita faccia la sua opera attraverso di voi.

Come riuscire ad identificare le paure come se fossero delle illusioni, un prodotto del mentale e non qualcosa di reale?

   Praticando. Molte persone hanno fatto l’esperienza di temere enormemente una cosa da fare, ma non potevano sfuggirvi, ed una volta compiuta la cosa, realizzano che non vi era nulla da temere. Soltanto in seguito, in luogo di lavorarci sopra, liberano la cosa che resta solo un’esperienza in più che si accumula nel loro sacco riempito di esperienze di vita. Per me, se fate l’esperienza di affrontare una paura, questo dovrebbe generare uno scatto nel vostro spirito in cui vi dite che non vi è di che aver paura, questo dovrebbe incoraggiarvi ad affrontare la paura ancora ed ancora. Ed ecco come fate.

Perseverate di fronte alle vostre paure fino a che ciò che connettete con la realtà che queste sono un’illusione. E quando capterete veramente questo, allora ogni volta che siete di fronte ad una paura, questa diminuirà sempre più.

Questo non significa necessariamente che la paura se ne andrà completamente, può darsi che sarà sempre lì ma non in modo così forte, non avrà il controllo su di voi; starete semplicemente a guardarla, riconoscere che avete paura di questo, ci vedete l’illusione, e continuerete ad avanzare. E può darsi che lavorandoci sopra ancora ed ancora, scomparirà.

Vi sono delle situazioni nella vita di numerose persone, in cui sono nella paura ma non la riconoscono in quanto tale, perché hanno respinto la paura tante volte nella loro vita che il potere della paura non entra più, hanno respinto la paura prima ancora che questa non entri nel corpo in quanto emozione o sentimento. E’ possibile di avere delle paure senza anche riconoscere o risentire questa emozione, e nondimeno di permettere a questa di controllare la vostra vita.

Se non si è in grado di riconoscere queste false paure, queste illusioni, questi freni ad andare verso lo sconosciuto, come fare perché questi aspetti non ci depistino?

   Se praticate, scoprirete sempre più delle sottigliezze in voi. E più lavorate su di voi, più risentirete le sottigliezze all’interno di voi. E più vi autorizzate a risentire le sottigliezze, più risentirete. Sarete allora capaci di vedere una paura che è stata riscoperta, riscoperta dal rifiuto, e che finisce per emergere. Più voi lavorate, più voi praticate, più voi liberate, e più vi date dello spazio. Più vi date dello spazio, più risentirete queste sottigliezze, ed allora sarete forse capaci di vedere queste cose che vi controllano a vostra insaputa. Dobbiamo prima lavorare sui livelli grossolani prima di lavorare sui livelli sottili. Dobbiamo darci dello spazio.

Che cosa emerge nello “sconosciuto”?

Posso parlare della mia esperienza. All’inizio, è un sentimento molto scomodo. Lo sconforto di semplicemente abbandonarsi a ciò che si risente come fosse niente. In quanto a meno di avere una fede enorme e di credere nel divino, è un sentimento di vuoto, di niente, in quanto niente è qui. E poi a forza di andare avanti, riceverete delle risposte, senza neanche sapere da dove vengono. Le cose si producono semplicemente, nel quotidiano.

Quando vivete lo “sconosciuto”, non vi è nient’altro che dello spazio, e permettete a questo spazio di essere riempito dal flusso di energia universale, di energia divina. In questa energia, scoprite che saprete automaticamente cosa dire se qualcuno vi pone una domanda, senza pensare, questo emana da voi, questo viene attraverso voi potremmo dire. O meglio ancora, questo viene da un altro luogo all’interno di voi che non conoscete veramente, un luogo relegato alla verità universale della vita. Scoprirete che sarete anche molto più distesi. Avrete più tempo nella vita, sarete molto più felici, in quanto tutte le nostre strutture egoiche creano enormemente delle tensioni nel corpo, dell’infelicità, non lasciano spazio allo spazio.

Forse scoprirete anche che il vostro cuore si manifesterà in una maniera molto differente da quella che avete potuto risentire fino a lì. L’energia che viene allora dal cuore può essere talmente grande che all’inizio, la sensazione può essere molto scomoda. Per esempio, ho già avuto la sensazione quasi insopportabile nel mio corpo che il mio cuore stesse per esplodere, come un pallone che si gonfia e gonfia fino a che esplode, mentre si trattava semplicemente per me di percepire e di accettare il mio cuore.

Entrerete in un mondo completamente differente da quello della struttura egoica, un mondo in cui tutto non evolve attorno a voi e dal vostro mentale, un mondo di relazione alla vita, di apertura alla vita ed a ciò che essa vi porta. Andare al divino, a questo sconosciuto, non ha nulla a che vedere con il modo in cui noi vogliamo che le cose siano o si producano. E’ accedere ad uno spazio che apre alla vera spontaneità, alla libertà, all’intuizione, alla visione, ad una conoscenza al di là dell’ego – non una conoscenza che si studia.

Ogni momento passato nella Coscienza allarga questa sempre più; ogni volta che accogliete lo sconosciuto, questo mondo si apre sempre più a voi. Le persone che credono di avere perso questo stato dopo aver conosciuto dei momenti, delle settimane, dei mesi di libertà in relazione e differenti aspetti della loro vita, non comprendono che si tratta di un processo e che questo non si perde – siete ritornati alla vostra antica abitudine. Nondimeno, queste esperienze di libertà finiscono per ancorarsi, ad un punto tale che ad un dato momento nella vostra vita, potrete fare un salto e vivere un reale cambiamento. Questo richiede una volontà molto forte per proseguire. Questo richiede una vigilanza ad ogni prova sul cammino. Più siete vigilanti, più vi ricorderete e che continuate a praticare, e più potrete stabilirvi in questo stato. Più siete pigri, più attraverserete la vita accumulando semplicemente delle esperienze. E’ così. Quando ci si cala nello “sconosciuto”, si accetta di non più cercare di controllare la propria vita, di non cercare di lavorare le cose in funzione di ciò che si conosce.

Si accetta ciò che la vita ci invia, e le volontà egocentriche del mentale si tacciono, in quanto ciò che prevale è un sentimento di gioia di poter accogliere e servire la vita.

L’individuo e la persona scompaiono a vantaggio del grande tutto. Quando viviamo in questo luogo, l’insicurezza e la paura fanno spazio alla fiducia, ed iniziamo a percepire che la vita prende senso in noi.