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Dall’animale all’uomo di Paul Chauchard

12 Dicembre 2010

L’uomo, orgogliosamente chiuso nella sua evidente superiorità psichica riflessa, concettuale e spirituale tende a separarsi dagli animali. Tutt’al più, non potendo negarlo, accetta una parentela di corpo, ma si riserva l’appannaggio di un’anima specifica origine della sua superiorità. Questo non è solo degli spiritualisti, ma anche degli scienziati, che mettono l’accento sul fatto culturale che oppongono al naturale. Dei neurofisiologi mettono nel cervello stesso una differenza tra una eredità animale del cervello primitivo e la neocorteccia, sorgente del linguaggio e delle idee dell’uomo. Gioiello dell’evoluzione biologica, salita verso un cervello più grande,  l’uomo appare a Monod, per la sua differenza di natura che lo separa dall’animale, come una vera mostruosità. Il contrario fa la scienza con l’animale,   fino a non vedervi che una macchina in Cartesio, con grande scandalo di La Fontaine e degli amici degli animali che esagerano in senso contrario.

Fortunatamente le ricerche più recenti ristabiliscono la verità: l’uomo in quanto uomo è per il suo cervello l’animale più perfezionato. In effetti l’animale non esiste, ma solo la serie animale, progressione di organizzazione e psichismo dall’unicellulare all’uomo.  Dall’inizio, addirittura prima del sistema nervoso, della sensibilità e della reattività, appartiene al vivente la sorgente di psichismo individualizzato, perciò di coscienza, una bio – coscienza inconscia nel pieno senso umano, che si può definire pre coscienza o pre spiritualità. Tutto ciò che fiorirà sul piano superiore nell’uomo ha una base biologica e ne esiste un germe dai livelli più elementari del vivente, al di là di ogni antropomorfismo. E quel livello elementare si ritrova nell’uomo dove c’è la base elementare della sua coscienza.

Animale perfezionato? Osservando l’attuale umanità diremmo piuttosto animale fallito, nevrotico, psicotico, che riesce a disequilibrare gli animali stessi. L’aggressività animale tra le specie è saggia e limitata, l’aggressività umana è folle. Ma non bisogna cadere nell’errore di opporre un animale ben fatto ad un uomo mal fatto. Il progresso del cervello pone la superiorità umana in una inferiorità, il ridurre gli istinti in pulsioni e bisogni che l’uomo impara a soddisfare seguendo usi che possono essere cattivi. E’ tutto il dramma della sua libertà che esagera la libera scelta di condotte liberatorie, non in riferimento ad una morale ideologica, ma in conformità alle leggi cerebrali, ai determinismi cerebrali della nostra libertà- liberazione.

L’animale è schiavo della buona morale del suo cervello, l’uomo che ne ha il potere la rifiuta, precisamente perché si vuole differente dall’animale. Fortunatamente la nuova neurofisiologia della coscienza, studiando l’uomo nella sua superiorità come un animale, ci mette sulla strada del vero bene e del vero male. Comincia a svilupparsi in neuropedagogia con tutte le tecniche di controllo di sé attraverso la massima vigilanza, la calma rilassata, tecniche di ipnosofrologia, di suggestione che appartengono all’essere umano nella fedeltà alla nostra vocazione genetica e alla salita di coscienza animale.

Come ha detto molto bene il dott. Vittoz, l’uomo non è fatto per rinchiudersi nelle idee folli di una falsa immaginazione sfuggendo o respingendo l’affettività, ma per sviluppare la sua calma vigilanza gioiosa nella presenza alla ricettività sensoriale sensibile o mentale ( buona immaginazione). Il linguaggio del suo cervello sinistro, proprio dell’uomo, non deve rinchiuderlo in una ideologia verbalista, ma renderlo più presente al mondo, a se stesso e agli altri. Grazie a Sperry riscopriamo il cervello destro, psichismo e coscienza di tipo animale promosso a livello umano, sul quale bisogna riallacciare il cervello sinistro, nevrotico, facendo una sintesi della riflessione e della intuizione, mettendo la musica nella parola, riconciliando il razionale col mistico, facendo dell’amorevole lucido, del cuore cosciente, il sommo dell’animale, fedele alla salita dell’amore- relazione nella serie animale.

E’ riscoprire la saggezza naturale  del femminile, superiore nel buon utilizzo del cervello quando non è preda di pregiudizi maschili, è riscoprire il livello della coscienza prenatale (l’alba dei sensi), il livello di coscienza di certi comatosi, il primato della relazione affettiva, la necessità di riunire teologia e mistica.

Fare questa società di fioritura umana con l’amore, che il biologo mistico Teilhard de Chardin chiama la noosfera, società dell’umanità dove ciascuno fiorisce nelle sue differenze, che sono le sue ricchezze, è anche la fedeltà al lungo calvario animale del cammino di croce dell’evoluzione in marcia verso l’uomo, è il dovere di andare nel senso della storia.

(a cura di Luciana Scalabrini)