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Il ruolo dell’uomo nell’evoluzione di E.Lester Smith

1 Maggio 2011

Dall’archivio di 3millenaire, a cura di Luciana Scalabrini

Si sono prodotti grandi cambiamenti negli ultimi venti anni negli schemi di pensiero scientifico sulla natura dell’uomo e il suo ruolo nel processo di evoluzione di cui fa parte. Il progresso della tecnica e le nuove sorgenti di energia di cui non si sognava nemmeno, hanno fatto entrare anche la conquista dello spazio nell’ambito delle conquiste dell’uomo. L’orizzonte si sta dilatando all’infinito e il vecchio adagio “uomo conosci te stesso” si impone in modo che facciamo uso della nostra conoscenza delle energie naturali, per evitare una distruzione totale.

Questa situazione lancia all’umanità una sfida senza precedenti, invitandola a scoprire  e ad accettare il ruolo che le conviene assumere di fronte alla totalità della vita di questo pianeta. “ Non si può più insistere troppo sul fatto che l’uomo è unico tra le creature, che non è semplicemente una specie superiore d’animale. L’uomo ha una volontà e una individualità di una specie interamente nuova, in quanto differisce dagli animali, l’uomo è un punto interrogativo posto dall’evoluzione. “Biologi di primo piano hanno immaginato il ruolo dell’uomo nel processo di creazione in un nuovo mondo. Julian Huxley, per esempio, ha dichiarato che era un fatto scientifico “che l’uomo è una specie nuova e unica d’organismo”.

UNA NUOVA DIMENSIONE DELL’EVOLUZIONE

Huxley spiega che l’evoluzione in senso darwiniano è cessata. Vuol dire che l’evoluzione biologica non produce più nessuna specie fondamentalmente nuova.. L’uomo è ancora in evoluzione, ma in un modo diverso. Distinguendosi dagli animali, per la sua intelligenza ha il potere e il dovere di dirigere lui stesso l’evoluzione. Per riprendere le parole di Huzley: “ Il destino dell’uomo sta per essere il solo agente dell’evoluzione futura di questo pianeta”.

A livello biologico, il nostro potenziale controllo dell’evoluzione è determinato dalla conoscenza del meccanismo genetico e della funzione degli enzimi e dei coenzimi nello sviluppo delle cellule e degli organi. Nei due ultimi decenni è cresciuto molto il potenziale di conoscenza; le piante coltivate e gli animali  d’allevamento sono già stati migliorati con la tecnica empirica di  allevamento e di selezione. Il progresso della genetica permette oggi una correlazione tra le caratteristiche fisiche e dei geni precisamente localizzati sui cromosomi del nocciolo della cellula. Si può ora introdurre a volte caratteristiche nuove inducendo delle mutazioni ,per esempio, per favorire un prodotto agricolo più resistente ecc.

Dal lato della biochimica ci avviciniamo rapidamente  a comprendere la struttura dettagliata degli acidi nucleici di cui i geni sono fatti e la struttura  degli enzimi e di altre proteine che controllano l’unicità biologica. È difficile predire quali e terribili poteri questa conoscenza può mettere nelle nostre mani.

Tuttavia è l’evoluzione dello stesso uomo che importa davvero. L’uomo può trasmettere ai suoi successori non solo le caratteristiche genetiche ma la sua esperienza e la vera conoscenza. Questo può essere fatto senza attendere la generazione successiva.È capace di guidare l’evoluzione verso uno scopo che lui stesso sceglie. Accettando ed esercitando questa enorme responsabilità che l’uomo deve prossimamente esercitare la sua divinità.

“ L’intelligenza dell’uomo fa di lui nella natura il solo agente libero. L’avvenire di tutto ciò che vive, il suo proprio avvenire e quello dell’umanità è tutto nelle sue mani; tocca a lui di costruirlo o distruggerlo. Sono quelli i poteri  quasi divini ed è questo che intendiamo parlando della divinità dell’uomo.  Ma andiamo ancora più in là. Diventa chiaro per gli uomini di scienza che la divinità intesa in questo senso è inerente al Cosmo stesso, benché non si esprima con una coscienza riflessiva che è nell’uomo nei suoi momenti migliori. Per citare ancora Huxley: “ Esiste , qui e là nell’immensità quantitativa della materia cosmica e dei suoi equivalenti energetici una tendenza verso il mentale con il suo accompagnamento di qualità e di ricca esistenza e ,ancora più importante, c’è una prova dell’importanza del mentale nel processo totale dell’evoluzione”

UNITA’ DELL’UOMO E DELLA NATURA

Benché l’uomo si ritenga alla fine dell’evoluzione, è intimamente legato a tutto ciò che è avvenuto anteriormente.  L’unità che proclama la società teosofica non è solo un buon augurio, ma un fatto scientifico a tutti i livelli. Sebbene raramente lo riconosciamo, a livello fisico condividiamo una sola terra, gli atomi del nostro corpo stanno cambiando continuamente, e ad ogni respirazione assorbiamo miriadi usati prima da altri uomini.  Si dice che la maggioranza degli inglesi abbia nel corpo  degli atomi che sono appartenuti a Shakespeare .

A livello chimico abbiamo in comune lo stesso modello di metabolismo, le mille reazioni grazie alle quali digeriamo gli alimenti, alimentiamo la nostra carne, e i nostri organi  sono comuni agli altri animali e infatti i vegetali impiegano un gran numero di queste stesse reazioni nello stesso tempo di altre. Dunque è chiaro che in tutta la natura i percorsi metabolici sono come delle variazioni su di un unico tema.

A livello biologico siamo parte di una vita unica, l’evoluzione progressiva degli organismi viventi è come un’architettura che ha scale divergenti e in   nessun luogo il cammino è abbastanza per un qualsiasi  diniego della continuità. Le cellule individuali del nostro corpo somigliando a organismi  unicellulari inferiori, anche nella vita dell’embrione sono riassunte numerose forme di vite anteriori.

A livello sociale facciamo parte di una sola condizione umana, siamo una sola specie sociale che rappresenta variazioni minori e la storia della civiltà concerne i nostri sforzi per integrare armoniosamente dei gruppi sempre più importanti.

Alla fine, a livello spirituale abbiamo un unico Dio; per molti non è niente più che un articolo della loro fede religiosa, ma per qualcuno è una certezza luminosa nata da una profonda esperienza personale. Quando sarà così per tutti noi, non avremo più bisogno di rimettere nella memoria queste verità, e saremo veramente civili. L’uomo porta in sé l’essenza di tutto ciò che è stato e di ciò che è oggi e ha il potere di costruire l’avvenire come lo intende.

LA STRADA DA SEGUIRE PER L’UMANITA’

L’intelligenza dell’uomo può causare la sua perdita o la sua salvezza. Alleata alla sua natura inferiore lo conduce ad un comportamento egoista e antisociale, alleata alle sue qualità spirituali, lo conduce alla cooperazione, all’altruismo e all’unità. “IL regno umano ha elaborato una scala di valori oltre a quello della semplice sopravvivenza in concorrenza con gli altri. Le nostre più alte aspirazioni per la nostra sopravvivenza biologica; esse sono l’esatto opposto delle loro conseguenze.  E’ un fenomeno nuovo, un nuovo fattore dell’evoluzione. Una tale mutazione con una tendenza deliberatamente spirituale e altruista è nuovo nello schema dell’evoluzione delle forme materiali. Il comportamento altruista può certo mancare d’efficacia per sopravvivere nel senso biologico, ma ha sicuramente efficacia per sopravvivere nel contesto più vasto della civiltà umana. Questo è il cammino che dobbiamo prendere. Infatti sarebbe pericoloso a lungo termine non farlo. Anzi noi già siamo andati troppo lontano e ora non riusciamo a cambiare direzione.

È una via ardua che l’umanità ha scelto, ma se non conserviamo la nostra fiducia, la razza umana può sterminarsi da sola.

Ma finché possiamo evitare questo disastro finale, non dobbiamo disperare.  Nella scala dei tempi geologici, la civiltà umana è ancora molto giovane. Così, se noi riusciamo a fare anche un piccolo passo nella direzione buona, si può presumere che abbiamo davanti a noi dei milioni d’anni per raggiungere la perfezione che cerchiamo. Bisogna sapere che non è prendendo per realtà i nostri desideri, ma fare un buon bilancio scientifico delle possibilità dell’uomo. E’  una sfida che ci è stata gettata, ma anche una prospettiva piena di speranza che contrasta molto con le sinistre previsioni che corrono ora in certi contesti.

L’uomo è più grande di quello che crede. “ Può diventare qualcosa di meglio, di più intelligente, di più previdente, di meno egocentrico, di più altruista, di più saggio e di più amorevole, dotato di libero arbitrio e capace di fare meno il gioco delle circostanze, ma deve fare tutto il possibile perché avvenga questo processo di evoluzione.” Molti sono quelli che sperano  che queste idee formino la base di una nuova religione mondiale non ancora promulgata. Questo si farà forse con l’azione di un nuovo istruttore che riscalderà col suo soffio queste idee ghiacciate, che ispirerà il senso gioioso della comunità nella formidabile impresa che si presenta all’umanità. Oppure può venire da ciò che numerosi spiriti faranno, ispirati da questo vento innovatore. L’impegno che ci attende è chiaro, niente meno che costruire un paradiso qui, su questa terra.

Tutti insieme siamo implicati, non ci sono scappatoie. Ma l’attuazione è rimandata fino a che tutti non siano pronti. Questo è lo scopo, di creare un nuovo Dio e “ noi siamo questo Dio”.

E. Lester Smith ha passato la maggior parte della sua lunga vita nella ricerca scientifica. I suoi lavori gli sono valsi molti premi come la sua nomina di membro della Royal Society e la medaglia Lindley della società reale di Orticultura di Gran Bretagna

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