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Può una relazione amorosa essere considerata la base di una pratica spirituale? di Claude e Daniel Allais

21 Settembre 2010

3ème Millénaire n. 80 – Traduzione della Dr.ssa. Luciana Scalabrini

La prima risposta che viene in mente è no, perché la relazione amorosa appare personale e caotica, piena di desideri e contraddizioni. Come canta Carmen : “L’amore non ha mai conosciuto leggi. Se non mi ami io ti amo e se ti amo attento a te”.  Non si vede, di fronte a una passione così irrazionale che passa dall’amore cieco alla gelosia e ai risentimenti, come trovare il suo cammino.

Perciò non sorprende che la maggior parte delle vie spirituali preconizzi un controllo di questo tipo di passione. Bisogna che l’aspirante spirituale si tenga a distanza dalle passioni mondane per potersi consacrare alle pratiche fondamentali che lo condurranno verso la realizzazione del suo potenziale spirituale.

Però c’è una riserva riguardo a questa risposta negativa. In molte vie spirituali si propone di considerare “l’altro” divino. E’ uno scopo da perseguire e un metodo per avanzare nella ricerca spirituale. Se in una relazione amorosa i due partners cercano attivamente di raggiungere questi obbiettivi, è possibile considerare la relazione la base di una pratica spirituale.

Esamineremo come applicare alla relazione amorosa tre grandi tradizioni spirituali: le vie dell’amore, le vie della conoscenza e le vie dell’unione tantrica.

– Le vie dell’amore e la relazione amorosa.

Le vie dell’amore sono sempre state popolari, sia in occidente nella via dell’amore divino che in oriente con il bhakti yoga, per esempio. Il loro successo è dovuto al fatto che l’amore è un sentimento gradevole che unisce, che le persone sperimentano nella loro vita, anche prima della ricerca spirituale. C’è un richiamo nell’amore, cui molte persone sono sensibili, particolarmente le donne.

La fusione amorosa non è l’unione amorosa.

Il bambino, prima di orientare i propri desideri man mano che cresce verso i diversi oggetti del mondo che lo circonda, ha formato il suo sé nella matrice di un’intensa fusione amorosa con sua madre, sia essa buona o cattiva.

Più tardi nell’incontro con l’amato o l’amata, al momento della luna di miele, la persona si fonde in un processo simile alla fusione amorosa. Si tratta di fusione amorosa e non d’unione amorosa. Durante la luna di miele si tenta di guarire la ferita del proprio sé guardandosi narcisisticamente nello specchio dello sguardo dell’innamorato.

Si costruisce un’immagine abbellita di sé nell’altro, lontana dalla realtà ciò che fa dire che l’amore è cieco. Pertanto, se la percezione di sé e dell’altro è falsa, il sentimento amoroso, lui, è vero e inebriante. Si trova momentaneamente l’unione che si cercava con sé e con l’altro, senza saperlo coscientemente. E’ una piccola pienezza spirituale, purtroppo molto fugace.

– La via della bhakti: l’amore dell’amore.

Sono esperienze di questo tipo che, nel momento in cui ci si avvia a una ricerca spirituale, spingono le persone verso la via dell’amore. Amore e Dio sono per molti due concetti vicini. Il bhakti yoga si definisce la via d’un amore intenso per Dio. Citiamo un commento di Swami Prabhavananda sui Bhakti Sutra di Narada, un’opera molto antica, che è il riferimento classico alla bhakti. “Quando sorge quell’amore supremo per Dio, l’amore, l’amante e l’amato diventano una cosa sola. E’ la conoscenza intuitiva della divinità”.

Le vie dell’amore usano la forza dell’amore per l’amore per giungere alla suprema unità. Il vantaggio della bhakti tradizionale è che utilizza tutto il potenziale affettivo della passione riunendolo in un solo punto e su un solo oggetto d’amore: Dio o la guida spirituale. E’ questa duplice caratteristica della bhakti, passione e concentrazione su un solo oggetto, che fa la sua potenza. Si ritrova la stessa forza nella relazione amorosa appassionata.

In ciascun caso quello che conta è la forza dell’amore per l’amore. L’oggetto amato non è, contrariamente a ciò che può sembrare, il punto importante. In ogni caso, che si ami Dio o l’amata, l’innamorato è all’inizio della sua ricerca spirituale in una fusione amorosa e non in un’unione amorosa, perché è nell’ego, quindi diviso.

La purificazione della relazione amorosa.

Man mano che si progredisce, c’è purificazione dell’amore, uscita dall’ego e trasformazione dalla fusione amorosa dell’inizio a unione amorosa. Una pratica assidua, un incontro con le sconfitte e gli errori, dovuto proprio all’inalienabile differenza tra me e l’altro, tra il mio sogno e la realtà, permettono alla saggezza e alla coscienza di fare il loro lavoro di purificazione di quel materiale bruto che è la fusione amorosa. E’ come l’estrazione di un diamante dalla sua ganga, o più precisamente la mutazione da un falso amore in vero amore.

Questa ricerca spirituale basata sulla relazione amorosa si pratica in due. I due partners della relazione devono effettuare simultaneamente lo stesso lavoro di purificazione dell’amore perché la relazione amorosa possa crescere senza disequilibri.

– Le vie della conoscenza e la relazione amorosa

I trabocchetti dell’amore sono innumerevoli.

Sicuramente applicare lo spirito della bhakti una relazione tra un uomo e una donna è un’impresa pericolosa perché le trappole dell’amore sono innumerevoli. Ognuno sa che più c’è investimento energetico tra un uomo e una donna, più c’è rischio di sbagliare. Molto spesso i più passionali lasciano che la loro passione intiepidisca per non  bruciarsi le ali. Oltre a una forte motivazione,  i candidati a questa via devono avere una guida e imparare a conoscersi perfettamente. Qui si può far ricorso ad alcuni mezzi delle vie della conoscenza

L’erosione dell’ego si fa nella relazione con l’altro.

Lo scopo delle vie della conoscenza è dissipare l’ignoranza della propria natura. Questa è dovuta all’ego. Le radici dell’ego vengono dalla tendenza a considerarsi un’entità separata, che esiste nel tempo e nello spazio e dotata di una volontà propria. Da questa visione di noi stessi nasce la mente   tutti i difetti che rendono difficili le nostre relazioni con l’altro e con noi stessi: l’orgoglio, il desiderio, la volontà di potere, il desiderio di porsi al di sopra dell’altro, ecc.

Alcuni provano a risalire alle radici dell’ego con la riflessione, la via del jnana yoga. E’ una via dura perché le sue radici sono difficili da apprendere direttamente. Nella maggior parte delle altre vie si cerca di erodere l’ego fino al momento in cui questo, diminuito di forza, diventa più facile mettere in discussione.

Questa erosione dell’ego si fa essenzialmente a partire dalla relazione con l’altro. In tutti i luoghi, ashram, monastero, ecc., si domanda alle persone di servire, di lavorare insieme. Quello crea relazioni che mettono in evidenza l’ego, la mente e tutte le sue conseguenze: senso di superiorità, desiderio di potere sull’altro, gelosia, falsa umiltà ecc.. Così si comincia a conoscersi, a smascherare il proprio ego e poco a poco a ridurlo.

Swami Prajnanpad diceva: “Conoscere se stesso è il primo principio… non ci si può conoscere che quando si è in relazione con l’altro… le vostre reazioni emozionali vi mostreranno chi siete”. Nel prosieguo di questo articolo faremo spesso riferimento a Swami Prajnanpad perché ha spesso un modo semplice ed efficace di esprimersi sulla relazione, che è molto chiara per molti, soprattutto per noi occidentali.

La relazione di coppia è un’eccellente situazione per imparare a conoscersi e a conoscere l’altro.

La via della relazione amorosa svolge meravigliosamente bene il ruolo della conoscenza di  sé per l’erosione del mentale. Beninteso, bisogna che i due partners convivano in coppia. Due amanti che vivono separati e si incontrano per fare l’amore potrebbero credere che la via della relazione amorosa è fatta per loro.

Niente affatto! Sono le frizioni della vita quotidiana che purificano l’ego e permettono all’amore di crescere.

Swami Prajnanpad diceva. La mente non è mai convinta da un’idea generale, ma deve vedere tutti i dettagli di una esperienza”. Per questo la via della coppia è perfetta. La relazione, l’esperienza sono a portata di mano tutti i giorni. Non c’è bisogno di un lungo ritiro, di cambiare la propria strada, di rinunciare al proprio ambiente: casa,  congiunti, figli. Ma proprio osservare cosa c’è lì nella relazione, sotto i nostri occhi giorno dopo giorno.

Liberarsi dalla ripetizione

La mente è una coscienza ristretta. Quella ristrettezza si è prodotta nell’infanzia nella nostra formazione. Siamo prigionieri del nostro passato perché ripetiamo sempre ciò che abbiamo imparato a fare. Come dice Swami Prajnanpad: “ Essere liberi è essere liberi dal padre e dalla madre, niente altro”. Cioè di tutta l’eredità del passato.

L’andare e il tornare dal passato al presente è facile, anche se spesso è doloroso. Sono con il mio partner come ero con mio padre, mia madre, i miei fratelli. La mente ripete all’infinito il suo scenario di vita: sconfitte, frustrazioni, vittimismo, mancanza di fiducia in sé e negli altri, senso di colpa, vergogna, inibizione ecc.. Nulla di nuovo, tutto ho già vissuto e  rivivo drammaticamente con il mio partner attuale, come ho vissuto con i miei partners precedenti, se non ho imparato  niente nel frattempo.

Lavorare sui meccanismi che distruggono l’amore.

Lavorare sui meccanismi che distruggono l’amore nella relazione, significa essere nel cuore della mente, è essere lì con una lampada accesa costantemente e vegliare sull’amore. In questo posto non c’è solo: Io! Io! Io! Come nel bambino. C’è Noi. Un cammino da fare ognuno all’interno di sé, per sé e al tempo stesso insieme. Perché ci si ferisce, perché ci si sfugge? Perché si ha paura del contatto sessuale troppo intimo o troppo passionale? Quali ferite si nascondono sotto argomenti ragionevoli e discussioni ripetitive?

Quella attenzione costante al presente della relazione erode l’ego e la mente di continuo. Swami Prajnanpad diceva” Dovete comprendere la mente completamente, viverla ed esaurirla. Solo allora  potrete raggiungere la pienezza”.

Vie dell’amore e vie della conoscenza: opposizione o complementarietà?

Prima di iniziare il tantra, che è il terzo pilastro della pratica spirituale a partire dalla relazione amorosa, facciamo una parentesi per  paragonare il primo pilastro, la via dell’amore, e il secondo, la via della conoscenza.

Applicate allo sviluppo amoroso queste due vie sembrano opposte. La bhakti si presenta come una via passionale, si potrebbe dire ”aerea” lontana dalle contingenze terrene, mentre la conoscenza di sé appare come una attenzione permanente ai dettagli concreti della relazione, una via terra- terra. In realtà queste due vie si completano attorno a uno stesso asse: lo sviluppo e la conservazione dell’amore tra due esseri. Si tratta di realizzare concretamente il desiderio di unione di ciascuno dei partners.

Andare fino al fine del desiderio amoroso.

La parola desiderio spesso fa paura. In certe presentazioni  della spiritualità si parla di uccidere il desiderio. Bisogna però capire che il desiderio è energia, che la vita è basata sul desiderio e senza il desiderio non ci sarebbe vita.

Si tratta perciò di trasformare la natura del desiderio come si presenta nella mente, cioè al servizio dell’ego, ma non di uccidere il desiderio.

La trasformazione spirituale è sostenuta dal desiderio, l’energia. Swami Prajnanpad diceva. “Quando il desiderio è forte, la cosa è fatta… Fate in modo che il vostro desiderio raccolga la forza che occorre…Quando non c’è che un unico desiderio che raccoglie tutte le energie, niente gli può resistere”.

Nella vita della coppia amorosa, il desiderio centrale che guida la ricerca spirituale è la ricerca dell’unione amorosa tra i coniugi. Si tratta di andare allo scopo di quel desiderio, senza lasciarsi distrarre da desideri secondari e senza ascoltare i luoghi comuni sull’usura del desiderio e dell’amore in una coppia.

Nel momento in cui ho scelto di vivere con l’altro, c’era l’uomo o la donna unica, colui o colei con cui ho deciso di legare la mia vita, la mia intimità, il mio corpo, con cui volevo creare una famiglia.

Ho investito con lui un’enorme parte del mio cuore e della mia anima. Si finisce col trovare l’amore noioso e la tenerezza sdolcinata? Se questo è il caso, allora è meglio averne il cuore pulito e cercarne i motivi? Perché limitarsi ai luoghi comuni sull’usura del desiderio e non continuare l’esperienza fino in fondo? Così parla la va dell’amore. Essa esalta il desiderio. E la via della conoscenza porta anche assistenza e aiuto a realizzare il proprio sogno erodendo la mente, affrontando pazientemente tutti gli ostacoli della mente che impediscono il realizzarsi del desiderio d’unione.

La gioia piena e intera.

Si trova qui, a livello del vissuto amoroso, un altro aspetto dell’insegnamento di Swami Prajnanpad. Quello della gioia piena e cosciente o bhoga. Egli ci dice: “Vivere le proprie passioni deliberatamente è fare un’esperienza vera, è vivere da uomo”

Bhoga è l’esperienza sentita profondamente delle cose, delle sensazioni, delle emozioni, del contatto con l’altro. E’ assimilare e appropriarsi di quella esperienza in modo da giungere a una soddisfazione completa senza frustrazioni o rimpianto, vergogna o senso di colpa. L’esperienza si vive allora totalmente. Swami Prajnanpad ci dice: “Una sola gioia e siete liberi. Ma voi non sapete gioire…Voi non sapete prendere…Voi non sapete dare…Voi restate sempre indietro…mai completamente interi in ciò che fate”.

– La via tantrica della relazione amorosa

L’approccio tantrico è particolarmente adatto alla relazione amorosa. In opposizione al no alla gioia di tante vie spirituali, il tantra sostiene che si deve coltivare il piacere per trasformarlo. Essendo le sensazioni e le emozioni le più potenti nell’uomo, non si devono imbrigliare, ma portarle verso lo scopo ultimo. Secondo la definizione di Philip Rawson,  “il tantra rappresenta un sistema pratico completo di manipolazione e concentrazione della libido elevandola e dirigendola verso un oggetto trascendente, in altri termini verso l’estasi”.

Riconsiderare l’amore fisico.

Ciascuno diventa per l’altro divino.

Raggiungere l’estasi con un’esperienza sessuale dell’unione amorosa necessita di riconsiderare l’amore fisico in modo totalmente diverso e specialmente di uscire completamente dalla corsa all’orgasmo.

Le sensazioni, pur essendo coltivate in partenza, svaniscono progressivamente per lasciar posto a un sentimento amoroso estatico prolungato. Nel tantra il processo di divinizzazione dell’altro giunge al suo apogeo. Si tratta di trasformare il partner maschile in una rappresentazione divina maschile  e la partner femminile in una dea. Questa divinizzazione sessuale si accompagna tradizionalmente a rituali che aiutano a fare tabula rasa della visione troppo ristretta che si ha del proprio congiunto.

E’ importante ricordare che nel tantra il processo di divinizzazione di sé e dell’altro non è una semplice idealizzazione mentale. L’estasi permette realmente di sentire il divino nell’altro e in se stesso. Si tratta di una incarnazione nella pienezza del divino e non di una semplice concentrazione in una immagine mentale.

Praticare il tantra nella coppia: l’interazione tra le tre vie.

Tradizionalmente il tantra si pratica con un partner scelto fuori dalla coppia. La ragione è semplice: essendo l’unione tantrica difficile da imparare, è preferibile praticarla eliminando a priori tutte le difficoltà relazionali che possono esistere in una coppia.

Però non è il caso nella pratica che descriviamo. Le difficoltà relazionali nella coppia sono progressivamente risolte usando le vie della conoscenza di sé e dell’altro. Il sentimento amoroso tra i partners è amplificato dalla pratica della via dell’amore. Si assiste perciò alla nascita di anelli d’amplificazione molto positivi che si sviluppano tra il sentimento amoroso, la purificazione dei legami relazionali e la pratica sessuale.

La crescita della relazione amorosa come pratica spirituale.

Le difficoltà di questa pratica

Abbiamo descritto la possibilità di utilizzare lo sviluppo della relazione amorosa tra un uomo e una donna come pratica spirituale. Se questa possibilità sembra attraente a priori, tuttavia rimane molto difficile. La pratichiamo do oltre vent’anni sulla nostra coppia e con coppie che seguono il nostro insegnamento e conosciamo molto bene le sue difficoltà. La principale è la complessità della mente umana e la difficoltà che c’è a smascherare l’ego con i suoi molteplici travestimenti. Nelle relazioni, le interazioni tra inconscio e inconscio sono estremamente rapide e ben dissimulate. Ci si perde già rapidamente nella propria mente, è molto peggio nei meandri nei grovigli mentali dei due partners. Bisogna dunque avere una molto forte motivazione per sviluppare l’amore nella coppia e purificarlo e una guida che ti aiuti a non perderti durante il cammino.

Se abbiamo messo a punto questa pratica, è perché siamo psicanalisti, abituati a smascherare le trappole della mente e appassionatamente impegnati in una pratica spirituale a due che ci permette di far crescere l’amore tra noi. Si è creato questo metodo progressivamente praticando noi stessi, a partire dalla nostra conoscenza dell’inconscio e dalla lunga pratica spirituale tradizionale.

I vantaggi di questa pratica

Nonostante le difficoltà ( ma quale via non è difficile? ), la pratica offe importanti vantaggi. Vivere in una coppia amorosa è come abitare in una casa deliziosa in un’isola di paradiso. E’ avere un rifugio in cui io e l’altro sono uno, vedendo ogni giorno rinnovarsi  il gioco delizioso del: io t’amo, tu m’ami, declinato nel modo preferito da ciascuno.

Dal punto di vista delle vie dell’amore, vivere una relazione appassionata e amare l’altro col quale si vive, è la più  grande gioia umana, gioia che  si basa sull’estasi sessuale.

Dal punto di vista della via della conoscenza, è una pratica che permette di conoscersi e di conoscere l’altro in modo notevole, perché l’unione amorosa non tollera imperfezione alcuna nella relazione. I due partners sono obbligati a continuare a lavorare fino in fondo sulle formazioni mentali che possono impedire la crescita della relazione. Dunque è una pratica che arriva a una grande erosione dell’ego e della mente di ognuno. .

Un test di realtà  efficace

E’ molto difficile ingannarsi sui propri progressi in questo lavoro di coppia perché anche se non vedo la mia menzogna, il mio partner la vedrà perché il mio ego peserà automaticamente su di lui. A questo proposito, citiamo una frase di Swami Prajnanpad:” Portate a Swamiji il certificato della moglie o del marito”, commentata così da Arnaud de Jardin : “Swamiji riteneva che il cambiamento di un discepolo doveva essere messo alla prova dalla relazione e che non poteva essere considerato acquisito se non con la conferma del congiunto.”

L’unione del cuore e della coscienza: una semplicità e una gaiezza infantile.

Man mano che una coppia pratica questa via, si vede apparire in ciascuno dei partners una tenerezza, una semplicità e una gaiezza infantile che indicano che le persone sono sulla buona strada. L’agitazione della mente, l’ansia dell’ego scompaiono. Si usa dire che la felicità non ha storia. In ogni caso le storie complicate create dalle lotte dell’ego hanno fine. L’accettazione di sè e dell’altro le sostituisce. Questa semplice unione del cuore e della coscienza è per noi il reale scopo dell’amore umano.