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Teilhard e Aurobindo di André Monestier

24 Dicembre 2010

Padre Teilhard è fondamentalmente convinto che il traguardo finale dell’evoluzione coinciderà con la nascita di una “Coscienza collettiva dell’umanità” e la convergenza delle religioni in un’unica fede.
In un documento importante ancora inedito, dopo aver descritto la genesi della sua fede personale, conclude: ”Una convergenza generale delle Religioni su un Cristo universale che le soddisfa tutte: questa mi pare l’unica conversione possibile del mondo e la sola forma immaginabile per una religione dell’avvenire.”
La speranza di Teilhard avrebbe all’epoca  spaventato molti. Era pensabile nel 1935 per un buon cattolico qualcos’altro se non la conversione dell’umanità al solo cattolicesimo romano e la scomparsa delle altre religioni?

Ora, in trenta anni il movimento ecumenico ha mostrato che l’ottimismo teilhardiano ha ragione: la convergenza delle religioni cristiane si compie sotto i nostri occhi.

Ma c’è un’altra branca dell’umanità, il mondo asiatico che non ha in nessun momento della storia avuto contatti reali con la civiltà mediterranea. La sua spiritualità che emerge direttamente dalle profondità della sua preistoria è evoluto senza praticamente subire l’influenza dell’occidente.

E’ lecito domandarsi se la credenza radicata in Teilhard sulla marcia ineluttabile dell’umano verso l’unità e la sua speranza di una convergenza delle religioni non diventi un mito quando si tratti di religioni asiatiche.
Non esiste per questa parte importante dell’umanità qualche insormontabile ostacolo ad un avvicinamento?

Questa la domanda alla quale tenterò di dare qualche elemento di risposta.

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Padre Teilhard distingue nel grande fiume umano, fuori dalle correnti materialiste e atee, due grandi correnti religiose: quella cristiana e quella orientale.

La corrente orientale ha un buon terzo dell’umanità

Non ci sono chiese in Asia, cioè organizzazioni gerarchiche centralizzate. Non ci sono codificazioni scritte del dogma fuori dai libri sacri.

La struttura religiosa dell’Asia è essenzialmente costituita di comunità monastiche nelle quali uomini e donne consacrano la vita alla meditazione e alla preghiera sotto la direzione spirituale di un maestro.

In Cina il comunismo lavora alla distruzione dei monasteri. In India invece uno spirito religioso impregna la popolazione, dal capo dello stato all’ultimo paria.  Dei monasteri chiamati Ashram si incontrano in tutto il paese e sono, non solo dei centri di preghiera, ma dei centri attivi di studi e di meditazione filosofica.

E’ nella filosofia indiana religiosa professata negli ashram che possiamo esaminare se una concezione dell’esistenza apparentemente così diversa dalla nostra può lasciar apparire una speranza di convergenza.

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Tra i grandi maestri  contemporanei del pensiero orientale si stacca nettamente il filosofo Sri Aurobindo. Morto nel 1950, prima di Einstein e di Teilhard, egli ha lasciato un’opera filosofica, religiosa e poetica considerevole. Ha fondato a Pondichéry dove si era ritirato nel 1910, un ashram che oggi ha un migliaio di discepoli e che resta il più importante centro di cultura dell’India.

Tutta la filosofia di Aurobindo si basa sul principio dell’evoluzione come la concepisce Teilhard. Cioè opera di Dio, cammino dell’Universo verso uno scopo: Dio. Che egli descrive “ un essere indefinibile trascendente, fuori dal tempo e dallo spazio che solo rende possibili tempo, spazio e universo.”

Non si può riassumere meglio il pensiero di  Aurobindo che con la lettura di una lettera di un suo discepolo, Philippe Barbier Saint Hilaire, segretario generale dell’ashram di Pondichéry:

« Il punto che mi ha particolarmente colpito è la chiara enunciazione delle tre vie che Teilhard vede aprirsi davanti all’umanità:

1. Saremo capaci  di raggiungere altri centri di vita cosmica , per riprendere, in un ordine di grado superiore, il lavoro di sintesi universale?

2. Oppure oltrepasseremo senza lasciare la terra qualche nuova discontinuità ontologica, la terza dopo la vitalizzazione e l’ominizzazione?

3. Più verosimilmente sarà una terza cosa che capiterà, ma che non si può intuire che facendo entrare in campo l’influenza spirituale di Dio: LA SALITA IN DIO:
»

Guardandosi da ogni estrapolazione o da un ottimismo eccessivo, è possibile  concludere: si può considerare  un evento storico importante il sorgere simultaneo in due posti lontani del mondo, senza comunicazione tra loro, di uno stesso progresso della conoscenza.

In una umanità fino a qui scissa in due blocchi quasi isolati, sono nati due uomini che sembrano entrambi chiamati al ruolo di guida spirituale.

Il dialogo tra oriente e occidente sembra aprirsi ormai sul piano spirituale.

Teilhard lo sentiva perfettamente quando scrisse: “Manifestamente l’umanità di oggi, nella misura in cui prende coscienza della sua unità, non più solo guardare all’indietro nel sangue  ma in avanti nel progresso, ha il bisogno vitale di riunirsi. Da ogni parte e più specialmente tra gruppi religiosi si prospetta un movimento di riunione. Scoprire infine qualcosa che riunisce  al di sopra e al di sotto di ciò che divide… Siamo convinti  che gradualmente nel pensiero religioso come nella scienza un certo centro di verità universale si forma e cresce lentamente, lo stesso per tutti. Da parte sua Aurobindo nello stesso tempo dice: “Ogni religione ha aiutato l’umanità. Il paganesimo ha aumentato la luce della bellezza, la grandezza e il valore della vita, la tendenza verso una perfezione multiforme; il cristianesimo le ha dato qualche visione di  carità e di amore divino; il buddismo le ha mostrato un nobile mezzo per essere più saggia, più dolce, più pura; il giudaismo e l’islamismo come essere religiosamente fedele in azione e piena di zelo nella devozione a Dio; l’induismo le ha aperto le più vaste e profonde possibilità spirituali. Sarebbe una gran cosa se tutte queste visioni di Dio potessero abbracciarsi e fondersi una nell’altra”

Quando e come questa fase dell’evoluzione si realizzerà? Ci vorranno secoli o l’accelerazione dell’evoluzione farà precipitare l’avvenimento?

A cura di L.S.

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