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Trovare la sicurezza nel cuore stesso dell’insicurezza di Edouard Salim Michael

2 Ottobre 2010

3ème Millénaire n. 86 – Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini

Se un ricercatore è realmente sincero nel desiderio di conoscersi e incomincia a  studiarsi, per comprendere ciò che gli impedisce la strada verso l’illuminazione, non può evitare di constatare che è, come ogni essere umano, continuamente sottoposto a una doppia paura: la paura  della vita, con tutto quello che comporta, come pericoli, malattie, conflitti, drammi, accidenti di ogni specie, e la paura dello stato in cui sarà inevitabilmente dopo la morte, di cui, finché resta ciò che è ordinariamente, non può conoscere la vera natura.

Senza forse averne coscienza, l’uomo preferisce affrontare i pericoli dell’esistenza terrena, perché sono tangibili e perché spera sempre che  esista un mezzo per sottrarvisi, fino a che gli sembra impossibile conoscere e comprendere lo stato in cui si troverà immerso dopo la morte, ciò che lo riempie di apprensione. Così gli sembra preferibile e più urgente fare fronte a tutto ciò che lo minaccia nel mondo esterno piuttosto che affrontare il non conosciuto.

L’aspirante deve realizzare che lo scopo della sua ricerca spirituale è precisamente quello di liberarsi da quella doppia paura aiutandolo a conoscere, finché è ancora in vita, l’Aspetto Primo della sua natura, che ritroverà dopo la morte, che , essendo invisibile, è di conseguenza al riparo da tutte le minacce che pesano su tutto quello che è visibile.

L’essere umano ha paura di morire, una paura strettamente legata al timore di perdere il corpo fisico, a cui è così drammaticamente identificato, che è diventato lo strumento attraverso il quale gusta i piaceri del mondo dei sensi e ha una prova certa, pur limitata, di esistere. Così nutre in lui il sentimento cosciente o inconscio che senza il suo corpo, non solo cesserà di esistere, ma che perderà ogni possibilità di conoscere quei piaceri sensoriali ai quali è diventato così attaccato.

Poiché non sente la sua esistenza che attraverso gli stimoli esterni, che i suoi organi di senso gli comunicano, senza esserne cosciente, prova costantemente un specie di angoscia incomprensibile, anche quando è occupato a gioire degli innumerevoli piaceri che gli offre il mondo dei fenomeni.

L’attitudine dell’uomo rispetto alla morte  dipende dalla sua attitudine rispetto alla vita, come il significato che questa ha per lui. Il timore cosciente o inconscio della vita, che si forma poco a poco in lui gli crea una apprensione nei confronti della morte. E, ciò che è paradossale, è che ha paura della vita e al tempo stesso vi si attacca sempre di più, un attaccamento che non fa che aggiungere apprensione rispetto alla morte.

Si sforza invano di trovare i mezzi per perpetuare la sua forma corporale piuttosto che cercare di scoprire, dietro il visibile, l’Immutabile che, contrariamente a tutto ciò che ha avuto inizio, non ha fine.

Se vuole arrivare a scoprire il Sublime che lui porta così misteriosamente in sé, deve cambiare direzione, cioè deve smettere di avere lo sguardo rivolto solo verso l’esterno, per stimolare in lui il senso della sua esistenza. E’ necessario che si produca coscientemente in lui una certa introversione, accompagnata da pressanti domande sull’enigma della sua esistenza su questa terra e della sua relazione con un universo così immenso, strano e insondabile.

Quella introversione è indispensabile, se vuole un giorno riconoscere, con una pratica spirituale seria e un’esperienza interiore diretta, la presenza in lui dell’altro aspetto della sua natura, infinitamente più reale di quella tangibile, e più ricca di tutte le gioie passeggere che il mondo gli può offrire, non soggetta alle leggi del mondo fenomenico, libera dal visibile e da tutte le sensazioni corporee, grazie alle quali può normalmente sentirsi e avere la conoscenza della propria esistenza.

Per essere aiutato in quella misteriosa ricerca della sua Origine, bisogna che, fin dall’inizio del suo impegno nella pratica della meditazione, abbandoni l’idea di non essere composto che della materia grossolana visibile, soggetta alle sensazioni corporee, da cui si crede dipendente per poter sentire che esiste. Senza realizzarlo normalmente, porta in lui l’Infinito, che gli è possibile raggiungere, se gli sforzi sono all’altezza della sua aspirazione, e conoscere quell’aspetto della sua doppia natura.

Ogni aspirante sul Sentiero deve arrivare a comprendere l’importanza per lui di lottare contro quello strano fenomeno della “scomparsa di se stesso”, o in altre parole , contro quella curiosa “assenza a se stesso” che lo caratterizza, in cui, senza poter realizzare il modo da cui è spinto, gli avvenimenti felici e dolorosi della vita esistenziale e l’aspetto sessuale della sua natura non smettono di esercitare il loro potere sul suo essere, nascondendogli il fatto che non vive solo nei momenti fuggevoli di un tempo in continuo divenire, ma anche in un universo insondabile, impossibile da capire nel suo stato ordinario di essere e di sentirsi.

Infatti, come le immagini che scorrono nei sogni notturni lo impressionano al punto da fargli credere in una sola realtà, altrettanto, in un modo che sfugge alla sua comprensione, lo spettacolo del mondo tangibile che si dispiega al suo sguardo attira e occupa la sua attenzione, tanto da dargli l’impressione che il visibile e il suo corpo fisico siano le uniche realtà esistenti.

In questo modo non può concepire che non è composto solo da un corpo materiale sottoposto all’usura del tempo e all’annientamento, ma anche da un aspetto ineffabile che gli sfugge, l’Assoluto in lui, che gli occorre scoprire prima di abbandonare il mondo fenomenico e tentare, con sforzi ripetuti, di non dimenticare mai; allora la morte avrà perduto il suo potere su di lui. Con quella nuova nascita che si sarà prodotta nel suo essere e che si pone al di là della vita manifesta, avrà riportato la più bella delle vittorie, la sola che conti!

Quando all’inizio del suo impegno in una via spirituale, l’aspirante scopre con sorpresa la difficoltà che trova nello stare presente a se stesso, è lontano dall’apprendere, nonostante ciò che crede di aver compreso, le vere radici di quella strana scomparsa di se stesso che s’impossessa di lui a dispetto della sua volontà e di cui non misura ancora l’effetto funesto sul suo essere e sulla sua vita. E, benchè faccia degli sforzi per liberarsi dalla presa che quello strano sonno diurno esercita su di lui, non nota, all’inizio dei suoi tentativi, che causa in lui  una ambiguità sconcertante.

Infatti, benché cerchi di tirarsi fuori dalle maglie di quell’oblio di sé, c’è anche in lui il desiderio paradossale  di cadere volontariamente in quello stato d’assenza nel quale resta spesso invischiato a lungo, sia nelle attività quotidiane che durante le meditazioni.

Bisogna realizzare che il rifiuto di essere cosciente di sé in un modo che non gli è abituale è strettamente legato a una paura che è in lui e lo disturba a sua insaputa, perché, nel momento stesso in cui, dopo un certo tempo d’assenza, fa lo sforzo di ritornare cosciente di sé, si sente improvvisamente solo. Per questa stessa ragione non può impedirsi di voler smettere la meditazione o altre pratiche spirituali, perché non può sopportare questa solitudine interiore e nemmeno di essere tagliato fuori da tutto ciò che gli è familiare.

Tuttavia, se riesce ad approfondire ed allungare quella presenza inabituale che sente in certi momenti, scoprirà in lui qualcosa di indefinibile, da cui potrà, se i suoi livelli sono abbastanza elevati, presentire la Natura Santificata e gli diverrà possibile trovare il suo vero posto nell’Universo.

In quel momento la paura di essere solo non troverà più posto in lui, perché, avendo riconosciuto per esperienza diretta l’Infinito che lo abita, non sarà più interiormente solo. E comprenderà anche che, a dispetto di tutto ciò che può capitare esteriormente, non ha in fin dei conti niente da perdere, perché niente gli appartiene, nemmeno il corpo!

Bisogna che il ricercatore realizzi che il Tempo è nemico dell’Eternità e che, man mano che apprenderà ad avvicinarsi  al Fuoco Divino e a rimanerci, comincerà a provare lo strano sentimento di un presente eterno. Sentirà allora i primi segni di una sicurezza interiore in mezzo ad una esistenza che per sua natura non può che essere precaria, in un flusso continuo e sempre mutevole.

L’essere umano passa gran parte della vita a tentare di mettersi al riparo da tutti i pericoli che minacciano il suo corpo che, senza che ne abbia coscienza, è diventato essenzialmente prezioso per lui. E, quando accade l’imprevisto, e si trova nell’insicurezza, si mette subito a cercare mezzi da cui spera gli verrà la sicurezza esteriore definitiva a cui aspira, ma che si rivela irreale in questa esistenza, che non può che essere insicura e imprevedibile. Resta così in uno stato di inquietudine non cosciente, che è sempre là, in fondo alla sua mente, anche quando è occupato nei piaceri sensoriali che questa vita gli offre. In fondo non può ignorare che qualsiasi cosa faccia, non gli è possibile evitare ciò che l’attende: i guai che la vecchiaia causerà al suo corpo e la sofferenza che lo affliggerà prima che la morte non lo liberi del suo corpo diventato inabitabile, una prospettiva che lo riempie di spavento.

Per rassicurarsi, l’uomo della strada, perduto nella drammatica assenza da se stesso, nella sua ignoranza spirituale, non si interessa che al tangibile; preferisce dimenticare che tutto ciò che è palpabile è soggetto all’usura del tempo ed è impermanente. Non realizza che può trovare la vera permanenza e la sicurezza cui aspira che nel fondo del proprio essere, una sicurezza che non si trova nel mondo fenomenico, dove l’essere umano è perduto in un universo mentale dove regna l’oscurità.

Bisogna che l’aspirante arrivi a scoprire da solo che, quando fa lo sforzo di restare attivamente cosciente di se stesso e legato all’Aspetto Superiore della sua natura, può sentirsi in sicurezza interiormente, sicurezza molto particolare di cui l’uomo comune non sospetta la possibilità.

Se è arrivato a conoscere uno stato d’essere Santificato, che si colloca oltre la dualità, il ricercatore conoscerà e comprenderà meglio lo stato di dualità, perché avrà incominciato a vivere in un altro universo interiore. Vivrà in due mondi simultaneamente, nel mondo della dualità, che per sua natura, non può essere diverso da come è, ma al tempo stesso comincerà a vivere in se stesso in un altro mondo, libero dalla dualità.

I suoi interessi  non saranno più rivolti all’esterno, ma centrati interiormente, in quella Sorgente Sublime da cui prenderà forza e ispirazione, fino a che non giunga la liberazione dalla sua prigione fisica.