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L’amore o la paura? di Myriam Lebrun

2 Ottobre 2010

3ème Millénaire – Traduzione della dr.ssa Luciana Scalabrini

Per amare bisogna essere liberi e per essere liberi, non bisogna avere paura.

L’origine della paura.

La paura è un’emozione naturale benefica di fronte a un reale pericolo. All’epoca delle caverne era una salvaguardia di fronte a un predatore. E’ una funzione biologica di sopravvivenza che si è inscritta nel cervello con l’evoluzione.

Attualmente, bé non ci siano predatori per l’uomo, il cervello arcaico rettiliano continua a funzionare e a farlo fuggire davanti a danni non reali.

Questo fenomeno non ha più nessun legame con la realtà. Abbiamo trasposto i danni reali in danni ipotetici immaginari. Dall’epoca dell’intellettualismo, la paura è passata nell’inconscio senza poterla annullare.

La paura psicologica non ha niente a che fare con la paura provata di fronte ad un danno concreto, reale e immediato. Essa si presenta sotto forma di un malessere, di una inquietudine, dell’ansia di un nervosismo, di una tensione, dell’angoscia… Quel tipo di paura concerne sempre qualche cosa che potrebbe sopravvenire e non ciò che sta per capitare. Va dalle paure occasionali, reattive o emotive (paura di ingrassare, di perdere i capelli…) alle paure essenziali, legate ai comportamenti o all’amore, o agli slanci di base che ci motivano (paura di essere inutile, di sciupare la propria vita, di non poter amare…), fino alle paure essenziali che vengono al mondo con noi, quando lasciamo l’universo unificato della madre (paura di morire, di non esistere nel seno del tutto, di non avere il proprio posto, di non gioire più della vita…).

Siamo nel qui e ora, mentre il mentale è nel futuro, e questo crea uno iato carico d’ansia.

La paura legata al tempo

E più precisamente al futuro. Lasciamo continuamente il presente, ricordando le nostre esperienze passate che inevitabilmente proiettiamo nel futuro. Viviamo (o piuttosto sopravviviamo) tra memoria e anticipazione. Costruiamo progetti fatti di desideri e di aspettative, più spesso usciti dalla nostra mancanza, dal nostro vuoto interiore. Questo non vuol dire che non dovremmo avere progetti nella nostra vita, ma come andremo a mettere in opera ciò che è necessario senza temere lo scacco o la riuscita (ciò che capita lo stesso alla fine dei conti) ?

Con le nostre attese di un futuro migliore, creiamo uno stato interno fatto di timori ed apprensioni o di entusiasmi ed esaltazioni, perché vorremmo che le cose fossero diverse da quelle che sono.

Abbiamo una compulsione a ritornare al passato che ci conferisce una sorta di identità, stabilita con l’ esperienza, a proiettarci nel futuro che comporta una promessa di soddisfazione, sotto una forma o un’altra, mentre la creatività, le soluzioni, sono legate al momento presente, al silenzio e alla calma della presenza a se stessi.

Il passato e il futuro sono illusioni. Non è mai successo niente nel passato. Nel momento in cui quello è accaduto, era “ora”.. Niente accadrà mai nel futuro; quello accadrà nel presente.

Solo il presente è vivo e reale. Prendendo coscienza nell’istante, automaticamente ci siamo. E’ il lavoro più importante: continuamente riportarsi al presente, alla pace della presenza a sé… La paura è legata al futuro, i rimpianti e la colpevolezza al passato. La pace, l’amore sono legate al presente.

Le forme della paura.

Nella nostra vita, la paura si presenta essenzialmente in due forme: la paura di perdere qualcosa, o la paura di non ottenere qualcosa (amore, successo, denaro, salute, risveglio…)

Abbiamo il bisogno di avere qualcosa in più che ci permetta di essere di più. Se non lo otteniamo, ci sentiamo diminuiti e abbiamo la sensazione di perdere valore, che porta una perdita di stima e di amore di sé, che può arrivare fino alla paura di essere annientati.

Ci tuffiamo nel fare e in una ricerca sfrenata di ottenere di più per essere meglio ( più amore, più denaro, più tempo…). Con i nostri desideri, cerchiamo di essere, giustamente. Pensare di aver bisogno è una storia che ci si racconta e che ci fa soffrire separandoci da ciò che è. In realtà, se guardiamo bene, abbiamo sempre, nell’istante, esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.

S’impone un’inversione di paradigma: noi siamo nel fare – avere – essere, mentre dovremmo essere per fare e avere.

Cos’è la cosa peggiore che possa accadere.

La paura ci fa creare ogni sorta di scenari spaventosi. Spesso viviamo mentalmente il peggio che ci possa capitare, perché il cervello e il subconscio non sanno la differenza tra il virtuale e il reale, l’immaginario e il concreto.

Passiamo la vita a creare storie e a crederle reali, cercando le prove della loro veridicità, trovando le ragioni  della sofferenza, pur cercando di sfuggirla.

L’uscita da quel modo di vivere consiste nel mettere in questione internamente quegli scenari. Possiamo così constatare che non hanno niente di reale, vanificando le prove sotto il proiettore dell’investigazione.

La realtà può causare tutt’al più dolore ma mai sofferenza. Questa è l’uscita da un mentale confuso.

I tipi di paura.

Ho classificato tre grandi tipi  di paure che comportano delle sotto–paure. Questo per discernere, avvicinarsi e capire le proprie paure. In definitiva tutte le paure ritornano alla stessa.

La paura della solitudine, che include la paura dell’abbandono, del rigetto, dei conflitti, della non significatività…

La paura del non conosciuto, sotto forma di paura dell’insicurezza, del giudizio altrui, di perdere il controllo…

La paura della morte e della sofferenza che nasconde la paura dell’estinzione (soprattutto dell’ego) , le paure psicologiche, emozionali, mentali e spirituali…

Ognuna di queste paure, investigate, può condurre al suo antidoto e al bisogno reale che nasconde perché ogni paura psichica nasconde un desiderio, che ricopre anch’esso un bisogno più profondo e fondamentale.

Tutte le paure sono così legate all’identità e all’attaccamento al me, all’immagine che si ha di se stessi. Che questa sia gonfiata o mortificante è senza importanza per il falso me, è ego che coltiva la sofferenza come prova materiale della sua esistenza.

Occorre coraggio per affrontare le proprie paure. I demoni fuori dalle chiese rappresentano le paure che ci lasciamo dietro quando entriamo nel santuario (dell’amore). Nelle fiabe l’eroe deve vincere  il drago (o il demone ) prima della felice scoperta. Ugualmente noi dobbiamo abbandonarci e rinunciare alle illusioni che abbiamo, perché sono loro che creano l’inferno. Dobbiamo morire alla nostra vecchia vita. La morte dei componenti dell’ego, che sono illusori, porta alla chiarezza dell’essere.

La guarigione dell’anima.

La paura e i suoi corollari, l’odio, la colpevolezza, la vergogna ecc. sono dei veleni dell’anima che provocano malessere e malattie, perché nell’uomo ogni realtà dell’anima si tradurrà prima o poi in una realtà del corpo. Così la paura sotto tutte le forme all’interno di sé porta delle prove nella vita, che si manifestano all’esterno: perdita di esseri cari, fallimenti, rotture, incidenti, licenziamenti…

Questo si comprende quando si sa che la causa di tutto ciò che capita deve essere ricercata esclusivamente dentro di sé. L’essere attira a lui dall’esterno ciò che è all’interno ( legge d’attrazione).

Imparare a lasciare il circolo vizioso (nefasto) della paura , per entrare nel cerchio virtuoso (felice) dell’amore è dunque la via indispensabile al nostro benessere a lungo termine.

Ci sono sofferenze inevitabili e altre che creiamo noi.

Alimentando mentalmente il nostro dolore, aumentiamo le nostre ferite.

Lavorare per discernere il vero dal falso (la credenza in rapporto alla realtà) porta la pace del mentale, che si mette al servizio del cuore. Il lavoro di investigazione interiore serve a liberarci dalle paure che ci governano, paure basate su credenze non esaminate, non cercando all’esterno le ragioni di quelle, ma investigando e trovando le risposte dentro di sé.

Grazie alla ricerca interiore tutte le esperienze che ho vissuto mi hanno portato a realizzare che non c’è niente…da cercare, da raggiungere, da purificare, da ottenere, da fare, da meritare, da divenire…Per ottenere COSA?

Quando mi sono messa a dubitare dei concetti, idee, opinioni, a  mettere in discussione tradizioni, filosofie, ideologie, a mettere in dubbio i miei desideri, le mie paure, ho potuto smettere di dubitare sulla mia natura profonda e aprirmi alla realtà del mondo così com’è e non come vorrei che fosse.

Il Gioco della Vita consiste nell’incontrarsi, ancora e ancora, all’interno di sé, nel quadro di situazioni date, che non sono che il riflesso del nostro mondo interiore proiettato all’esterno.

Quel miraggio chiamato ego o illusione di sé, ci fa credere che siamo entità separate e ci fa agitare in ruoli diversi per essere riconosciuti, amati, rispettati… Una ricerca sfrenata che ci rimette sempre al punto di partenza  di…niente. Per ripartire al meglio per arrivare alla felicità, al successo, al denaro, alla salute, all’illuminazione…allontanandoci sempre dal risveglio a Ciò Che E’ ricreando sistematicamente l’ansia della ricerca.

Nessuna tecnica, nessun maestro può metterci nella nostra vera natura. Il lavoro interiore consiste semplicemente nel disfare tutte le costruzioni mentali che ci separano dalla nostra essenza.

Il circolo vizioso della paura.

La pratica dell’investigare, per me come per gli altri a cui ho trasmesso questo procedimento da molti anni, mi ha un giorno bruscamente rivelato una sorta di cerchio vizioso di paura nel quale tutti noi giriamo.

Mi sono messa a osservare più da vicino quel fenomeno che appariva sistematicamente nei discorsi. Parallelamente, ho potuto vedere i componenti  di un cerchio virtuoso dell’amore che in seguito misi in sette punti essenziali nei due casi.

Si può entrare nel cerchio vizioso dall’una o dall’altra porta. L’una è la mancanza d’amore, sensazione più che realtà, che succede spesso nell’infanzia, legata al senso di separazione e alla scoperta dell’amore condizionato dei genitori. La percezione di un non riconoscimento, non accettazione, non apprezzamento, tormentano il bambino poi l’adulto, provocando una ferita d’anima intollerabile, che si esprimerà spesso sotto forma di sindrome di abbandono, di rigetto, di ingiustizia, ecc, secondo la storia personale di ciascuno. Quella ferita originale provoca un profondo risentimento, più o meno cosciente, nei riguardi dei genitori. Spesso rifiutato perché condannata dalla società, questo sentimento si rivolgerà verso l’interno sotto forma di autodistruzione o verso l’esterno sotto forma di giudizio e critica. Insidiosamente,  le credenze del tipo “sono cattivo se sono in collera” genera una forma di colpevolezza; attitudine mentale molto comune, una fuga e una resistenza al cambiamento, che tormentano l’anima  fino alla depressione, così attuale nella nostra società, rafforzando il sistema di credenze negative e l’ansia perché “chi dice colpevole dice punizione”.

Questa forma di paura, visceralmente inscritta, è così comune e nascosta che crea uno stato di tensione interna che il soggetto cercherà di far finire con l’autopunizione, causa di nuove sofferenze morali e psichiche che portano ad una devalorizzazione di sé. Non stima di sé, negazione di sé vanno verso il non amore di sé e questa sensazione prova la mancanza d’amore. Il cerchio è chiuso.

Il circolo virtuoso dell’amore.

La tendenza solita è quella di fuggire, di bloccare o di lottare contro le sensazioni sgradevoli che sentiamo in certe situazioni. Resistiamo alla realtà di ciò che è, volendo mentalmente cambiarla, imponendo le nostre condizioni alla Vita stessa, sorgente di indicibile stress…

L’alternativa per me è quella di accogliere pienamente e senza condizioni la sensazione, l’emozione, la situazione e di prenderne la misura osservandola e poi investigandola.

Per trasformare la paura in amore, ho dovuto imparare ad accoglierla, a riconoscerla e accettarla.

Attraverso lo sguardo interiore, la realtà è vista sotto un angolo nuovo che permette una realizzazione (comprensione )dei fenomeni, delle situazioni e di ciò che provocano nella nostra vita.

Vivere ed esprimere le emozioni che appaiono nel corpo senza compiacersene, mi apre alla compassione che sviluppa naturalmente una fede nuova in una capacità di rigenerazione.( E il senso del “Convertitevi” delle Scritture).

Con l’investigare il mondo dei miei pensieri, ho realizzato a poco a poco che le paure non sono che avvertimenti dell’anima. In questo, la paura, come tutto Ciò Che E’, ha un valore intrinseco, un senso, uno scopo, una ragione d’essere…

La Coscienza in risveglio permette d’aver meno paura di avere paura e ho potuto aprirmi a un’attitudine nuova: la presenza a Ciò Che E’.

L’energia può circolare sempre più liberamente man mano che si trasforma e l’Amore diventa comunicazione amorevole, azione giusta, creatività, armonia…Uno spazio che mi riconduce all’eterna essenza del mio essere. “Conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli dei”.

Trasformare la paura in amore.

Andando a cercare il cerchio vizioso della paura, possiamo così scoprire il cerchio virtuoso dell’amore, che è il suo antidoto. Lavorare per discernere il vero dal falso porta la pace del mentale che si mette al servizio del cuore, del sentimento, dell’anima.

Non è la paura, ma la paura della paura che causa danni e la fuga dalla paura che impedisce di osservarla.

La paura non deve essere vinta, ma trasformata in quanto energia. Quella del piombo che alchemicamente si trasforma in oro, che è la pace e l’amore.

C’è una sola energia, l’Amore, Coscienza Infinita, Energia Assoluta, il Tutto…, o Dio, quando la paura è trasformata. (Uni verso – Verso Uno).

L’amore della paura.

“ Cerca prima il Regno di Dio e la sua giustizia

Il resto ti sarà dato in sovrapprezzo”

Nella quiete in cui mi lascia l’investigare i fenomeni, i pensieri e le paure che sorgono, si instaura una propensione all’ascolto, all’accoglienza, all’osservazione e all’accettazione, che non hanno niente a che vedere con la rassegnazione e la sottomissione.

Senza storia da guardare, senza scenari creati, senza immaginazione per reagire o rispondere, si rivela allora la presenza. In questo spazio c’è assenza di paura, di giudizio, di credenze… In quel vuoto, scopro la Pace, l’Impersonale, l’Atemporale. In quella tranquillità, non ho più bisogno di cercare, di fare, di ottenere, di divenire.

Niente. Libertà. Leggerezza. Gioia. Proprio Ciò Che E’.

Questo incontro ultimo è senza rumore, senza “effetti speciali” e prosegue nel quotidiano della mia vita, in questa realizzazione e nella Presenza che prende il suo spazio e mi installa poco a poco nell’Unicità.

“La paura della morte è l’ultimo ostacolo che nasconde la paura dell’amore. La mente guarda il niente e lo chiama “qualcosa”, per evitare di percepire ciò che è lui stesso. Ogni paura è la paura dell’amore, perché scoprire la realtà di tutte le cose è scoprire che non c’è nessuno, non “facitori”, niente me per creare la sofferenza, o per identificarsi in non si sa che. Senza niente di tutto ciò, non c’è che amore.

Se vedete veramente che miracolo è il lavoro interiore per voi, finirete per gioire del peggio che vi possa capitare, perché non troverete più alcun problema che non possa essere risolto dall’interno. Il mistero, è di avere mai potuto pensare, mai, che ci fosse un problema. E’ il paradiso ritrovato”

Byron Katie

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